Fuori dei confini Veneti, se parliamo di musica e dialetto, a questa regione non vengono associate tante immagini.
Forse solo tre: quella legata ai cori degli Alpini e la Grande guerra, quella dei canti popolari a volte ridotti a semplice macchietta (mangia polenta, bevi vino…) e quella più recente dei Pitura Freska, band che ha portato la sua ironia fino al festival di Sanremo.
Altre band hanno cercato di emergere, di uscire dalla limitata popolarità territoriale senza però avere molta fortuna, anche se qualche piccola eccezione non manca,  e tra queste possiamo citare i Trevigiani Radiofiera, band in attività dai primi anni novanta che ha frequentato gli stessi palchi di gente come Nomadi, Litfiba e 99 Posse.
Il loro è un folk-rock denso d’impegno e poesia che esce dagli stereotipi polenta-vino che citavo prima e che gli ha comunque permesso d’avere il seguito di un pubblico piccolo ma affezionato.
Anche per questo la band è ancora in attività dopo tutti questi anni e finalmente adesso, dopo una lunga pausa, hanno pubblicato un nuovo album d’inediti: Atimpuri dal quale è stato estratto il primo singolo “Me ciamo fora”.
Qui potete guardare il relativo videoclip e sotto leggere il test tradotto in Italiano. Il testo è stato tradotto “alla buona” dal sottoscritto. Ci sono sicuramente degli errori e delle imperfezioni, il senso del testo non dovrebbe cambiare ma resto comunque a disposizione per eventuali correzioni.

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Mi Chiamo Fuori
Padre dimmi tu se non conviene
saltare sopra un battello e lasciarsi andare
giù con la corrente giù senza far niente giù fin dove ti abbraccia il mare
padre dimmi tu se ho sbagliato
l’ho staccato quel Cristo inchiodato
l’ho tolto dalla croce l’ho pulito dal sangue secco almeno adesso dorme disteso
a me non va questa andar di frodo questo tempo insulso questo sole velenoso
non mi va chi sputa sul piatto
chi prega Dio per vincere al lotto non mi va
mi chiamo fuori non mi va
Madre dimmi tu se basterà
rimanere tutta la mia vita inginocchiato
per vedere il paradiso mangiare una tazza di riso e vivere senza essere bastonato
madre dimmi come si fa
far finta di non vedere tutto il male
abbassare la testa e gli occhi davanti a questi pidocchi
questi vermi buoni neppure per pescare
a me non va star zitto e basta davanti ad uno stupido con la testa bassa
non mi va un cuor che trema una lingua morta lacrime in terra
non mi va mi chiamo fuori non mi va
perché se questo sole anche se acceca
anche se brucia l’ho pagato
come il dolore ti piega la schiena così l’amore ti raddrizza il cuore
a me non va questo andar di frodo questo tempo insulso questo sole velenoso
non mi va chi sputa sul piatto
chi prega Dio per vincere al lotto non mi va
mi chiamo fuori non mi va

Nota: le parti di testo in grigio sono quelle che non sono convinto d’aver ben tradotto

 

<Arcade Fire è un’interessante band Canadese che ha da poco pubblicato il suo terzo album. Com’è prassi il lancio del primo singolo è stato accompagnato da un video ma questa volta gli Arcade Fire hanno fatto qualcosa di diverso e con il contributo del regista Chris Milk si sono spinti più avanti realizzando un secondo video interattivo che potete “costruire” sul sito The Wilderness Downtown.
Descrizione e istruzioni. Il video interattivo ovviamente riprende quello ufficiale e la corsa del suo protagonista, solo che ad un certo punto l’immagine si ridimensiona per lasciare posto ad altre finestre del browser che si alternano tra loro. Le finestre son ben 8 quindi
non spaventatevi quando si apriranno, non sono pop-up pubblicitari ma parti integranti del video. Una nota: il video è ottimizzato per Chrome ed io che abitualmente uso Firefox devo confermare che con il browser abituale ho avuto qualche problema (finestre che si aprono male e in ritardo) mentre con Chrome è andato tutto liscio.
Dalla pagina principale di The Wilderness Downtown dove leggete “Enter the address of…” inserite il nome di una città (magari la vostra) e date conferma. Se al termine dell’elaborazione appare la scritta “our address doesn’t contain enough Street-View and/or Google Maps…” significa che per quella città non ci sono immagini stradali sufficienti ed il video presenterà dei “buchi neri” (succede ad esempio con Venezia) a voi la scelta di continuare ugualmente o riprovare con una nuova città. Completata l’operazione premere PLAY FILM.
Ora potete gustarvi il video che integra anche alcune immagini della città scelta fin quando vi apparirà una schermata dove leggerete “Write a postcard of advice…..”. Tenendo premuto il tasto sinistro del mouse “scarabocchiate” qualcosa (appariranno dei rami stilizzati). A questo punto mettetevi tranquilli ed aspettate pazientemente il finale a sorpresa. :-)

 

Guitar Idol è una competizione che che mira a premiare e far emergere i migliori chitarristi del mondo. All’edizione 2010 partecipa anche un Italiano: il nostro Frank Pearl. La community di Libero ha “adottato” questo ragazzo e sta cercando di spingerlo più in alto possibile nella classifica. Per votarlo è necessaria l’iscrizione (indolore) a Guitar Idol, questo serve ad evitare doppi voti e trucchetti del genere.
Per informazioni, curiosità ed istruzioni vi rimando a Blog Penna Calamaio.

Qui sotto potete vedere ed ascoltare la performance di Frank Pearl. Buona musica a tutti! :D

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Chi compra, se la compra, musica esclusivamente da internet rinuncia da subito ad uno dei piaceri che per anni ha accompagnato tutte le produzioni discografiche: la copertina. Se gli va bene, il suo lettore mp3 gli mostrerà una tristissima miniatura che difficilmente desterà il suo interesse. Solo pochi anni fa le cose erano ben diverse; il legame tra un bel disco e una bella copertina poteva dare “l’immortalità” ad un artista. Il bassista dei Clash che spezza il suo strumento in London Calling, i 57 personaggi dei Beatles in Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, tanto per citare un paio d’ esempi, resteranno per sempre impresse nelle memorie di chi ha amato questa musica ma anche chi non li conosce è difficile che possa dire: “io queste immagini non le ho mai viste”.

Una delle mie copertine preferite è quella di Breakfast in America dei Supertramp. Un motivo vero non c’è, forse perché l’ho “capita” dopo parecchio tempo dall’uscita dal disco. Mi limitavo a guardare la facciona simpatica della cameriera senza notare il sottile gioco dell’immagine; un surreale sguardo dall’oblo di un aereo che lascia una New York fatta di tazze, piatti e forchette. E lei… la cameriera in versione statua della libertà con il bicchiere di succo d’arancia al posto della fiaccola. Breakfast in America è stato un disco “trasversale”. Usci nel 1979 in un periodo dove quasi tutti predicavano un’anima post punk (non sempre sincera) e si piazzò in cima alle vendite con il suo pop ben costruito. La canzone più conosciuta di quel disco è The logical Song; ho trovato un recente video dove l’allora leader della band Roger Hodgson la ripropone in versione piano/sax. Gli anni sono passati, non porta più la barbetta stile “Gesù Cristo” ma la voce….quella c’è ancora.

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