ott 142010
 

L’estate ormai è solo un ricordo, le giornate si sono accorciate e le temperature sono crollate; di sera le strade sono quasi deserte, letteralmente deserte se ci troviamo in una cittadina balneare.
Tutto normale si potrebbe dire eppure le cose non stanno proprio così: a parte le realtà contadine in passato dove c’era un qualcosa da poter chiamare centro urbano o piazza, di sera si poteva incontrare un lento via vai di gente a passeggio ed i giovani seduti a chiacchierare sul muretto o ai bordi della fontana.
Tutto questo lentamente e finito, le famiglie si sono chiuse in casa davanti al caminetto parlante (il televisore), le poche occasioni di uscita infrasettimanale come la partita di calcetto, il torneo di scacchi, la pattinata, ecc… hanno subito la sconfitta definitiva con l’arrivo della pay tv. In tanti ci siamo fatti prendere dalla voglia di calcio a tutte le ore e di cinema on demand pagando per questo fior di quattrini che dobbiamo…”giustamente”  :roll: ammortizzare passando il nostro tempo sul divano. Curiosamente questa corsa alla televisione a pagamento convive con la sempre maggiore insofferenza a pagare il canone RAI, ma qui entreremmo in altro tema.
Dicevo: mentre noi passiamo sempre più tempo le serate chiusi in casa, limitando le nostre uscite solo al venerdì o al sabato dove ci rimbambiamo di superalcolici alla frutta pagandoli dieci volte il loro valore, durante la settimana le nostre strade e piazze vengono occupate da nuove figure: gli stranieri.
Non voglio entrare nell’intricato tema dell’ordine pubblico, qui non parlo di spaccio ed altre forme di delinquenza ma di semplici presenze. All’inizio citavo l’esempio della cittadina balneare; ora che i turisti sono andati via durante la settimana le poche presenze che passeggiano di sera sulla via principale o sul lungomare sono tutti cittadini Indiani, del Bangladesh e qualche Nordafricano. Gente che dopo aver cenato ha voglia di uscire a passeggiare per un po’, incontrare qualche connazionale, magari dimenticare la pessima giornata trascorsa, insomma, sono “noi trent’anni fa”. Noi che oggi non usciamo più perché abbiamo altro da fare, perché siamo troppo stanchi, perché non troveremo nessuno per fare due chiacchiere, perché abbiamo paura.
L’ultima ragione è figlia dell’evoluzione (o sarebbe meglio dire involuzione?) che abbiamo avuto in questi anni; è inutile nasconderci dietro un dito, anche nella mia ridente località balneare i problemi ci sono, solo poche notti fa c’è stata l’ennesima zuffa tra Albanesi e Marocchini con tanto di ferito per accoltellamento. Zuffa che non si può associare alle strade deserte perché queste cose accadevano anche in piena estate, il delinquente rimane tale 365 giorni l’anno.
Gli stranieri per bene ci stanno mostrando che se vogliamo le nostre città sono ancora vivibili di sera; uscire si può, guidati dal buon senso di non mettersi nei guai, senza l’obbligo di dover andare a farsi spennare in un locale alla moda ma semplicemente facendo una passeggiata (anche soli 10 minuti) vicino casa o nella nostra piazza preferita. Ogni tanto spegniamo anche questo monitor che stiamo guardando, chiamiamo chi abbiano vicino (moglie, marito, figli…) oppure telefonate a qualche amico e ditegli:-” Andiamo a fare due passi”-.

Immagine: Piazza Unità d’Italia (Trieste) da Wikimedia.

nov 242009
 

Questa è sicuramente la foto più vecchia che possiedo. Apparteneva al mio bisnonno e di conseguenza, forse, le persone ritratte nella foto sono dei miei lontani parenti. Forse… perché non ho mai avuto modo di chiederglielo visto che la foto è “apparsa” da un vecchio bauletto di legno solo negli ultimi giorni della sua vita. Ovviamente mi piacerebbe sapere chi sono queste persone, i loro nomi, dove vivevano, le loro storie. Peccato che questo non sia possibile , posso solo guardare la foto ed immaginare … immaginare …

ago 242009
 

Quest’anno più che mai le nostre spiagge si sono riempite di venditori ambulanti, i cosiddetti “vucumprà”, con i loro tappeti (quelli vecchio stile) e borsoni carichi di ogni mercanzia: magliette, asciugamani, fazzoletti, cinture, orologi,ecc… . La loro massiccia presenza ha creato parecchia tensione tanto che in molte località si sono cercate delle soluzioni (a volte discutibili) nel tentativo di frenare il fenomeno. Ma perché quest’estate la presenza dei vucumprà è aumentata così tanto? Possibile che in un momento dove si parla di frenare drasticamente l’immigrazione le nostre spiagge (del nord-est in particolare) brulichino di di venditori africani ed asiatici? Una risposta (magari parziale) la otteniamo si ci fermiamo un istante a parlare con queste persone. Scopriamo così che molti di loro vivono qui in Italia da diversi anni, spesso regolari con tanto di famiglia e figli nati qui. Arrivano da province come Treviso e Vicenza dove lavoravano nei settori tessili, calzaturieri ed edili. Quando è arrivata la crisi si sono trovati per primi senza lavoro e si sono buttati nel primo spazio libero (diciamo…) che hanno trovato.

Tra i tanti mestieri da spiaggia nati in questi anni uno dei più recenti è quello della massaggiatrice. Quasi sempre si tratta di Cinesi, gente per  natura meno “chiacchierona” di gran parte degli africani e per questo meno disposta a confidarsi. Di recente però ho avuto un piccolo colpo di fortuna. Ho incontrato una massaggiatrice da spiaggia che ha trovato una zona dove il suo lavoro viene “tollerato”. Un’occasione che non si è lasciata sfuggire visto l’aria che tira nel resto della zona balneare. Quel che segue è la sintesi di una chiacchierata avuta con la signora.

- C’è molto scetticismo sulla qualità dei massaggi da spiaggia. C’è da fidarsi?Ho frequentato una scuola, anche se non riconosciuta qui in Italia, e comunque mi limito a cose leggere. Confermo però che molte mie colleghe improvvisano, è solo un modo per guadagnare qualcosa.Parli abbastanza bene l’Italiano. E’ da tanto che sei qui?Si sono tanti anni ormai. Ci vivo con la mia famiglia. - Come siete arrivati in Italia? – [Non risponde...] – Hai detto che sei qui con la tua famiglia.Si. Con mio marito e i nostri tre figli.- Tre figli? Ma in Cina per legge non è obbligatorio fare un solo figlio? (In seguito ho scoperto che i figli possono essere in alcuni casi anche due ma in quel momento non lo sapevo). – E’ vero in Cina le regole sono molto severe. I miei figli sono nati tutti in Italia. - Cosa intendi con regole molto severe? – [Si rabbuia...] – Non si possono avere figli prima dei ventitré anni. Ero rimasta incinta, le autorità mi hanno fatto abortire anche se mancava poco tempo alla nascita del bambino ed hanno arrestato mia madre..è stata dura , non ho voluto parlare con nessuno per quasi un anno. – [Resto senza parole...] – Arrestarono tua madre? - Si. I genitori vengono considerati responsabili. In prigione sarebbe dovuto andarci mio padre ma lui lavorava e la famiglia non poteva rimanere senza un redditto per vivere, così in prigione per qualche mese è andata mia madre. -

Ci scambiamo ancora qualche parola. Nulla di particolare, solo un modo per alleggerire la mente dalle parole che mi ha detto in precedenza. Alla fine ci salutiamo e ci allontaniamo; lei tra gli ombrelloni alla ricerca di clienti, io verso casa…con la sua storia.

L’immagine di questo post è tratta dal web (La Stampa). Non ho fotografato la signora dell’incontro.


lug 142007
 

Intorno alla mia casa i gatti ci sono sempre stati. Qualche randagio…il gatto di un vicino in “libera uscita”… ma nessuno aveva mai messo radici per più di qualche mese. Un giorno arrivò un gattino deciso a non farsi cacciare dal cane dei miei parenti/vicini e ben disposto ad accettare il cibo che, a quel punto, iniziammo a dargli. La vera svolta iniziò a causa della “sfiga” che lo perseguitò nel primo anno. Un giorno lo trovammo con i segni di una misteriosa piccola scottatura sulla schiena (li il pelo non è più ricresciuto), un altro giorno facendo retromarcia lo investii con la mia macchina (il pirla se ne stava accovacciato nell’erba e non si era mosso), per fortuna lo presi solo su una zampina e la superficie morbida del terreno evitò pericolosi schiacciamenti. Ovviamente questi piccoli infortuni ci indussero ad avere cura di lui con quella piccola dose di coccole che normalmente si usa.
La vicenda prese una nuova direzione quando, dopo un paio di giorni che non si faceva vedere, lo vedemmo arrivare vistosamente zoppicante. A quel punto lo portammo da un un veterinario (prima incontro in assoluto per il sottoscritto con questo tipo di medico) che, accertata la rottura del femore ci propose di fare l’intervento necessario. Tutta la vicenda tra interventi e convalescenza durò quasi due mesi, un periodo che creò il legame tra il gatto e la mia famiglia.
Nel corso di questi anni questo gatto ha ripagato le nostre attenzioni in un modo che mai avrei immaginato prima. Mia madre ha dovuto subire un pesante intervento seguito da mesi e mesi di terapie (chemioterapia). In quel periodo il gatto si è rivelato una vera “medicina”. E’ difficile spiegare a parole quello che ho visto in quel periodo…l’atteggiamento , il carattere dell’animale si modificò. Le sue attenzioni, il suo “stare vicino”, giocare….furono quanto di più terapeutico potesse avvenire. Ora sono passati degli anni, il momento brutto è passato ma il micio è ancora con noi e ci fa compagnia…la sua “sfiga” non è scomparsa del tutto; Nuovi acciacchi lo perseguitano (ora si deve sorbire una goccia di collirio al giorno…), ma tutto va avanti nella normalità come in tutte le famiglie. In questo caso una famiglia + uno.
Porto questa testimonianza personale in favore di tutte quelle persone che si chiedono cosa sia la Pet Therapy, questa terapia nata negli anni 60 che prevede l’uso, o meglio la presenza, di animali (normalmente cani) come aiuto nel trattamento di molte patologie.
Se un gatto, non addestrato, non selezionato è riuscito a dare così tanto a delle persone in un momento difficile, figuriamoci cosa si può ottenere da un animale selezionato e seguito da uno specialista.