E’ un genere letterario che forse esiste da sempre anche se solo recentemente ha raggiunto il vasto pubblico diventando anche materia di studio di sociologi e antropologi. La cosa che maggiormente affascina di questo genere è il concetto del “E se….”.
Infatti, chi di noi non si è mai chiesto almeno una volta cosa sarebbe successo se un qualunque episodio della storia avesse preso una strada diversa?
Molti scrittori hanno intrapreso questo viaggio letterario. Ne citeremo alcuni soffermandoci sulle principali pubblicazioni.
Philip K. Dick (1928-1982).
Scrittore dall’esistenza travagliata segnato da profonde crisi depressive e ben quattro matrimoni fallimentari.
Segnato dall’uso di stupefacenti muore per una crisi cardiaca dopo un lungo periodo da sbandato. Dick è stato al centro, dopo la morte, di una clamorosa, quanto autentica, rivalutazione letteraria.
Sottovalutato in vita, è emerso oggi nella critica e nella considerazione generale come uno dei talenti più originali e visionari della Letteratura Americana contemporanea.
Singolare il destino di molte sue opere saccheggiate dalla cinematografia come Total Recall (tratto dal suo racconto We Can Remember it for you Wholesale del 1966), Screamers (tratto dal suo racconto Second Variety del 1953), Minority Report e Paycheck (tratti dagli omonimi racconti degli anni Cinquanta), Confessions d’un Barjo (tratto dal suo romanzo mainstream Confessions of a Crap Artist), i film d’animazione Toy Story e Small Soldiers (ispirati al suo racconto Little Movement del 1952), e soprattutto Blade Runner, capolavoro tratto dal romanzo Do Androids Dream of Electric Sheep?
Parlando di Ucronia citiamo il romanzo The Man in the High Castle (da noi tradotto anche come La Svastica sul Sole) vincitore, nel 1963 di un Hugo Award dove si narra di una realtà alternativa, in cui le forze dell’Asse hanno vinto la Seconda Guerra Mondiale, ed in cui Tedeschi e Giapponesi si sono spartiti l’America.
Il gioco perverso del libro parte dall’ipotesi di un misterioso romanzo che parlerebbe invece dell’ipotesi opposta.
Harry Turtledove.
Californiano, classe ‘49 è laureato in storia bizantina. Vive a Los Angeles con la
moglie Laura e le tre figlie. Prima di diventare romanziere a tempo pieno, ha insegnato all’UCLA e alla California State University, tenendo in prevalenza corsi di storia antica, storia bizantina e storia della civiltà occidentale. È arrivato al successo con il grande ciclo di Videssos (quattro libri).
È autore inoltre del ciclo di Krispos, composto da tre libri (Infine, si è dedicato con grande interesse alla fantascienza, sviluppando soprattutto i temi della storia alternativa e dell’ucronia, di cui oggi è in assoluto fra gli autori più rappresentativi. Oltre ad Agente di Bisanzio ,A Different Flesh e The Guns of the South la sua produzione è culminata con il ciclo formato da Invasione. Anno Zero, Invasione. Fase seconda, Invasione. Atto Terzo e Invasione: Atto finale un’appassionante storia alternativa della seconda guerra mondiale, bestseller in tutto il mondo – e Colonizzazione. Fase 1,Fase 2 e Fase 3.
Il ciclo Invasione/Colonizzazione rappresenta un bell’esempio di realtà alternativa: immaginate di trovarvi nel 1942, in piena seconda guerra mondiale. Nazisti e Alleati sono in perfetto equilibrio, nulla lascia intravedere quale fazione possa prendere il sopravvento. Improvvisamente un nuovo e agguerrito nemico entra in gioco: la “Razza”, alieni provenienti da un mondo dove la natura ha portato al massimo dell’evoluzione i rettili, decisi a trasformare la terra in una nuova loro colonia. Dobbiamo riconoscere a Turtledove di saper ben costruire le basi dei suoi romanzi.
1 – La Razza è molto credibile. La loro tecnologia (se pur ovviamente più avanzata di quella terrestre) non è rappresentata da meraviglie dal dubbio riscontro scientifico, ma da una logica di progresso (carri armati, aerei a reazione, ordigni nucleari…). I personaggi hanno una loro “umanità”; pagina dopo pagina si scopre la psicologia , la mentalità e la logica della Razza. Questa stacca notevolmente da certi stereotipi di alieni invasori-cattivi che spesso abbondano tra gli scaffali delle librerie.
2 – La stessa analisi ,diciamo, psicologica viene rivolta anche ai protagonisti terrestri della storia. Ognuno viene descritto con minuzia di particolari tale da renderli ben comprensibili al lettore. Se vogliamo trovare un difetto nella vicenda forse dobbiamo ricercarla nella lunghezza dell’opera; ben sette libri che narrano un intricarsi di vicende sparse in giro per il mondo, dall’Inghilterra alla Cina, dagli USA alla Polonia, ecc… .il tutto in un gradevole susseguirsi di emozioni e curiosità, ma anche una sensazione di finale inesistente. Tutto rimane sempre troppo in sospeso come in una soap opera (perdonatemi il paragone!). Rimane il fatto che l’opera merita gran attenzione per la cura della realizzazione e…vediamo come va a finire!
Concludiamo questa breve rassegna dedicata all’ ucronia con un autore italiano:
Pierfrancesco Prosperi.
Architetto ed urbanista nato ad Arezzo nel 1965. Scrittore dotato di buona sensibilità narrativa impronta gran parte dei sui scritti su fantapolitica, universi paralleli ed in particolare storia alternava: Garibaldi a Gettysburg ne è un buon esempio.
La storia (reale) racconta che all’inizio della guerra civile americana i nordisti stentarono a trovare un leader per il loro esercito; tanto che Lincoln pensò di prendere contatto con Garibaldi per affidargli il comando delle truppe. Al fine non se ne fece nulla ed il comando venne affidato al generale Grant che rovesciò favorevolmente il corso della guerra sconfiggendo i sudisti nella battaglia di Gettysburg.
Il romanzo: immaginate che Garibaldi accettasse il comando delle truppe nordiste e malauguratamente perdesse la battaglia. Una sconfitta anche morale; niente garibaldini, niente spedizione dei mille, niente unità d’Italia…..risultato oggi Veneto e Trentino province austriache! Da questo scenario l’inizio di un romanzo ricco di emozioni con il protagonista sballottato tra due realtà tanto diverse tra loro.
Per tutta la settimana, Robert Childan aveva tenuto d’occhio ansiosamente la posta, ma il prezioso pacchetto proveniente dagli Stati delle Montagne Rocciose non era arrivato. Così, quando aprì bottega il venerdì mattina, e sul pavimento, sotto la fessura della posta, vide solo lettere, pensò: Quest’oggi dovrò sorbirmi le furie del mio cliente.
Andò a prendersi una tazza di tè in polvere al distributore (funzionante con monetine da cinque cent), afferrò la scopa e cominciò a fare le pulizie. Ben presto ingresso e marciapiede furono spazzati e la ditta Manufatti Artistici Americani fu pronta per la giornata, tutta tirata a lucido, con il registratore di cassa pieno di spiccioli, un vaso di calendule fresche, e la radio che suonava musica in sottofondo. Fuori, sui marciapiedi, gli uomini d’affari camminavano svelti, diretti agli uffici lungo Montgomery Street. Lontano passò un tram della linea funicolare; Childan interruppe il lavoro per guardarlo, compiaciuto. Passarono alcune donne nei lunghi abiti di seta vivacemente colorata.., guardò anche quelle. Poi il telefono squillò. Childan si girò per rispondere.
Sì rispose al suo “pronto” una voce familiare. Childan sentì un tuffo al cuore. Qui è il signor Tagomi. E’arrivato il mio bando di reclutamento della Guerra di Secessione, signore? La prego di ricordare: me l’aveva promesso la settimana scorsa. — Parlava con voce monotona, brusca, ai limiti di quel che era prescritto dalla buona educazione, ai limiti delle regole di cortesia. — Non le ho forse dato un acconto, signor Childan, quando abbiamo concluso l’accordo? Deve essere un regalo, vede. Glielo avevo spiegato. Un cliente.
— Le ricerche approfondite che ho fatto a mie spese, signor Tagomi, signore — cominciò Childan — a proposito dell’oggetto promesso, originario di un’altra regione, come lei certo comprenderà e…
Ma Tagomi l’interruppe. — Dunque, non è arrivato.
— No, signor Tagomi, signore.
Una pausa glaciale.
— Non posso aspettare ulteriormente — disse Tagomi.
— No, signore. — Childan guardò tetramente oltre la vetrina, verso la giornata calda e radiosa e verso i palazzi di San Francisco.
— Qualcos’altro, allora. Cosa consiglia, signor Childen? Tagomi sbagliò volutamente a pronunciare il nome; un insulto contenuto entro le regole della buona educazione che fece bruciare le orecchie di Childan. Perdita della faccia, la spaventosa mortificazione della sua posizione. Le aspirazioni, le paure e i tormenti di Robert Childan esplosero, lo invasero, gli bloccarono la lingua. Balbettò, la mano appiccicata al microfono. L’aria nel negozio profumava di calendule; la musica continuava a suonare, ma lui si sentiva come se stesse precipitando in un mare lontano.
— Ecco… — riuscì a mormorare. — Una zangola per fare il burro. Una gelatiera del 1900 circa. — La sua mente si rifiutava di pensare. Proprio adesso che i ricordi erano confusi e c’era il rischio di ingannarsi. Aveva trentotto anni, e poteva ricordare i tempi prebellici, gli altri tempi. Franklin D. Roosevelt alla Fiera Mondiale; il vecchio mondo, migliore dell’attuale. — Potrei portarle alcuni desiderabili esemplari nel suo ufficio? — mormorò. Presero appuntamento per le due. Avrebbe dovuto chiudere il negozio, pensò, mentre riagganciava il ricevitore. Ma non aveva scelta. Doveva tenersi buoni quei clienti altolocati: tutto il suo commercio dipendeva dalla loro buona volontà.
Intanto si accorse che qualcuno — una coppia — era entrato nel negozio. Un giovanotto e una ragazza, entrambi molto attraenti e ben vestiti. I clienti ideali. Si calmò e si mosse con fare professionale, con sicurezza, verso di loro, sorridendo. I due si erano chinati per osservare un espositore, e avevano preso in mano uno splendido portacenere. Una coppia sposata, pensò. di quei marmittoni con la gomma eternamente in bocca, con le facce avide da contadino, che gironzolavano per Market Street, guardano a bocca aperta gli spettacoli erotici, i filmini pomo, le sale giochi, i night club di quart’ordine con le foto di bionde Viveva di certo nella Città delle Brume Avvolgenti, il nuovo, esclusivo quartiere dello Skyline, sopra Belmont.
— Buon giorno — disse, e subito si sentì meglio. Loro gli sorrisero con gentilezza, senza superiorità alcuna. La sua merce — veramente la migliore del suo genere, in tutta la Costa —li aveva messi un po’ in soggezione; lui se ne accorse e gliene fu grato. Loro capivano.
— Pezzi davvero eccellenti, signore — disse il giovanotto.
Childan si inchinò con naturalezza.
I loro occhi, caldi non solo di un legame umano, ma del comune piacere nel condividere la vista degli oggetti d’arte da lui venduti, il loro gusto e la loro soddisfazione, lo colpirono; gli erano grati perché Childan aveva cose come quelle, che loro potevano vedere, toccare, esaminare e maneggiare, magari senza neanche comprarle. Sì, pensò, sanno in che tipo di negozio si trovano; questa non è chincaglieria per turisti, niente targhe di legno di sequoia con la scritta “Bosco Muir, Marin County, Stati Americani del Pacifico”, o insegne con diciture umoristiche o anelli per ragazzine o cartoline con vedute del Ponte sulla Baia. Soprattutto gli occhi della giovane donna, enormi, neri. Potrei innamorarmi di una donna come questa, pensò Childan. E come sarebbe tragica la mia vita, allora: come se non lo fosse già abbastanza. I capelli neri ben pettinati, le unghie laccate, i lobi delle orecchie forati da cui pendevano i lunghi orecchini artigianali in rame.
— i suoi orecchini — mormorò. — Li ha acquistati qui, forse?
— No — disse lei. — In Patria.
Childan annuì. Non era arte contemporanea americana: solo il passato era rappresentato lì, in un negozio come il suo. —Vi tratterrete a lungo qui — disse — nella nostra San Francisco?
— Io sono assegnato qui a tempo indeterminato — disse l’uomo. Con la Commissione di Inchiesta del Piano per il Miglioramento del Tenore di Vita nelle Aree Depresse. — Gli si leggeva in faccia l’orgoglio. Non era un militare. Non uno di mezza età che si stringevano i capezzoli tra le dita grinzose e sorridevano oscenamente…
In un mondo dove Germania e Giappone hanno vinto la seconda guerra mondiale e si sono spartite l’America, un “libro” crea scompiglio. Germania e Giappone sconfitte: un suggestivo gioco dei SE che solo uno scrittore come Dick poteva creare….