No, non stiamo parlando del fratello urologo del genio della lampada ma di un mio conoscente che, a modo suo, ha deciso di dare l’ennesima prova dell’Italica creatività.
Tutto ebbe inizio qualche anno fa; il nostro signor X, s’infortunò ad una gamba e fu costretto a passare diverse settimane a letto.
Non potendo muoversi in piena autonomia per qualche tempo ebbe bisogno di un pappagallo ospedaliero come “supporto” alle sue funzioni corporali e, probabilmente, fu in quei giorni che la sua mente generò la diabolica invenzione.
Il signor X (non più giovanissimo) fa parte di una generazione che ha convissuto con il pitale (il vaso da notte) sotto il letto e non ha mai del tutto “gradito” l’idea di doversi fare alcuni metri di strada per spostarsi dalla camera da letto al bagno quando la natura invita a fare … “plin plin” (parole testuali del nostro uomo).
Fu così che non appena le condizioni fisiche glielo permisero il nostro inventore andò in garage, prese una bottiglia di plastica, la camera d’aria di una ruota di bicicletta, del nastro adesivo e con pochi ma abili tagli di forbice e giri di nastro assemblò un semplice ma efficiente catetere. Ovviamente la camera d’aria non va inserita dentro il “pistolino”, è quest’ultimo che va inserito nel pertugio gommoso, l’azione inversa temo sarebbe piuttosto dolorosa.
Mi complimentai con il signor X per la creatività e gli chiesi per quanto tempo fosse stato costretto ad usare questo strumento. Questi mi guardò come se avessi fatto la domanda più sciocca di questo mondo e disse: -”Guarda che mi trovo benissimo con la camera d’aria, perché mai dovrei alzarmi di notte per andare in bagno?”-
A tale logica non ebbi forza di rispondere. Solo più tardi pensai che, a questo punto, il signor X poteva forse brevettare la su invenzione e farla distribuire in un kit di montaggio all’Ikea.
Chissà…hai visto mai che ci faccia un sacco di soldi.
Può capitare che “lei”,l’innominabile, decida di tornare a farti visita perché….perché si… non ci sono motivi logici, razionali, semplicemente se una giornata deve andare storta lo fa e basta.
Ore 12.00. Sono al lavoro, squilla il telefono, due miei colleghi stanno rientrando “alla base” e c’informano che arriveranno con qualche minuto ritardo. Non hanno questioni di lavoro da segnalarci e ci salutano. Solo più tardi veniamo a sapere che due secondi dopo la fine della nostra conversazione sono stati coinvolti in un incidente stradale; il classico tamponamento che gli fa aumentare, e non di poco, il ritardo preventivato.
Ore 13.30. Termino di pranzare con un buon caffè, anzi no, “vorrei” bere un caffè ma inavvertitamente il mignolo della mia mano sinistra va a toccare leggermente la tazzina. Tazzina che probabilmente in un altra vita era un calciatore con la fama di simulatore. Sta di fatto che la maledetta si rovescia come fosse stata colpita da una mazza da baseball spandendo tutto il suo contenuto sulla tovaglia! In tanti anni di onorata degustazione del caffè questa è la prima volta che mi capita una cosa del genere.
Ore 21.00. Anche quest’anno partecipiamo alla classica cena di beneficenza + lotteria. Prendiamo posto ai tavoli che ci sono stati assegnati, facciamo le presentazioni con i nostri commensali e cominciamo a “pasteggiare” conversando del più e del meno. Dopo qualche minuto mi sento toccare la schiena… bastano pochi instanti per capire che non si tratta di un semplice tocco; mi hanno appena rovesciato addosso un vassoio colmo di carne ai ferri! Tolgo la camicia e non posso far altro che constatarne l’effetto “quadro astratto” donatole dalle erbe aromatiche intrise d’olio. Conclusione: la serata passa in modo piacevole e divertente ma le mie antenne ormai sono in piena attività. Uscito dal locale per salire in auto e tornare a casa decido che è meglio guardare bene, anzi benissimo dove metto i piedi, non vorrei mai finire sopra il “ricordino” di una cane, anche se in questo momento cani non se ne vedono.
Ore 19.10 di un giovedì d’aprile. Un forte rumore di lamiera e plastica interrompe la tranquillità di due chiacchiere in famiglia, esco in terrazza e vedo un’auto ruote all’aria a pochi metri da casa (la Ford SW che vedete nella foto…sfuocata). La dinamica: sembra che un’auto abbia imboccato avventatamente il vicino incrocio spaventando il guidatore della Ford, il quale avrebbe sterzato rapidamente verso destra incocciando un cordolo che avrebbe fatto da catapulta con il conseguente rovesciamento della vettura…sembro uno della motorizzazione vero?
E’ certo che l’automobilista sicuramente andava molto forte, altrimenti non si spiegherebbe l’epilogo dell’incidente, ma quello che vorrei sottolineare non è tanto la dinamica dell’episodio ma il comportamento delle persone che vi hanno assistito. Appena ho visto cos’era capitato mi sono precipitato in strada con il cellulare in mano. Questo per comunicare direttamente con il 118 nel caso fosse stato necessario. Quando sono arrivato accanto all’auto questa era circondata da una piccola folla….silenziosa ed immobile! Nessuno faceva un passo per accertarsi delle condizioni dell’automobilista! Ora mi chiedo: che meccanismo scatta nella nostra mente? Veniamo attratti come mosche dalle situazione cariche di tensione ma poi ci paralizziamo, incapaci di prendere una qualsiasi decisione. E’ una situazione cui ho assistito altre volte ed ogni volta mi chiedo dove stia la risposta a questa forma di “paralisi” che ci coglie. Ricordo, ad esempio, quando alcuni anni fa un bambino scivolò dalla sponda di cemento di un canale ed il fratello rimase lì a fissarlo immobile mentre questi piangeva aggrappato come una lucertola alla parete. In quell’occasione passava di lì con un amico e creammo una mini-cordata umana per tirar su il piccolo. In un’altra occasione vidi un uomo colto da malore in spiaggia, anche questo circondato da una folla immobile che quasi gli toglieva l’aria. Vidi i paramedici farsi largo tra la gente a fatica (ci scappò anche qualche bestemmione di rimprovero…). Come vedete…tutti episodi dove l’imprevisto ha paralizzato i testimoni.
Tornando all’episodio di giovedì voglio tranquillizzarvi assicurando che è andato tutto bene, anzi, il tutto è sfumato nel grottesco. Quando ho raggiunto l’auto ho costatato che l’automobilista stava bene. Indossava la cintura e questo lo ha salvato. Si era già sganciato da solo ed io l’ho solo aiutato ad uscire attraverso uno dei finestrini posteriori. Una volta in piedi ha chiesto ai presenti se lo aiutavano a “raddrizzare” l’auto. Gli ho spiegato che non era il caso di fare esperimenti dove qualcuno avrebbe potuto realmente farsi del male, tanto più che l’auto sicuramente non sarebbe ripartita come se nulla fosse successo. Vedendo che non si era fatto nulla e si dimostrava una testa-dura ho salutato i presenti e mi sono allontanato, a quel punto la mia presenza era del tutto inutile (ho colto l’occasione per scattare la foto). Dalla terrazza ho assistito al patetico tentativo di raddrizzare l’auto. Questa si limitava a girare come una lenta trottola, fortunatamente non sono mai riusciti a sollevarla, con il rischio di farsela ricadere addosso. Dopo un po’ è arrivato il carro attrezzi che l’ha raddrizzata alla sua maniera (gran botto!), l’ha caricata a bordo e se n’è andato via….e qui si chiude la storia

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Progetto 100 Righe
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