Chi compra, se la compra, musica esclusivamente da internet rinuncia da subito ad uno dei piaceri che per anni ha accompagnato tutte le produzioni discografiche: la copertina. Se gli va bene, il suo lettore mp3 gli mostrerà una tristissima miniatura che difficilmente desterà il suo interesse. Solo pochi anni fa le cose erano ben diverse; il legame tra un bel disco e una bella copertina poteva dare “l’immortalità” ad un artista. Il bassista dei Clash che spezza il suo strumento in London Calling, i 57 personaggi dei Beatles in Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, tanto per citare un paio d’ esempi, resteranno per sempre impresse nelle memorie di chi ha amato questa musica ma anche chi non li conosce è difficile che possa dire: “io queste immagini non le ho mai viste”.
Una delle mie copertine preferite è quella di Breakfast in America dei Supertramp. Un motivo vero non c’è, forse perché l’ho “capita” dopo parecchio tempo dall’uscita dal disco. Mi limitavo a guardare la facciona simpatica della cameriera senza notare il sottile gioco dell’immagine; un surreale sguardo dall’oblo di un aereo che lascia una New York fatta di tazze, piatti e forchette. E lei… la cameriera in versione statua della libertà con il bicchiere di succo d’arancia al posto della fiaccola. Breakfast in America è stato un disco “trasversale”. Usci nel 1979 in un periodo dove quasi tutti predicavano un’anima post punk (non sempre sincera) e si piazzò in cima alle vendite con il suo pop ben costruito. La canzone più conosciuta di quel disco è The logical Song; ho trovato un recente video dove l’allora leader della band Roger Hodgson la ripropone in versione piano/sax. Gli anni sono passati, non porta più la barbetta stile “Gesù Cristo” ma la voce….quella c’è ancora.

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Progetto 100 Righe
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