Domenica scorsa nella mia città si doveva svolgere la tradizionale sfilata di carri allegorici legata al carnevale ma, a causa del brutto tempo, hanno deciso di spostare l’evento di un paio di settimane.
Non tutti sapevano di questo cambiamento di programma e così, nel primo pomeriggio, sotto una leggera pioggerella, era possibile incontrare famiglie con i bambini mascherati da zorro, fantasmi, damine,ecc… .
Preso dalla desolazione del meteo decisi di fare due passi sul lungomare e fu li che una voce attirò la mia attenzione. “Mussa che vegno!” Possibile? Pensai. Era probabilmente dal tempo della scuola elementare che non sentivo queste parole.
Camminai verso il punto dove avevo sentito la voce e fu così che ,accanto ad un chiosco, trovai un gruppo di bambini intenti a giocare. I loro abiti carnevaleschi era sgualciti e inumiditi dalla sabbia (ricordo che stava già iniziando a piovere) ma questo non era un problema presi com’erano dall’euforia del gioco.
Un gioco per tanti di loro sicuramente nuovo ma non per quel nonno (immagino) che li stava istruendo.
Il gioco, nella tradizione Veneta, chiamato “mussa che vegno” o anche “saltamussa” consiste nel saltare sulla schiena dei compagni. Più alto è il numero di giocatori che riescono a a rimanere accavallati gli uni sugli altri e più ci si diverte!
Un primo giocatore, come si può vedere dal disegno in alto, s’aggrappa ad un albero o comunque una struttura ben solida; se i giocatori sono numerosi alle sue spalle può aggrapparsi anche un secondo giocatore.
A questo punto un altro giocatore urla “mussa che vegno!” ( traducibile più o meno con “asina che vengo”), il giocatore aggrappato all’albero e gli altri eventualmente già calati sul suo groppone rispondono “vien che te tegno!” (traducibile con “vieni che ti tengo”) e si preparano a ricevere sulle spalle il nuovo arrivato che, con un balzo, deve cercare di posizionarsi il più avanti possibile in modo da lasciare posto a nuovi saltatori.
Inevitabilmente ad un certo punto la muraglia umana è destinata a crollare ma questa non è una sconfitta, è l’occasione per farsi una risata e ricominciare da capo.
Mi chiedo se in altre parti d’Italia in passato i bambino giocavano in questo modo o se solo in Veneto siamo così…masochisti. :wink:

Nota: il contenuto di questo post è da considerare come un’appendice alle mie attività sul blog dialetticon

 

Post modificato: 15.10.08. Dopo una breve attività come dialettevole. blogspot.com il blog di cui si parla nel presente post è diventato dialetticon.blogspot.com. Post originale: Da qualche giorno ha trovato posto nel mio blogroll un nuovo indirizzo: dialettevole. Si tratta di una simpatica iniziativa a più mani dove lo scopo è quello di pubblicare e mettere a confronto dei termini dialettali del proprio territorio. L’idea in se è di una semplicità disarmante ma basta scorrere nei post per rendersi conto di quanta bella cultura popolare è pregna la nostra terra. E’ interessante vedere come dietro ogni termine dialettale ci sia una specie di “matrioska storica” che ci accompagna alle sue origine antiche…siano esse latine o frutto di una delle tante colonizzazioni (anche culturali ovviamente) subite nei secoli scorsi.

Alcuni “benpensanti” negli ultimi anni hanno cercato di mettere quasi in cattiva luce l’uso del dialetto nelle famiglie associandolo ad una non ben chiara forma d’ignoranza. Oggi ci sono giovanissimi che parlano solo Italiano (non sempre corretto per la verità…) e non riescono a capire una sola parola detta dai loro nonni. Questo è veramente triste. Perdere così rapidamente le proprie radici non credo sia segno di progresso (passatemi il termine forse eccessivo). Quindi ben vengano iniziative come quella di dialettevole dove memoria e confronto trovano spazio in modo piacevole. Nel mio piccolo cercherò di dare un contributo con qualche intervento di tanto in tanto…. magari iniziando con ombra . Lo sò… qualcuno sarà pronto a dire ecco il solito veneto che la butta sul bere . Vabbè io sono quasi astemio però quando ci vuole ci vuole  ;-) .

Un’ultima cosa: al momento della scrittura di questo post su dialettevole latitano clamorasamente molti bei dialetti. Invito gli eventuali lettori della Sicilia e della  Sardegna (ad esempio) a regalarci qualche bel frutto linguistico delle loro terre.

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