Archivio per la Categoria “Temi”

Mi sono fatto configurare per qualche tempo dal mio provider un servizio localizzato in un ottimo e noto datacenter di Frosinone e il caso ha voluto che dopo qualche mese abbia assistito ad uno di quei rari eventi che tuttavia possono accadere come un problema legato al sistema elettrico che ha coinvolto l’intera farm. Così lo scorso giovedì questo blog è scomparso per la prima volta dalla rete per alcune ore (e qualcuno se n’è pure accorto.). Io non sono cliente diretto di questa Farm ma di un altro fornitore che nel mio caso ha utilizzato un server collocato in questa struttura allo stesso modo di tanti altri provider italiani. Alcuni di essi sono molto grandi ed ospitano i loro server nello stesso datacenter ognuno configurando e gestendo in modo indipendente i servizi offerti. Sta di fatto che quel giorno in Italia sono scomparsi per qualche ora decine di migliaia di siti/blog, il tutto senza distinzione di “classe” tra un provider ed un altro che utilizzavano lo stesso datacenter.
In questo circostanza ho avuto l’occasione di vedere una cosa che, come internauta, mi ha piuttosto deluso. Sono capitato nella pagina Facebook di uno dei gestori coinvolti dal problema. Vi posso dire che si tratta di uno dei gestori con il maggior numero di clienti in Italia e, probabilmente, quello con i prezzi più bassi. Ora… la logica del prezzo basso (una decina di euro l’anno) dovrebbe ragionevolmente far intendere che il servizio offerto, sia pur buono, non può essere paragonato a quello offerto da chi ti chiede due/tremila euro l’anno ed il cliente questo lo dovrebbe capire. Dico dovrebbe perché in realtà su Facebook ho assistito ad una carrellata di lamentele nei confronti dell’incolpevole gestore. Gente che si lamentava “a nome” dei propri clienti (quindi questi si “rivendono” il servizio), gente che si trovava offline il negozio in rete ( con 10 euro l’anno gestisci un negozio?), gente che temeva di perdere qualche prezioso centesimo dalla pubblicità di addsense & co. Per farla breve: i più arrabbiati, i più aggressivi sono stati i piccoli-del-web, gente che in gran parte non opera in modo professionale nella rete ma che, a quanto pare, per una manciata di centesimi tira fuori l’arroganza degna del peggior manager di una multinazionale.
Forse sembrerò troppo severo nei confronti di queste persone ma non posso fare a meno di ricordare che tra loro ci sono anche quelli che rubacchiano in rete costruendo dei siti/blog con materiale altrui. Io stesso mi sono trovato dei miei post e addirittura interventi su Yahoo Answers riproposti (in mezzo a valanghe di pubblicità) nelle loro pagine.
Diciamolo subito: la cosa tutto sommato può essere letta in forma lusinghiera, se scelgono il tuo materiale in fondo significa che viene considerato anche buono e per quanto riguarda il sottoscritto non sono fissato con il diritto d’autore. Piuttosto m’irrita un pochino il fatto che non venga riconosciuto l’impegno di chi ha scritto l’articolo e che venga riproposto sfacciatamente a scopo di lucro quando invece l’originale (qui) per scelta rifugge ogni forma di pubblicità.

Piccola divagazione. Questi siti svolgono un’attività paragonabile allo spam. A tal proposito avrete notato che il vecchio captcha matematico è stato sostituito da uno alfanumerico. Come mai? Versione A: sostanzialmente ho un’ animo gentile e non potevo più accettare di veder soffrire in miei lettori impegnati in estenuanti addizioni (5+3, 9+2, ecc…). Versione B: con l’ultimo aggiornamento di wordpress il plugin del captcha ha smesso di funzionare. Per un paio di giorni ho provato a lasciare i commenti liberi ma il risultato è che sono iniziate ad arrivare cose…”strane”. Solo come dimostrazione ho lasciato online uno questi commenti (vedi quello firmato RistrutturART), non è spam nel senso stretto del termine ma un pingback . Questo lo posso anche accettare ma permettere che mi arrivi come commento un link al post che io stesso ho scritto mi sembra troppo. :wink:

Una cosa mi sento di dire a favore di chi diffonde spam. Sono amici, o meglio, sono amici migliori dei nostri amici. Pensateci bene… quante persone conoscete che si preoccupano per la qualità della vostra attività sessuale? Penso ben poche. Questi “amici” invece sanno (chissà come) dei vostri problemi e s’impegnano con tutto il cuore per procurarvi delle cospicue forniture di viagra. Adorabili! :P

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L’estate è arrivata ma come spesso capita lo si capisce solo consultando il calendario. Piogge abbondanti ed un brusco calo delle temperature hanno lasciato il segno in tutto il paese. Nella mia zona le perturbazioni sono state particolarmente violente ed hanno avuto il loro apice con l’arrivo di una tromba d’aria che ha colpito alcuni comuni tra Padova e Venezia mentre, spostandoci più ad est, le piogge hanno allagato vaste zone costringendo alla fuga i primi turisti accampati nei campeggi.
Nel mio quartiere la vittima più illustre di questa perturbazione è stata una centralina telefonica; ecco perché per qualche giorno sono stato così “silenzioso” in rete. Posso dire che mi è andata bene, il disagio di trovarsi senza linea telefonica e connessione internet è nulla se paragonato a chi ha subito danni a casa e/o automobili.
A tal proposito devo lamentare un altro caso (anche se meno grave di queste) di inutile creatività giornalistica. I quotidiano hanno dato giustamente molto spazio alla cronaca citando storie, testimonianze, entità dei danni, ecc…. ed hanno integrato gli articoli con alcune foto scattate dopo il passaggi della tromba d’aria. In particolare mi ha colpito una foto accompagnata da questa didascalia:” Un albero abbattuto in pieno centro… finito sopra un’auto”. Si vede chiaramente l’albero abbattuto lungo la strada e l’auto che “sembra” trovarsi sotto i suoi rami. “Sembra”, perché l’auto non appare affatto malconcia.
Il mistero viene svelato in un’altra foto dove, citando un “albero sradicato”, s’intravede la stessa auto di prima vista da un’altra posizione. Si scopre così che l’albero è caduto accanto all’auto parcheggiata senza toccarla e che l’effetto “schiacciamento” della prima foto è un’illusione creata dall’inquadratura. Ora mi chiedo: perché inserire una didascalia che NON dice la verità? Nell’articolo si parla di numerose auto danneggiate e la cosa è sicuramente credibile vista la violenza della perturbazione; la stessa foto “incriminata” mostra i danni della tromba d’aria in tutta la loro drammaticità e quella didascalia è del tutto inutile, anzi, trattandosi di una bugia è pure dannosa per la credibilità dell’articolo.

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Quando parliamo di ecologia magicamente ci troviamo tutti d’accordo. Condividiamo l’idea che gli sprechi devono finire, che dobbiamo comprare solo prodotti non inquinanti o comunque riciclabili e che dobbiamo separare con cura i nostri rifiuti per agevolarne la raccolta ed il trattamento. Ma Questi bei propositi non sempre vengono mantenuti perché “essere ecologici” comporta un minimo d’impegno che spesso si scontra con pigrizia e scuse a dir poco ridicole. Ricordo quando il comune che confina con il mio ad est per primo instaurò la raccolta differenziata dei rifiuti; d’improvviso i cassonetti “generici” delle vie confinanti tra i due comuni iniziarono a tracimare di sacchetti colmi d’immondizia. Questo perché molti abitanti del comune “ecologico” ogni mattina si caricavano in auto il loro bel sacchetto nero e andando a lavorare facevano una sosta tattica oltre…confine. Quando il mio comune decise di attrezzarsi pure lui per la raccolta differenziata pensò bene di cominciare la raccolta proprio con la zona al confine tra i due comuni, questo per cercare di creare un cuscinetto in grado di far desistere gli invasori. L’azione non ebbe grande successo, l’unico risultato fu quello di far spostare più ad ovest la zona tormentata. Per ottenere risultati apprezzabili si dovette aspettare che l’area coperta dal servizio di raccolta differenziata venisse ampliata e crescesse (…e meno male) il senso civico della cittadinanza.

Ora tra le mete preferite dai zozzoni ci sono i cassonetti di fronte a casa mia. La foto mostra parzialmente l’opera di chi ha scaricato i suoi rifiuti; fuoricampo sulla destra c’è anche un congelatore, per non parlare poi dei mattoni rotti gettati nel cassone blu (ad uso plastica e vetro). Buona parte dei rifiuti che ogni settimana finiscono tra questi cassonetti sono di origine “professionale”, nel senso che si tratta di materiali di scarto ed imballaggi tipici di dipintori, falegnami ed altri categorie d’ artigiani, ovvero, tutta gente che dovrebbe portare i rifiuti direttamente in discarica. L’aspetto grottesco della cosa è che il centro di raccolta rifiuti si trova a meno di un chilometro dal luogo del misfatto. Questo significa che molti mollano qui le loro schifezze perché arrivano ad orari improponibili e non vogliono tornare a casa con i loro rifiuti o temono di dover pagare qualcosa. Timore praticamente infondato perché si paga qualcosa solo in presenza di abbondanti e ripetute consegne o se vogliamo che l’azienda che gestisce i rifiuti venga a ritirare quelli ingombranti direttamente al nostro indirizzo.

Nota – Questa mattina uscendo per recarmi al lavoro ho intercettato un “signore” (per la cronaca un militare con tanto di uniforme mimetica) intento a gettare dei misteriosi scatoloni di cartone nei cassonetti. Quando mi sono fermato per dirgli che il centro di raccolta era li vicino e non era necessario che ingolfasse inutilmente quei poveri cassonetti mi ha guardato con espressione lessa ed ha risposto: – Mi spiace, ma da noi (il comune che si trova ad est del mio) non c’è più la possibilità di smaltire questi rifiuti. – Andiamo bene! 8O Così adesso ho scoperto che gli invasori mi possono attaccare anche dall’altro fronte!

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Poniamoci una domanda. Se mentre stiamo passeggiando sentiamo delle grida provenire da una via laterale, meglio se buia, come ci comportiamo? Magari in cuor nostro ci sentiamo degli eroi però la realtà può essere ben diversa, se le forze dell’ordine consigliano alle persone aggredite di non gridare un generico “aiuto” ma un più preciso, anche se falsissimo, “al fuoco”. La gente normale (mi si passi il termine) di fronte all’incognito si spaventa e si allontana, come dimostrano i casi di stupro commessi in presenza di persone che si trovavano a pochi metri di distanza senza intervenire, magari separati da una semplice siepe o un cartellone pubblicitario. Se invece gridiamo al “fuoco” è possibile che qualcuno, magari solo per curiosità, si possa avvicinare per vedere cosa succede e far desistere con la sua presenza l’aggressore. Partendo dal presupposto che la cosa migliore è sperare di non trovarsi MAI in una situazione del genere può essere utile sapere quali altri consigli possono tornare utili in caso d’aggressione. Ad esempio: sembra che un violentatore più che essere attratto da un vestito provocante sia attratto da un vestito facile da togliere e da capi che può utilizzare per immobilizzare la vittima (sciarpe, foulard), i capelli lunghi poi favoriscono la presa. Viceversa: chiudere sempre la macchina, girare con oggetti come ombrelli o borse pesanti, camminare a testa alta e con piglio deciso sarebbero tutte situazioni “poco gradite” ai potenziali aggressori come anche urlare dei “no” perentori piuttosto che supplicarli di lasciarvi andare.

Boh… sono tutte situazioni abbastanza teoriche a mio parere ma se questi sono i consigli probabilmente ci sono dei dati statistici che li avvalorano. Le uniche cose certe sono le pene sempre più severe verso questo genere di crimine. Severe ma fumose in molti casi, ma questo è un’altra storia. :roll: Esempi? In Gran Bretagna lo stupro è punito con un minimo di 5 anni di reclusione fino all’ergastolo per i casi più gravi. L’attenuante del “consenso” non ha valore nel caso in cui la vittima sia ubriaca, drogata sequestrata o se teme violenza, se poi la vittima ha meno di 13 anni non c’è scusa che tenga. In Francia la pena è di 15 anni e si sale a 20 anni nel caso che la vittima abbia meno di 15 anni, ci sia stata violenza di gruppo, minaccia con arma e conseguenze come mutilazioni o invalidità. In Germania si parte da un minimo di 2 anni di reclusione ma si arriva anche all’ergastolo. Negli U.S.A. Le normative cambiano da stato a stato con una media di circa 12 anni per le sentenza ma solo la metà del tempo effettivamente trascorso in prigione. Ed in Italia? La reclusione va dai 5 ai 10 anni, fino a dodici se ci sono aggravanti come l’uso di sostanze alcoliche, narcotiche, armi o la vittima a meno di 14 anni.

Immagine da: thedreamzone.com

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Con le prime giornate di sole e l’avvicinarsi della primavera le domeniche di una città balneare si trasformano da sonnacchiose e vuote in vivaci ed affollate. I protagonisti di queste giornate sono due: i motociclisti e i cani. I motociclisti arrivano a gruppi più o meno numerosi, parcheggiano i loro mezzi nella piazza principale della città trasformandola in un’improvvisata fiera dei motori. Lucide ed ordinate fanno bella mostra di loro divise per “famiglie”; da una parte le Harley-Davidson, dall’altra le super-sportive, più defilate ma non meno presenti le Vespa e qualche altro modello-nostalgia. Nota comune a tutte queste moto è lo sguardo pieno d’amore dei loro proprietari nei loro confronti. Gli altri protagonisti di queste domeniche sono i cani. La spiaggia è praticamente loro; piccoli, grandi, meticci o di “razza” tutte le categorie sono rappresentate, si fa notare in particolare un “gruppo” di husky e malamute, i tipici cani da slitta (utilissimi nelle spiagge venete!…) intenti a far dannare il loro padrone che li vorrebbe tenere ordinatamente vicini a lui; loro invece hanno voglia di correre e rompere giocosamente le balle a degli annoiati barboncini.

C’è una terza categoria protagonista di queste domeniche: i proprietari di questi cani. Sono convinto (voglio essere convinto…) che buona parte di queste persone sia civile e responsabile però sappiamo bene come pochi ma stronzissimi soggetti siano in grado di rovinare tutto mettendo gli uni contro gli altri i proprietari di cani contro il resto del mondo. Stiamo ovviamente parlando di “cacca”. A metà pomeriggio i marciapiedi delle strade adiacenti il lungomare si erano già trasformate in un campo minato e le numerose “strisciate marroni” testimoniavano l’alto numero di vittime imprecanti causate dalle…mine. In quel momento ho pensato alla coppia di vigili urbani che avevo visto gironzolare attorno alle moto parcheggiate in piazza; non per elevare delle contravvenzioni (non necessarie) ma solo per curiosare. Ho pensato: ma questi due signori non potevano avvicinare qualche proprietario di cani e chieder loro (gentilmente) – “Signore, ha con lei guanto e sacchetto? – Non credo si sarebbe offeso nessuno, e se per caso si fosse offeso…peggio per lui. Di questa domenica l’immagine più emblematica è stata quella di una bambina di circa tre anni (?) che raccoglieva da terra una di queste “mine organiche” (scambiata per cosa?…). Inutile il “nooooooo!” disperato della madre e lo scatto simil-felino del padre nel tentativo di fermarla….senza successo. Con questa immagine negli occhi sono tornato a casa, prima di entrare, però, ho controllato con cura le suole delle scarpe.

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Wikileaks, sito che pubblica materiale riservato di governi ed aziende ottenuto da fonti mantenute anonime, ha recentemente diffuso il contenuto di oltre 500,000 messaggi (per lo più sms) inviati la mattina dell’11 settembre 2001 dalle persone che si trovavano nell’area del World Trade Center e più genericamente nella zona di Manhattan, ma anche dal personale del Pentagono e dalle forze di polizia di New York. Parte di questo materiale è stato tradotto e diffuso anche dalla stampa Italiana. Ecco qualche esempio: - Chiamami subito per favore. Ho bisogno di sapere che stai bene. Ellen -Non andare in centro, un aereo è appena entrato in una delle torre gemelle e sembra grave – Chiamami e fammi sapere che sei al sicuro – Aereo è andato a schiantarsi nel World Trade Center, il nostro staff è al numero 5, sembra che sia al sicuro, arrivano maggiori dettagli – Dove sei? Tutto ok? Puoi chiamarmi? Ti amo. – Si riporta che un elicottero americano militare ha girato intorno all’edificio d poi è caduto sopra o vicino al Pentagono – non è chiaro se era la Casa Bianca o il Pentagono – sono stati evacuati. – Linee verso Washington & Saudi sono bloccate o congestionate. Non si può passare. Jim alla FBI non aveva notizie – ha consigliato di guardare Fox o CNN. Chris. – non voglio avere a che fare con sta merda oggi…. chiamerò johnston al più presto…… ford chiude le piante e io non rispondo del perché stiamo ancora lavorando…. fanculo. – Amore, volevo solo dire quanto ti amo. Ero un po’ preoccupato. Non voglio perderti adesso che ti ho ritrovata. Sei tutto per me. Sei tutta la mia vita e il mio cuore. Ti amo tanto - …… Sul contenuto dei messaggi non c’è molto da dire, sono “logici” con la situazione in corso quel giorno, ma la cosa inquietante in realtà è un’altra.

Dando per scontato che sia tutto vero e non una colossale bufala di pessimo gusto: com’è possibile che i messaggi di tanta gente comune (non malavitosi sotto indagine) siano stati intercettati e conservati? A questo punto non ha più tanto senso dare dei paranoici ai fissati con “grandi fratelli” ed echelon. Penso a tutti gli sms inviati e ricevuti in questi anni e al significato che gli possono aver attribuito questi….”controllori”. Immagino ci siano delle parole/frasi chiave in grado di attirare la loro attenzione. Qualcosa tipo: pallottola-droga-uccidere-premier-bomba-aereo-piazza…. o forse queste parole non vengono usate dai “sovversivi” che preferiscono sostituirle con dei codici tipo: – “Ho dimenticato di comprare le uova. Ci pensi tu? Ti amo.” Capiterà così che un marito rientrando a casa con la borsa della spesa verrà prelevato e portato in commissariato a spiegare il significato della parola “uova”…nel frattempo una moglie incazzata non potrà infornare la torta margherita.

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Mi pongo una domanda: ma le persone che di mestiere (orrida definizione) creano leggi, regolamenti e tutto quello che in genere dovrebbe organizzare la vita di noi cittadini, hanno idea di come queste loro creazione si possano applicare nella vita reale? In questi giorni sto collaudando personalmente una di queste genialate.

Un mio familiare ha bisogno di un ricovero ospedaliero. Con il nostro medico concordiamo che la migliore soluzione per il caso sia il ricovero presso una casa di cura convenzionata della zona. La struttura è attrezzata allo scopo e, cosa non di poco conto, quando in passato abbiamo avuto a che fare con questo presidio ci siamo trovati sempre bene. Così di primo mattino ci rechiamo presso lo studio del nostro medico che ci ha già preparato la carta impegnativa di ricovero e con questa ci rechiamo in casa di cura. Ci presentiamo in reparto dal caposala che, in base a tutta una serie di bla-bla-bla di normative restrittive della sanità, non può procedere al ricovero perché il testo dell’impegnativa è “troppo generico”. Facciamo presente che se il nostro medico avesse la risposta precisa al problema forse il ricovero non sarebbe neppure necessario, probabilmente gli basterebbe prescrivere una cura mirata. Il caposala ci da ragione ma purtroppo ha le mani legate; ci consiglia di recarci presso un pronto soccorso e presentare li il nostro problema. Solo tornando con una carta rilasciata dal pronto soccorso si potrà procedere al ricovero. Raggiungiamo il più vicino pronto soccorso e raccontiamo la nostra storia. Anche li il personale si dimostra comprensivo e solidale ma ammette di non avere la soluzione per noi. L’unica cosa da fare è passare la patata al loro primario, l’unico che può sbloccare il tutto. Non dimentichiamo che ci troviamo in un pronto soccorso…armiamoci di pazienza, sarà lunga.

Dopo un paio d’ore (botta di culo?) otteniamo la tanto sospirata carta che portiamo in casa di cura con l’orgoglio pari a quello di un tedoforo con la sua fiaccola olimpica e possiamo finalmente concludere la pratica ricovero. Ora inizia la parte ospedaliera della storia ma questo, per quanto sgradevole, è un aspetto che siamo disposti ad accettare; l’ospedale non è un luogo di villeggiatura. Ci “consola” il fatto che il personale si dimostra comprensivo e (auguriamoci) competente…non è poco.

A concludere: se vogliamo essere precisi anche in casa di cura c’è stato un piccolo episodio che mi ha fatto pensare. Mentre in reparto si procedeva al ricovero il caposala mi ha mandato in accettazione a chiudere la parte “burocratica”. Consegno un foglio all’impiegato che inizia a scrivere (?) sul suo computer. Dopo qualche interminabile minuto mi dice: – “Può darmi indirizzo ed un numero di telefono?” – Vorrei dirgli che indirizzo e telefono sono scritti ed evidenziati in grassetto sul foglio che gli ho consegnato e che ha guardato più volte mentre scriveva. Non ci sono problemi…gli dico indirizzo e telefono. L’impiegato ricomincia a scrivere ma dopo alcuni istanti mi chiede: – “Può ripetermi il suo indirizzo e numero di telefono?”- Mi sorge un dubbio; che mi stia facendo un test? :shock:  Decido di lasciar perdere, in quel momento il mio unico pensiero è quello di finire tutto alla svelta. E’ tutta la mattina che giro e gli altri miei impegni non possono più aspettare. Finalmente l’impiegato finisce di scrivere e manda in stampa i documenti da riconsegnare in reparto. Mi fa firmare anche un paio di fogli; lo ammetto, li ho letti modo distratto, ma se ho afferrato il senso si parla di “trattamento dei dati personali”. Ha del grottesco se pensiamo che mi ha fatto ripetere ben due volte ad alta voce in mezzo ad un sacco di gente in fila il mio indirizzo e numero di telefono. Privacy? :roll:

(Immagine dal film: Un giorno di ordinaria follia)

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Di tanto in tanto spunta qualche discussione sull’opportunità di sostituire l’inno nazionale Italiano. Potevo perdere l’occasione di dire la mia su questo tema? Ovviamente no! Premetto che da buon “selvatico” non ho grande simpatia per inni e bandiere perché, per quello che può valere il mio pensiero, troppe volte vedo questi strumenti usati come forma d’allontanamento piuttosto che d’aggregazione (unirsi sotto lo stesso inno+bandiera “contro” gli altri).

Ma ora proviamo ad analizzare i contenuti di qualche inno ufficiale e qualche possibile alternativa.

Fratelli D’Italia

Fratelli d’Italia,
l’Italia s’è desta;
dell’elmo di Scipio
s’è cinta la testa.
Dov’è la Vittoria?
Le porga la chioma;
ché schiava di Roma
Iddio la creò.

Stringiamci a coorte!
Siam pronti alla morte;
Italia chiamò………

Questa è la prima strofa del nostro inno, quella che tutti più o meno conosciamo e magari cantiamo a squarciagola quando gioca la nazionale di calcio. Prima strofa che ovviamente cantiamo/ripetiamo all’infinito perché il seguito non lo sappiamo a memoria (io per primo) o addirittura ne ignoriamo l’esistenza

Noi siamo da secoli
calpesti, derisi,
perché non siam popolo,
perché siam divisi.
Raccolgaci un’unica
bandiera, una speme:
di fonderci insieme
già l’ora suonò…….

Il resto del testo lo trovate qui se vi va. Come gran parte degli inni nazionali anche questo sprizza riferimenti ad orgoglio, Dio, fratellanza e nemici (Austria in questo caso) presi a mazzuolate ed è tutto più che normale, dobbiamo ricordare in quale contesto ed in quali anni l’inno è stato scritto.

Va Pensiero

Va, pensiero, sull’ali dorate;

Va, ti posa sui clivi, sui colli,

Ove olezzano tepide e molli

L’aure dolci del suolo natal!

Del Giordano le rive saluta,

Di Sionne le torri atterrate…

Oh mia patria si bella e perduta!

O membranza sì cara e fatal!

Arpa d’or dei fatidici vati,

Perché muta dal salice pendi?

Le memorie nel petto raccendi,

Ci favella del tempo che fu!

O simile di Solima ai fati

Traggi un suono di crudo lamento,

O t’ispiri il Signore un concento

Che ne infonda al patire virtù!

Questa è la rivale di sempre dell’inno di Mameli. Bella non c’è che dire, Verdi aveva un talento immenso e qui ce ne mostra il meglio. Per quanto riguarda la validità di questo brano come inno Italiano rimango invece dubbioso. Se pensiamo che si tratta di un canto di Ebrei prigionieri in Babilonia mi viene da dire che al limite lo si potrebbe proporre come nuovo inno per Israele. Mi sa tanto che ci faremmo pure un figurone a regalarlo! Mi permetto di scherzare perché problemi di questi genere un paese non se li dovrebbe neppure porre, oppure…ma si…mi può star bene ora, in agosto sotto gli ombrelloni tanto per far due chiacchiere e niente più. A questo punto se proprio volessimo cambiare perché non puntare su di un classico-moderno conosciuto in tutto il mondo?

Nel blu dipinto di blu

Penso che un sogno così non ritorni mai più;
mi dipingevo le mani e la faccia di blu,
poi d’improvviso venivo dal vento rapito
e incominciavo a volare nel cielo infinito…

Romanticismo, magia, fantasia, il blu (buono per la nazionale di calcio), non manca proprio nulla. Certo se volessimo farla proprio “sporca” dovremmo prendere spunto dai bambini. Mi è capitato di vedere in spiaggia un…”incontro di calcio” tra Italia e Germania Under 10? Non ricordo bene, alcuni atleti indossavano il pannolino al posto del costume. Comunque prima della partita le squadre hanno cantato il loro inno nazionale. I tedeschi una canzone a me sconosciuta, gli italiani Le tagliatelle di nonna Pina. Quando si dice “il popolo Italico unito sotto la stessa pasta!

Chiudendo: volete sapere qual è il mio inno (tra quelli veri) preferito? Il Tedesco. La melodia (Haydn) è molto bella ed il testo è meno sciovinista di tanti altri: Quel “über alles “ spesso interpretato come arroganza di recente è stato re-interpretato come “voglia di lasciarsi dietro le cose brutte”. Questa interpretazione mi piace…perché il passato resti passato.

Germania, Germania, al di sopra di tutto
al di sopra di tutto nel mondo,
purché per protezione e difesa
si riunisca fraternamente.
Dalla Mosa fino alla Memel
dall’Adige fino al Baltico:
Germania, Germania, al di sopra di tutto
al di sopra di tutto nel mondo,


Donne tedesche, fedeltà tedesca,
vino tedesco e canto tedesco,
devono mantenere nel mondo
la loro vecchia, buona fama.
Che ci ispirino a gesta nobili
per tutta la nostra vita
Donne tedesche, fedeltà tedesca,
vino tedesco e canto tedesco,


Unità, giustizia e libertà
per la patria tedesca!
A ciò lasciateci tutti anelare,
fraternamente col cuore e con la mano!
Unità, giustizia e libertà
sono la garanzia della felicità.
Fiorisci nel fulgore di questa felicità,
fiorisci, patria tedesca!

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Ciao Lettore, mi rivolgo a te che sei capitato forse per caso su questo blog, magari attratto dal titolo o da un tag amabilmente truffaldino come topolino. Perché topolino? Perché è popolare e riesce a carpire l’attenzione più delle parole blog, sciopero e protesta. Se stai leggendo questo articolo nel giorno della sua pubblicazione o nei giorni immediatamente a seguire è possibile che tu abbia già sentito parlare di uno sciopero indetto dai giornalisti (poi rimandato) e della protesta da parte di molti blogger Italiani sotto varie forme. C’è chi mostra un cerotto azzurro, chi un megafono ed il proprio volto imbavagliato, questi ultimo forse li avrai pure visti in televisione manifestare in piazza. Ti sarai anche chiesto il motivo di questa protesta e ti avranno parlato del disegno di legge Alfano che, tra le altre cose, imporrebbe per i giornalisti (e non solo) “l’obbligo di rettifica” dei propri articoli in caso di…”contestazione”. Ma questo, ti chiederai, cosa comporta per i blog? Semplice. Ogni post pubblicato (anche video/audio), ogni commento ricevuto potrà essere contestato non con il solo, più che legittimo, diritto di replica ma con una vera e propria diffida che obbligherà i gestori di siti informatici alla rettifica del materiale incriminato entro 24 ore pena una sanzione di parecchie migliaia di euro. Questo obbligherà non solo i giornalisti ma anche gestori di hosting, blog , siti, newsgroup professionisti e amatoriali a camminare letteralmente sulle uova ogni volta che pubblicheranno qualcosa di nuovo. Sempre con il “terrore” di turbare la suscettibilità di qualcuno (meglio se…potente) pronto a farcela pagare.

Ti potresti inoltre chiedere se questa cosa ha a che fare con la politica (che magari ti fa schifo e non ne vuoi sapere nulla) o quanto può interessare a te la questione visto che magari un blog non ce l’hai oppure tratta di cucina, manga, poesia o tante altre cose “non pericolose”. Ebbene si; la politica centra eccome, ma qui non ti parlerò dell’aspetto legato allo scontro tra le ideologie dei vari schieramenti politici, preferisco far cadere la tua attenzione sulla scarsa competenza dei nostri politici in materia di web e blog in particolare. Ti ricordo che la battaglia elettorale delle ultime elezioni U.S.A.. si è combattuta anche in rete. Una battaglia feroce e non sempre correttissima ma comunque tollerata nel nome di una libertà di pensiero che da noi andrebbe in fumo con la legge di cui stiamo parlando. La dimostrazione del ritardo culturale dei nostri politici verso il mondo della rete si è manifestate in numerose occasioni. Tra i casi più eclatanti possiamo ricordare la prima versione del blog di Clemente Mastella dove non c’era la possibilità di lasciare dei commenti nei post e, sappiamo bene, un blog che non permette la discussione/confronto non ha alcun senso d’esistere. L’Italica fantasia sopperì a questa lacuna mettendo in rete dei blog cloni dove la gente ebbe modo di rispondere, sia pur indirettamente, agli articoli di Mastella. Nel corso del tempo qualche commento è apparso nel blog ufficiale ma ho qualche dubbio sulla loro autenticità (spesso i “profili blogger” portano a dei “vicoli ciechi”). Discorso analogo per il blog di Gabriella Carlucci dove almeno si vede la mano di qualcuno competente nella costruzione di un blog. Al momento della pubblicazione di questo articolo Mastella ha comunque messo in rete un blog tutto nuovo ed entrambi i personaggi sembra abbiano aperto un po’ di spazio ai commenti, anche a quelli più critici…poco poco eh! Non esageriamo. ;-) Non dimentichiamo poi i casi di quei politici che si sono visti cancellare da Facebook e per questo hanno avviato anche delle interrogazioni parlamentari dimenticando (prima di fare gli “offesi”) che quando ci si iscrive ad un social network rimaniamo comunque degli ospiti e le regole che abbiano sottoscritto e sicuramente non letto vanno accettate anche se siamo dei politici.

Chiuso l’aspetto politico (in senso stretto) del tema ti ricordo che anche se scrivi di arte e poesia sul tuo blog non sei esente da rischi. Certo è sicuramente più difficile venir attaccati su questi argomenti ma sappiamo bene quanto sia fervida la fantasia/demenza umana.

Dopo aver letto questa prima parte del post potresti anche pensare che la questione non ti riguarda e non merita la tua attenzione. Ok… allarghiamo i nostri orizzonti. Se ti dico la parola libertà ti si drizzano le antenne? Troppo spesso tendiamo a dare per scontato tutto quello che possediamo, a partire anche dalla libertà. Anche il web che ci è entrato nelle case sembra la cosa più scontata di questo mondo e difficilmente ci soffermiamo su tutti gli aspetti che compongono questo strumento. Parlo in particolare della conoscenza che il web ci porta; conoscenza non intesa solo come sapere enciclopedico ma come pensiero, opinioni, confronto. Il web in questo senso può essere uno strumento da considerarsi pericoloso sotto qualunque prospettiva lo si voglia guardare. Può essere pericoloso perché in mani “capaci” può guidare le coscienze verso interessi di comodo. Pensiamo alla superficialità con la quale assorbiamo le informazioni: “se lo dice la televisione è vero!” capita di sentire, e con il web il rischio è lo stesso. Ma allo stesso tempo il web è pericoloso perché difficilmente controllabile; la “base” può interagire e comunicare molto facilmente e questo al “potere” di qualunque colore e ad ogni latitudine non piace. Pensiamo a tutti quei paesi dove la libertà di pensiero trova ancora difficoltà ad esprimere anche solo i concetti di base. Pensiamo all’Iran ad esempio: il blogger Iraniano-Canadese Hossein Derakhshan è agli arresti dal novembre del 2008 con l’accusa di spionaggio ed il sito hoder.com oscurato. Destino ancor più tragico per il blogger Omid Reza Mir Sayafi morto in carcere mentre scontava una pena di due anni e mezzo con l’accusa d’aver insultato i leader religiosi. Faccio presente che mentre Derakhshan si occupa di politica e quindi può aver pestato i piedi al regime, il povero Mir Sayafi si occupava di cultura e musica. L’Iran non è il solo paese dove l’attività dei blogger è pericolosa. Nay Phone Lat si è beccato venti anni di carcere per aver diffuso informazioni sulla repressione nel Myanmar. In Cina ormai sono numerosi i blogger con condanne da otto a dieci anni per “sovversione del potere dello Stato”. A Cuba i blogger sono “frenati” attraverso gli altissimi costi della connessione internet e negli unici luoghi dove questa sia abbordabile (gli hotel) le postazioni sono rigorosamente pubbliche e pochi se la sentono di trattare argomenti pericolosi sotto gli occhi di tutti. Non ho informazioni sui blogger Nordcoreani ma li sappiamo bene come risolvono le situazioni scomode.

Caro lettore ti chiedo scusa se sono stato un po’ lungo e forse ho pure divagato ma credo che questo tema innescato dallo sciopero dei blog fosse importante anche sotto questi punti di vista. Certamente non credo che i blog in Italia rischino di fare la fine degli esempi sopra citati ma ovviamente bisogna vigilare (tutti) perché soluzioni come il DDL Alfano o il DDL D’Alia non  “deraglino” verso strade pericolose. La necessità di regolamentare situazioni nuove come quelle legate al web sono sicuramente logiche, ma proprio perché si parte dal “nuovo” non si deve perdere l’occasione di fare le cose per bene partendo sempre e comunque dalla parola Libertà.

Ma cosa succederebbe se i blogger Italiani all’improvviso si sentissero minacciati nell’esprimere il loro pensiero e nel loro portafogli? Mi riferisco alla multa citata all’inizio del post. Immagino che vedremmo centinaia di blogger armarti delle loro valigie (virtuali) emigrare all’estero verso paesi più “tolleranti”. Gran parte delle piattaforme per blog, anche se di proprietà straniera (in genere americana), ospitano i loro clienti su dei server posti nel paese del cliente stesso. Per capirci: un blog Italiano di casa google (blogspot) non è caricato nei server a Mountain View in California ma (probabilmente) a Milano e deve quindi sottostare alla legge Italiana. Di conseguenza se voglio aprire un blog/sito coperto da legge Americana ma visibile ovviamente anche in Italia devo appunto emigrare verso un gestore U.S.A. ed adattarmi al suo regolamento. Cosa significa adattarmi? Significa che lì posso esprimere le mie idee con una certa tranquillità (ricordiamo lo scontro dei blog tra Obama e McCain) ma posso avere dei guai se pubblico immagini o file audio coperti da copyright (cosa invece più tollerata da noi). Questa descritta è una soluzione estrema che non credo sarà mai necessario prendere, ma per stare tranquilli…come ho detto prima, dobbiamo vigilare e parlare. Sempre.

Ciao Lettore.

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Con l’arrivo di luglio in tutta Italia stanno partendo i saldi estivi. Come sempre in queste occasioni partono anche le polemiche tra le associazioni di consumatori ed i commercianti mentre i giornalisti televisivi infilano i loro microfoni sotto il naso della gente fermata per strada invitandola a darci qualche suggerimento. Ne escono fuori i soliti discorsi: da una parte ci sono quelli che presentano il il cliente come una figura quasi sacra da tutelare e coccolare, dall’altra un esercito di professionisti del saldo che per settimane passa a setaccio i  negozi memorizzando i prezzi dei capi esposti per poi confrontarli con i prezzi a saldo. Nel mezzo tutti gli altri: confusi, distratti, spesso con le balle girate perché saldi o non saldi la difficoltà di far quadrare i conti a fine mese rimane comunque.
Mi chiedo se “l’istituzione” dei saldi così com’è concepita oggi abbia ancora senso visto che, pur riconoscendo ai negozi (in particolare quelli di fascia “alta”) la possibilità di rinnovare i propri magazzini allettando i clienti con prezzi più invitanti, esiste anche una vera e propria industria del saldo.
Un esempio? Ieri sera passeggiando lungo la via principale della mia città (località balneare) sono passato davanti al negozio dove lavora una mia cugina. Era quasi l’ora di chiusura ma lei stava ancora armeggiando attorno a dei grossi scatoloni colmi di magliette, pantaloncini, gonne,ecc… . Mi ha spiegato che quella merce era arrivata da poco e la stava preparando per  “oggi” (in veneto i saldi cominciano il 4 luglio). Tutti questi graziosi e colorati capi d’abbigliamento sono costati al negoziante circa 2 euro all’uno, ora sono venduti a 10 euro all’uno con cartellino che ne dichiara un prezzo “originale”  ben più alto. A questo punto, la parola saldi ha ancora senso? Chiamiamola offerta, chiamiamola promozione, chiamiamola anche “mario” se ci va, ma distinguiamola realmente dalla vendita dei fondi di magazzino.
(Immagine da: haisentito.it)

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