nov 222012
 

Squilla il telefono.
-”Pronto?”-
Voce di donna, forse straniera.
-”Buongiorno, mi scusi, sto cercando lavoro, per favore mi può aiutare?”-
-”Signora, questa è una sede staccata dell’azienda, il numero che ha fatto non dovrebbe neppure trovarsi nell’elenco telefonico, deve telefonare alla sede amministrativa”.-
-”Per favore se non prendete me, almeno mio figlio!”-
-”Signora, io non ho la possibilità di gestire queste cose. Senta, si scriva questo numero: 042******* , telefoni e si faccia passare l’ufficio personale, se ci sono delle selezioni in corso le daranno tutti i dettagli.”-
- “Grazie!”-
-”Di nulla signora, buona fortuna”.-
Squilla nuovamente il telefono. È un collega…ma nella mia testa c’è ancora l’eco della telefonata precedente.

ott 172011
 

Mentre sto facendo la fila all’ufficio postale noto che allo sportello non c’è una delle solite impiegate (rotazione del personale per turno di ferie penso) e così estraggo un documento di riconoscimento da esibire quando arriverà il mio turno. Dopo qualche minuto eccomi di fronte alla donna con tutte le mie cianfrusaglie ed il documento che prontamente passo sotto il vetro. Lei lo guarda, me lo restituisce e chiede: -”Lei è il signor xxx che ha lavorato nell’ufficio postale yyy anni fa?” – . Azz! (penso), già mi da fastidio quando mi dicono “lei è il signor” perché fa capire che non mi vedono più come un giovinetto ;-) e per di più scopro in un attimo di trovarmi davanti una ex collega di tanti anni fa che clamorosamente non ho riconosciuto.
Questa mia piccola defaillance neurologica è stata l’occasione per ricordare questo episodio della mia vita passata che ora vado a condividere con voi.
In quel tempo (si parla di molti anni fa) ero un baldo (?) ragazzotto che tirava avanti con lavori stagionali come cameriere, fotografo, benzinaio e, per un breve periodo, postino. Non so come funzionino oggi le assunzioni a tempo determinato alle poste ma all’epoca esisteva la figura del novantista assunto con regole medioevali (a dopo i dettagli) per coprire buchi nel normale organico del personale e/o come rinforzo in periodi di maggior lavoro.
Ricordo che il novantista non poteva avere più di 24 anni e che nel periodo di lavoro non poteva assentarsi per malattia “pena” il licenziamento immediato! Questo ebbi modo di verificarlo di persona quando un mattino, alzatomi con un bel febbrone, telefonai al mio direttore per avvertirlo che non sarei andato al lavoro e questi mi disse che per evitare problemi avrebbe scalato il mio giorno d’assenza dalle ferie. Considerando che il mio periodo di lavoro si svolse tra ottobre e dicembre il risultato fu che a Natale terminai di lavorare ma venni poi richiamato l’ultimo giorno dell’anno perché si accorsero che gli dovevo un giorno di lavoro. Curioso.
Ricordo il mio primo giorno di lavoro; l’emozione del varcare la soglia vietata ai “non addetti ai lavori”, una certa tensione nell’aria perché (scoprii solo in seguito) qualche giorno prima era scomparso un timbro postale, cosa piuttosto delicata visto che tale strumento è in grado di certificare la data di movimentazione della posta, anche quella importate ovviamente.
Ricordo il funzionario giunto dalla sede provinciale per “certificare” il motorino che avrei usato per lavoro, un Ciao avuto in prestito da mia zia; ricordo il pomeriggio passato da un fabbro per farmi costruire il trespolo da montare sul motorino per appoggiare la borsa colma di posta. Trespolo che usai pochissimo perché lavorai come portalettere-tradizionale solo i primi giorni dove assunsi un ruolo di “cargo”; non ricordo bene cosa venisse consegnato in quei giorni ma sta di fatto che i postini non erano in grado di caricarsi in un unico viaggio tutta la posta da consegnare in giornata, così partivo io a ruota di un postino della X zona o, in altre occasioni, ci davamo appuntamento in una certa via per il… rifornimento.
Dopo questo breve periodo da uomo-cargo mi fu assegnato il ruolo definitivo di fattorino, ovvero consegna di raccomandate, telegrammi e piccoli pacchi. La differenza tra i due lavori era che come postino al mattino in ufficio si trovava la scrivania colma di posta della zona assegnata da ordinare, stipare nella borsa e consegnare il prima possibile; fatte le consegne il lavoro era finito: questo normalmente intorno a mezzogiorno.
Come fattorino invece si trovava un volume ridotto di posta sulla scrivania però il campo d’azione era più vasto, tutto il territorio assegnato a quell’ufficio postale. Il giro normalmente terminava verso le dieci ma al rientro trovavo qualche telegramma extra da consegnare. In genere facevo tre uscite giornaliere ed il lavoro terminava verso le ore quattordici.
Il ruolo di fattorino pur impegnando un maggior numero di ore (e la paga era sempre quella) era comunque migliore; più vario, più gratificante ovvero niente vagonate di pubblicità da consegnare ma poca ed importante corrispondenza. Ci scappava pure qualche mancia! In genere il padre di qualche novella sposa che riceveva le congratulazioni da amici e parenti lontani.
Con questo lavoro non sono mancati gli episodi curiosi ed anche divertenti ma di questo parlerò nella seconda parte dove leggende e realtà della vita di un novantista troveranno finalmente spiegazione (Sto parlando come Giacobbo! :roll: )

mar 222011
 

Nell’occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, come qualcuno ha notato, questo blog è rimasto silenzioso. Non ho pubblicato post che trattassero l’argomento, ne ho lasciato commenti di alcun genere nei blog frequento.
Questo non per disinteresse al tema (tutt’altro) ma perché, come credo d’aver detto ancora, questo blog, salvo rarissime occasioni, “non sta sulla notizia”.
Altri, molto più bravi di me, sanno cogliere il momento e coinvolgere i loro lettori nella lettura delle “news”.
Io invece, quando posso (e se riesco) cerco di trattare i temi fuori dal loro contesto temporale; vedi ad esempio il caso “Rosarno” che trattai in Dicembre e non in Gennaio (anniversario) ponendo l’attenzione sul fattore prezzo delle arance e non sulla pura cronaca dei fatti.
Detto questo eccoci a parlare dell’anniversario dell’Unità d’Italia.
Ormai credo si sia detto praticamente tutto e non è certo il caso che mi unisca al coro, per questo motivo mi limito ad elencare del brevi “flash”, delle testimonianze raccolte prima e dopo il 17 marzo.
Io – Per me è stato giorno di riposo (niente lavoro). L’aspetto curioso è che per la mia categoria professionale si è deciso di attingere al monte ore delle festività soppresse, quindi, dalle 209 ore di ferie che mi spettano ogni anno sono state tolte le 8,20 ore che avrei dovuto lavorare quel giorno. Morale: per me il 17 marzo è stato un giorno di “ferie obbligatorie”.
La scuola – chiusa.
Palestra e piscina – Aperte (parliamo della stessa struttura che ospita la scuola).
Il falegname – Normale giornata di lavoro con costi maggiorati per il pagamento degli straordinari.
Il dentista – Studio regolarmente aperto.
Negozianti – Molti obbligati a rimanere chiusi con tanto di ordinanza comunale.
Supermercato – Regolarmente aperto fino alle 19,30.
Queste sono alcune “curiosità” che ho racconto nei giorni scorsi.
Piccole testimonianze che non hanno la pretesa di rappresentare un ipotetico valore statistico o cose del genere ma solo evidenziare qualche contraddizione nella gestione dell’evento.
In ogni caso…buon compleanno Italia! Ecco, alla fino l’ho detto. :D