nov 122009
 

Oggi per quasi tutte le professioni è possibile ricevere una discreta formazione di base. In parte dalla scuola tradizionale, meglio se negli istituti tecnici, ed in parte attraverso corsi di formazione organizzati da associazioni di categoria, regioni, ecc… . In passato la formazione si faceva quasi esclusivamente a “bottega”; si cominciava da ragazzini come garzoni e piano piano s’imparava il mestiere dai “vecchi”. Questo tipo di lavoratori con il cambiamento dei tempi sta lentamente scomparendo nel nome di…tante cose: scolarizzazione, omologazione, evoluzione…insomma metteteci voi il motivo che più vi convince. Tutti motivi sicuramente validissimi ma che hanno messo in luce alcune situazioni paradossali. Si va dalla scomparsa di alcuni mestieri legati al mantenimento/restauro di ponti, campanili, orologi,macchine di vario genere, ecc… a situazioni più terra terra come trovare il muratore (bravo) che rimette a nuovo il davanzale di casa tua.

Queste persone, spesso avanti con gli anni se non addirittura pensionati, incapaci di stare a casa a bighellonare o per necessità economiche, danno il meglio di loro nei lavoretti per i privati dove si possono muovere in libertà. Quando invece si trovano a dover lavorare per qualche ente o comunque in un qualunque luogo dove sono costretti a sottostare ad orari, norme di sicurezza rigide, posizionamento di cantieri e stesure di progetti iniziano ad agitarsi. Le loro capacità manuali sono indiscutibili, l’esperienza, “l’occhio”, sono armi che un giovane, per quanto attrezzato, difficilmente riesce a battere. Il loro tallone d’Achille rimane invece la grammatica perché, ovviamente, chi ha iniziato a spingere la carriola a dodici anni difficilmente ha messo le mani anche sui libri. Capita così d’assistere a delle situazioni dove un bravo muratore viene invitato a mostrare il suo lavoro a tutta una serie di Dott. Ing. Rag. Prof. e minch. (questi non mancano mai). Ha costruito un basamento in mattoni e ne sta descrivendo le caratteristiche. Il problema è che lui non è abituato a parlare in pubblico e in Italiano, così invece di dire correttamente basamento s’inventa “d’Italianizzarlo” come baciamento. Mi guardo attorno, nessuno si sogna di correggerlo, quello che conta è il suo lavoro, per inciso fatto molto bene. Solo il minch sghignazza sotto i baffi…ma lui non fa testo.

set 212009
 

L’estate non fa in tempo a finire che già mi tocca sentire le lamentele dei forzati della tintarella. “Ah…che peccato! (dicono) come faremo?” C’è chi pregusta una vacanza in qualche caldo isolotto e chi si programma un inverno di solarium nel timore di sbiadire anche solo di poco. Di fronte a queste persone io faccio la figura dell’alieno perché, pur abitando a quattro passi dal mare, non ho un grandissimo rapporto con l’abbronzatura, o meglio, non più. Da ragazzo passavo parecchio tempo in spiaggia ma solo per la compagnia, non certo per passione; con il tempo le mie “ore balneari” si sono ridotte sempre di più, anche perché la mia pelle ha cominciato ad avere un cattivo rapporto con il sole (si sarà  offeso?) e passare il tempo a rosolarmi da piccolo piacere si è trasformato in grossa tortura. Chissà, forse questo mio allontanarmi dal sole unito al “sentimento” del preferire le ore dell’alba e del tramonto che provo da sempre sono i segnali di una mia evoluzione verso il mondo dei vampiri o dei lupi mannari (mannari? :mrgreen: ) sarà bene che dia una controllata a denti e sviluppo di peli nelle orecchie. Il dato certo è che al termine dell’estate la mia abbronzatura tende ogni anno di più a diventare multi-color: si parte da una discreta tintarella per quanto riguarda viso e braccia, si schiarisce leggermente sulle gambe (pantaloni corti quando posso) e sulle mani (indosso spesso i guanti) per arrivare ad un certo chiarore al busto ed un ovvio (ma non per tutti) “bianco” delle chiappe.

Se un cultore dell’abbronzatura ha letto queste righe a quest’ora ha già spento il computer se non è stato colto da malore prima. Se invece ha resistito ed è ancora qui gli chiedo: perché? Cosa ti ha portato verso il mondo della tintarella? La mia è una domanda retorica. Le risposte “standard” le conosco già…se però se ne esce con una motivazione tutta sua sarò ben lieto di leggerla.

Riflettevo su come il culto dell’abbronzatura sia cambiato nel corso degli anni, un po’ come succede nella moda. Oggi una bella abbronzatura ci dice che quella persona ha cura del proprio corpo ed ha un buon tenore di vita, questo ovviamente a grandi linee. Alcuni decenni fa la situazione era esattamente all’opposto. Le persone abbronzate erano quelle dei ceti medio-bassi, quelle che lavoravano nei campi. La persona benestante era pallida 365 giorni all’anno, non a caso le signore bene uscivano da casa rigorosamente armate di ombrellino parasole. Oggi le persone quando escono a far vita mondata si vestono/si truccano cercando di far esaltare lo “scuro” della pelle mentre in passato prevaleva l’incipriarsi per diventare bianchi come fantasmi. Ovviamente non mancavano le persone creative in grado di trovare soluzione alternative; soluzioni come quelle adottate da “a càvara” (la capra), una mia lontana parente.

Era il periodo della mezzadria. Mio bisnonno aveva in gestione un terreno insieme ad alcuni figli e nipoti. Più che una famiglia all’epoca si poteva parlare di vere e proprie comunità visto che sotto lo stesso tetto potevano arrivare ad abitare alcune decine di persone e per questo motivo era necessario attuare delle regole ben precise sulla gestione della casa. Ad esempio le donne, a rotazione, dovevano occuparsi dei lavori domestici con dei veri e propri turni settimanali. Ovviamente quando non erano impegnate nei lavori di casa passavano il loro tempo a lavorare con gli uomini, nei campi…sotto il sole! “A càvara”, si narra, fosse all’epoca una ragazza molto graziosa e , di conseguenza, molto corteggiata nelle sue uscite domenicali. Accampando mille scuse riusciva ogni settimana a saltare il suo turno di lavoro nei campi pur di raggiungere il suo scopo: non abbronzarsi. Quelle poche volte che era costretta a cedere ad altre mestoli e lenzuola si presentava infagottata come l’omino michelin, insensibile alle risate e alle battute di tutti i presenti. Poi finiva che invece di zappare via l’erba zappava i fagioli e veniva cacciata a suon di bestemmioni, ma lei non se ne curava perché era riuscita a difendere il suo nobile pallore dal sole. A càvara.

mag 082009
 

Domenica 10 Maggio per me sarà giornata di lavoro. Nulla di strano in questo, quasi tutti i mesi sono impegnato una domenica in un servizio di controllo. Questa volta però a “turbare” i miei spostamenti ci si mette il giro d’Italia. Il caso vuole che buona parte dei controlli che mi vedranno occupato domenica m’obblighino a spostarmi lungo le stesse strade impegnate dai ciclisti nei primi chilometri. A questo punto mi trovo costretto a “correre contro di loro” una corsa contro il tempo. Spero di riuscire a terminare il mio “giro” (lavorativo) prima che inizino a muoversi in modo tale che l’organizzazione non mi costringa a fare qualche improbabile percorso alternativo o, peggio, a fermarmi. Esiste una terza possibilità: potrei venir investito/risucchiato/inglobato nella marea dei ciclisti e trascinato mio malgrado verso l’arrivo della tappa a Trieste! Quindi se qualche appassionato di ciclismo dovesse vedere in mezzo agli atleti e le auto ammiraglie un misterioso Doblò bianco con il numero 33 stampato sul portellone posteriore sappia che quello …purtroppo… sono io! ;-)

apr 302009
 

Ho la fortuna d’abitare a pochi passi da un (buon) supermercato, ma se voglio comprare del “vero” pesce devo comunque prendere la macchina e fare qualche chilometro per raggiungere la più vicina pescheria. La cosa non mi dispiace anche perché a pochi passi dalla pescheria c’è un panificio che produce un pane in grado di resuscitare i morti semplicemente con il suo profumo. A questo proposito mi piacerebbe sapere quali artifici usano i panettieri per diffondere la fragranza dei loro prodotti a centinaia di metri dalle loro botteghe, sicuramente c’è un metodo per trasformaci tutti in topolini pronti a seguire il richiamo del pifferaio (infarinato) magico. Potevo perdere l’occasione di fare una scorta maxi di panini in tutti i formati? Ovviamente no! Entro, prendo il pane e già che ci sono anche qualche pasticcino. Non appena la signorina al banco mi porge il vassoietto con i pasticcini sento una voce alle mie spalle esclamare: -” Aspetta! sei anche per me!”- Io e la signorina del panificio abbiamo un sussulto. La signora che ha esclamato quelle parole si rende conto d’averci fatto prendere un mezzo accidente, sorride e si scusa, poi comincia a dire: -” Sono scesa un attimo dall’ufficio per prendere il pane. Stavo per uscire ma quando ho visto i pasticcini ho pensato di prenderne qualcuno per l’ufficio. Questa mattina il capo è arrivato con un muso lungo un metro. E’ entrato e non ha salutato nessuno! Chissà che mangiando un dolcetto non riprenda il buonumore”-.

….animo gentile.

Nota: i pasticcini che ho comprato sono i classici dolcetti con crema, cioccolato, frutta, ecc… niente babà inzuppati di rum o qualunque altro prodotto bagnato da sostanze alcoliche. Questo per tranquillizzare chi mi teme “bruciato” dai miei esperimenti con il limoncello fatto in casa.  :lol: