mag 202009
 

Le parole di un uomo politico possono mettere zizzania all’interno di una famiglia? Se questo politico risponde al nome di SuperSilvio la risposta è si. E’ noto che il nostro uomo quando deve relazionarsi con la Finlandia riesce sempre a dire una parola di troppo, non importa si parli di donne, prosciutti o chiese, il risultato è sempre lo stesso: qualcuno se la prende a male. L’ultima uscita riguarda proprio una chiesetta di legno esibita con orgoglio dalle autorità Finlandesi (stiamo parlando di un patrimonio dell’UNESCO) a Super-Silvio che, invece di limitarsi a qualche sorriso diplomatico ha pensato bene d’uscire con una delle sue mitiche battute.  Qualcosa come:-”In Italia una chiesetta del genere la buttiamo su in una settimana!”- Ok… non so se sia andata veramente così, non so quali problemi diplomateci siano venuti a galla. Lo confesso…questa storia mi era uscita dalla mente dopo due minuti che l’avevo sentita ma…come la mettiamo con il mio amico Alessandro?

Alessandro da qualche anno è sposato con una ragazza Finlandese. Il classico colpo di fulmine estivo della turista nordica ammaliata dall’Italico giovanotto. Il matrimonio ha funzionato per anni ma poi lei ha cominciato a sentire una forma di nostalgia (?) verso la sua terra. Per farla breve lei si è presa una “pausa” ed è tornata dai suoi genitori insieme ai due bambini ed il mio amico fa il “pendolare” verso la Finlandia nel tentativo di ricucire il matrimonio. Il caso vuole che il suocero di Alessandro abiti nella zona dove sorge la famigerata (a questo punto) chiesetta e sia pure un ex falegname! Avete idea cosa si possa provare ad entrare nella casa del suocero incacchiato di suo perché, sicuramente, “parteggia” per la figlia e vedere alla tivù le immagine del nostro premier (sorridente) la chiesa (- -), I politici Finlandesi (imbronciati), i giornalisti (imbronciati) e vederti apparire alle spalle la moglie pure lei con l’espressione rabbuiata? Alessandro mi ha raccontato l’episodio in tono divertito ma…se il suo matrimonio dovesse fallire miseramente chi pagherà gli alimenti? Silvio?…magari qualche euro simbolico.. (favoletta).

mar 222009
 

Il governatore del New Mexico, Bill Richardson, ha abolito la pena di morte nel suo Stato, che così diventa il 15esimo negli Stati Uniti ad abbandonare questo tipo di pena. La legge firmata da Richardson sostituisce le sentenze capitali con l’ergastolo senza possibilità di libertà condizionale. «È stata la decisione più sofferta della mia vita», ha detto Richardson a Santa Fe, capitale dello Stato, dopo la firma frutto -ha detto- «di un lungo viaggio personale dentro di me». Anche se la pena di morte può contare ancora sull’appoggio della maggioranza degli statunitensi, negli ultimi anni alcuni clamorosi falli giudiziari -a volte innescati dall’inettitudine degli avvocati difensori- hanno ampliato la platea di chi ne chiede l’abolizione. Richardson ha promulgato la legge dopo che il progetto era già stato approvato dal Senato statale, venerdì scorso, e prima ancora dalla Camera bassa. In Usa la pena di morte è stata ristabilita nel 1976 dalla Corte Suprema e da allora è stata applicata in 1.156 casi, secondo i dati forniti dal Centro di Informazione sulla pena di Morte. Nel New Mexico, l’ultima volta era stata applicata nel 2001, quando era stato giustiziato Terry Clark, ritenuto colpevole di aver ucciso un bimbo; e attualmente ci sono due detenuti nel braccio della morte. Tra gli abolizionisti c’è anche chi fa notare che il ‘nuovo corso farà risparmiare allo Stato Usa più di un milione di dollari all’anno.

Da: Il Sole 24 Ore
mar 062009
 

La crisi economica che in questi mesi ha investito il mondo intero, oltre a tutti i problemi che ovviamente sta creando, ha generato un curioso effetto collaterale. Sembrerebbe che molti Stati dove vige la pena di morte stiano pensando di abolire questa forma di condanna non tanto per questioni etiche ma perché ritenuta antieconomica. Non stiamo parlando di paesi dove la condanna a morte ha il semplice costo di una pallottola conficcata nella testa ma dei 36 Stati USA dove l’esecuzione avviene dopo lunghi processi. Sinceramente non avevo mai considerato la questione pro/contro pena capitale dal punto di vista strettamente economico. Diciamo che, ragionando superficialmente, pensavo che un condannato all’ergastolo costasse più di un condannato a morte, a partire dal “vitto e alloggio” per tutti gli anni di detenzione. A quanto pare non è proprio così. Uno studio condotto per lo stato del Maryland ha messo in luce i seguenti dati: un procedimento che si chiude con una condanna a morte costa circa tre milioni di dollari contro poco più di un milione di dollari per un processo nel quale la pena massima richiesta è l’ergastolo. A ciò si deve aggiungere che spesso i dibattimenti dove il pubblico ministero richiede la pena di morte si concludono con condanne al solo carcere. Inoltre fra tutti i casi di condanna alla pena capitale solo una minima parte si conclude con l’effettiva esecuzione, per gli altri la condanna viene comunque convertita in un ergastolo di fatto. Altro fattore che favorisce gli alti costi è legato alla gestione dei carceri; un carcere dove ci sono dei condannati a morte é più costoso. C’è maggior personale di sorveglianza e più qualificato (gli stipendi si fanno sentire).

Una nota curiosa: come ho scritto gran parte degli Stati dove vige la condanna capitale stanno valutando l’eventuale abolizione della pena. Uno sta andando controcorrente: L’Alaska di Sarah Palin (Governatore reso popolare alle recenti elezioni Americane) sembra voglia inserire la pena di morte nel suo ordinamento. Viene da chiedersi se la Palin (nota cacciatrice di alci) voglia occuparsi personalmente delle esecuzioni.