lug 202010
 

Mi sono fatto configurare per qualche tempo dal mio provider un servizio localizzato in un ottimo e noto datacenter di Frosinone e il caso ha voluto che dopo qualche mese abbia assistito ad uno di quei rari eventi che tuttavia possono accadere come un problema legato al sistema elettrico che ha coinvolto l’intera farm. Così lo scorso giovedì questo blog è scomparso per la prima volta dalla rete per alcune ore (e qualcuno se n’è pure accorto.). Io non sono cliente diretto di questa Farm ma di un altro fornitore che nel mio caso ha utilizzato un server collocato in questa struttura allo stesso modo di tanti altri provider italiani. Alcuni di essi sono molto grandi ed ospitano i loro server nello stesso datacenter ognuno configurando e gestendo in modo indipendente i servizi offerti. Sta di fatto che quel giorno in Italia sono scomparsi per qualche ora decine di migliaia di siti/blog, il tutto senza distinzione di “classe” tra un provider ed un altro che utilizzavano lo stesso datacenter.
In questo circostanza ho avuto l’occasione di vedere una cosa che, come internauta, mi ha piuttosto deluso. Sono capitato nella pagina Facebook di uno dei gestori coinvolti dal problema. Vi posso dire che si tratta di uno dei gestori con il maggior numero di clienti in Italia e, probabilmente, quello con i prezzi più bassi. Ora… la logica del prezzo basso (una decina di euro l’anno) dovrebbe ragionevolmente far intendere che il servizio offerto, sia pur buono, non può essere paragonato a quello offerto da chi ti chiede due/tremila euro l’anno ed il cliente questo lo dovrebbe capire. Dico dovrebbe perché in realtà su Facebook ho assistito ad una carrellata di lamentele nei confronti dell’incolpevole gestore. Gente che si lamentava “a nome” dei propri clienti (quindi questi si “rivendono” il servizio), gente che si trovava offline il negozio in rete ( con 10 euro l’anno gestisci un negozio?), gente che temeva di perdere qualche prezioso centesimo dalla pubblicità di addsense & co. Per farla breve: i più arrabbiati, i più aggressivi sono stati i piccoli-del-web, gente che in gran parte non opera in modo professionale nella rete ma che, a quanto pare, per una manciata di centesimi tira fuori l’arroganza degna del peggior manager di una multinazionale.
Forse sembrerò troppo severo nei confronti di queste persone ma non posso fare a meno di ricordare che tra loro ci sono anche quelli che rubacchiano in rete costruendo dei siti/blog con materiale altrui. Io stesso mi sono trovato dei miei post e addirittura interventi su Yahoo Answers riproposti (in mezzo a valanghe di pubblicità) nelle loro pagine.
Diciamolo subito: la cosa tutto sommato può essere letta in forma lusinghiera, se scelgono il tuo materiale in fondo significa che viene considerato anche buono e per quanto riguarda il sottoscritto non sono fissato con il diritto d’autore. Piuttosto m’irrita un pochino il fatto che non venga riconosciuto l’impegno di chi ha scritto l’articolo e che venga riproposto sfacciatamente a scopo di lucro quando invece l’originale (qui) per scelta rifugge ogni forma di pubblicità.

Piccola divagazione. Questi siti svolgono un’attività paragonabile allo spam. A tal proposito avrete notato che il vecchio captcha matematico è stato sostituito da uno alfanumerico. Come mai? Versione A: sostanzialmente ho un’ animo gentile e non potevo più accettare di veder soffrire in miei lettori impegnati in estenuanti addizioni (5+3, 9+2, ecc…). Versione B: con l’ultimo aggiornamento di wordpress il plugin del captcha ha smesso di funzionare. Per un paio di giorni ho provato a lasciare i commenti liberi ma il risultato è che sono iniziate ad arrivare cose…”strane”. Solo come dimostrazione ho lasciato online uno questi commenti (vedi quello firmato RistrutturART), non è spam nel senso stretto del termine ma un pingback . Questo lo posso anche accettare ma permettere che mi arrivi come commento un link al post che io stesso ho scritto mi sembra troppo. :wink:

Una cosa mi sento di dire a favore di chi diffonde spam. Sono amici, o meglio, sono amici migliori dei nostri amici. Pensateci bene… quante persone conoscete che si preoccupano per la qualità della vostra attività sessuale? Penso ben poche. Questi “amici” invece sanno (chissà come) dei vostri problemi e s’impegnano con tutto il cuore per procurarvi delle cospicue forniture di viagra. Adorabili! :P

giu 232010
 

L’estate è arrivata ma come spesso capita lo si capisce solo consultando il calendario. Piogge abbondanti ed un brusco calo delle temperature hanno lasciato il segno in tutto il paese. Nella mia zona le perturbazioni sono state particolarmente violente ed hanno avuto il loro apice con l’arrivo di una tromba d’aria che ha colpito alcuni comuni tra Padova e Venezia mentre, spostandoci più ad est, le piogge hanno allagato vaste zone costringendo alla fuga i primi turisti accampati nei campeggi.
Nel mio quartiere la vittima più illustre di questa perturbazione è stata una centralina telefonica; ecco perché per qualche giorno sono stato così “silenzioso” in rete. Posso dire che mi è andata bene, il disagio di trovarsi senza linea telefonica e connessione internet è nulla se paragonato a chi ha subito danni a casa e/o automobili.
A tal proposito devo lamentare un altro caso (anche se meno grave di queste) di inutile creatività giornalistica. I quotidiano hanno dato giustamente molto spazio alla cronaca citando storie, testimonianze, entità dei danni, ecc…. ed hanno integrato gli articoli con alcune foto scattate dopo il passaggi della tromba d’aria. In particolare mi ha colpito una foto accompagnata da questa didascalia:” Un albero abbattuto in pieno centro… finito sopra un’auto”. Si vede chiaramente l’albero abbattuto lungo la strada e l’auto che “sembra” trovarsi sotto i suoi rami. “Sembra”, perché l’auto non appare affatto malconcia.
Il mistero viene svelato in un’altra foto dove, citando un “albero sradicato”, s’intravede la stessa auto di prima vista da un’altra posizione. Si scopre così che l’albero è caduto accanto all’auto parcheggiata senza toccarla e che l’effetto “schiacciamento” della prima foto è un’illusione creata dall’inquadratura. Ora mi chiedo: perché inserire una didascalia che NON dice la verità? Nell’articolo si parla di numerose auto danneggiate e la cosa è sicuramente credibile vista la violenza della perturbazione; la stessa foto “incriminata” mostra i danni della tromba d’aria in tutta la loro drammaticità e quella didascalia è del tutto inutile, anzi, trattandosi di una bugia è pure dannosa per la credibilità dell’articolo.

mag 212010
 

Quando parliamo di ecologia magicamente ci troviamo tutti d’accordo. Condividiamo l’idea che gli sprechi devono finire, che dobbiamo comprare solo prodotti non inquinanti o comunque riciclabili e che dobbiamo separare con cura i nostri rifiuti per agevolarne la raccolta ed il trattamento. Ma Questi bei propositi non sempre vengono mantenuti perché “essere ecologici” comporta un minimo d’impegno che spesso si scontra con pigrizia e scuse a dir poco ridicole. Ricordo quando il comune che confina con il mio ad est per primo instaurò la raccolta differenziata dei rifiuti; d’improvviso i cassonetti “generici” delle vie confinanti tra i due comuni iniziarono a tracimare di sacchetti colmi d’immondizia. Questo perché molti abitanti del comune “ecologico” ogni mattina si caricavano in auto il loro bel sacchetto nero e andando a lavorare facevano una sosta tattica oltre…confine. Quando il mio comune decise di attrezzarsi pure lui per la raccolta differenziata pensò bene di cominciare la raccolta proprio con la zona al confine tra i due comuni, questo per cercare di creare un cuscinetto in grado di far desistere gli invasori. L’azione non ebbe grande successo, l’unico risultato fu quello di far spostare più ad ovest la zona tormentata. Per ottenere risultati apprezzabili si dovette aspettare che l’area coperta dal servizio di raccolta differenziata venisse ampliata e crescesse (…e meno male) il senso civico della cittadinanza.

Ora tra le mete preferite dai zozzoni ci sono i cassonetti di fronte a casa mia. La foto mostra parzialmente l’opera di chi ha scaricato i suoi rifiuti; fuoricampo sulla destra c’è anche un congelatore, per non parlare poi dei mattoni rotti gettati nel cassone blu (ad uso plastica e vetro). Buona parte dei rifiuti che ogni settimana finiscono tra questi cassonetti sono di origine “professionale”, nel senso che si tratta di materiali di scarto ed imballaggi tipici di dipintori, falegnami ed altri categorie d’ artigiani, ovvero, tutta gente che dovrebbe portare i rifiuti direttamente in discarica. L’aspetto grottesco della cosa è che il centro di raccolta rifiuti si trova a meno di un chilometro dal luogo del misfatto. Questo significa che molti mollano qui le loro schifezze perché arrivano ad orari improponibili e non vogliono tornare a casa con i loro rifiuti o temono di dover pagare qualcosa. Timore praticamente infondato perché si paga qualcosa solo in presenza di abbondanti e ripetute consegne o se vogliamo che l’azienda che gestisce i rifiuti venga a ritirare quelli ingombranti direttamente al nostro indirizzo.

Nota – Questa mattina uscendo per recarmi al lavoro ho intercettato un “signore” (per la cronaca un militare con tanto di uniforme mimetica) intento a gettare dei misteriosi scatoloni di cartone nei cassonetti. Quando mi sono fermato per dirgli che il centro di raccolta era li vicino e non era necessario che ingolfasse inutilmente quei poveri cassonetti mi ha guardato con espressione lessa ed ha risposto: – Mi spiace, ma da noi (il comune che si trova ad est del mio) non c’è più la possibilità di smaltire questi rifiuti. – Andiamo bene! 8O Così adesso ho scoperto che gli invasori mi possono attaccare anche dall’altro fronte!

mag 042010
 

Poniamoci una domanda. Se mentre stiamo passeggiando sentiamo delle grida provenire da una via laterale, meglio se buia, come ci comportiamo? Magari in cuor nostro ci sentiamo degli eroi però la realtà può essere ben diversa, se le forze dell’ordine consigliano alle persone aggredite di non gridare un generico “aiuto” ma un più preciso, anche se falsissimo, “al fuoco”. La gente normale (mi si passi il termine) di fronte all’incognito si spaventa e si allontana, come dimostrano i casi di stupro commessi in presenza di persone che si trovavano a pochi metri di distanza senza intervenire, magari separati da una semplice siepe o un cartellone pubblicitario. Se invece gridiamo al “fuoco” è possibile che qualcuno, magari solo per curiosità, si possa avvicinare per vedere cosa succede e far desistere con la sua presenza l’aggressore. Partendo dal presupposto che la cosa migliore è sperare di non trovarsi MAI in una situazione del genere può essere utile sapere quali altri consigli possono tornare utili in caso d’aggressione. Ad esempio: sembra che un violentatore più che essere attratto da un vestito provocante sia attratto da un vestito facile da togliere e da capi che può utilizzare per immobilizzare la vittima (sciarpe, foulard), i capelli lunghi poi favoriscono la presa. Viceversa: chiudere sempre la macchina, girare con oggetti come ombrelli o borse pesanti, camminare a testa alta e con piglio deciso sarebbero tutte situazioni “poco gradite” ai potenziali aggressori come anche urlare dei “no” perentori piuttosto che supplicarli di lasciarvi andare.

Boh… sono tutte situazioni abbastanza teoriche a mio parere ma se questi sono i consigli probabilmente ci sono dei dati statistici che li avvalorano. Le uniche cose certe sono le pene sempre più severe verso questo genere di crimine. Severe ma fumose in molti casi, ma questo è un’altra storia. :roll: Esempi? In Gran Bretagna lo stupro è punito con un minimo di 5 anni di reclusione fino all’ergastolo per i casi più gravi. L’attenuante del “consenso” non ha valore nel caso in cui la vittima sia ubriaca, drogata sequestrata o se teme violenza, se poi la vittima ha meno di 13 anni non c’è scusa che tenga. In Francia la pena è di 15 anni e si sale a 20 anni nel caso che la vittima abbia meno di 15 anni, ci sia stata violenza di gruppo, minaccia con arma e conseguenze come mutilazioni o invalidità. In Germania si parte da un minimo di 2 anni di reclusione ma si arriva anche all’ergastolo. Negli U.S.A. Le normative cambiano da stato a stato con una media di circa 12 anni per le sentenza ma solo la metà del tempo effettivamente trascorso in prigione. Ed in Italia? La reclusione va dai 5 ai 10 anni, fino a dodici se ci sono aggravanti come l’uso di sostanze alcoliche, narcotiche, armi o la vittima a meno di 14 anni.

Immagine da: thedreamzone.com