Paul Klee
Pittore svizzero, nato a Mùnchenbuchsee, Berna, nel 1879 e morto a Locarno nel 1940. Non solo è uno dei più grandi artisti del nostro secolo ma, probabilmente, il maggiore « poeta » della pittura occidentale. La sua opera è vastissima: circa quattromila dipinti su tela e su carta, quasi cinquemila disegni e inoltre una ricca produzione di incisioni. Paradossalmente, tale lavoro non è inquadrabile in nessuna corrente:cubismo, futurismo, surrealismo, astrattismo. Klee, pur ricevendo apporti da tali ricerche e dandoli lui stesso, ha narrato con estrema originalità un’unica grande storia. Ne è protagonista l’uomo contemporaneo, imprigionato in un labirinto artificiale; egli brancola alla ricerca della verità e della salvezza interiore, tra i ricordi di un paradiso perduto e i simboli spesso tragici del destino.
Paul Klee, figlio di un insegnante di musica tedesco e di una musicista di origine svizzera (lui stesso suonava il violino) fu assai precoce: già a sette anni illustrò un libro, dedicandosi inoltre alla musica (passione che influenzò tutta la sua arte). Studiò pittura a Monaco di Baviera (1898-1901), dove in seguito (1906) venne colpito parte del corpo docente della bauhaus, la famosa scuola fondata da Gropius, dove insegnò fino al 1931.
A causa del nazismo, dovette ritornare in Svizzera, quando già aveva raggiunto fama internazionale.
Gran parte delle sue opere trovarono, nel 1947, degna sistemazione nella Fondazione Klee, con sede presso il Kunstmuseum di Berna.L’originalità dell’opera di Klee non sta nel recupero dei modi dell’arte infantile, come erroneamente spesso si afferma; il suo insegnamento si concentra invece nell’uso di una figurazione « sintetica». Essa comprende schemi, intrecci, ritmi, derivati sia dall’osservazione del microcosmo naturale, sia dal primitivismo (Oriente, preistoria, arti selvagge e la stessa arte infantile). Mediante la primordialità del colore e di semplici mezzi grafici, Klee vuole cogliere l’interiorità e l’inconscio dell’uomo. Ecco come egli sintetizzava tale poetica:
«L’arte non riproduce il visibile, ma rende visibile». Il suo scopo è, quindi, quello di mostrare ai suoi contemporanei gli esseri naturali, animali o umani, come dei frammenti misteriosi di una più vasta totalità cosmica, ancora sconosciuta. Klee non ha mai dipinto il «capolavoro», perché ogni suo dipinto è solo l’immagine di un momento di una creazione non ancora terminata. Tale concezione ha trovato un supporto importantissimo in un’opera teorica e didattica, scritta da Klee per i suoi allievi della Bauhaus, intitolata Teoria della forma e della figurazione.

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