set 072009
 

Per il suo diciottesimo compleanno il mio “giovin cuginetto” chiese di poter organizzare una festa in giardino. Dopo un breve consulto condominiale/familiare (nel nostro caso le cose si equivalgono) ottenne il permesso di organizzare la festa, non prima, ovviamente d’avergli fatto tutte le raccomandazioni del caso che si possono sintetizzare in: ” divertitevi, ma senza fare cazzate”. La festa fu un vero successo tanto che ormai è diventata una tradizione che si ripete normalmente tre volte l’anno durante l’estate. Ok, mio cugino compie gli anni una volta l’anno come tutti gli esseri umani, le altre due volte sono pure e semplici feste…c’è forse bisogno d’avere un pretesto per far baldoria? Spero di no. :-)

Il programma è più o meno sempre lo stesso. Nel primo pomeriggio arrivano gli “addetti ai preparativi” con borse piene di bevande varie da porre al fresco nel frigorifero acceso in garage per l’occasione. Frigorifero strapieno dato che mio zio, nel frattempo, ha già provveduto a riempirlo di dolci e, sopratutto, una quantità industriale di carne! Già , perché il pezzo forte della festa è la grigliata in giardino. Così i nostri eroi si armano di carriola ed iniziano a portare legna nel centro del giardino prelevandola dalla…mia legnaia! (è più comoda da raggiungere). Quando sarà ora di comprare la legna, caro cuginetto, ricordati che un po’ della tua deve fermarsi da me (ndr) ;-)

Un po’ alla volta il giardino prende nuove forme: spunta una lunga tavola, alcune sedie di plastica arrivano a far compagnia all’unica panchina presente e la casetta in legno si trasforma da deposito per gli attrezzi in postazione per il DJ, il tutto sotto lo sguardo perplesso della coppia di oche che normalmente occupa quella zona (li hanno il loro “laghetto”).

Verso l’imbrunire a piccoli gruppi cominciano ad arrivare gli invitati. Nel corso dei quattro anni trascorsi dalla prima festa/compleanno qualche figura si è avvicendata; alcuni vecchi compagni di scuola si sono persi sostituiti da nuovi arrivi provenienti da nuove scuole e lavoro e non mancano poi gli amici degli amici…e mi sa anche qualche infiltrato visto l’affollamento dell’ultima festa. Ovviamente regge il nocciolo duro degli amici, quel gruppetto stabile che ormai conosco anch’io, e qualche figura storica come la signorina “versami da bere”. La notai subito quattro anno fa , carina, ma con quel particolare atteggiamento da diva che la rendeva antipatica a pelle. Ricordo che si era impossessata di una sedia e da li impartiva ordini a destra e sinistra, in particolare ad una ragazza (succube) che l’assecondava in tutto. “Versami da bere”, la sentii ordinare all’amica, da qui il soprannome che le ho dato.

Arriviamo ai giorni nostri. L’ultima festa, come ho detto, è stata la più affollata ed intensa di tutte. Il “tunz-tunz-tunz” del simil-dj è andato avanti tutta la notte accompagnando il mio sonno (io dormo comunque), tanto che al mattino quando sono andato al lavoro qualche temerario ancora stava seduto sulla panchina a chiacchierare e scherzare. Al mio rientro nel pomeriggio erano già arrivati gli “addetti alle pulizie del giardino” con i quali ho scambiato quattro chiacchiere. “Abbiamo disturbato questa notte?” – “No, perché?”- rispondo io – “E’ successo qualcosa?”- . I ragazzi mi raccontano che “versami da bere” è riuscita a farsi notare per l’ennesima volta. Mio zio aveva lasciato la porta sul retro della casa aperta per consentire l’uso del bagno alle fanciulle. La signorina in questione insieme ad un’altra sua amica è riuscita a chiudersi dentro! Cosa impossibile anche per un bambino di sei anni, ma lei ci è riuscita, costringendo così mio zio ad alzarsi nel cuore della notte per…liberarla. Non contenta si è fatta rimproverare dai ragazzi per essersi fatta trovare a sghignazzare rumorosamente sotto le finestre delle camere da letto che ovviamente si trovano dal lato opposto della zona festa. Una zona, quelle delle camere, che si dovrebbe considerare interdetta per non disturbare chi dorme. Ad episodi del genere la ragazza non è nuova ma quella notte ha dato il “meglio di se”.

-” Ragaaaa! Fioiiiii! Perché non facciamo così, perché non ordiniamo cosà!” – E’ partita in quarta con tutta una serie di consigli-richieste-ordini in grado di polverizzare i maroni anche ad un santo. -”Non ne potevamo più” – mi raccontano i due ragazzi. -”A quel punto l’abbiamo presa e l’abbiamo gettata nel laghetto.”-”E’ partito anche un applauso.”- sottolinea l’altro.

Ed io dormivo….cosa mi sono perso.

giu 122009
 

Sto tornando al parcheggio dove ho lasciato la macchina quando sento che mi arriva un sms. Estraggo il telefono dalla tasca e mi sposto all’ombra di un albero per riuscire a leggere il contenuto del messaggio; il display scuro del mio cellulare è praticamente illeggibile in presenza di forte luce solare. Sto per iniziare a leggere  quando sento una voce alle  mie spalle.
-”Buongiorno.” – Mi volto e vedo un ausiliario della sosta riconoscibile dal tipico giacchino e dal blocchetto in mano.
-”Buongiorno. ” – Rispondo io abbassando per un instante gli occhiali da sole (non trovo educato salutare/presentarsi alle persone nascondendo lo sguardo) e riprendo la lettura dell’sms.
- ” La gente non vuol proprio imparare” – Dice lui agitando il blocchetto che tiene in mano. -”Già”- Rispondo distrattamente preso come sono dall’sms. A quel punto l’ausiliario mi mette davanti al naso la copia  di un avviso di accertamento d’infrazione (una multa….chiamiamola per nome…).
Gli dico:-”E di questo cosa dovrei farne?” -  Risponde:- “oggi ci sentiamo spiritosi, vero?” – Solleva il tergicristallo dell’auto che gli sta accanto e dopo averci infilato sotto la multa la fa ricadere rumorosamente.
Si gira verso di me e con un’espressione di trionfo stampata sul viso  mi augura un buongiorno quasi lirico. -”Buona giornata anche a lei”- rispondo, ed estraggo dalla tasca le chiavi delle mia macchina. Aziono il telecomando ed un bip-bip mi segnala l’apertura delle portiere dell’auto. Non l’auto multata dal nostro bravo ausiliario ma quella accanto fornita di regolare tagliandino d’avvenuto pagamento del parcheggio posto sul cruscotto. Salgo sull’auto e lentamente m’allontano osservando attraverso lo specchietto retrovisore la figura di quell’uomo immobile con lo sguardo fisso sul blocchetto che tiene in mano.
Nota: l’immagine di presentazione ritrae il luogo del misfatto. Ovviamente la foto è successiva all’episodio che sto raccontando.

apr 252008
 

Strada Provinciale 43. E’ una vita che la conosco, da ragazzo la facevo in autobus per andare a scuola, poi, cresciuto, in auto. A volte come trampolino di lancio in direzione di viaggi più o meno lontani, più spesso, come percorso obbligato verso destinazioni “importanti”, a volte serie (ospedali), più spesso di piacere (cinema, ecc…). Per lunghi tratti questa strada costeggia un fiume, senza nient’altro d’importante da vedere; solo qualche cascina, per lo più cadenti, di tanto in tanto. Solo ad un certo punto s’incrocia una piccola frazione; La chiesa, la fermata del bus, quel che resta di un allevamento di bestiame ed una quindicina di case tutte in riga come soldatini lungo la strada. La strada è veloce, fin troppo. Ogni anno numerosi incidenti la portano agli onori (tristi) della cronaca; non bastano come monito cinque croci bianche poste vicine ad una curva a ricordo di una strage di qualche anno fa. Veloci…senza distrarsi, quasi non fai caso alla piccola frazione accanto a te. Poi, un giorno, ti trovi fermo incolonnato proprio li, e nell’attesa i tuoi occhi vagano alla ricerca di qualche distrazione ed ecco che la vedi… C’è una terrazza; una vecchina è seduta su di una sedia, o una poltrona (?). Non si vede…una coperta gialla la copre dai piedi fino alla gola. Mi scopro ad osservare questa vecchina che ci guarda con un mezzo sorriso. Anche gli occhi stanno sorridendo ma a ben vedere sembrano “lontani”…ci sta veramente guardando? Oppure è persa nei suoi pensieri, nei suoi ricordi? Un colpo di clacson alle mie spalle mi riporta alla realtà della strada. Qualsiasi cosa avesse bloccato per alcuni istanti il traffico ora non c’è più e possiamo riprendere ognuno il proprio viaggio. Ognuno in apparenza per conto proprio ma belli ordinati come una fila di formiche operaie. Da quel giorno è passato qualche anno. Ora quando passo di lì rallento un attimo e getto uno sguardo verso quel terrazzo. Se c’è una bella giornata di sole (anche d’inverno) a volte lei è li. Spesso non è sola; ho visto una ragazza seduta sui gradini, una donna pettinarle i capelli, un uomo appoggiato alla porta. Le persone s’alternano…oso dire…invecchiano; e lei è sempre uguale. Con la sua coperta, il suo mezzo sorriso e lo sguardo lontano, forse solo la testa un po’ più china.
(Immagine: Old Woman Dozing di Nicolaes Maes)

apr 112008
 

Ore 19.10 di un giovedì d’aprile. Un forte rumore di lamiera e plastica interrompe la tranquillità di due chiacchiere in famiglia, esco in terrazza e vedo un’auto ruote all’aria a pochi metri da casa (la Ford SW che vedete nella foto…sfuocata). La dinamica: sembra che un’auto abbia imboccato avventatamente il vicino incrocio spaventando il guidatore della Ford, il quale avrebbe sterzato rapidamente verso destra incocciando un cordolo che avrebbe fatto da catapulta con il conseguente rovesciamento della vettura…sembro uno della motorizzazione vero? ;-)

E’ certo che l’automobilista sicuramente andava molto forte, altrimenti non si spiegherebbe l’epilogo dell’incidente, ma quello che vorrei sottolineare non è tanto la dinamica dell’episodio ma il comportamento delle persone che vi hanno assistito. Appena ho visto cos’era capitato mi sono precipitato in strada con il cellulare in mano. Questo per comunicare direttamente con il 118 nel caso fosse stato necessario. Quando sono arrivato accanto all’auto questa era circondata da una piccola folla….silenziosa ed immobile! Nessuno faceva un passo per accertarsi delle condizioni dell’automobilista! Ora mi chiedo: che meccanismo scatta nella nostra mente? Veniamo attratti come mosche dalle situazione cariche di tensione ma poi ci paralizziamo, incapaci di prendere una qualsiasi decisione. E’ una situazione cui ho assistito altre volte ed ogni volta mi chiedo dove stia la risposta a questa forma di “paralisi” che ci coglie. Ricordo, ad esempio, quando alcuni anni fa un bambino scivolò dalla sponda di cemento di un canale ed il fratello rimase lì a fissarlo immobile mentre questi piangeva aggrappato come una lucertola alla parete. In quell’occasione passava di lì con un amico e creammo una mini-cordata umana per tirar su il piccolo. In un’altra occasione vidi un uomo colto da malore in spiaggia, anche questo circondato da una folla immobile che quasi gli toglieva l’aria. Vidi i paramedici farsi largo tra la gente a fatica (ci scappò anche qualche bestemmione di rimprovero…). Come vedete…tutti episodi dove l’imprevisto ha paralizzato i testimoni.

Tornando all’episodio di giovedì voglio tranquillizzarvi assicurando che è andato tutto bene, anzi, il tutto è sfumato nel grottesco. Quando ho raggiunto l’auto ho costatato che l’automobilista stava bene. Indossava la cintura e questo lo ha salvato. Si era già sganciato da solo ed io l’ho solo aiutato ad uscire attraverso uno dei finestrini posteriori. Una volta in piedi ha chiesto ai presenti se lo aiutavano a “raddrizzare” l’auto. Gli ho spiegato che non era il caso di fare esperimenti dove qualcuno avrebbe potuto realmente farsi del male, tanto più che l’auto sicuramente non sarebbe ripartita come se nulla fosse successo. Vedendo che non si era fatto nulla e si dimostrava una testa-dura ho salutato i presenti e mi sono allontanato, a quel punto la mia presenza era del tutto inutile (ho colto l’occasione per scattare la foto). Dalla terrazza ho assistito al patetico tentativo di raddrizzare l’auto. Questa si limitava a girare come una lenta trottola, fortunatamente non sono mai riusciti a sollevarla, con il rischio di farsela ricadere addosso. Dopo un po’ è arrivato il carro attrezzi che l’ha raddrizzata alla sua maniera (gran botto!), l’ha caricata a bordo e se n’è andato via….e qui si chiude la storia :-)