feb 182013
 

30 pugnalateVi siete mai chiesti in quali condizioni possa essere ridotto un corpo umano dopo aver ricevuto 30 pugnalate? Devastato.
Credo sia l’unica definizione in grado di rendere l’idea. Fatico ad immaginare una persona in grado d’infierire in un modo così bestiale eppure sembra che la cosa avvenga fin troppo spesso. In questi giorni si fa un gran parlare del caso di Agnese Maria Coscia uccisa con queste maledette 30 pugnalate, un numero che mi ha fatto riflettere perché mi è sembrato subito “familiare”.
È bastata una breve ricerca sul web e tutto mi è stato subito più chiaro.
Per motivi a me oscuri sembra che le 30 pugnalate siano un numero ricorrente nei casi di omicidio, numero che non so quanto possa essere reale, onestamente fatico ad immaginare qualcuno che trovi il tempo (?) o lo spirito (?) di contare le pugnalate inferte alla sua vittima.
Non so se ci sia qualcosa di cabalistico dietro il numero 30 e se, più banalmente, sia un numero che “piace” ai giornalisti e venga usato per colpire la fantasia dei loro lettori, non mi stupirei di una simile spiegazione.
Come dicevo è bastato fare una piccola ricerca nel web per trovare numerosi riscontri. Eccone alcuni.
Emidio del Vecchio e Adele Tumini (novembre 2012), Annalisa Lombardi (luglio 2012), Anna Bevilacqua (luglio 2012), una Marocchina in Svizzera (gennaio 2012), Marcella Rizzello (ottobre 2011), Samuel A. [sopravvissuto] (luglio 2011), Carmela (Melania) Rea (aprile 2011), Cristina Rolle (maggio 2010), Maria Grazia Drago (ottobre 2009), Maria Catta (febbraio 2009), Loredana Benincasa (luglio 2008), Ripalta di Napoli [sopravvissuta] (luglio 2000).
In un momento dove si fa un gran parlare di femminicidio vedere che le vittime presenti nell’elenco sono quasi tutte donne fa un certo effetto.
Un effetto che va anche oltre il numero delle 30 pugnalate che si vorrebbe appartenessero alla finzione in salsa poliziesco-giudiziaria di telefilm come Law & Order ma purtroppo, come spesso capita, la realtà supera la fantasia.

mar 032012
 

Sul sito LA STAMPA.it e possibile guardare una breve video-intervista all’economista Michele Boldrin in occasione della presentazione del libro “Abolire la proprietà intellettuale”.
Si parla di giornalismo, blog, progresso (esempi come il passaggio dalla candela alla lampadina) e si cita pure il “prezzemolino” Berlusconi.
Possiamo  condividere o meno il pensiero di Boldrin [ scheda su Wikipedia] ma di sicuro questi 4 minuti di video offrono un buon materiale su cui riflettere.
Link al Video.

giu 102007
 

L’ennesimo fatto di cronaca ha sconvolto la cosiddetta tranquilla provincia Italiana. E’ di questi giorni la notizia dell’uccisione di una coppia in provincia di Catanzaro da parte del figlio trentenne….
Non sto qui a commentare o descrivere il fatto, ci sono soggetti ben più competenti ed informati del fatto. Quello che vorrei sottolineare è l’ennesima dimostrazione del modo “approssimativo” nel lavorare di alcuni giornalisti.
Il fatto: l’omicida dopo aver ucciso i genitori li avrebbe portati all’interno di un campeggio (chiuso) e ne avrebbe gettato i corpi all’interno di un container adibito alla raccolta della spazzatura. Per chi non sapesse come funziona la cosa ricordo che è consuetudine in molti campeggi aver un unico punto di raccolta dei rifiuti (spesso attraverso l’uso di container) che poi viene portata via dall’ente/ditta preposta allo smaltimento. Scrivo “al condizionale” poichè al momento della scrittura di questo post i corpi non sono stati ancora ritrovati e la vicenda potrebbe prendere nuove pieghe.
Ebbene, mentre tutte le agenzie citavano la “presenza” di questo container, una giornalista di un noto tg ha pensato bene di dire che i corpi erano stati gettati in un secchio! Potete ben immaginare come dovrebbero essere ridotti i corpi per stare all’interno di un secchio.
Il fatto di cronaca non è più o meno drammatico in relazione a dove si trovassero i corpi…questo sia chiaro; ma un minimo di “prudenza linguistica” da parte di chi ci d le informazioni sarebbe gradita.