Il Re stava immobile davanti alla finestra.
Fuori i primi fiocchi di neve danzavano come falene attorno alle luci dei lampioni ma lui non li stava guardando, la sua attenzione era rivolta al televisore acceso alle sue spalle.
Il notiziario parlava di un nuovo caso di omicidio-suicidio.
Un uomo si era tolto la vita dopo aver prima ucciso la moglie ed il figlio ed in una lettera inviata al fratello motivava il suo folle gesto con il senso di vergogna e disperazione causato dai debiti maturati per il suo vizio del gioco.
«Spegni il televisore» Disse al suo segretario.
Appoggiò il palmo della mano contro il vetro della finestra e rimase li alcuni istanti, silenzioso a fissare un fiocco di neve incollato a pochi millimetri dalle sue dita.
«Dobbiamo cambiare tutto!» Sbottò all’improvviso.
«Dobbiamo cambiare le regole, dobbiamo chiudere tutti questi giochi!»
Il segretario impallidì. «Sire, cosa sta dicendo? Questa è Giocolandia! Il popolo si aspetta di poter giocare! E poi chiudere i giochi sarebbe un disastro per il paese.
Le casse dello stato si reggono anche grazie ai soldi dei giochi, per non parlare poi di tutta la gente che opera in questo settore, ci troveremmo con migliaia di di persone senza lavoro.»
Il Re chiuse la mano a pugno come se volesse catturare il fiocco di neve al di la del vetro. Si allontanò dalla finestra ed andò a sedersi alla scrivania.
«Lo so caro amico, i giochi sono importanti per questo paese, ma noi abbiamo una responsabilità verso la nostra gente che deve andare oltre le aspettative di una sola parte di loro.
Ammettiamolo, troppo a lungo siano rimasti indifferenti davanti a tante situazioni scandalose. Quanti sospetti sono calati sulla regolarità delle lotterie? Numeri che “escono e non escono” con cadenze a dir poco singolari, città baciate troppo spesso dalla fortuna rispetto ad altre e ancora molteplici situazioni che non ti sto qui a ricordare. E tutto questo»
Continuò il Re puntando l’indice verso il segretario.
«Succede con i giochi regolari, quelli che abbiamo approvato e regolamentato!
Non parlo dei giochi clandestini, quella è un’altra storia. Storia che dovrà comunque finire non appena avremo sistemato la questione dei giochi regolari.»
«Sire…»
Intervenne il segretario.
«Ha già in mente qualcosa?»
Il Re si alzò dalla poltrona e torno davanti alla finestra. La nevicata si era fatta più intensa.
«Si. Chiuderemo tutti i giochi, ne rimarrà soltanto uno che seguirò personalmente. In questo modo ne sarò il garante.
Il sistema telematico è maturo lo possiamo sfruttare per gestire una lotteria semplice che garantisca sempre un vincitore. La gente potrà andare a giocare ed avere il suo biglietto con un numero progressivo. All’apertura delle ricevitorie al primo giocatore sarà assegnato il numero 00001, al secondo 00002 e così via.
Quando la sera faremo terminare le giocate avremo il numero esatto di biglietti venduti, così, in televisione, davanti a tutti potremo estrarre il numero vincente, e qui niente elettronica, tutto molto semplice, una serie di urne contenenti dei bigliettini numerati che io stesso estrarrò. Dovrà uscire una combinazione che faccia risultare un numero compreso da 00001 a 0000x, ovvero il numero dell’ultimo biglietto venduto.
In questo modo avremo la certezza di avere un vincitore al giorno.»
Il segretario si avvicinò.
«Sire. Tutto questo è molto bello e interessante ma ciò non toglie che i problemi restino. La gente è abituata a giocare di più! E poi ci sono le aziende concessionarie e le tasse e…. »
«Basta!» Tuonò il Re.
«È arrivato il momento di dare una moralità a questi giochi!
Al vincitore del giorno andrà un terzo dei soldi raccolti. Se la vincita sarà cospicua, e ne sono convinto perché TUTTI giocheranno a quest’unico gioco, ne potrà avere subito un terzo ed il resto dilazionato negli anni.
Potrà averli tutti se deciderà d’investirli in un’attività che crei posti di lavoro, in cambio otterrà esenzioni fiscali e consulenza gratuita da parte nostra. Non possiamo pretendere che una persona senza esperienza imprenditoriale possa creare un’azienda dal nulla.
Un altro terzo dei soldi raccolti andrà a coprire le mancate entrate delle aziende concessionarie (contento segretario?), tutto questo fino a quando non si saranno riconvertite in qualche altra attività.
Il resto finirà nelle casse dello stato. Come vedi ce n’è abbastanza per accontentare tutti.
Caro amico, convoca i ministri, abbiamo del lavoro da sbrigare e dobbiamo fare in fretta, il popolo ha bisogno di risposte.»
Il segretario fece un inchino e quindi si avviò verso l’uscita dell’ufficio. Una volta giunto alla porta si volse indietro per un istante. Il Re stava ancora alla finestra.
Fece un sospiro, gli piaceva questo sovrano, gli sarebbe piaciuto servirlo per tanti anni ancora ma si sa…più le persone importanti sono scomode agli “altri poteri” e più sono a rischio d’infarto, intossicazioni alimentari, cadute da cavallo, incidenti aerei…
Poi ci sono anche le persone fortunate. Il Re potrebbe appartenere a questa categoria e tutto potrebbe andare per il verso giusto.
Come nelle favole.
È stata finalmente pubblicata la biografia del ricercatore Americano Philip K. Jesters (1928-1982) a cura della moglie Zoe che fu anche la sua più stretta collaboratrice.
Il libro narra degli ultimi dieci anni di vita di Jesters, quelli che lo hanno visto impegnato nel raccogliere in tutto il mondo centinaia di testimonianze (e relative prove) atte a dimostrare quella che all’inizio sembrava pura follia ma che oggi invece trova sempre maggior credito nel mondo scientifico:
La Teoria della Porta Divelta.
Di cosa si tratta? Jesters ritiene che tutti i fenomeni comunemente definiti come misteriosi o inspiegabili come apparizioni ed incontri con ufo, angeli, demoni, fantasmi, ecc… , e tolti quelli razionalmente dimostrabili o quelli frutto della fantasia delle persone, siano riconducibili ad una sola matrice, un’unica spiegazione. Secondo il ricercatore queste “entità” (definiamole così per semplificazione) non avrebbero origini ultraterrene ne arriverebbero dalle profondità dell’universo, in realtà sarebbero Terrestri come e quanto noi ma occuperebbero uno spazio (dimensione) ed a volte anche un tempo diverso dal nostro.
Il fatto che occasionalmente si possano incontrare queste entità è dovuto alla presenza di numerose “porte” sparse in tutto il mondo che permetto, a chi ne ha le capacità, di passare da una dimensione ad un’altra ma sempre e comunque occupando lo stesso spazio, la Terra.
Ci sarebbero due tipi di porte.
Le prime sono stabili, occupano sempre la stessa posizione e si aprono e chiudono con una certa frequenza. Sono individuabili, indicativamente, con i luoghi dove le apparizioni avvengono con maggior frequenza (vedi le cosiddette Città Magiche come Torino e Praga o luoghi come l’area del triangolo delle Bermuda).
Le seconde invece possono aprirsi in qualunque luogo (secondo Jesters anche in modo controllato dalle entità che ne sono in grado) a volte in modo anche violento. Volendo semplificare potremmo paragonare queste porte ai vulcani; ci sono quelli perennemente attivi e relativamente tranquilli e quelli che invece dormono da secoli ma possono svegliarsi in qualunque momento con effetti non sempre precedibili.
Le domande che venivano sempre poste a Jesters erano perché queste entità entrassero di continuo nella nostra dimensione e perché non si palesassero in modo chiaro e definitivo rimuovendo ogni dubbio sulla loro origine?
Jesters sosteneva che parte di queste entità entrerebbero nella nostra dimensione così come faremmo noi in veste di esploratori o più semplicemente per curiosità, come dei normali turisti. In altri casi le entità non sarebbero in grado di controllare il loro passaggio da una dimensione all’altra, per loro natura si sposterebbero come fossero trascinate dalla corrente. In entrambe i casi non tutte le entità, anche se lo volessero, sarebbe in grado di comunicare con noi. Troppo diversi.
Jesters arrivo a formulare anche una teoria piuttosto inquietante. A suo parere tra alcune di queste entità non scorrerebbe buon sangue, si potrebbe parlare di vero e proprio odio dovuto alla vicinanza scomoda delle loro dimensioni. Secondo il ricercatore alcune dimensioni provocherebbero, pur non per colpa dei loro abitanti, dei disturbi insopportabili. L’esempio che usava fare Jesters era quello del vicino che ha la casa troppo alta e non permette mai al sole d’illuminare e riscaldare la nostra. Trasportiamo questo esempio a dimensione “cosmiche” ed avremo un’idea della situazione.
Secondo Jesters queste entità avrebbero trovato nella nostra Dimensione Terra il terreno ideale per risolvere le loro questioni. Una possibile guerra in campo neutro.
Nel libro Zoe Jesters chiude parlando degli ultimi mesi di vita del marito, delle sue ricerche atte a dimostrare se e quando questa guerra interdimensionale potesse scoppiare e se, sopratutto, fosse possibile togliersi dalla scomoda posizione di campo di battaglia.
* * * * *
Caro lettore, se hai avuto la pazienza di leggere il post fino a questo punto sappi che questa storia è completamente inventata!
Si tratta di uno scherzo organizzato da alcuni buontemponi ad un loro amico e che trovarono nel sottoscritto il loro “braccio armato”.
L’amico era il classico tipo affascinato da misteri e complotti, tanto preso dalle sue convinzioni da risultare al fine sgarbato e sgradevole ai suoi interlocutori. Così i buontemponi mi chiesero di scrivere una “storiella” su misura per lui e pubblicarla sul web, poi ci avrebbero pensato loro a fargliela “casualmente” trovare.
In seguito mi raccontarono che lo scherzo riuscì a metà perché l’amico nonostante la presentazione di prove che attestavano la falsità della pubblicazione si chiuse nelle sue convinzioni concludendo con un disarmante “si però…”.
Nel racconto (perché di questo si tratta) avevo lasciato più di un indizio che doveva far sorgere dei sospetti. Date di nascita e morte più il nome (1928-1982, Philip K.) sono le stesse dello scrittore di fantascienza Philip K. Dick. Il cognome (Jesters) si traduce con “Giullari”. Inoltre l’articolo non era pubblicato sul sito di qualche testata giornalistica o rivista scientifica ma si raggiungeva dal link members.xoom.it/spazio30, il mio primissimo sito super-amatoriale dedicato alla fantascienza degli anni 30, un piccolo esperimento di poche pagine che ha “innescato” la mia passione per il web e qualche anno dopo (Spazio30 è del 2001) la nascita del presente blog.
Come credo d’aver detto in altre occasioni Spazio30 è scomparso dal web diversi anni fa, letteralmente bruciato (famigerato incendio dei server xoom) così ho dovuto riscrivere a memoria la Teoria della Porta Divelta, questo dopo aver ritrovato delle bozze cartacee di brevi racconti ispirati alla teoria originale.
Non escludo di pubblicare qualcosa in futuro, qualche storiella con protagoniste le irrequiete entità che ci vengono a visitare (non invitate).
Il sole era ormai sorto da un po’, la grossa falena quella notte si era allontana troppo dall’albero che di giorno la metteva al riparo dall’attacco degli uccelli.
Non era stato facile trovare una corteccia dai colori identici alle sue ali; il mimetismo è vita, è salvezza per la sua specie. Comunque, sia pur ansimante, anche quel giorno ce l’aveva fatta, era riuscita a trovare il suo albero ed ora immobile, ascoltando il canto degli uccelli ormai innocui sopra di lei, piano piano si stava rilassando ed abbandonando al sonno…..
D’improvviso sentì qualcosa toccarle un’ala ed un flebile ma fastidioso ronzio insinuarsi dentro la testa. Girò gli occhi e vide un piccolo e sgraziato animaletto che cercava di trovare una posizione stabile sulla sua ala. -”Hei! Stai attenta! Non vedi che mi stai rovinando l’ala? Chi accidenti sei!?”- Zzzz…Scusami! Zzzz…”- Disse l’animaletto. -”Mi chiamo Spadina e sono una zanzara tigre. E’ tutta la mattina che mi muovo ed ho già fatto ben trenta metri! Sono un po’ stanca ed avevo bisogno di riposare. Scusami ancora se ti sono finita sopra ma sei così ben mimetizzata che proprio non ti ho vista. Zzzz…” -
La falena ormai del tutto sveglia si voltò a guardare la piccola disturbatrice. -”Intanto piantala con questo ronzio che mi sta facendo impazzire. E poi, cosa mi tocca sentire! Una zanzara che gira in pieno giorno e che si stanca per aver volato solo pochi metri. Sei messa male piccola!” -
La zanzara si era messa davanti alla falena e la guardava in modo divertito. -”Come ti ho detto io sono una zanzare tigre, noi voliamo sempre di giorno e non ci allontaniamo mai da dove siamo nate; cento, massimo duecento metri.” – “Fammi capire”- Chiese la falena. -”Se fai dei voli così brevi da dove arrivi? E’ la prima volta che vedo una zanzara della tua specie.” – Alla zanzara scappo un ghigno. -”Per spostarci abbiamo imparato a sfruttare gli sciocchi umani. Io ad esempio sono arrivata qui grazie al limonene. “ – “Limo che!!!!” – Esclamo la falena. -”Limonene.”- Continuò Spadina. -”E’ un idrocarburo che gli umani mettono in tante cose, ad esempio nei detersivi. Il detersivo così profuma di limone e gli umani, sciocchi, s’illudono di usare un prodotto naturale. Il limonene si ricava anche dai vecchi copertoni così è bastato che la mia mamma deponesse le uovo in un deposito ed eccomi qua! Io e le mie sorelle ci siamo spostate di centinaia di chilometri senza nessuna fatica!”-
Un rumore improvviso attirò l’attenzione di Spadina che smise di parlare. Li vicino degli umani avevano aperto le portiere di un’automobile. Alla zanzara brillarono gli occhi. -Scusami. Devo scappare! Se riesco a salire nell’auto riuscirò a spostarmi ancora di qualche chilometro!”- Spadina spiccò il volo in direzione degli umani.
Volava a pochi centimetri da terra, lenta ed impacciata. L’aria che faceva ondeggiare lentamente i fiori del vialetto che stava percorrendo per lei erano come delle frustate, ad ogni metro che avanzava sembrava sul punto di precipitare al suolo. La falena sentì le portiere che si chiudevano ed il motore dell’auto che si accendeva. Chissà se Spadina ce l’aveva fatta.
L’auto percorse lentamente il vialetto passando a pochi metri dall’albero, fu allora che la falena vide qualcosa in un angolo del lunotto posteriore. Poteva essere una macchia ma per un istante le sembrò che si muovesse. Solo in parte…come se una zanzara la stessa salutando agitando una zampetta.
[Aggiornamento della storia vista da un umano grazie al contribuito di il THeO ]
Ero fermo ad un chiosco di carburanti sulla Strada Statale. Mentre facevo il pieno di gasolio, osservando con preoccupazione il totalizzatore del costo, si avvicinò una zanzara succintamente vestita che, con un inequivocabile movimento del pollice, mi chiedeva un passaggio.
«Sali pure» – gli dissi, dopo aver pagato alla cassa con la carta di credito – «un po’ di compagnia fa sempre piacere quando si viaggia»
Faceva caldo, e dopo qualche chilometro mi chiese se avessi qualcosa da bere.
«Guardati in giro che qualcosa deve essere rimasto» gli risposi. Si appoggiò al mio braccio ma poco dopo mormorò: «No, non c’è più niente. Devi aver consumato tutto quando stavi facendo il pieno di carburante»
Introduzione. E’ dura da ammettere ma ho scoperto che il mio essere “mannaro” non mi rende immune dalle malattie umane.
Pensavo che un buon antipulci spruzzato nella mia tana bastasse a difendermi ed invece sono stato messo ko da un banalissimo, schifosissimo, umanissimo virus intestinale umano. Sob! ![]()
Passata la fase acuta della malattia ora mi trovo nella fase di convalescenza e devo ammettere (seconda ammissione) di sentirmi piuttosto rinco. Ho difficoltà anche a scrivere e leggere sul pc e per questo prevedo che nei prossimi giorni mi muoverò moooolto lentamente nel web.
Per non lasciare troppo vuoto il blog ho pensato di pubblicare un post che avevo pronto nel cassetto. Di questi tempi negli anni scorsi trattavo il tema delle “belle di notte” così ho pensato di continuare la “tradizione” anche se con qualcosa di un po’ diverso, le vecchie chiacchiere di un amico che ho cercato di ricostruire come racconto.
Sesso e noccioline americane. Per chi abita in provincia, ieri come oggi, andare al cinema significa doversi allontanare da casa. Magari non sempre, un cinema si può trovare anche nei piccoli centri, ma in genere non è mai attrezzato con gli ultimi aggiornamenti della tecnologia quasi indispensabili per farci apprezzare le ultime uscite cinematografiche. Oggi si va nelle multisala a ridosso dei centri commerciali, in passato si andava in città.
Ed in città erano andati i quattro amici di cui vi sto raccontando la storia.
Si erano trovati subito dopo cena, un veloce caffè insieme per scaldarsi dalla fredda serata invernale e poi via, 40 minuti di strada per vedere un film d’azione.
Dopo lo spettacolo con le orecchie che ancora friggevano per l’eco di sparatorie ed esplosioni i quattro ragazzi decidono di fare un puttan tour lungo la strada che dal cinema portava fuori città. Il meccanismo è sempre lo stesso: occhio vigile per vedere per primo la ragazza, ovvero la “soddisfazione” di puntare il dito e dire agli altri “Eccone una li!”, fare qualche apprezzamento sulla loro bellezza o meno e sghignazzare dello sfigato di turno che si ferma a trattare davanti a loro.
Ma quella sera le cose non si fermarono li, accadde qualcosa di diverso. -”Ragazzi mi è venuta voglia!”- Disse il ragazzo alla guida dell’auto. – “Scendete che dopo passo a prendervi.”- “Ma sei scemo?” – Risposero gli altri praticamente all’unisono. -”Dai che è tardi, andiamo a casa” – “La macchina è mia e ci faccio quello che voglio! Dai scendete, vi guardate le vetrine nei negozi”-. Le vetrine dei negozi? Dopo mezzanotte in pieno inverno? Perplessi e brontolanti i tre ragazzi scesero dall’auto, videro l’amico allontanarsi, svoltare e fermarsi al primo incrocio, far salire a bordo una figura indistinta per poi sparire nell’oscurità.
Cominciarono a guardarsi intorno in quel deserto urbano alla ricerca di un qualcosa che li potesse tenere impegnati in quel frangente e trovarono…la vetrina illuminata. Con le mani in tasca si avvicinarono a passi pesanti verso il negozio ma quando stavano per iniziare a guardare svogliatamente la merce esposta una voce li richiamò alle loro spalle: -”Dai salite che andiamo a casa.”- Era il loro amico. Già li? Così presto? Possibile? Colti di sorpresa i tre salirono silenziosi a bordo dell’auto che ripartì.
Il ragazzo alla guida se ne stava in silenzio, sguardo fisso sulla strada e corpo inclinato in avanti quasi a voler aiutare l’auto ad andare più veloce. Con il passare del tempo il silenzio stava diventando sempre più pesante, 40 minuti in quelle condizioni rischiavano di trasformarsi in una vera tortura. -”Insomma!”- Sbottò infine uno degli amici -”Si può sapere cosa diavolo è successo? Sei stato via solo pochi minuti e adesso sei tornato che sembri un funerale!”-. Il ragazzo alla guida iniziò ad annuire nervosamente con la testa e poi disse:-”Ma non si può! [pausa...] Non pretendo che ci metta la passione, ma così non si può! [pausa...più lunga]. Le ero appena salito sopra quando ho iniziato a sentire un rumore come crunch, crunch, crunch… Ho pensato fossero le molle del sedile ed invece [pausa] ho sollevato la testa ed era lei che mangiava bagigi! Va bene tutto ma così non si può! Mangiarmi le noccioline americane sulle orecchie no! Le ho detto tieniti i soldi e me ne sono andato!”-.
I tre amici si fissarono per qualche instante per poi scoppiare in una risata liberatoria che infine contagiò anche il rabbuiato protagonista della storia.
Il ritorno verso casa si fece più sereno, peccato solo che a quell’ora non si trovassero bar aperti lungo la strada per comprare una confezione di bagigi!