Anche chi non segue il gioco del calcio saprà che si è conclusa da poco l’edizione 2012 del campionato Europeo, saprà che ha vinto la Spagna ed avrà visto ancora una volta come il nostro paese viva queste manifestazioni sportive: un’iniziale disamore/diffidenza, un crescendo d’entusiasmo e l’amarezza finale per aver fallito l’occasione di cogliere un risultato considerato impossibile solo poche settimane prima.
È stato anche il campionato dei significati “oltre il pallone” dove partite come quelle giocate dalla Germania contro Grecia e Italia profumavano di default e spread.
È stato anche il campionato delle tante piccole storie personali vissute dalle gente che ha seguito le partite. Storie, ad esempio, come quelle vissute da una coppia di miei concittadini: Italiano lui, Spagnola lei. Li ho incontrati pochi giorni dopo la finale vinta 4 a 0 dalla Spagna sull’Italia e la chiacchierata, non poteva essere diversamente, si è incentrata sulla partita di calcio.
Mi rivolgo a lei: «Allora? Avete faccio pace? Tuo marito a digerito la sconfitta?». I due si guardano sorridendo, poi lei risponde «L’altra sera io tifavo per l’Italia!».
Annuisco poco convinto così lei decide di spiegare la sua risposta.
Mi dice che la partita più bella per lei è stata quella vinta dall’Italia sulla Germania, una vittoria (per lei Spagnola) che sa di rivincita personale. Mi ricorda che lei lasciò la Spagna quand’era ancora bambina per seguire i genitori emigrati in Germania. Mi parla degli anni dell’adolescenza vissuti in un ambiente ostile, parla apertamente di razzismo, di cattiverie subite e diritti negati. Diritti disponibili “sulla carta” ma sempre a rischio visto che sono le persone che li devono applicare e se ti trovi davanti quello che ti vede solo come uno scomodo straniero c’è ben poco a fare.
Mi spiega che, a suo parere, anche in Italia c’è della discriminazione verso gli stranieri ma che la vede come una forma di diffidenza verso il nuovo, le cattiverie poi si limitano alle parole, allo scherno, in Germania invece si passava alle via di fatto con “scherzi” (molto) pesanti.
In Italia se dimostri di volerti Integrare ed hai voglia di lavorare ottieni anche il rispetto. In Germania questo alla sua famiglia non è mai stato concesso, ad un certo punto il padre chiuse l’attività che aveva aperto e decise di trasferirsi in Italia.
Il suo racconto, da me sintetizzato, dura alcuni minuti e la vedo accalorarsi mentre le parole le escono dalla bocca. Che strano…pensavo avremmo parlato di Balotelli o Fàbregas ed invece….
Mi sono allontano ripensando alle sue parole. Parole che, in tema di rapporti tra popoli, mi hanno ricordato una frase sentita tanti anni fa: “ Gli Italiano rispettano i Tedeschi ma non li amano. I Tedeschi amano gli Italiani ma non li rispettano”.
Frase da chiacchiere sotto gli ombrelloni? Clichè? Immagino di si. Resta che il fatto che: si parli di Italiani, Tedeschi, Spagnoli, ecc… prima di usare definitivamente il termine Europa con la “E” maiuscola ci sarà ancora molto da lavorare. Sulle persone.
I tempi sono decisamente cambiati.
Qualche anno fa per noi uomini il lunedì era dedicato al calcio chiacchierato.
Si discuteva, anche animatamente, sul risultato delle partite, sul gol più bello, sulle corna dell’arbitro che non aveva concesso “un rigore grande così” e cose del genere. Poi sono arrivati il calcio scommesse, gli stipendi folli concessi a tanti (troppi) calciatori, le partite spalmate su giorni ed orari diversi per accontentare la pay tv e tanta gente si è disamorata del gioco. Ora è possibile che il lunedì degli ex infervorati del pallone si trasformi nel lunedì delle ricette.
Può capitare di sentir parlare di una domenica passata a preparare zuppe inglese e mattonelle al cioccolato magari confondendo gli ingredienti dell’una o dell’altra ricetta per via dei troppi anni passati dall’ultima volta che le si aveva preparate.
A questo punto dovete capire che il sottoscritto non è insensibile a questi argomenti e così sentendomi…provocato ho deciso di proporre un dolce semplicissimo che mi preparavo quando ero piccolino piccoletto.
La mia torta con budino al cioccolato e caffè.
Ingredienti.
36 biscotti secchi (considerando i”classici” biscotti secchi come da immagine).
1 busta (gr. 50 circa) di preparato per budino gusto cioccolato.
3 cucchiai di zucchero.
½ litro di latte.
1 moka da 3 di caffè.
Una volta preparata la crema del budino unendo la miscela in polvere con lo zucchero e il latte (non fatela troppo densa) disponete il primo strato di biscotti (12 nel nostro caso) in una piccola pirofila dopo averli leggermente bagnati nel caffè e ricopriteli con un leggero strato di crema.
Ripetete l’operazione per gli ulteriori due strati concludendo il tutto con una passata di caffè sopra l’ultimo strato di crema. Mettere la torta in frigorifero per qualche ora prima di servirla in tavola.
nb: Se per i vostri gusti la torta risultasse troppo “cremosa” è possibile, dosando bene gli ingredienti nei vari passaggi, aggiungere un quarto strato di biscotti.
Non era mia intenzione scrivere un post sul tema della tragica morte di Gabriele Sandri, ma un lettore mi ha ricordato che avevo già scritto qualcosa in Febbraio in occasione della morte di Filippo Raciti (complimenti…ottima memoria). Allora chiudevo il post riservandomi di ritornare sull’argomento in momenti “migliori”… momenti, che purtroppo non sono mai arrivati. Domenica non ho seguito in tempo reale il susseguirsi dei fatti; le mie osservazioni prendono spunto dai giornali letti oggi ed i notiziari radiofonici e televisivi di questi due giorni. Conclusione? Siamo tutti colpevoli! Le mie parole potranno sembrare eccessivamente forti ai più e per questo, se permettete prova a spiegarne le mie motivazioni. Sono colpevoli lo Stato, le forze dell’ordine, le autorità sportive, i dirigenti sportivi, i calciatori e i loro manager, le tifoserie organizzate e non, i gestori del merchadising, i gestori degli stadi, la stampa scritta e televisiva, gli opinionisti, gli sponsor, le famiglie dei tifosi, io e tutti quelli che in questo momento non ho iscritto in questo breve elenco. Siamo tutti colpevoli perché non possiamo continuare a dire e scrivere belle parole sull’idealismo e la bellezza del gioco del calcio quando sappiamo benissimo che interessi economici e non, frustrazioni e “ideali” non ben definiti prendono gli stadi (anche quelli piccoli) come zona franca dove esprimere la “loro” interpretazione di sport. Scusate… ma sono veramente stanco, non mi riconosco più in questo mondo che da sempre la colpa di tutto quello di brutto che succede a qualcun altro. Sono stanco delle parziali ammissioni di colpa che finiscono sempre con un “si però…”. Amavo questo sport in modo puro. Seguivo da piccolo tifoso le vicende di una squadra minore del cacio Italiano nelle sue altalenanti fortune tra serie A, B e C (troppo facile essere tifoso di una classica grande). Mi piaceva giocare pure al fantacalcio con il gradevole mondo-parallelo dei calciatori di serie A mescolati in squadre immaginarie. Mi piaceva… ora il tutto semplicemente m’irrita. Mi auguro che qualcuno finalmente abbia le palle e la forza per staccare la spina a questo mostro che ci ostiniamo a chiamare sport.
Febbraio 2007…Novembre 2007… scommettiamo che tra qualche mese dovrò scrivere il terzo capitolo di quest’amara saga?
Quante pagine, quanti post, quante radio e televisioni in questi giorni commenteranno la morte di Filippo Raciti, il poliziotto ucciso duranti gli scontri di Catania-Palermo. Questo post si perderà sicuramente nel mucchio ma poco importa; quel che conta è unirsi nel “non dimenticare”, non fermarsi alle prime e logiche sensazioni d’orrore che ci prendono in queste circostanze. Per anni si è continuato a parlare dei mali del calcio in Italia, ma al di la delle belle parole ben poco si è fatto. Ora dopo questo grave episodio di cronaca che, tra l’altro sembrerebbe avere un fondo di premeditazione che aggraverebbe ancor di più la cosa, i nostri governanti hanno l’occasione di dimostrare la loro forza e dignità (unendosi maggioranza ed opposizione). Chiudo rapidamente questo post e mi riservo di ritornare sull’argomento tra qualche tempo quando, passati i bollori e l’indignazione dovremo vedere i veri provvedimenti…

