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Wikileaks, sito che pubblica materiale riservato di governi ed aziende ottenuto da fonti mantenute anonime, ha recentemente diffuso il contenuto di oltre 500,000 messaggi (per lo più sms) inviati la mattina dell’11 settembre 2001 dalle persone che si trovavano nell’area del World Trade Center e più genericamente nella zona di Manhattan, ma anche dal personale del Pentagono e dalle forze di polizia di New York. Parte di questo materiale è stato tradotto e diffuso anche dalla stampa Italiana. Ecco qualche esempio: - Chiamami subito per favore. Ho bisogno di sapere che stai bene. Ellen -Non andare in centro, un aereo è appena entrato in una delle torre gemelle e sembra grave – Chiamami e fammi sapere che sei al sicuro – Aereo è andato a schiantarsi nel World Trade Center, il nostro staff è al numero 5, sembra che sia al sicuro, arrivano maggiori dettagli – Dove sei? Tutto ok? Puoi chiamarmi? Ti amo. – Si riporta che un elicottero americano militare ha girato intorno all’edificio d poi è caduto sopra o vicino al Pentagono – non è chiaro se era la Casa Bianca o il Pentagono – sono stati evacuati. – Linee verso Washington & Saudi sono bloccate o congestionate. Non si può passare. Jim alla FBI non aveva notizie – ha consigliato di guardare Fox o CNN. Chris. – non voglio avere a che fare con sta merda oggi…. chiamerò johnston al più presto…… ford chiude le piante e io non rispondo del perché stiamo ancora lavorando…. fanculo. – Amore, volevo solo dire quanto ti amo. Ero un po’ preoccupato. Non voglio perderti adesso che ti ho ritrovata. Sei tutto per me. Sei tutta la mia vita e il mio cuore. Ti amo tanto - …… Sul contenuto dei messaggi non c’è molto da dire, sono “logici” con la situazione in corso quel giorno, ma la cosa inquietante in realtà è un’altra.
Dando per scontato che sia tutto vero e non una colossale bufala di pessimo gusto: com’è possibile che i messaggi di tanta gente comune (non malavitosi sotto indagine) siano stati intercettati e conservati? A questo punto non ha più tanto senso dare dei paranoici ai fissati con “grandi fratelli” ed echelon. Penso a tutti gli sms inviati e ricevuti in questi anni e al significato che gli possono aver attribuito questi….”controllori”. Immagino ci siano delle parole/frasi chiave in grado di attirare la loro attenzione. Qualcosa tipo: pallottola-droga-uccidere-premier-bomba-aereo-piazza…. o forse queste parole non vengono usate dai “sovversivi” che preferiscono sostituirle con dei codici tipo: – “Ho dimenticato di comprare le uova. Ci pensi tu? Ti amo.” Capiterà così che un marito rientrando a casa con la borsa della spesa verrà prelevato e portato in commissariato a spiegare il significato della parola “uova”…nel frattempo una moglie incazzata non potrà infornare la torta margherita.
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Mi pongo una domanda: ma le persone che di mestiere (orrida definizione) creano leggi, regolamenti e tutto quello che in genere dovrebbe organizzare la vita di noi cittadini, hanno idea di come queste loro creazione si possano applicare nella vita reale? In questi giorni sto collaudando personalmente una di queste genialate.
Un mio familiare ha bisogno di un ricovero ospedaliero. Con il nostro medico concordiamo che la migliore soluzione per il caso sia il ricovero presso una casa di cura convenzionata della zona. La struttura è attrezzata allo scopo e, cosa non di poco conto, quando in passato abbiamo avuto a che fare con questo presidio ci siamo trovati sempre bene. Così di primo mattino ci rechiamo presso lo studio del nostro medico che ci ha già preparato la carta impegnativa di ricovero e con questa ci rechiamo in casa di cura. Ci presentiamo in reparto dal caposala che, in base a tutta una serie di bla-bla-bla di normative restrittive della sanità, non può procedere al ricovero perché il testo dell’impegnativa è “troppo generico”. Facciamo presente che se il nostro medico avesse la risposta precisa al problema forse il ricovero non sarebbe neppure necessario, probabilmente gli basterebbe prescrivere una cura mirata. Il caposala ci da ragione ma purtroppo ha le mani legate; ci consiglia di recarci presso un pronto soccorso e presentare li il nostro problema. Solo tornando con una carta rilasciata dal pronto soccorso si potrà procedere al ricovero. Raggiungiamo il più vicino pronto soccorso e raccontiamo la nostra storia. Anche li il personale si dimostra comprensivo e solidale ma ammette di non avere la soluzione per noi. L’unica cosa da fare è passare la patata al loro primario, l’unico che può sbloccare il tutto. Non dimentichiamo che ci troviamo in un pronto soccorso…armiamoci di pazienza, sarà lunga.
Dopo un paio d’ore (botta di culo?) otteniamo la tanto sospirata carta che portiamo in casa di cura con l’orgoglio pari a quello di un tedoforo con la sua fiaccola olimpica e possiamo finalmente concludere la pratica ricovero. Ora inizia la parte ospedaliera della storia ma questo, per quanto sgradevole, è un aspetto che siamo disposti ad accettare; l’ospedale non è un luogo di villeggiatura. Ci “consola” il fatto che il personale si dimostra comprensivo e (auguriamoci) competente…non è poco.
A concludere: se vogliamo essere precisi anche in casa di cura c’è stato un piccolo episodio che mi ha fatto pensare. Mentre in reparto si procedeva al ricovero il caposala mi ha mandato in accettazione a chiudere la parte “burocratica”. Consegno un foglio all’impiegato che inizia a scrivere (?) sul suo computer. Dopo qualche interminabile minuto mi dice: – “Può darmi indirizzo ed un numero di telefono?” – Vorrei dirgli che indirizzo e telefono sono scritti ed evidenziati in grassetto sul foglio che gli ho consegnato e che ha guardato più volte mentre scriveva. Non ci sono problemi…gli dico indirizzo e telefono. L’impiegato ricomincia a scrivere ma dopo alcuni istanti mi chiede: – “Può ripetermi il suo indirizzo e numero di telefono?”- Mi sorge un dubbio; che mi stia facendo un test? :shock: Decido di lasciar perdere, in quel momento il mio unico pensiero è quello di finire tutto alla svelta. E’ tutta la mattina che giro e gli altri miei impegni non possono più aspettare. Finalmente l’impiegato finisce di scrivere e manda in stampa i documenti da riconsegnare in reparto. Mi fa firmare anche un paio di fogli; lo ammetto, li ho letti modo distratto, ma se ho afferrato il senso si parla di “trattamento dei dati personali”. Ha del grottesco se pensiamo che mi ha fatto ripetere ben due volte ad alta voce in mezzo ad un sacco di gente in fila il mio indirizzo e numero di telefono. Privacy?
(Immagine dal film: Un giorno di ordinaria follia)
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Di tanto in tanto spunta qualche discussione sull’opportunità di sostituire l’inno nazionale Italiano. Potevo perdere l’occasione di dire la mia su questo tema? Ovviamente no! Premetto che da buon “selvatico” non ho grande simpatia per inni e bandiere perché, per quello che può valere il mio pensiero, troppe volte vedo questi strumenti usati come forma d’allontanamento piuttosto che d’aggregazione (unirsi sotto lo stesso inno+bandiera “contro” gli altri).
Ma ora proviamo ad analizzare i contenuti di qualche inno ufficiale e qualche possibile alternativa.
Fratelli D’Italia
Fratelli d’Italia,
l’Italia s’è desta;
dell’elmo di Scipio
s’è cinta la testa.
Dov’è la Vittoria?
Le porga la chioma;
ché schiava di Roma
Iddio la creò.
Stringiamci a coorte!
Siam pronti alla morte;
Italia chiamò………
Questa è la prima strofa del nostro inno, quella che tutti più o meno conosciamo e magari cantiamo a squarciagola quando gioca la nazionale di calcio. Prima strofa che ovviamente cantiamo/ripetiamo all’infinito perché il seguito non lo sappiamo a memoria (io per primo) o addirittura ne ignoriamo l’esistenza
Noi siamo da secoli
calpesti, derisi,
perché non siam popolo,
perché siam divisi.
Raccolgaci un’unica
bandiera, una speme:
di fonderci insieme
già l’ora suonò…….
Il resto del testo lo trovate qui se vi va. Come gran parte degli inni nazionali anche questo sprizza riferimenti ad orgoglio, Dio, fratellanza e nemici (Austria in questo caso) presi a mazzuolate ed è tutto più che normale, dobbiamo ricordare in quale contesto ed in quali anni l’inno è stato scritto.
Va Pensiero
Va, pensiero, sull’ali dorate;
Va, ti posa sui clivi, sui colli,
Ove olezzano tepide e molli
L’aure dolci del suolo natal!
Del Giordano le rive saluta,
Di Sionne le torri atterrate…
Oh mia patria si bella e perduta!
O membranza sì cara e fatal!
Arpa d’or dei fatidici vati,
Perché muta dal salice pendi?
Le memorie nel petto raccendi,
Ci favella del tempo che fu!
O simile di Solima ai fati
Traggi un suono di crudo lamento,
O t’ispiri il Signore un concento
Che ne infonda al patire virtù!
Questa è la rivale di sempre dell’inno di Mameli. Bella non c’è che dire, Verdi aveva un talento immenso e qui ce ne mostra il meglio. Per quanto riguarda la validità di questo brano come inno Italiano rimango invece dubbioso. Se pensiamo che si tratta di un canto di Ebrei prigionieri in Babilonia mi viene da dire che al limite lo si potrebbe proporre come nuovo inno per Israele. Mi sa tanto che ci faremmo pure un figurone a regalarlo! Mi permetto di scherzare perché problemi di questi genere un paese non se li dovrebbe neppure porre, oppure…ma si…mi può star bene ora, in agosto sotto gli ombrelloni tanto per far due chiacchiere e niente più. A questo punto se proprio volessimo cambiare perché non puntare su di un classico-moderno conosciuto in tutto il mondo?
Nel blu dipinto di blu
Penso che un sogno così non ritorni mai più;
mi dipingevo le mani e la faccia di blu,
poi d’improvviso venivo dal vento rapito
e incominciavo a volare nel cielo infinito…
Romanticismo, magia, fantasia, il blu (buono per la nazionale di calcio), non manca proprio nulla. Certo se volessimo farla proprio “sporca” dovremmo prendere spunto dai bambini. Mi è capitato di vedere in spiaggia un…”incontro di calcio” tra Italia e Germania Under 10? Non ricordo bene, alcuni atleti indossavano il pannolino al posto del costume. Comunque prima della partita le squadre hanno cantato il loro inno nazionale. I tedeschi una canzone a me sconosciuta, gli italiani Le tagliatelle di nonna Pina. Quando si dice “il popolo Italico unito sotto la stessa pasta!
Chiudendo: volete sapere qual è il mio inno (tra quelli veri) preferito? Il Tedesco. La melodia (Haydn) è molto bella ed il testo è meno sciovinista di tanti altri: Quel “über alles “ spesso interpretato come arroganza di recente è stato re-interpretato come “voglia di lasciarsi dietro le cose brutte”. Questa interpretazione mi piace…perché il passato resti passato.
Germania, Germania, al di sopra di tutto
al di sopra di tutto nel mondo,
purché per protezione e difesa
si riunisca fraternamente.
Dalla Mosa fino alla Memel
dall’Adige fino al Baltico:
Germania, Germania, al di sopra di tutto
al di sopra di tutto nel mondo,
Donne tedesche, fedeltà tedesca,
vino tedesco e canto tedesco,
devono mantenere nel mondo
la loro vecchia, buona fama.
Che ci ispirino a gesta nobili
per tutta la nostra vita
Donne tedesche, fedeltà tedesca,
vino tedesco e canto tedesco,
Unità, giustizia e libertà
per la patria tedesca!
A ciò lasciateci tutti anelare,
fraternamente col cuore e con la mano!
Unità, giustizia e libertà
sono la garanzia della felicità.
Fiorisci nel fulgore di questa felicità,
fiorisci, patria tedesca!
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Ciao Lettore, mi rivolgo a te che sei capitato forse per caso su questo blog, magari attratto dal titolo o da un tag amabilmente truffaldino come topolino. Perché topolino? Perché è popolare e riesce a carpire l’attenzione più delle parole blog, sciopero e protesta. Se stai leggendo questo articolo nel giorno della sua pubblicazione o nei giorni immediatamente a seguire è possibile che tu abbia già sentito parlare di uno sciopero indetto dai giornalisti (poi rimandato) e della protesta da parte di molti blogger Italiani sotto varie forme. C’è chi mostra un cerotto azzurro, chi un megafono ed il proprio volto imbavagliato, questi ultimo forse li avrai pure visti in televisione manifestare in piazza. Ti sarai anche chiesto il motivo di questa protesta e ti avranno parlato del disegno di legge Alfano che, tra le altre cose, imporrebbe per i giornalisti (e non solo) “l’obbligo di rettifica” dei propri articoli in caso di…”contestazione”. Ma questo, ti chiederai, cosa comporta per i blog? Semplice. Ogni post pubblicato (anche video/audio), ogni commento ricevuto potrà essere contestato non con il solo, più che legittimo, diritto di replica ma con una vera e propria diffida che obbligherà i gestori di siti informatici alla rettifica del materiale incriminato entro 24 ore pena una sanzione di parecchie migliaia di euro. Questo obbligherà non solo i giornalisti ma anche gestori di hosting, blog , siti, newsgroup professionisti e amatoriali a camminare letteralmente sulle uova ogni volta che pubblicheranno qualcosa di nuovo. Sempre con il “terrore” di turbare la suscettibilità di qualcuno (meglio se…potente) pronto a farcela pagare.
Ti potresti inoltre chiedere se questa cosa ha a che fare con la politica (che magari ti fa schifo e non ne vuoi sapere nulla) o quanto può interessare a te la questione visto che magari un blog non ce l’hai oppure tratta di cucina, manga, poesia o tante altre cose “non pericolose”. Ebbene si; la politica centra eccome, ma qui non ti parlerò dell’aspetto legato allo scontro tra le ideologie dei vari schieramenti politici, preferisco far cadere la tua attenzione sulla scarsa competenza dei nostri politici in materia di web e blog in particolare. Ti ricordo che la battaglia elettorale delle ultime elezioni U.S.A.. si è combattuta anche in rete. Una battaglia feroce e non sempre correttissima ma comunque tollerata nel nome di una libertà di pensiero che da noi andrebbe in fumo con la legge di cui stiamo parlando. La dimostrazione del ritardo culturale dei nostri politici verso il mondo della rete si è manifestate in numerose occasioni. Tra i casi più eclatanti possiamo ricordare la prima versione del blog di Clemente Mastella dove non c’era la possibilità di lasciare dei commenti nei post e, sappiamo bene, un blog che non permette la discussione/confronto non ha alcun senso d’esistere. L’Italica fantasia sopperì a questa lacuna mettendo in rete dei blog cloni dove la gente ebbe modo di rispondere, sia pur indirettamente, agli articoli di Mastella. Nel corso del tempo qualche commento è apparso nel blog ufficiale ma ho qualche dubbio sulla loro autenticità (spesso i “profili blogger” portano a dei “vicoli ciechi”). Discorso analogo per il blog di Gabriella Carlucci dove almeno si vede la mano di qualcuno competente nella costruzione di un blog. Al momento della pubblicazione di questo articolo Mastella ha comunque messo in rete un blog tutto nuovo ed entrambi i personaggi sembra abbiano aperto un po’ di spazio ai commenti, anche a quelli più critici…poco poco eh! Non esageriamo. Non dimentichiamo poi i casi di quei politici che si sono visti cancellare da Facebook e per questo hanno avviato anche delle interrogazioni parlamentari dimenticando (prima di fare gli “offesi”) che quando ci si iscrive ad un social network rimaniamo comunque degli ospiti e le regole che abbiano sottoscritto e sicuramente non letto vanno accettate anche se siamo dei politici.
Chiuso l’aspetto politico (in senso stretto) del tema ti ricordo che anche se scrivi di arte e poesia sul tuo blog non sei esente da rischi. Certo è sicuramente più difficile venir attaccati su questi argomenti ma sappiamo bene quanto sia fervida la fantasia/demenza umana.
Dopo aver letto questa prima parte del post potresti anche pensare che la questione non ti riguarda e non merita la tua attenzione. Ok… allarghiamo i nostri orizzonti. Se ti dico la parola libertà ti si drizzano le antenne? Troppo spesso tendiamo a dare per scontato tutto quello che possediamo, a partire anche dalla libertà. Anche il web che ci è entrato nelle case sembra la cosa più scontata di questo mondo e difficilmente ci soffermiamo su tutti gli aspetti che compongono questo strumento. Parlo in particolare della conoscenza che il web ci porta; conoscenza non intesa solo come sapere enciclopedico ma come pensiero, opinioni, confronto. Il web in questo senso può essere uno strumento da considerarsi pericoloso sotto qualunque prospettiva lo si voglia guardare. Può essere pericoloso perché in mani “capaci” può guidare le coscienze verso interessi di comodo. Pensiamo alla superficialità con la quale assorbiamo le informazioni: “se lo dice la televisione è vero!” capita di sentire, e con il web il rischio è lo stesso. Ma allo stesso tempo il web è pericoloso perché difficilmente controllabile; la “base” può interagire e comunicare molto facilmente e questo al “potere” di qualunque colore e ad ogni latitudine non piace. Pensiamo a tutti quei paesi dove la libertà di pensiero trova ancora difficoltà ad esprimere anche solo i concetti di base. Pensiamo all’Iran ad esempio: il blogger Iraniano-Canadese Hossein Derakhshan è agli arresti dal novembre del 2008 con l’accusa di spionaggio ed il sito hoder.com oscurato. Destino ancor più tragico per il blogger Omid Reza Mir Sayafi morto in carcere mentre scontava una pena di due anni e mezzo con l’accusa d’aver insultato i leader religiosi. Faccio presente che mentre Derakhshan si occupa di politica e quindi può aver pestato i piedi al regime, il povero Mir Sayafi si occupava di cultura e musica. L’Iran non è il solo paese dove l’attività dei blogger è pericolosa. Nay Phone Lat si è beccato venti anni di carcere per aver diffuso informazioni sulla repressione nel Myanmar. In Cina ormai sono numerosi i blogger con condanne da otto a dieci anni per “sovversione del potere dello Stato”. A Cuba i blogger sono “frenati” attraverso gli altissimi costi della connessione internet e negli unici luoghi dove questa sia abbordabile (gli hotel) le postazioni sono rigorosamente pubbliche e pochi se la sentono di trattare argomenti pericolosi sotto gli occhi di tutti. Non ho informazioni sui blogger Nordcoreani ma li sappiamo bene come risolvono le situazioni scomode.
Caro lettore ti chiedo scusa se sono stato un po’ lungo e forse ho pure divagato ma credo che questo tema innescato dallo sciopero dei blog fosse importante anche sotto questi punti di vista. Certamente non credo che i blog in Italia rischino di fare la fine degli esempi sopra citati ma ovviamente bisogna vigilare (tutti) perché soluzioni come il DDL Alfano o il DDL D’Alia non “deraglino” verso strade pericolose. La necessità di regolamentare situazioni nuove come quelle legate al web sono sicuramente logiche, ma proprio perché si parte dal “nuovo” non si deve perdere l’occasione di fare le cose per bene partendo sempre e comunque dalla parola Libertà.
Ma cosa succederebbe se i blogger Italiani all’improvviso si sentissero minacciati nell’esprimere il loro pensiero e nel loro portafogli? Mi riferisco alla multa citata all’inizio del post. Immagino che vedremmo centinaia di blogger armarti delle loro valigie (virtuali) emigrare all’estero verso paesi più “tolleranti”. Gran parte delle piattaforme per blog, anche se di proprietà straniera (in genere americana), ospitano i loro clienti su dei server posti nel paese del cliente stesso. Per capirci: un blog Italiano di casa google (blogspot) non è caricato nei server a Mountain View in California ma (probabilmente) a Milano e deve quindi sottostare alla legge Italiana. Di conseguenza se voglio aprire un blog/sito coperto da legge Americana ma visibile ovviamente anche in Italia devo appunto emigrare verso un gestore U.S.A. ed adattarmi al suo regolamento. Cosa significa adattarmi? Significa che lì posso esprimere le mie idee con una certa tranquillità (ricordiamo lo scontro dei blog tra Obama e McCain) ma posso avere dei guai se pubblico immagini o file audio coperti da copyright (cosa invece più tollerata da noi). Questa descritta è una soluzione estrema che non credo sarà mai necessario prendere, ma per stare tranquilli…come ho detto prima, dobbiamo vigilare e parlare. Sempre.
Ciao Lettore.
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Con l’arrivo di luglio in tutta Italia stanno partendo i saldi estivi. Come sempre in queste occasioni partono anche le polemiche tra le associazioni di consumatori ed i commercianti mentre i giornalisti televisivi infilano i loro microfoni sotto il naso della gente fermata per strada invitandola a darci qualche suggerimento. Ne escono fuori i soliti discorsi: da una parte ci sono quelli che presentano il il cliente come una figura quasi sacra da tutelare e coccolare, dall’altra un esercito di professionisti del saldo che per settimane passa a setaccio i negozi memorizzando i prezzi dei capi esposti per poi confrontarli con i prezzi a saldo. Nel mezzo tutti gli altri: confusi, distratti, spesso con le balle girate perché saldi o non saldi la difficoltà di far quadrare i conti a fine mese rimane comunque.
Mi chiedo se “l’istituzione” dei saldi così com’è concepita oggi abbia ancora senso visto che, pur riconoscendo ai negozi (in particolare quelli di fascia “alta”) la possibilità di rinnovare i propri magazzini allettando i clienti con prezzi più invitanti, esiste anche una vera e propria industria del saldo.
Un esempio? Ieri sera passeggiando lungo la via principale della mia città (località balneare) sono passato davanti al negozio dove lavora una mia cugina. Era quasi l’ora di chiusura ma lei stava ancora armeggiando attorno a dei grossi scatoloni colmi di magliette, pantaloncini, gonne,ecc… . Mi ha spiegato che quella merce era arrivata da poco e la stava preparando per “oggi” (in veneto i saldi cominciano il 4 luglio). Tutti questi graziosi e colorati capi d’abbigliamento sono costati al negoziante circa 2 euro all’uno, ora sono venduti a 10 euro all’uno con cartellino che ne dichiara un prezzo “originale” ben più alto. A questo punto, la parola saldi ha ancora senso? Chiamiamola offerta, chiamiamola promozione, chiamiamola anche “mario” se ci va, ma distinguiamola realmente dalla vendita dei fondi di magazzino.
(Immagine da: haisentito.it)
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Per qualche giorno sono stato lontano dal mondo dell’informazione preso da altre cose e dalla necessità di “resettarmi” mentalmente. Oggi apro i giornali (il mondo intanto è andato avanti) e tre cose attirano la mia attenzione. Non che altre vicende siamo meno importanti o interessanti, ma queste tre sono un capitolo aperto da tempo.
UNO. Fiat/Opel. Sembra che la scalata a Opel alla fine sia stata vinta dalla cordata Russo-Canadese di Magna. Vinta?….Personalmente non ho mai pensato che Fiat fosse realmente interessata ad Opel. Le due società si rivolgono allo stesso target di clienti, che senso avrebbe assorbire un clone? Quando partì “l’operazione Opel” pensai subito che si trattasse di una prova di forza, un modo per mostrare i muscoli ai mercati e saggiarne la risposta più che un vero desiderio d’acquisizione (sottolineo comunque che io di fantasia ne ho da vendere). Molto più credibili le operazioni Chrysler/Saab.
DUE. Omicidio Tiller. A Wichita (kansas – u.s.a.) un medico abortista è stato ucciso. Non ho mai fatto un segreto di come la penso sul tema dell’aborto visto anche il “leggero coinvolgimento personale” sul tema. Ancora non riesco a capire come delle persone che si definiscono “credenti in Dio e difensori della vita” vadano in giro a sparare alla gente che la pensa in modo diverso da loro (non è terrorismo pure questo?) quando sappiamo bene che la questione aborto si risolve (per quello che si può) solo attraverso l’informazione ed il dialogo. Certo che se non hai argomenti validi è più facile far parlare le pistole.
TRE. Piazza Tiananmen. Sono passati vent’anni da quando l’esercito Cinese fermò con il sangue le proteste studentesche che duravano da oltre un mese. Quando rivedo l’immagine simbolo di quei giorni mi chiedo sempre che fine abbia fatto quel ragazzo fermo davanti ai carri armati….
In questo link una breve ricostruzione di quelle ore.
Fonti: Wikipedia e Ansa
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Le parole di un uomo politico possono mettere zizzania all’interno di una famiglia? Se questo politico risponde al nome di SuperSilvio la risposta è si. E’ noto che il nostro uomo quando deve relazionarsi con la Finlandia riesce sempre a dire una parola di troppo, non importa si parli di donne, prosciutti o chiese, il risultato è sempre lo stesso: qualcuno se la prende a male. L’ultima uscita riguarda proprio una chiesetta di legno esibita con orgoglio dalle autorità Finlandesi (stiamo parlando di un patrimonio dell’UNESCO) a Super-Silvio che, invece di limitarsi a qualche sorriso diplomatico ha pensato bene d’uscire con una delle sue mitiche battute. Qualcosa come:-”In Italia una chiesetta del genere la buttiamo su in una settimana!”- Ok… non so se sia andata veramente così, non so quali problemi diplomateci siano venuti a galla. Lo confesso…questa storia mi era uscita dalla mente dopo due minuti che l’avevo sentita ma…come la mettiamo con il mio amico Alessandro?
Alessandro da qualche anno è sposato con una ragazza Finlandese. Il classico colpo di fulmine estivo della turista nordica ammaliata dall’Italico giovanotto. Il matrimonio ha funzionato per anni ma poi lei ha cominciato a sentire una forma di nostalgia (?) verso la sua terra. Per farla breve lei si è presa una “pausa” ed è tornata dai suoi genitori insieme ai due bambini ed il mio amico fa il “pendolare” verso la Finlandia nel tentativo di ricucire il matrimonio. Il caso vuole che il suocero di Alessandro abiti nella zona dove sorge la famigerata (a questo punto) chiesetta e sia pure un ex falegname! Avete idea cosa si possa provare ad entrare nella casa del suocero incacchiato di suo perché, sicuramente, “parteggia” per la figlia e vedere alla tivù le immagine del nostro premier (sorridente) la chiesa (- -), I politici Finlandesi (imbronciati), i giornalisti (imbronciati) e vederti apparire alle spalle la moglie pure lei con l’espressione rabbuiata? Alessandro mi ha raccontato l’episodio in tono divertito ma…se il suo matrimonio dovesse fallire miseramente chi pagherà gli alimenti? Silvio?…magari qualche euro simbolico.. (favoletta).
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Giorno di spese al supermercato. Mentre giro con il mio carrello tra le corsie avverto una presenza alle mie spalle, mi sposto leggermente per favorire il sorpasso alla donna in arrivo con carrello colmo e cigolante. Questa, giunta al mio fianco si ferma (penso: abbella! Levati che non vedo il prezzo dell’olio d’oliva!). “ Scusa” – dice lei – “ma tu non sei…Giorgio?” – “Dipende” – rispondo io con un mezzo sorriso mentre con la mente scorro rapidamente la mia vita alla ricerca di spose abbandonate all’altare o peggio…non ce ne sono, non dovrei rischiare l’incolumità fisica e quindi posso confermare la mia identità. Lei si presenta, è Patrizia, una vecchia compagna di scuola. Iniziamo con le classiche domande da “rimpatriata”: come stai, dove vivi, matrimonio, figli, lavoro,ecc… Passiamo poi alle domande sui vecchi compagni: hai più visto tizio, caio? Emergono così storie di gente che ha cambiato città, gente serena, gente sfortunata (lei è molto ma molto più informata di me), insomma storie come tante. Storie in ogni caso condizionate anche da quei primi anni di scuola che abbiamo condiviso.
Ripensando al periodo delle elementari mi rendo conto di non ricordare i nomi di nessuna delle sei maestre che abbiamo avuto in cinque anni (buona parte dei miei amici ha fatto tutte le elementari con un solo insegnate) ed a fatica ricordo i loro volti, a parte quella di quarta ma solo perché era pazza (non è una battuta), quarta elementare che abbiamo frequentato in un altro istituto per quasi tutto l’anno a causa di prolungati lavori di manutenzione della nostra scuola. Il tutto sempre di pomeriggio e senza un’aula fissa…alla faccia dell’organizzazione. In questi anni l’unico elemento stabile fu “La Maria”, una bidella a dir poco mitica. Ai nostri occhi di bambini appariva come una enorme signora anziana sempre vestita di nero. Lei accompagnava al bagno i più piccoli, lei incerottava le ginocchia sbucciate dalle cadute, lei separava i teppistelli quando s’azzuffavano (aveva due mani grandi come badili), lei ci faceva compagnia quando le nostre maestre s’assentavano. Questo se le assenze erano brevi, nel caso d’assenza per tutta la giornata allora venivamo sparpagliati in piccoli gruppi nelle altre classi (niente supplente); per la verità questo è successo pochissime volte ma bastò per farmi apprezzare gli insegnanti…degli altri. Un piccolo episodio: un giorno La Maria entrò in classe durante la lezione e senza dire una parola mi prese per mano e mi portò fuori sotto lo sguardo inebetito della maestra, incuriosito dei bambini che non sapevano cosa stesse succedendo e divertito di quelli che invece già sapevano. Mi portò in una classe vicina dove il maestro (uno trooooppo avanti!) aveva pensato di creare un album fotografico di tutti suoi alunni, una specie di facebook (quello vero) stile scuola americana. La Maria aveva deciso (perché lei “decideva”) d’inserire quanti più alunni le fosse possibile in questo album. A testimonianza dell’episodio ho inserito la mia foto come presentazione di questo post, così che si possa vedere che bel pupetto era il Caigo all’età di sette anni.
Alle medie le cose non andarono meglio. I nostri genitori vennero convinti a farci frequentare il “tempo-pieno” o per meglio dire “lo sperimentale” (questa parola avrebbe dovuto far riflettere…). Venne spacciata l’idea che tenendo a scuola i ragazzi sia il mattino che il pomeriggio questi NON avessero più la necessità di studiare a casa. Cosa ovviamente non vera, tanto più che i programmi non vennero mai rispettati e terminammo le medie con un fortissimo handicap nei confronti degli studenti di altri istituti. Per alcuni anni quando gli studenti della nostra scuola media s’iscrivevano alle superiori vennero etichettati come “Quelli”. Quelli che erano rimasti indietro, quelli tardoni, quelli che non avevano portato a termine il loro vecchio programma…le conseguenze si possono ben immaginare. Di quei tre anni i ricordi più importanti sono: A) Un insegnate (uno sicuramente buono) che m’insegnò a “leggere” i giornali e la politica. B) In anni dove il calcio femminile era agli albori la nostra classe vantava la presenza delle ragazze più brave in questa specialità. Il nostro insegnate di tedesco, prof. Pettorino (e facciamo qualche nome!) era un tipo singolare, uno che, ad esempio, a gennaio con trenta centimetri di neve ti entrava in classe con le infradito ai piedi. Se poi era una bella giornata di sole e lo vedevi fissare silenziosamente fuori dalla finestra era fatta! Dopo qualche minuto diceva: -”Ragazzi! Fuori a giocare a pallone”- . Risultato: la lingua tedesca in quei tre anni non ha dato il meglio di se nella nostra classe ma in compenso vincevamo tutti i tornei calcistici della scuola. Allenandoci a squadre miste, come ho detto, anche le ragazze facevano la loro bella figura a parte qualche lacuna nei colpi di testa da parte di quelle che tenevano particolarmente alla cura della loro chioma ma non si può avere tutto. C) La stupida morte dell’insegnate di musica (per inciso non abbiamo mai preso in mano uno strumento in tre anni). Dopo un paio d’anni venni a sapere che era morto fulminato dal phon dentro la vasca da bagno.
Come ho scritto prima l’impatto degli studenti della mia scuola con le superiori era piuttosto duro. Lo fu in parte anche per me ma le complicazioni nel mio caso arrivarono per dei seri problemi di salute che m’impedirono di terminare l’anno scolastico. Al mio abbandono è strettamente legato un episodio che (oggi) trovo quasi divertente. Mia madre andò dal preside a spiegare la situazione ed informarlo delle mie condizioni. Il preside (che non sapeva neppure quale fosso la mia faccia) sbottò con una perla di saggezza:-”Se suo figlio se ne va finirà drogato!”- (parole testuali). Mia madre capì che il personaggio non aveva ascoltato/capito una sola parola di quello che lei aveva detto dei minuti precedenti. Si alzò e se ne andò. Per la cronaca il sottoscritto non ha mai fumato (non mi ha mai neppure incuriosito il fumo), non si è mai ubriacato (sono quasi astemio, mi piace solo “assaggiare”, questo nonostante qualcuno si sia fatto delle strane idee su di me visti i miei interessi sulla lavorazione alcolica dei limoni ), non si è mai bucato (simpatia zero verso gli aghi) e non si è mai impasticcato (purtroppo faccio parte di quella categoria che fatica pure a mandar giù le pastiglie “vere”). Dopo qualche anno ebbi modo di conoscere uno dei figli del mio ex preside e gli ho raccontato l’episodio. Mi disse:- “Sai, mio padre era un tipo un po’ particolare. Non è stato facile vivere accanto a lui”-.
In seguito ripresi anche gli studi ma ormai il giocattolo si era rotto. Adolescente, in piena fase di “ribellione”, gli anni che seguirono non mi arricchirono come persona. Per ritrovare ordine nella mia vita dovetti aspettare d’entrare nel modo del lavoro, partendo con i classici lavori stagionali/tempo determinato per poi via via raggiungere la stabilità professionale.
Oggi quando vedo la tensione che sta passando il mondo della scuola non posso fare a meno di pensare se tutto questo non sia, in qualche modo, l’eredità di episodi del passato riconoscibili anche dalla mia storia. Ok. Il mio sarà forse un caso limite (parliamo comunque di qualche centinaio di studenti coinvolti) però mi piacerebbe sapere se oggi cose del genere ancora si ripetono. Mi auguro proprio di no. Tra tutti i miei ex compagni di scuola quelli che hanno raccolto dei veri frutti dalla loro esperienza scolastica si contano su di una mano. Io mi considero un “miracolato”. A dieci anni quando i miei amichetti leggevano (se leggevano) Topolino io mi “nutrivo” dentro atlanti ed enciclopedie e se proprio volevo viaggiare con la fantasia mi buttavo nella scienze fiction di Campbell e Van Vogt (mattoncini da 600 pagine). Per questo mi rendo conto che la mia cultura “a macchia di leopardo” è figlia della mia curiosità e voglia di sapere piuttosto che dell’istruzione che ho ricevuto. Che faccio, chiedo i danni? Meglio lasciar perdere, visto che a maltrattare verbi e congiuntivi ci si mettono un po’ tutti, anche gli insospettabili…e poi…le lingue non sono vive? In evoluzione? Comunque per il momento ho deciso di non usare tante “K” (ki, perké, anke, kuanto, kosta, kanestro, pikkolo,…)
Ops! Oggi sono stato più lungo del solito
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In un mio vecchio post scrivevo delle incredibili istruzioni per l’uso che si possono trovare nelle confezioni di alcuni prodotti. Ho trovato questa immagine che non ha bisogno di spiegazioni

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Il 18 dicembre mi ero in qualche modo impegnato a chiudere ogni discorso sulla vicenda di Eluana Englaro. Ritorno brevemente sul tema solo perchè di recente ho avuto modo di leggere (su segnalazione) l’articolo 2278 del Catechismo. Per settimane schiere di sostenitori della vita hanno inveito contro il padre della ragazza, i medici e la clinica che la ospitava sostenendo le loro ragioni a volte anche in modo pesante. Mi piacerebbe che qualcuno di loro mi spiegasse come devo interpretare queste parole del Catechismo riportate qui sotto. La mia non vuole essere una provocazione fine a se stessa, vorrei solo capire…poi ognuno resterà coerentemente della propria idea.
“L’interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima. In tal caso si ha la rinuncia all’accanimento terapeutico. Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire. Le decisioni devono essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacità, o, altrimenti, da coloro che ne hanno legalmente il diritto, rispettando sempre la ragionevole volontà e gli interessi legittimi del paziente“
Per chi volesse approfondire il tema vi propongo il link alla pagina specifica ed all’indice del Catechismo.
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