Introduzione. E’ dura da ammettere ma ho scoperto che il mio essere “mannaro” non mi rende immune dalle malattie umane.
Pensavo che un buon antipulci spruzzato nella mia tana bastasse a difendermi ed invece sono stato messo ko da un banalissimo, schifosissimo, umanissimo virus intestinale umano. Sob! :cry:
Passata la fase acuta della malattia ora mi trovo nella fase di convalescenza e devo ammettere (seconda ammissione) di sentirmi piuttosto rinco. Ho difficoltà anche a scrivere e leggere sul pc e per questo prevedo che nei prossimi giorni mi muoverò moooolto lentamente nel web.
Per non lasciare troppo vuoto il blog ho pensato di pubblicare un post che avevo pronto nel cassetto. Di questi tempi negli anni scorsi trattavo il tema delle “belle di notte” così ho pensato di continuare la “tradizione” anche se con qualcosa di un po’ diverso, le vecchie chiacchiere di un amico che ho cercato di ricostruire come racconto.

Sesso e noccioline americane. Per chi abita in provincia, ieri come oggi, andare al cinema significa doversi allontanare da casa. Magari non sempre, un cinema si può trovare anche nei piccoli centri, ma in genere non è mai attrezzato con gli ultimi aggiornamenti della tecnologia quasi indispensabili per farci apprezzare le ultime uscite cinematografiche. Oggi si va nelle multisala a ridosso dei centri commerciali, in passato si andava in città.
Ed in città erano andati i quattro amici di cui vi sto raccontando la storia.
Si erano trovati subito dopo cena, un veloce caffè insieme per scaldarsi dalla fredda serata invernale e poi via, 40 minuti di strada per vedere un film d’azione.
Dopo lo spettacolo con le orecchie che ancora friggevano per l’eco di sparatorie ed esplosioni i quattro ragazzi decidono di fare un puttan tour lungo la strada che dal cinema portava fuori città. Il meccanismo è sempre lo stesso: occhio vigile per vedere per primo la ragazza, ovvero la “soddisfazione” di puntare il dito e dire agli altri “Eccone una li!”, fare qualche apprezzamento sulla loro bellezza o meno e sghignazzare dello sfigato di turno che si ferma a trattare davanti a loro.
Ma quella sera le cose non si fermarono li, accadde qualcosa di diverso. -”Ragazzi mi è venuta voglia!”- Disse il ragazzo alla guida dell’auto. – “Scendete che dopo passo a prendervi.”- “Ma sei scemo?” – Risposero gli altri praticamente all’unisono. -”Dai che è tardi, andiamo a casa” – “La macchina è mia e ci faccio quello che voglio! Dai scendete, vi guardate le vetrine nei negozi”-. Le vetrine dei negozi? Dopo mezzanotte in pieno inverno? Perplessi e brontolanti i tre ragazzi scesero dall’auto, videro l’amico allontanarsi, svoltare e fermarsi al primo incrocio, far salire a bordo una figura indistinta per poi sparire nell’oscurità.
Cominciarono a guardarsi intorno in quel deserto urbano alla ricerca di un qualcosa che li potesse tenere impegnati in quel frangente e trovarono…la vetrina illuminata. Con le mani in tasca si avvicinarono a passi pesanti verso il negozio ma quando stavano per iniziare a guardare svogliatamente la merce esposta una voce li richiamò alle loro spalle: -”Dai salite che andiamo a casa.”- Era il loro amico. Già li? Così presto? Possibile? Colti di sorpresa i tre salirono silenziosi a bordo dell’auto che ripartì.
Il ragazzo alla guida se ne stava in silenzio, sguardo fisso sulla strada e corpo inclinato in avanti quasi a voler aiutare l’auto ad andare più veloce. Con il passare del tempo il silenzio stava diventando sempre più pesante, 40 minuti in quelle condizioni rischiavano di trasformarsi in una vera tortura. -”Insomma!”- Sbottò infine uno degli amici -”Si può sapere cosa diavolo è successo? Sei stato via solo pochi minuti e adesso sei tornato che sembri un funerale!”-. Il ragazzo alla guida iniziò ad annuire nervosamente con la testa e poi disse:-”Ma non si può! [pausa...] Non pretendo che ci metta la passione, ma così non si può! [pausa...più lunga]. Le ero appena salito sopra quando ho iniziato a sentire un rumore come crunch, crunch, crunch… Ho pensato fossero le molle del sedile ed invece [pausa] ho sollevato la testa ed era lei che mangiava bagigi! Va bene tutto ma così non si può! Mangiarmi le noccioline americane sulle orecchie no! Le ho detto tieniti i soldi e me ne sono andato!”-.
I tre amici si fissarono per qualche instante per poi scoppiare in una risata liberatoria che infine contagiò anche il rabbuiato protagonista della storia.
Il ritorno verso casa si fece più sereno, peccato solo che a quell’ora non si trovassero bar aperti lungo la strada per comprare una confezione di bagigi!

 

Era una notte buia e tempestosa…o anche no…erano settimane di piogge ininterrotte.
Il Commissario Caigo era alle prese con uno dei casi più intricati della sua carriera, da qualche tempo la sua casella di posta elettronica era invasa da valanghe di mail provenienti dal network di Libero.it. “Il tuo amico xxx ti consiglia il blog/video xyz ed ha aggiunto il seguente messaggio, blablabla…”.
Queste mail promozionali erano sempre arrivate anche in passato ma in numero limitato e sempre da utenti dichiaratamente amici del Commissario, ora invece le mail arrivavano copiosamente e, cosa ancor più strana, da gente del tutto sconosciuta al destinatario.
Che ci fosse qualcosa di strano nell’aria il Commissario lo aveva già intuito dopo che strane “Tentazioni” avevano colpito Blog_Penna_Calamaio o dopo le misteriose “tracce” trovate da lisa.friends.
Non c’era tempo da perdere, il caso doveva essere affrontato il prima possibile!
Il Giudice Ross autorizzò immediatamente le indagini e dopo una breve serie d’intercettazioni si arrivò ad mezza tacca della malavita locale, un soggetto che già in passata era tornata utile come informatrice: tale bimbaminkia.
Questa fu portata in Commissariato ed affidata ad uno degli ispettori più esperti: ladro di pantofole. Binbaminkia stava seduta nella saletta degli interrogatori con lo sguardo fisso nel vuoto mentre l’Ispettore ladro di pantofole le girava lentamente e silenziosamente intorno come uno squalo affamato; dopo oltre un’ora d’attesa la sguardo attento dell’Ispettore notò il primo evidente segno di nervosismo da parte dell’indagata, il suo piede sinistro cominciava a muoversi a tempo di Monsoon dei Tokio Hotel. “Bau! Parla!” – Sbotto d’improvviso l’ispettore. -” Chi c’è dietro all’invio di tutte queste mail? Qual è il suo scopo!”- . Bimbaminkia sobbalzò sulla sedia: -”Io non parrrlo kon te bruto zacco di pulci! Ze ti trova il mio boy ci penza lui a zistemarttti! Ekko!” – Solo la grande professionalità dell’Ispettore lo trattenne dall’azzannare bimbaminkia alla gola.
E poi lei stava cadendo nella sua trappola, dopo averla aggredita verbalmente era il momento di passare alla tecnica morbida. – “ Vedi bimbabinkia”- Disse ladro di pantofole assumendo l’espressione del cucciolotto affettuoso. -”Qui ti vogliamo tutti bene, e se ci dici tutto quello che sai potremmo farti anche un bel regalo.” – E mise sul tavolo un piercing realizzato saldando tra loro una scatoletta di tonno ed un forcipe. Gli occhi di bimbaminkia s’illuminarono davanti a quell’inaspettato regalo. -”Beh…non zei proprio un kagnaccio tanto kattivo. Allora…posso dirti ke ho sentito in giro…” – “Silenzio!” – Tuonò d’improvviso una voce. La porta s’aprì ed entrò agitando le braccia l’Avvocato semprepazza. -” Voi non avete il diritto d’interrogare la mia cliente senza la mia presenza! Ora noi ce ne andiamo e la prossima volta che vorrete parlarle dovrete prima contattare me!” – Prese bimbaminkia sotto braccio e si allontanò velocemente così com’era arrivata. -”Bau! Borca buttana!” – si lasciò sfuggire ladro di pantofole. -”Ma chi diavolo c’è dietro a questa storia se una mezza tacca come bimbaminkia può permettersi un Avvocato come semprepazza?-
Dietro al vetro nell’altra stanza, neri di rabbia, il Giudice Ross aveva ripreso a fumare ed il Commissario Caigo si era fiondato in gola un’intera tavoletta di cioccolata. Le indagini erano ancora ben lontane dall’essere chiuse….

Chi non è utente di Libero probabilmente avrà difficoltà a capire il senso di questa storia. Poco male, prendetela per quello che è, un racconto di pura fantasia dove mi sono divertito a creare dei ruoli immaginari per delle figure più o meno reali della blogosfera.
L’unico aspetto serio (più o meno) è che ho dovuto blindare uno dei miei indirizzi mail dal ricevere i messaggi citati nel racconto. Non ne abbiano a male gli utenti corretti che utilizzano questo strumento (nonna.fra tanto per fare un nome), quando posso visito più che volentieri le loro pagine e non ho bisogno di leggere i loro avvisi per fare questo. :-)

Starring
Caigo – Il Commissario
Ross – Il Giudice
bimbaminkia – L’indagata
ladro di pantofole – L’Ispettore
semprepazza – L’Avvocato

 

Bepi era un contadino. Un contadino di quelli veri, uno di quelli che a dodici anni si alzavano presto per andare a mungere le vacche nelle stalle, uno di quelli che alle otto facevano “marenda”, non una semplice merenda o colazione a base di cappuccino e brioche come la possiamo intendere noi oggi, ma il pasto sostanzioso a base di latte, polenta e musetto (il cotechino dei Veneti) di chi aveva alle spalle diverse ore di duro lavoro. Bepi nella sua vita si era allontano dalla sua terra solo per andare a fare il soldato in una guerra che non capiva.Una volta tornato, si era sposato con la fidanzata di sempre conosciuta quand’era ancora bambino. Insieme avevano cresciuto i figli e guidato l’azienda agricola eredita dal padre; tutto questo seguendo i ritmi del sole e delle stagioni, sveglia all’alba e lavoro fino al tramonto: per oltre quarant’anni. Poi, un giorno, il progresso bussò alla sua porta. La città stava crescendo e le lottizzazioni avanzanti coinvolsero anche una buona fetta del suo terreno. Come non approfittare di questa buona occasione? Fine della fatiche nei campi per quattro soldi, era arrivato il momento di un giusto e meritato riposo.

La sua casa, così com’era costruita ,non aveva più senso; il magazzino per gli attrezzi e la stalla ormai inutili vennero trasformati in appartamenti per i figli prossimi ai loro matrimoni; anzi…perché non anticipare le nozze visto che gli appartamenti erano finiti? “Ma papà” – dissero i figli – “Non siamo ancora pronti (finanziariamente)” – “Non c’è problema! Facciamo un assegnino!” – E pagò le spese dei matrimoni. Bepi non aveva la patente, non aveva mai avuto tempo di dedicarsi a cose che non fossero il solo lavoro dei campi; lui si muoveva solo in bicicletta. La moglie l’auto invece la guidava; una piccola e vecchia utilitaria che ormai consumava più olio che benzina. “La dovremmo cambiare “ – disse lei un giorno – “Tra non molto arriveranno i soldi della pensione e potremo pagarcela un po’ alla volta.” – “Perché aspettare?” – Rispose lui – “Non c’è problema! Facciamo un assegnino!” – E pagò l’auto nuova.

Passò un anno, Bepi era felice, tra poco sarebbe diventano nonno. Un giorno ricevette una telefona; il direttore della banca voleva parlargli. Bepi prese la sua bicicletta e lo raggiunse in agenzia. “Buongiorno direttore cosa mi voleva dire?” – “Buongiorno signor Bepi. Senta…. lei ha recentemente comprato una nuova lavatrice ma, non so come dirglielo, il suo conto risulta scoperto.” – “Non capisco” – Rispose Bepi – “Vede.” – Continuò il direttore – “Nel suo conto corrente non ci sono più soldi, non è stato possibile pagare il negozio.” – Il volto inizialmente perplesso di Bepi si rasserenò. La sua mano s’infilò all’interno della giacca ed estrasse un piccolo blocchetto di carta. – “Non c’è problema! Facciamo un assegnino!” – Il direttore si alzò dalla sua poltrona, si sedette sulla sedia accanto a Bepi e cominciò a spiegargli in modo semplice quello che era successo: i soldi del terreno erano finiti ed il libretto degli assegni non era uno strumento magico in grado di coprire tutto. Bepi si alzò ed usci dalla banca…più vecchio e più stanco.

Nota: sia pur leggermente “romanzata” da me questa è una storia vera. Bepi esiste.

(Immagine da: www.normavanelburg.com)
 

Per il suo diciottesimo compleanno il mio “giovin cuginetto” chiese di poter organizzare una festa in giardino. Dopo un breve consulto condominiale/familiare (nel nostro caso le cose si equivalgono) ottenne il permesso di organizzare la festa, non prima, ovviamente d’avergli fatto tutte le raccomandazioni del caso che si possono sintetizzare in: ” divertitevi, ma senza fare cazzate”. La festa fu un vero successo tanto che ormai è diventata una tradizione che si ripete normalmente tre volte l’anno durante l’estate. Ok, mio cugino compie gli anni una volta l’anno come tutti gli esseri umani, le altre due volte sono pure e semplici feste…c’è forse bisogno d’avere un pretesto per far baldoria? Spero di no. :-)

Il programma è più o meno sempre lo stesso. Nel primo pomeriggio arrivano gli “addetti ai preparativi” con borse piene di bevande varie da porre al fresco nel frigorifero acceso in garage per l’occasione. Frigorifero strapieno dato che mio zio, nel frattempo, ha già provveduto a riempirlo di dolci e, sopratutto, una quantità industriale di carne! Già , perché il pezzo forte della festa è la grigliata in giardino. Così i nostri eroi si armano di carriola ed iniziano a portare legna nel centro del giardino prelevandola dalla…mia legnaia! (è più comoda da raggiungere). Quando sarà ora di comprare la legna, caro cuginetto, ricordati che un po’ della tua deve fermarsi da me (ndr) ;-)

Un po’ alla volta il giardino prende nuove forme: spunta una lunga tavola, alcune sedie di plastica arrivano a far compagnia all’unica panchina presente e la casetta in legno si trasforma da deposito per gli attrezzi in postazione per il DJ, il tutto sotto lo sguardo perplesso della coppia di oche che normalmente occupa quella zona (li hanno il loro “laghetto”).

Verso l’imbrunire a piccoli gruppi cominciano ad arrivare gli invitati. Nel corso dei quattro anni trascorsi dalla prima festa/compleanno qualche figura si è avvicendata; alcuni vecchi compagni di scuola si sono persi sostituiti da nuovi arrivi provenienti da nuove scuole e lavoro e non mancano poi gli amici degli amici…e mi sa anche qualche infiltrato visto l’affollamento dell’ultima festa. Ovviamente regge il nocciolo duro degli amici, quel gruppetto stabile che ormai conosco anch’io, e qualche figura storica come la signorina “versami da bere”. La notai subito quattro anno fa , carina, ma con quel particolare atteggiamento da diva che la rendeva antipatica a pelle. Ricordo che si era impossessata di una sedia e da li impartiva ordini a destra e sinistra, in particolare ad una ragazza (succube) che l’assecondava in tutto. “Versami da bere”, la sentii ordinare all’amica, da qui il soprannome che le ho dato.

Arriviamo ai giorni nostri. L’ultima festa, come ho detto, è stata la più affollata ed intensa di tutte. Il “tunz-tunz-tunz” del simil-dj è andato avanti tutta la notte accompagnando il mio sonno (io dormo comunque), tanto che al mattino quando sono andato al lavoro qualche temerario ancora stava seduto sulla panchina a chiacchierare e scherzare. Al mio rientro nel pomeriggio erano già arrivati gli “addetti alle pulizie del giardino” con i quali ho scambiato quattro chiacchiere. “Abbiamo disturbato questa notte?” – “No, perché?”- rispondo io – “E’ successo qualcosa?”- . I ragazzi mi raccontano che “versami da bere” è riuscita a farsi notare per l’ennesima volta. Mio zio aveva lasciato la porta sul retro della casa aperta per consentire l’uso del bagno alle fanciulle. La signorina in questione insieme ad un’altra sua amica è riuscita a chiudersi dentro! Cosa impossibile anche per un bambino di sei anni, ma lei ci è riuscita, costringendo così mio zio ad alzarsi nel cuore della notte per…liberarla. Non contenta si è fatta rimproverare dai ragazzi per essersi fatta trovare a sghignazzare rumorosamente sotto le finestre delle camere da letto che ovviamente si trovano dal lato opposto della zona festa. Una zona, quelle delle camere, che si dovrebbe considerare interdetta per non disturbare chi dorme. Ad episodi del genere la ragazza non è nuova ma quella notte ha dato il “meglio di se”.

-” Ragaaaa! Fioiiiii! Perché non facciamo così, perché non ordiniamo cosà!” – E’ partita in quarta con tutta una serie di consigli-richieste-ordini in grado di polverizzare i maroni anche ad un santo. -”Non ne potevamo più” – mi raccontano i due ragazzi. -”A quel punto l’abbiamo presa e l’abbiamo gettata nel laghetto.”-”E’ partito anche un applauso.”- sottolinea l’altro.

Ed io dormivo….cosa mi sono perso.

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