lug 222011
 

Rigide leggi governano la spartizione del loro lavoro: ogni operaia ricopre gradualmente diversi incarichi, distribuiti in relazione all’età: solo l’ape operaia molto giovane, infatti è in grado di produrre la pappa reale necessaria alle larve e ricchissima di vitamina B. Il suo primo compito è quello di preparare le cellette per le nuove covate; dal 3° all’11° giorno nutre le larve, quindi sino al 15° giorno si dedica a immagazzinare il miele prodotto dalle altre operaie, infine diviene bottinatrice, ossia ricerca nettare, polline e propoli.
La propoli è una sostanza resinosa che l’operaia preleva dalle gemme e alla corteccia di varie piante per poter riparare i favi rotti, chiudere gli interstizi dell’arnia e anche per imbalsamare eventuali nemici che vi si siano introdotti e che non possano essere trascinati fuori per le grosse dimensioni. Se ad esempio un topo andasse in putrefazione all’interno dell’arnia, le api sarebbero costrette ad abbandonarla. Ogni ape dimostra solitamente particolare predilezione per una determinata specie di fiore e a essa ritorna tutti i giorni in cerca di nutrimento  passando di fiore in fiore in un campo di erba medica, in un agrumeto, in un bosco di acacie, l’ape deposita sugli stimmi il polline che li feconderà, con tale sua ” specializzazione”  svolge un compito molto importante, quello di assicurare l’impollinazione incrociata delle specie visitate.
La regina depone in ogni celletta della zona più interna dell’alveare, detta camera di covata, un piccolissimo uovo bianco. Trascorsi tre giorni, da ciascun uovo esce una piccola larva bianca, molto vorace, che viene alimentata per altri tre giorni dall’ape nutrice con la pappa reale e quindi con un miscuglio di miele e polline.
La larva cresce rapidamente e, in una settimana, diviene tanto grossa da riempire la celletta. Le nutrici richiudono allora l’abitacolo con un coperchietto di cera (detto opercolo). e all’interno la larva fila un bozzolo di seta dentro al quale si trasforma in ninfa.
Dopo 21 giorni dalla deposizione dell’uovo, il coperchio si solleva e il nuovo insetto perfetto sguscia fuori e inizia la sua vita nella comunità.
Il primo suo compito, come ape operaia, sarà quello di ripulire la celletta affinché possa ospitare un altro uovo.
La sciamatura. Se le api diventano troppo numerose per la capienza dell’arnia, costruiscono cellette di maggiori dimensioni, dove la regina depone uova non fecondate dalle quali si sviluppano i maschi. Quando i fuchi hanno raggiunto un certo numero (300-400), alcune larve, nate da uova fecondate e deposte in cellette ancora più grandi, cilindriche e verticali, vengono nutrite esclusivamente con pappa reale e in capo a 16 giorni si trasformano in altrettante nuove regine.
A questo punto la vecchia regina è pervasa da un’agitazione che si propaga a tutto l’alveare, finché la comunità si divide in due schiere, una di queste sciamerà fuori dal nido seguendo la vecchia regina, mentre all’interno dell’arnia la prima nuova regina che vede la luce trafigge col pungiglione le rivali ancora chiuse nelle cellette.
In alcuni casi, due regine, nate contemporaneamente, lottano fra loro assistite dalle operaie. Il nuovo capo della colonia, dopo il volo nuziale, che avviene a 4-6 giorni dalla nascita, si dedicherà esclusivamente a produrre uova.
Lo sciame uscito dall’alveare turbina per la campagna, mentre alcune “staffette” partono alla ricerca del luogo adatto per costruire un nuovo nido. Di tanto in tanto lo sciame arresta e le api si posano l’una sull’altra attorno alla regina in vari strati. formando il cosiddetto gloinere, appese al ramo di un albero. Poi riprendono il volo, si arrestano nuovamente, e continuano così finché non è stato individuato un rifugio o finché non vengono catturate dall’apicoltore che è utilizza per popolare una nuova arnia.
L’alveare. Prima di iniziare la costruzione dei favi nella nuova abitazione, le operaie compiono un pasto tre volte più abbondante del solito per poter lavorare senza concedersi soste e per avere una scorta di materia prima sufficiente alla produzione di molta cera.
Questa viene elaborata dalle ghiandole addominali e fuoriesce, fra un segmento e l’altro dell’addome, in forma di scagliette, che le operaie, dopo averle estratte aiutandosi l’un l’altra, masticano impastandole con la saliva per renderle modellabili; le sovrappongono poi, strato su strato, iniziando dal tetto e calando verso il basso, in modo regolare.
Ogni favo è formato da una doppia fila di cellette esagonali — che si aprono dilato e sono leggermente inclinate verso l’alto ( profonde circa 7 millimetri e larghe circa 5). La distanza tra i favi è uguale alla profondità di una celletta. Questo particolare tipo di struttura consente di sfruttare al massimo lo spazio con il minimo indispensabile di cera per le pareti. Le cellette più interne e centrali (la camera di covata) sono destinate ad accogliere le uova dalle quali nasceranno le successive generazioni di api, le cellette immediatamente adiacenti servono per immagazzinare il polline, nelle altre le bottinatrici rigurgitano il miele contenuto nella borsa melaria.
Non appena una celletta è colma di polline o di miele, viene sigillata con l’opercolo. Con il termometro si è potuto osservare che all’interno della camera di covata la temperatura non scende mai al di sotto dei 13°C, anche se il clima all’esterno dell’arnia è molto rigido infatti, durante la stagione fredda le operaie si ammucchiano l’una sull’altra attorno ai favi e producono calore con continue contrazioni muscolari.
All’opposto quando la calura estiva fa salire la temperatura, numerose operaie volano a rifornirsi d’acqua che rigurgitano sui favi e fanno poi evaporare ventilandoli con le ali.
Il linguaggio. Durante la ricerca del nettare de! polline, le bottinatrici non si muovono a caso ma utilizzano le informazioni fornite da altre operaie, le esploratrici, che individuano i luoghi più ricchi di fiori e trasmettono le indicazioni con particolari movimenti del corpo.
I disegni illustrano il linguaggio usato dalle api per comunicare alle loro compagne la scoperta di una fonte di cibo. Nel primo disegno sono rappresentate, la danza circolare (a sinistra), che indica una vicina fonte di cibo e la danza dell’addome, che indica una fonte lontana. Nei disegni successivi alcuni momenti della danza dell’addome che indicano la posizione del cibo rispetto al sole: la linea che taglia a metà i cerchi indica la direzione del cibo.


Se il cibo è nei pressi dell’alveare, all’incirca nel raggio di un centinaio di metri, l’esploratrice, correndo rapidamente sulla superficie del favo, esegue la cosiddetta danza circolare traccia cerchi successivi, muovendosi dapprima in senso orario e poi antiorario per alcuni secondi. Le operaie. attratte dal movimento, la “fiutano” con le antenne, individuando verso quali tipi di fiori devono dirigersi, Quando la fonte di cibo è lontana (tuttavia le api si allontanano in media non più di 3 chilometri dall’alveare), I ‘esploratrice indica alle compagne la direzione, rispetto alla posizione del sole, eseguendo la  “danza dell’addome”, con movimenti tanto più lenti quanto più lontano è il cibo.
In questa danza l’ape dimena l’addome mentre si muove sul favo. tracciando una figura che è simile a un cerchio tagliato da una linea retta. La direzione del cibo corrisponde a! tratto rettilineo, che viene percorso dall’alto verso il basso se la fonte di alimento è situata in posizione opposta al sole dal basso verso l’alto se è orientata verso il sole.
Le danzatrici possono proseguire nel loro balletto per ore e, mentre il sole si sposta nel cielo, modificano di continuo l’inclinazione del tratto rettilineo per poter sempre indicare un angolo corretto. Con queste danze le esploratrici riescono a fornire indicazioni atte alle bottinatrici anche a cielo coperto:tale capacità è dovuta al fatto che, come si detto, le api sono in grado di percepire le radiazioni ultraviolette che attraversano le nubi.

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lug 192011
 

Le api sono insetti diffusi in tutto il mondo, a eccezione delle zone polari.
Esistono varie specie di api, ma la più comune è l’ape domestica che viene allevata ormai ovunque per la produzione del miele e della cera.
Le api hanno il corpo ben distinto in tre parti: capo, torace, addome. Ai lati del capo sono collocati due grossi occhi composti, a superficie sfaccettata; organi della vista sono anche altri tre occhi semplici, disposti a triangolo, situati alla sommità del capo.
Il senso della vista è sviluppatissimo: infatti l’ape può distinguere a grande distanza oggetti non percepiti dall’occhio umano e inoltre anche i raggi ultravioletti. Fra gli occhi composti si inseriscono le antenne, sede del tatto e dell’olfatto.  Sensi anch’essi notevolmente sviluppati. L’apparato boccale è costituito da due mandibole che servono come organi di presa e da una specie di lunga lingua, la ligula, che l’ape usa per lambire e aspirare il nettare (liquido zuccherino che si trova nella corolla dei fiori). Questo in parte viene utilizzato come nutrimento, in parte raggiunge una dilatazione dell’esofago,  la dove, con l’aiuto delle secrezioni digestive, si trasforma in miele.
Sul torace sono situate due paia di ali: durante il volo, per facilitare le evoluzioni, le due ali anteriori si agganciano a quelle posteriori, meno lunghe e dotate di una serie di uncini disposti sul bordo; in riposo, invece, le ali si sovrappongono orizzontalmente, ricoprendo il corpo.
Quando l’ape è in volo, e non è appesantita dal carico di polline, la sua velocità media è di circa 25 km orari.
Sulla faccia ventrale del torace vi sono tre paia di zampe coperte di peli: nell’ape operaia, i peli del terzo paio di zampe sono disposti a spazzola e servono per raccogliere il polline, che poi l’ape depone nelle cestelle (un incavo delle tibie).
L’ape regina e il fuco sono privi di spazzole e di cestelle. L’addome, unito al torace da un sottile peduncolo, è formato da dieci segmenti. Sul quarto, quinto, sesto e settimo segmento dell’ape operaia sono situate quattro paia di ghiandole che producono la cera.
Le femmine recano sull’ultimo segmento dell’addome un pungiglione:nelle operaie il pungiglione è diritto, con i bordi seghettati, e serve per difendersi dai nemici, nei quali inietta un veleno. Quando il pungiglione viene infisso in un corpo elastico (per esempio la pelle umana). i bordi seghettati fanno sì che non possa più uscirne, e l’ape operaia, priva del pungiglione e di quella parte dell’intestino che vi è stretta mente collegata, muore; invece, in un corpo come quello degli insetti (ricoperto di una sostanza rigida e resistente, la chitina) la ferita non tende a richiudersi e l’ape può estrarre il pungiglione. La regina possiede un pungiglione ricurvo e liscio che usa solo per uccidere altre regine.
Le caste. Ogni comunità di api è divisa in tre caste ed è costituita da decine di migliaia di individui (in media da 20 a 50 mila), le cui attività sono regolate da una precisa suddivisione delle funzioni: alla regina, che è la sola femmina feconda, è affidato il compito di deporre le uova, dalle quali nasceranno tutte le api della colonia; ai maschi, i fuchi, quello di fecondare la regina. Le operaie, femmine infeconde presenti in decine di migliaia, svolgono tutte le attività sociali.
La regina, che ha le dimensioni maggiori (circa 2 cm), si differenzia dalle operaie per l’addome lungo e affusolato all’estremità posteriore, non completamente coperto dalle ali, e per il colore della peluria che la riveste. Diversamente dalle operaie, che vivono circa un mese in estate (periodo di maggiore attività) e comunque non superano mai i cinque mesi di vita, la regina è molto longeva e può vivere sino a 5-6 anni.
In primavera la regina compie il volo nuziale, durante il quale viene fecondata dal fuco; il seme maschile verrà conservato dalla regina in una piccola tasca del suo apparato riproduttore e le servirà per fecondare a sua volta le uova. Nel corso della sua vita, l’ape regina può deporre sino a un milione di uova, dalle quali nasceranno femmine se le uova saranno fecondate oppure maschi se le uova non saranno fecondate. I maschi  hanno dimensioni di poco inferiori a quelle della regina e superiori a quelle delle operaie. La loro forma è piuttosto tozza; posseggono grandi occhi e mancano di pungiglione: la particolare conformazione della bocca impedisce di succhiare il nettare, perciò vengono nutriti dalle operaie.
Non partecipano all’operosa esistenza della comunità e il loro compito è strettamente connesso alla riproduzione; infatti quando la regina esce dall’alveare per il volo nuziale i fuchi la seguono in gran numero, e chi è in grado di raggiungerla e di fecondarla muore rapidamente, a causa della perdita degli organi riproduttori quando la regina si distacca da lui con uno strappo.
Gli altri fuchi, ormai inutili alla comunità, verranno scacciati dall’alveare o addirittura uccisi.
Soltanto le operaie posseggono gli apparati di raccolta del polline, le ghiandole produttrici di cera e le ghiandole sopracerebrali che servono per produrre la pappa reale, nutrimento delle larve nei primi giorni di vita.

“Il mondo delle api” è tratto dalle pagine di un mio vecchio sito ormai chiuso.
Per un breve periodo in famiglia abbiamo allevato queste piccole creature, ecco il motivo dell’interesse.
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feb 232011
 

Quando apriamo un giornale, se riusciamo a passare indenni alle lettura della politica da camera da letto o di qualche storia tragica raccontata a puntate, perché nessuno sa niente di niente e per tenere vivo l’interesse (di chi?) si allunga il brodo con ipotesi, teorie…. , è possibile trovare in un angolo, pubblicato quasi timidamente, un articolo curioso, un fatto di cronaca dai risvolti grotteschi in grado di farci sorridere.
Un sorriso forse non del tutto “educato” visto che quasi sempre i protagonisti di queste storie non si sono affatto divertiti. Ma che ci possiamo fare: è la regola della banana. Chi ci scivola sopra smoccola, gli altri ridono.
Qualche anno fa ci hanno pure scritto dei libri di successo; raccolte di flash d’agenzia pubblicati sui giornali o dette ai telegiornali quando le notizie “importanti” lasciavano qualche piccolo spazio vuoto.
Ecco alcuni brevi esempi.
Romania – Un contadino per rendere liscia la cotica del maiale passa la fiamma sulle setole. In precedenza il contadino aveva “gonfiato il maiale con il gas. Morale: il maiale esplode ed il contadino finisce in ospedale.
Mosca – Una donna scopre che il marito ha l’amante. Trova un preservativo in una sua tasca, lo apre, v’infila dentro del pepe e poi lo richiude cura. Dopo qualche tempo viene informata dal centro “grandi ustionati” del vicino ospedale che suo marito è stato ricoverato in preda ad atroci dolori.
Londra – Ai campionati mondiali di corsa delle lumache si verifica un caso di doping al contrario. Vince una lumaca poco quotata dai book-maker. Insospettiti dall’eccessiva lentezza delle altre concorrenti gli organizzatori fanno degli accertamenti. Scoprono che tutte le lumache (fuorché la vincitrice) erano state immerse nella birra e di conseguenza erano ubriache.
Stoccolma – Due sposini Sudcoreani ,in viaggio di nozze in giro per il mondo, per un errore di pronuncia invece di prendere i biglietti per Venezia (Venice) hanno preso quelli per Vannes nel bel mezzo del circolo polare artico. Neve e ghiaccio al posto della romantica laguna.
Sidney – Un gabbiano viene processato per omicidio. La vittima è un fantino rimasto schiacciato dal proprio cavallo imbizzarrito dopo essere stato sfiorato dall’uccello. Il gabbiano è stato processato in contumacia. Non si è presentato in aula.
Londra – Un giovane viene denunciato. La sua colpa: far l’amore con le strade. La sua passione è il lastricato, in particolare le fessure tra pietra e pietra.
Ginevra – Un ladro entra in azione di notte in un grande magazzino. Sceglie con cura la refurtiva più preziosa . Poi, sopraffatto dalla stanchezza, decide di fare un “breve” pisolino. Si risveglia solo al mattino…destato dalla polizia che lo arresta.
Roma – Un uomo licenziato dall’azienda dove lavora dichiara (certificato alla mano) di essersi preso un bell’esaurimento e di essere diventato pure impotente. Il pretore accoglie il suo ricorso e lo fare reintegrare al suo posto di lavoro. L’uomo, dichiara il suo avvocato, ha subito ritrovato la virilità.
Milano – Un detenuto in semilibertà ogni sera rientra puntualmente alle ore 22 in carcere. Purtroppo, una sera d’estate complici il caldo e qualche bicchiere di troppo con gli amici, si accorge di essere in ritardo. Nel tentativo di arrivare rapidamente in carcere ruba una Panda e (brillo) causa un incidente. Il giorno dopo: addio ai benefici della semilibertà.
Los Angeles – Un uomo, grazie al psicologo troppo chiacchierone della moglie, scopre che quest’ultima in 13 anni di matrimonio ha sempre finto di provare piacere con lui. Avvilito fa causa alla moglie affermando che quest’ultima, simulando un trasporto che non provava, aveva fatto venir meno i fondamenti della loro unione. Il tribunale la condanna ad un risarcimento di 240.000 dollari.
Madrid – E finiamo in bellezza… Un marinaio Basco in pensione ha battuto il record mondiale di durezza del sedere. In 15 minuti i super glutei del pensionato hanno spaccato 100 noci. Complimenti!
Questo notizie sono vecchie di circa vent’anni ma vista la bizzarria della natura umana potrebbero essere vecchie di soli venti minuti.

Immagine: tratta e modificata da medicine.uiowa.edu
gen 242011
 

Tutti cerchiamo di abbellire le pareti delle nostre case . Chi se lo può permettere vi appende le opere di qualche artista famoso, chi ha minori possibilità si accontenta di una copia oppure punta su qualcosa di diverso ma sempre con lo stesso scopo: rendere più gradevole l’ambiente che si vuole arredare. In alcune case è possibile trovare animali impagliati, le classiche teste di orso o cervo che dovrebbe (immagino) ricordare le origine da “grande cacciatore” del padrone di casa.
Da qualche decennio la tecnologia è venuta incontro agli amanti di questo genere di opere (?) e trofei (?) con tutta una serie di oggetti animati e canterini tra cui spicca per “originalità” e diffusione il pesce che si esibisce con tutta una serie di canzone spesso dedicate al mare, ai fiumi, alla libertà….
Diciamolo, l’oggetto è decisamente kitsch e può far bella mostra di se solo in un negozio di pesca o in qualche locale dalla vena goliardica.
Prima ho scritto “serie di oggetti” perché il pesce è sicuramente il re del kitsch ma non è solo; a fargli compagnia da qualche anno sono arrivate pure le…tette. Ebbene si, a casa di qualche burlone e forse di qualche depresso è possibile trovare appeso alla parete un paio di tette ballerine e canterine. Immagino che anche in questo caso le canzoni memorizzate seguano un filone adeguato.
Certo che se questo oggetto piede nelle case degli uomini single non oso pensare a quale possa essere la versione per donne di questo gioiello dell’arredamento!
Qui sotto potete vedere un breve video dove gli oggetti descritti si esibiscono per noi (a solo scopo didattico), la qualità non è eccellente, in particolare l’audio della seconda parte, ma qui non abbiamo l’ambizione di vincere l’oscar.

Immagine anteprima YouTube