Il governatore del New Mexico, Bill Richardson, ha abolito la pena di morte nel suo Stato, che così diventa il 15esimo negli Stati Uniti ad abbandonare questo tipo di pena. La legge firmata da Richardson sostituisce le sentenze capitali con l’ergastolo senza possibilità di libertà condizionale. «È stata la decisione più sofferta della mia vita», ha detto Richardson a Santa Fe, capitale dello Stato, dopo la firma frutto -ha detto- «di un lungo viaggio personale dentro di me». Anche se la pena di morte può contare ancora sull’appoggio della maggioranza degli statunitensi, negli ultimi anni alcuni clamorosi falli giudiziari -a volte innescati dall’inettitudine degli avvocati difensori- hanno ampliato la platea di chi ne chiede l’abolizione. Richardson ha promulgato la legge dopo che il progetto era già stato approvato dal Senato statale, venerdì scorso, e prima ancora dalla Camera bassa. In Usa la pena di morte è stata ristabilita nel 1976 dalla Corte Suprema e da allora è stata applicata in 1.156 casi, secondo i dati forniti dal Centro di Informazione sulla pena di Morte. Nel New Mexico, l’ltima volta era stata applicata nel 2001, quando era stato giustiziato Terry Clark, ritenuto colpevole di aver ucciso un bimbo; e attualmente ci sono due detenuti nel braccio della morte. Tra gli abolizionisti c’è anche chi fa notare che il ‘nuovo corso farà risparmiare allo Stato Usa più di un milione di dollari all’anno.

Da: Il Sole 24 Ore
 

La crisi economica che in questi mesi ha investito il mondo intero, oltre a tutti i problemi che ovviamente sta creando, ha generato un curioso effetto collaterale. Sembrerebbe che molti Stati dove vige la pena di morte stiano pensando di abolire questa forma di condanna non tanto per questioni etiche ma perché ritenuta antieconomica. Non stiamo parlando di paesi dove la condanna a morte ha il semplice costo di una pallottola conficcata nella testa ma dei 36 Stati USA dove l’esecuzione avviene dopo lunghi processi. Sinceramente non avevo mai considerato la questione pro/contro pena capitale dal punto di vista strettamente economico. Diciamo che, ragionando superficialmente, pensavo che un condannato all’ergastolo costasse più di un condannato a morte, a partire dal “vitto e alloggio” per tutti gli anni di detenzione. A quanto pare non è proprio così. Uno studio condotto per lo stato del Maryland ha messo in luce i seguenti dati: un procedimento che si chiude con una condanna a morte costa circa tre milioni di dollari contro poco più di un milione di dollari per un processo nel quale la pena massima richiesta è l’ergastolo. A ciò si deve aggiungere che spesso i dibattimenti dove il pubblico ministero richiede la pena di morte si concludono con condanne al solo carcere. Inoltre fra tutti i casi di condanna alla pena capitale solo una minima parte si conclude con l’effettiva esecuzione, per gli altri la condanna viene comunque convertita in un ergastolo di fatto. Altro fattore che favorisce gli alti costi è legato alla gestione dei carceri; un carcere dove ci sono dei condannati a morte é più costoso. C’è maggior personale di sorveglianza e più qualificato (gli stipendi si fanno sentire).

Una nota curiosa: come ho scritto gran parte degli Stati dove vige la condanna capitale stanno valutando l’eventuale abolizione della pena. Uno sta andando controcorrente: L’Alaska di Sarah Palin (Governatore reso popolare alle recenti elezioni Americane) sembra voglia inserire la pena di morte nel suo ordinamento. Viene da chiedersi se la Palin (nota cacciatrice di alci) voglia occuparsi personalmente delle esecuzioni.

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