ott 312012
 

Sandy, l’uragano che in questi giorni ha colpito i Caraibi e la costa orientale degli U.S.A., si è dimostrato un evento dal grande effetto mediatico grazie alle tantissime webcam accese sui luoghi che ha attraversato.
In tanti abbiamo seguito con un misto di curiosità ed apprensione l’evolvere degli eventi in televisione o sul web e proprio attraverso questo strumento sono stato testimone di un piccolo episodio, decisamente marginale se paragonato alla drammaticità dell’uragano ma che mi ha comunque fatto pensare.
Per un po’ avevo guardato le immagini in diretta fornite dalla Reuters, poi ho deciso di passare sulle webcam di New York e, in modo abbastanza casuale, ho aperto quella puntata sul famoso Charging Bull nella zona di Wall Street [al momento della pubblicazione del presente post la webcam non è attiva]. Era il primo pomeriggio a NY, pioveva e c’era un po’ di vento (lo si capiva dal dondolare delle luci dei semafori), non si vedevano persone in quello che è un posto sempre molto affollato, solo un’auto della polizia ferma davanti ad uno dei semafori.
Stavo quasi per chiudere il collegamento quando vedo arrivare un uomo che rapidamente si avvicina al toro e si va a “nascondere” dietro le sue terga sparendo alla mia vista. Passano almeno un paio di minuto e dell’uomo non si vede ancora traccia.
Ad un certo punto arriva un secondo uomo che sembra dia un calcio (?) al primo facendolo uscire allo scoperto. I due girano per un po’ attorno al toro facendo i “pirla” e scattandosi alcune foto e poi… beh, mi sono stufato di guardarli.
Come scrivevo all’inizio del post questo episodio mi ha fatto pensare.
Mi rendo conto che ormai ogni nostro spostamento può essere visto da chiunque in qualunque parte del mondo. Non la vedo come una situazione da “grande fratello opprimente”, tuttavia è una cosa della quale dobbiamo prendere atto, esserne consapevoli e magari, anche responsabili.
A questo punto posso chiudere con una domanda: Quante webcam ci sono nei luoghi che frequentiamo più spesso?
Dopo una breve ricerca ho visto che nella mia città sono per lo più concentrate lungo la spiaggia (effetto “località balneare”) e solo una si trova lungo la via principale.
Ufficialmente.
Nota: L’arrivo di Sandy è solo un pretesto per parlare di webcam e privacy. Al di la di tutto questo questo rimane, più seriamente, la solidarietà alle persone che stanno subendo gli effetti dell’uragano.


set 252010
 

Questo atipico post sintetizza un paio di articoli pubblicati nel mio vecchio sito. E’ il diario di due miei viaggi a New York, prima e dopo i tragici eventi del 2001. Alcune informazioni ora sono sicuramente superate ma, a mio parere, rapprentano ancora una valida anche se sintetica guida a questa città. Sintetica se intesa come guida, forse un po’ lungo per essere il post di un blog.
Ne consiglio l’assunzione a piccole dosi :-)

Prima parte. Visitare New York è un’impresa che affascina e insieme spaventa: c’è tanto da scoprire che all’inizio si stenta a capire da dove si possa incominciare. In effetti, la città raccoglie in uno spazio relativamente ristretto le forme architettoniche più audaci, i grattacieli più alti, i ponti più arditi le chiese più imponenti del mondo e, nel cuore della città un parco pubblico grande come il Principato di Monaco.Organizzarsi la visita di Manhattan è relativamente semplice: si prende alloggio in uno degli alberghi al centro dell’isola (se ne trovano a prezzi ragionevoli) e da quel punto con un taxi o la metro si raggiunge il punto estremo da cui si è deciso d’incominciare il tour. Da lì si rientra a piedi verso l’albergo in poche ore, l’unico limite è dato dal numero di cose che s’intendono vedere. Con questo metodo in 5 o 6 giorni è possibile compiere L’escursione completa.
C‘è subito da chiarire un possibile equivoco, quando si parla di viaggio a New York in realtà ci si riferisce più dettagliatamente all’isola di Manhattan (il distretto principale), uno spazio a parte (e più tempo) meriterebbero gli altri distretti ovvero: Bronx, Brooklyn, Queens e Staten Island che rappresentano una realtà leggermente diversa.Può sembrare turismo di bassa leva ma una visita all’Empire State Building
non può mancare. Posto al centro dell’isola con I suoi 407 metri d’altezza (102 piani!) questo grattacielo terminato nel 1931 offre una vista meravigliosa dalla sua piattaforma panoramica e, se il tempo è buono, la visuale si estende per oltre 80 chilometri (non è il nostro caso purtroppo-sigh!). Osservando verso l’oceano è possibile vedere l’isoletta con la statua della libertà, girando in senso orario si vede poi il vicino stato del New Jersey, poi l’imponente polmone verde di Central Park che dall’alto sembra un enorme tavolo da biliardo in mezzo ai palazzi, ed infine l’East River attraversato dal celebre ponte di Brooklin, un gigante d’acciaio sostenuto da 2 piloni in stile neogotico alti ben 89 metri.
Mangiare:nessun problema! Ci si trova praticamente di tutto; fa testo un piccolo centro commerciale non lontano dal ponte di Brooklin presso il molo 17 (celebre giacché negli anni 20/30 vi approdano le navi cariche d’emigranti) dove ci sono degli stand gastronomici permanenti di tutto il mondo. Li potete pranzare a base di piatti indiani, turchi, polacchi, greci, ecc….Altra curiosità è legata alla presenza dei “buttadentro”, personaggi che fuori dei ristoranti t’invitano a suon di sorrisi e biglietti ad entrare nei locali. Va sottolineato il fatto che la maggior parte della gente che si trova a Manhattan è lì per lavoro ed esce dagli uffici per pranzare possibilmente in fretta e senza allontanarsi troppo, da qui una gran lotta nel ramo della ristorazione per catturare I clienti. Segnaliamo ll Pisello (non c’è più, vedi post) un piccolo e curioso ristorante sulla Eight Avenue dove la cucina è un piacevole incontro tra ingredienti italiani e cultura francese. Non mancano inoltre ristoranti all’italiana dove con sottofondo musicale di Caruso e vicini di tavolo stile Al Capone & Co. (non sto scherzando!) ti servono l’acqua “S. Pellegrino” con la stessa enfasi di un pregiato vino doc. Sta di fatto che si mangia bene. Una nota va rivolta anche ai negozi d’ alimentari (Deli) con il loro angolo self-service dove si mangia onestamente a prezzi modici.
Appena si comincia a camminare per le strade di Manhattan si avverte subito una sensazione di familiarità, in parte, probabilmente perché ci troviamo di fronte a luoghi che ci sono mostrati continuamente dal cinema e dalla televisione, in parte grazie alla cortesia della popolazione. Scopri che mentre sei circondato da una marea di gente sempre di corsa quasi a testa bassa, se hai bisogno d’aiuto questi si bloccano e ti dedicano tutta la loro attenzione.
Curiosità che rimangono impresse: – Imusei sono impressionanti, passi da una sala all’altra scoprendo celebri opere d’artisti famosi e diversissimi le une accanto alle altre. Il bello è vedere I bambini sdraiati di fronte per esempio ad un Matisse intenti a disegnare allegramente con i loro colori su di un foglio di carta; da noi sarebbe considerato oltraggioso con l’eccessiva sacralità che i nostri luoghi di cultura si portano intorno.- Vi aspettate di trovare I predicatori in mezzo al traffico? Ebbene si, ci sono! – Caos?C’è sempre un gran movimento, di giorno e di notte ma senza crisi apparenti. Sopratutto la notte è proprietà delle imprese di manutenzione e dei taxi. A proposito, i tassisti Newyorkesi devono aver inventato il “nanosecondo” provate ad immaginare cosa succede appena un semaforo diventa verde! – Sicurezza. La cura Giuliani ha dato i suoi frutti, c’è sempre qualche poliziotto in giro e senti di poter girare tranquillamente in ogni zona, ovviamente sempre col buon senso. — Little Italy: è praticamente scomparsa, non c’è più immigrazione dall’Italia, Gli Italiani vivono quasi tutti nel distretto di Brooklin, così Little Italy viene piano piano assorbita da Chinatown e non è difficile trovare un eventuale “Caffè Mario” gestito da Cinesi.

Seconda parte. Gli americani sono indubbiamente rimasti scossi dai tragici eventi del 2001 che li ha resi più sospettosi nei confronti degli stranieri e più rigidi nelle formalità burocratiche. A tale proposito consigliamo a tutti i viaggiatori di compilare con attenzione il modulo verde I-94W (esonero dal visto) che normalmente viene consegnato durante il volo. Vi potrebbe capitare d’incontrare all’arrivo un funzionario estremamente “fiscale” che non ci penserà due volte a farvi rifare la fila per riscrivere il suddetto modulo se ritenesse di trovare un qualche errore. Ricordiamo inoltre che i tempi di sbarco si sono allungati anche perché dovrete sottoporvi alla rilevazione delle impronte digitali (niente di traumatico, tranquilli!). Una volta superate le forche caudine della dogana potrete finalmente lasciare l’aeroporto. Per la cronaca noi siamo atterrati al JFK, il più lontano da manhattan. vi consigliamo (se potete) di prendere il taxi (48$ ndr) per raggiungere il centro, se non altro per guardare con calma il panorama durante il tragitto. Con solo un paio di dollari è invece possibile prendere il treno che vi scaricherà nel Midtown. E’ una buona soluzione se non alloggerete troppo lontano dalla stazione e non avete fretta. L’aeroporto La Guardia è più vicino a manhattan rispetto al JFK con conseguente piccolo risparmio nelle spese di trasferimento, ma in genere non ci sono molti voli dall’Italia verso questo scalo. Sembra che la miglior soluzione sia l’aeroporto di Newark nel New Jersey, struttura moderna dotata di un efficiente procedura di controllo passaporti e agile sistema di trasferimento verso manhattan (consigliato l’autobus). Nota: viaggiatori, dateci conferma se possibile!
COSE DA VEDERE: Ground Zero. È quasi un dovere visitare il sito della tragedia delle Twin Towers. tocca veramente il cuore di chi ricorda com’era prima quel luogo, Per chi ci viene la prima volta forse può impressionare maggiormente la vista delle “ferite” ai piani superiori dei palazzi adiacenti le torri. Vi consigliamo di recarvi verso Battery Park. Li troverete lo Sphere un globo dorato di 22000 kg che stava nella piazza tra le due torri. Le ammaccature fanno capire la durezza dell’evento i fiori depositati continuamente attorno e la targa che recita “in onore di tutti coloro che abbiamo perduto” fanno il resto…
Lower Manhattan- rimanendo nella parte bassa di Manhattan potete passeggiare di fronte all’imbarcadero per Ellis Island e la statua della libertà (nb: se le volete visitare preparatevi ad una luuunga coda!) o piano piano risalire verso il Financial District per vedere il cuore pulsante dell’economia mondiale. Purtroppo per le note ragioni di sicurezza difficilmente vi sarà concesso di visitare l’interno della borsa, ma vale la pena informarsi … le cose potrebbero anche nel frattempo cambiare. In seguito vi potreste dirigere verso il ponte di Brooklin, approfittando lungo il tragitto per dare uno sguardo alla casa di Elizabeth Ann Seton prima donna canonizzata in america, questo edificio si nota subito poiché è l’unico in vecchio stile federale in mezzo ad una selva di moderni grattacieli. Potrete inoltre fare una tappa per ristorarvi al Molo 17 da dove potrete ammirare il ponte prima di affrontare la passeggiata di circa 20 minuti che vi impegnerà se deciderete di attraversare il ponte. Note: il ponte, lungo 1091 m di cui 486 solo della campata centrale, venne completato nel 1883 dopo 16 anni di lavoro e la morte di una ventina di lavoratori tra cui il progettista Roebling colpiti quasi tutti da embolia gassosa. Non mancano le morti assurde come quella di Robert Odlum tuffatosi per scommessa o le dodici vittime colte da panico quando all’inaugurazione del passaggio pedonale qualche idiota gridò che il ponte stava crollando.
Risalendo l’East River attraversate la colorata e chiassosa e colorata chinatown e cercate un buon caffè a Little Italy (senza farvi spennare in qualche ristorante se possibile). Spostandovi sul lato west entrate nel Greenwich Village, quartiere dalle caratteristiche case in arenaria disposte lungo tranquille vie strette e alberate. Vi trovate numerosi caffè birrerie e teatri sperimentali, sicuramente una zona molto gradevole, non perdete l’occasione di cercare Gay street dove è stato girato il film Carlito’s Way, il numero 75 ½ di Bedford Street con la casa più stretta di NY (2.9 m) o la curiosa contrapposizione di Christopher Park dove “convivono” l’austera statua del generale Sheridan (celebre per la frase “l’unico indiano buono è un indiano morto”) e le statue a grandezza naturale delle coppie Gay-lesbiche. Risalendo entrate nel Chelsea quartiere celebre per le sue gallerie d’arte e negozi d’antiquariato ma anche per i numerosi spazi dedicati allo sport e al tempo libero in genere. Numerosi moli sono stai recuperati a tale scopo come il Pier 25 con i sui campi da pallavolo in sabbia o Chelsea Piers una struttura ricavata su quattro all’altezza della 23rd street dove è possibile giocare a bowling, golf, hockey, pattinare…
Più su il Midtown è caratterizzato dalla presenza dell’Empire State Building vero punto di riferimento della città; se temete di perdervi, non temete. L’enorme costruzione è visibile praticamente da ogni punto e rappresenta un ottimo punto di riferimento. Vi consigliamo una visita per ammirare il suggestivo panorama (ora gli ascensori sono più veloci) evitando ovviamente i giorni festivi. Molto bello è anche il Chrysler Building, peccato non sia visitabile all’interno, ma la sua caratteristica guglia d’acciaio alta 60 m ne fa uno degli edifici più suggestivi della città. Il Grand Central Terminal è la dimostrazione di come si possa realizzare una stazione ferroviaria a cinque stelle. Si tratta di un vero salotto in stile primi 900. vi trovate negozi e ristoranti frequentati non solo dai viaggiatori in arrivo e partenza a dimostrazione della gradevole atmosfera che vi si trova. Vi segnaliamo il bell’orologio posto sopra la biglietteria e il soffitto a volta sul quale sono dipinte le costellazioni e lo zodiaco (sono dipinti al contrario, ma è tanto bello che si può anche perdonare questo errore…..e se fosse un errore voluto? Mah!). Ormai ci troviamo a ridosso di Times Square e in piena Fifth Avenue ovvero tutto quello che di più conosciuto di New York si possa trovare: teatri, negozi di lusso, musei, vita notturna…tutte cose che normalmente trovate nei depliant offerti dalle agenzie viaggio. Nota: Al momento del nostro viaggio abbiamo potuto approfittare di un favorevole cambio euro/dollaro, se vi sarà possibile cogliete l’occasione. New York è la città dei balocchi per ogni genere d’acquisto. In ogni angolo di strada troverete negozi d’abbigliamento d’ogni genere e per tutti i gusti (per noi italiani meglio puntare sullo sportivo, il resto forse non fa proprio per noi. Una curiosità: ricordate il film Big con Tom Hanks? Se è così provate a “saltellare “ sul pianoforte luminoso al secondo piano di FAO Schwarz mega negozio di giocattoli a ridosso di Central Park. Inoltre non mancate di fare una visita al Time Warner Center (Columbia Circle) un centro commerciale all’interno di un magnifico palazzo di vetro e acciaio. I primi quattro piani accolgono una cinquantina d’attività tra negozi ristoranti un teatro specializzato in musica Jazz, un supermercato specializzato in prodotti biologici e una gastronomia dove vi potete fermare per un pasto ristoratore durante la vostra frenetica giornata (!) in una malaugurata giornata di pioggia. Poco lontano da Columbus Circle cercate il Lincoln Center un complesso di circa 3300 mq dedicato alla musica (jazz e non solo). Se potete ricordate di visitarlo il giovedì alle ore 10, avrete l’occasione di assistere alle prove aperte al pubblico della Philarmonica Orchestra. E’ un’occasione da non perdere! Per assistere ad un loro concerto in calendario si deve comprare i biglietti con anticipo di settimane se non addirittura mesi.

gen 182010
 

Quante volte ci capita di cercare qualcosa e di trovarne un’altra che ormai avevamo dato per scomparsa? E’ capitato a me pochi giorni fa quando mi è letteralmente riapparso davanti il biglietto da visita di un ristorante “ricordo” del mio primo viaggio a New York tanti anno fa. Biglietto che avevo cercato più volte in passato, in particolare nell’occasione del mio secondo viaggio a N.Y.. In quella volta cercai di ritrovare “a memoria” il ristorante contando sul fatto che Manhattan è piuttosto semplice da girare. Non mi riuscì di ritrovare il ristorante e solo ora, biglietto di visita ed indirizzo in mano, ne comprendo il motivo. Il Pisello Restaurant non esiste più; chiuse l’anno successivo al mio viaggio per essere sostituito dal Cuba Cafe, un locale completamente diverso tutt’oggi ancora in attività.

Mentre rigiro tra le mani il vecchio biglietto da visita ripenso a quel lontano giorno d’ottobre: ricordo una giornata di sole disturbata da un vento non forte ma freddo. Io e il mio amico nel corso della mattinata avevamo già preso un paio di caffè per scaldarci le budella ma, vista l’ora e la necessità di ricaricare le batterie dopo la lunga camminata, stavamo valutando le possibili soluzioni per il pranzo. A quell’ora spuntano come zombi dopo il tramonto delle figure che io definirei “butta-dentro”. Davanti ad ogni ristorante, bar, caffè e negozio d’ alimentari questi personaggi, a volte dall’aspetto “umano” ma spesso vestiti da improbabili paperi o panini umani, ti sbattono davanti al naso un pezzo di carta colorato che spacciano per il fantastico menù del giorno offerto dal locale; i più aggressivi arrivano quasi a tentare di trascinarti all’inteso del locale coinvolgendoti in un surreale balletto fatto di scatti e finte. Avevamo superato da poco un’area infestata da zombi quando ci trovammo di fronte ad una graziosa ragazza dai capelli rossi vestita di nero, un nero informale ma comunque elegante. Non disse una parola, accennò un sorriso amichevole ed aprì la porta che le stava alle spalle invitandoci ad entrare nel “Restaurant” (per un attimo avevo intravisto la parola scritta sulla porta del locale che all’esterno era sostanzialmente anonimo). Come automi entrammo nel ristorante accompagnati da un ragazzo, pure lui vestito di nero, che ci fece accomodare al tavolo per poi lasciarci soli per qualche instante. Quel minuto ci fu utile per prendere consapevolezza di quello che era successo e dove ci trovavamo: il locale era piccolo, pochi tavoli, pochissimo personale, arredamento semplice ed elegante in linea con le divise del personale. Un particolare che notammo subito fu che il personale era tutto gay. Ci venne da ridere pensando che mentre davanti a tutti i locali dove eravamo passati i butta-dentro erano tutti uomini (spesso ridicoli) nel locale a gestione gay il butta-dentro era una donna, una bella donna (considerazione personale). Fu così che quando tornò al tavolo il ragazzo per prendere le ordinazioni gli puntai contro (amichevolmente) un dito accusatore e gli dissi in dialetto qualcosa come “Tu ci hai preso in giro amico!”. Il ragazzo in qualche modo capì perché si mise a ridere; dalla cucina spuntò anche la testa del cuoco messicano che, sentendoci parlare in veneto, aveva colto qualche assonanza con lo spagnolo (amigo?). Fu così che avemmo modo di fare due chiacchiere in un inusuale misto di italiano-inglese-spagnolo-veneto; chiacchiere che ci fecero conoscere il “piccolo mondo” rappresentato dal personale del Pisello Restaurant. Un gruppo multietnico di scuola culinaria Francese innamorati della tradizione Italiana. Il risultato? Un mega piatto di agnolotti dal gusto strepitoso! Onestamente avevamo provato un attimo di terrore all’arrivo dei piatti ,vedendo gli agnolotti circondanti da una trincea di polvere bianca come fossero delle fette di pandoro imbiancate dallo zucchero a velo, ed invece scoprimmo un gradevole sapore di vaniglia che ben si legava con il resto degli ingredienti. Ingredienti che dopo tanti anni purtroppo non ricordo; solo la vaniglia mi è rimasta impressa nella memoria, oltre il buon sapore complessivo della pietanza.

Come ho detto dopo tanti anni di quell’esperienza mi rimangono il ricordo di una buona mangiata, la simpatia del personale del locale, la loro ironia (Pisello…), la nostalgia e la consapevolezza di non poter più rivivere quel momento ed un dubbio: ma la ragazza rossa butta-fuori era muta? Fu l’unica a non aprir mai bocca.

apr 022009
 

Photobucket ha inserito una nuova funzione per mostrare degli album d’immagini all’interno dei blog. La collaudo con alcune mie vecchie foto di New York

Guida per inserire un album di Photobucket come in questo post.

Una volta selezionato l’album che c’interessa dal menu selezionare “Share this album”. Quindi “more” (more share options). – Get link Code. – Copiare il codice che si trova dopo la scritta “Embed album slideshow” e incollarlo (come htlm) nella nostra pagina.