apr 112008
 

Ore 19.10 di un giovedì d’aprile. Un forte rumore di lamiera e plastica interrompe la tranquillità di due chiacchiere in famiglia, esco in terrazza e vedo un’auto ruote all’aria a pochi metri da casa (la Ford SW che vedete nella foto…sfuocata). La dinamica: sembra che un’auto abbia imboccato avventatamente il vicino incrocio spaventando il guidatore della Ford, il quale avrebbe sterzato rapidamente verso destra incocciando un cordolo che avrebbe fatto da catapulta con il conseguente rovesciamento della vettura…sembro uno della motorizzazione vero? ;-)

E’ certo che l’automobilista sicuramente andava molto forte, altrimenti non si spiegherebbe l’epilogo dell’incidente, ma quello che vorrei sottolineare non è tanto la dinamica dell’episodio ma il comportamento delle persone che vi hanno assistito. Appena ho visto cos’era capitato mi sono precipitato in strada con il cellulare in mano. Questo per comunicare direttamente con il 118 nel caso fosse stato necessario. Quando sono arrivato accanto all’auto questa era circondata da una piccola folla….silenziosa ed immobile! Nessuno faceva un passo per accertarsi delle condizioni dell’automobilista! Ora mi chiedo: che meccanismo scatta nella nostra mente? Veniamo attratti come mosche dalle situazione cariche di tensione ma poi ci paralizziamo, incapaci di prendere una qualsiasi decisione. E’ una situazione cui ho assistito altre volte ed ogni volta mi chiedo dove stia la risposta a questa forma di “paralisi” che ci coglie. Ricordo, ad esempio, quando alcuni anni fa un bambino scivolò dalla sponda di cemento di un canale ed il fratello rimase lì a fissarlo immobile mentre questi piangeva aggrappato come una lucertola alla parete. In quell’occasione passava di lì con un amico e creammo una mini-cordata umana per tirar su il piccolo. In un’altra occasione vidi un uomo colto da malore in spiaggia, anche questo circondato da una folla immobile che quasi gli toglieva l’aria. Vidi i paramedici farsi largo tra la gente a fatica (ci scappò anche qualche bestemmione di rimprovero…). Come vedete…tutti episodi dove l’imprevisto ha paralizzato i testimoni.

Tornando all’episodio di giovedì voglio tranquillizzarvi assicurando che è andato tutto bene, anzi, il tutto è sfumato nel grottesco. Quando ho raggiunto l’auto ho costatato che l’automobilista stava bene. Indossava la cintura e questo lo ha salvato. Si era già sganciato da solo ed io l’ho solo aiutato ad uscire attraverso uno dei finestrini posteriori. Una volta in piedi ha chiesto ai presenti se lo aiutavano a “raddrizzare” l’auto. Gli ho spiegato che non era il caso di fare esperimenti dove qualcuno avrebbe potuto realmente farsi del male, tanto più che l’auto sicuramente non sarebbe ripartita come se nulla fosse successo. Vedendo che non si era fatto nulla e si dimostrava una testa-dura ho salutato i presenti e mi sono allontanato, a quel punto la mia presenza era del tutto inutile (ho colto l’occasione per scattare la foto). Dalla terrazza ho assistito al patetico tentativo di raddrizzare l’auto. Questa si limitava a girare come una lenta trottola, fortunatamente non sono mai riusciti a sollevarla, con il rischio di farsela ricadere addosso. Dopo un po’ è arrivato il carro attrezzi che l’ha raddrizzata alla sua maniera (gran botto!), l’ha caricata a bordo e se n’è andato via….e qui si chiude la storia :-)

mar 072007
 


Purtroppo questo non e’ solo un verso di una canzone di Battisti…
A Mirano (VE) c’e’ la “moda” notturna di guidare a fari spenti gli scooters. Vince chi si scosta per ultimo dalla rotta di collisione con le auto….voglia di avventura o cosa?
A questa domanda sono arrivate risposte cariche di sconcerto, com’è ovvio che sia…la notizia in questi giorni gira a livello locale e questo mi fa pensare una cosa: quanti fenomeni simili ci saranno in tutta Italia? Per balzare agli onori della cronaca nazionale ci devono stare due presupposti, o ci scappa il morto…o l’attenzione dei media ha di “meglio” da fare in questo momento.
Ovvio che non appena ci scappa il morto partono tutti i servizi televisivi della cosiddetta “tivù del dolore”, dove le frasi ricorrenti tra gli intervistati (più o meno a caso…) insistono sul “la cosa si sapeva” oppure “perchè nessuno li ha fermati prima?”
Tra tutti i commenti all’episodio m’ha colpito una testimonianza di chi ha provato cosa significa incidente motociclistico…ne riporto il testo integrale; spesso parliamo per sentito dire o supposizioni, ma in realtà le cose succedono e qualcuno le vive….
-”la loro è voglia di morire!è indecente!mentre guidavo il mio motorino tranquillamente sono stata investita da una macchina che non si è fermata allo stop. Sono stata ricoverata 2 giorni in ospedale e poi per un mese non ho camminato e mi è andata bene perchè sto scrivendo ora a voi tutti!ho ringraziato il cielo di non essere morta in quell’incidente perchè voglio vivere!e come me ci sono milioni di persone in fin di vita che darebbero tutto ciò che hanno per poter stare con noi ancora a questo mondo…”-
(Immagine da: daytime-running-lights.com)