Se qualcuno ha letto il post (+ video) sul galletto ricorderà questi piccoli pennuti che “infestano” il mio giardino. Uso il termine infestano perché questi olandesi nani (questo è il loro vero nome) non ne vogliono sapere di restare dentro il loro recinto. In qualche modo alcuni di loro, due maschi ed una femmina, riescono sempre a trovare il modo di “evadere” e ce li ritroviamo a pascolare tra orto e giardino. La cosa di per se non è un grosso problema, sono piccoli, non fanno danni e tutto sommato danno anche “allegria” con i loro colori ed il canto acuto. L’importante è catturarli (non è difficile) la sera per evitare che decidano di passare la notte sopra le auto coprendole di …cacchette.
Alcune settimana fa abbiano notato l’improvvisa latitanza della femmina. Qualche sospetto sull’accaduto ci è venuto subito, sono bastati pochi minuti di ricerca per ritrovare la gallinella. Questa aveva deciso che era il momento di far crescere la famiglia e la folta siepe creata dai polloni di un tiglio era perfetta per fare il nido.

Ora i piccoli sono nati ed improvvisandomi paparazzo ho “rubato” alcune immagini della neo mamma con i piccolini. Nel video ho lasciato l’audio originale per far sentire, al limite del possibile il “chiacchierare” tra la chioccia ed i suoi pulcini. In questo modo si è creato anche un singolare contrasto tra le immagini, con il fogliame che fa immaginare un’ambientazione da “foresta”, e l’audio che tradisce la presenza di una strada a pochi metri (si sentono delle moto).

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Decidiamo di fare un bel giro a Venezia. L’obbiettivo è La Biennale con l’undicesima Mostra internazionale d’Architettura. L’occasione è buona anche per collaudare il tanto criticato sistema IMOB (alla vostra sinistra l’immagine della temuta validatrice) che ha sostituito il tradizionale sistema dei biglietti. In primavera mi ero deciso a sottoscrivere la CartaVenezia ma ancora non avevo avuto modo d’utilizzarla e verificarne la validità.

Ci presentiamo allo sportello: tengo tra le mani 11 euro, l’intenzione è quella d’acquistare 10 crediti (una corsa con CartaVenezia costa 1,10 euro), la signorina dall’altra parte del vetro mi fa presente che caricando 10 euro si ha diritto a 10 crediti (corse). Non male! Abbiamo già risparmiato un altro euro a “passo fermo”. Se pensiamo che i biglietti di corsa semplice Punta Sabbioni/Venezia costano 13 euro la sottoscrizione di CartaVenezia (10 euro per chi risiede nel Veneto) si è ampiamente ripagata. Ci avviciniamo alla macchinetta infernale ed accostiamo la tessera; una luce verde ci conferma la convalida della corsa…saliamo a bordo del vaporetto senza traumi. Fortuna da principianti? Chissà! Almeno in questa occasione non abbiamo avuto problemi ed anche tra gli altri passeggeri non ho visto particolari imbarazzi.

Appena sbarcati incrociamo la nave scuola Amerigo Vespucci; sarebbe bello poter salire a bordo a dare un’occhiata ma la ressa è impressionate: temo ci vorranno delle ore per quei temerari che chiudono la fila prima di poter toccare (per cinque minuti) la nave. Meglio proseguire verso i Giardini e non perdere la mostra. Questa volta dobbiamo pagare il biglietto. Questa volta? Già… in occasione della mostra d’Arti Visive ci avevano scambiati (?) per dei giornalisti e praticamente “spinti dentro”. Alla cassa nasce una simpatica gag con l’operatrice che comincia a snocciolarci tutte le possibilità per ottenere uno sconto: ” Siete Veneziani? (No). Under 26? (Ormai non più da un po’). Over 65? (Ci prende in giro? :( ). Militari? (No). Avete tessere Touring Club, Venice Card, Aci, ecc. ? (No, no, no, ecc.). Cominciamo ad esibire tessere sanitarie e badge professionali ottenendo in cambio gran sorrisi ma zero sconti. Prendiamo il biglietto ed entriamo. Per inciso devo ricordarmi di non perderlo perchè parte della mostra si svolge all’Arsenale che oggi non saremo sicuramente in grado di visitare. Si chiude il 23 novembre; prima di allora conto di completare la visita. ;-)

Passare da un Padiglione all’altro è un continuo mutare di sensazioni. T trovi di fronte a “cose” che in alcuni casi ti piacciono, altre che non ti piacciono, e spesso, molte che non comprendi. Possono far sorridere le poltrono fatte con i copertoni da camion o le panchine fatte con taniche di plastica oppure ti possono confondere le figure astratte realizzate con i materiali più disparati e tutti quei computer che mostrano grafici e tabelle. Altre cose possono far riflettere. Ad esempio nel Padiglione Spagnolo si possono vedere dei progetti di architettura applicata; così, anche se non siamo degli esperti, riusciamo a trovare un senso a tante opere di scuola spagnola che possiamo incontrare. Un esempio recente si trova proprio a Venezia con il ponte di Calatrava. “Oggetto” di cui si è detto praticamente di tutto (forse anche troppo). Per inciso dopo il tramonto siamo andati a vederlo… l’unica critica che ci siamo sentiti di fare è che dal lato ferrovia c’è troppo buio, ma probabilmente è una situazione momentanea. Certo che la possibilità di fare un ruzzolone non va esclusa… Tornando all’architettura made in Spagna: altro esempio che balza all’occhio è quello della Torre Aquileia di Jesolo, in particolare le sue terrazze che nelle loro forme trovano “paternità” in alcuni progetti di Barcellona. La vera chicca però sono i progetti d’interno per teatri. E’ una meraviglia vedere queste opere dove ogni spettatore ha la garanzia di vedere dalla propria poltrona l’intero palco. Può sembrare un’ovvietà ma penso che un po’ a tutti sarà capitato di vedere uno spettacolo con gli artisti segati a metà da una bella ringhiera o trovarsi davanti una colonna che dimezzava la scena.

Altra citazione di merito va al Padiglione Russo che anche questa volta ha saputo stupirci. Qui l’architettura ci viene mostrata come arte contadina giochi da bambini (se così vogliamo dire). Ho fatto una ripresa di qualche minuto che poi ho montato con qualche foto ed una canzone di fondo. Potete vedere il video in coda a questo post. Parte delle foto che ho scattato si possono vedere in questo album pubblicato su photobucket. :-)

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Si è aperta l’edizione 2007 della Biennale d’Arti Visive a Venezia. Abbiamo passato un pomeriggio (alla vernice) visitando alcuni Padiglioni all’interno dei “freschi” Giardini…e sottolineo freschi considerando la giornata con sole a candela che abbiamo incontrato ;-)
L’arte moderna ha la straordinaria capacità di sconvolgere tutte le nostre certezze su ciò che si può definire bello , artistico o semplicemente significativo. E’ difficile definire “arte” ad esempio, un cumulo di terra circondato da alcuni blocchi di cemento…quando ci passiamo accanto nella nostra vita quotidiana definiamo questa cosa come “cantiere edile”. Oppure una parete tappezzata di bersagli per il tiro con le freccette dove i visitatori sono indotti a disputare una partitina. Una nota simpatica: ovviamente anche noi ci siamo esibiti in una sfida all’ultima freccetta….accanto a noi una signora ha raccolto alcune freccette da un contenitore ed ha iniziato a scagliarle sul bersaglio stupendosi poi del fatto che le stesse non rimanessero attaccate. Il particolare è che in quel contenitore stavano tutte le freccette rotte, senza il “chiodino”…difficilmente avrebbero potuto conficcarsi nei bersagli.
Bando a queste divagazioni, la visita ai Giardini ci ha portato a scoprire il padiglione Spagnolo tra video di bambini intenti a soffiare aria con la cannuccia e personaggi coinvolti in dialoghi senza significato per 40 minuti. Nel padiglione Svizzero abbiamo incontrato le opere coloratissime di Christine Steuli, mentre in quello Russo un inquinante video sottolineato da musiche di Wagner e un altro musicista Giapponese (a me sconosciuto…lo ammetto) ci ha preso per lo stomaco.
Nel video (realizzato al computer) si alternano immagini di disastri ferroviari e aerei a un gruppo di giovanissimi (questi reali) che in cima ad una montagna innevata si prendono a colpi di spada e mazze fa baseball. L’artista almeno ci ha risparmiato il sangue, ma anche il semplice mimare l’azione dava il suo effetto drammatico.
Nel padiglione Italiano sono ospitate opere che trattano problemi ambientali (acqua) e raccolte di cartoline illustrate anni 60. Reticolati disegnati direttamente alle pareti ed opere astratte su vetro.
So ovviamente che le mie parole difficilmente possono dare una completa immagine di cosa abbiamo visto; per questo motivo vi invito ad aprire il link BubbleShare dove ho pubblicato una ventina di foto…buona visione.

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