Se la risposta è no non è il caso di preoccuparsi, tra circa un mese in occasione del primo anniversario degli scontri di Rosarno Porta a Porta, Matrix e tutte le altre trasmissioni televisive del blabla para-politichese saranno “ben liete” di rinfrescarci la memoria con qualche puntata speciale sull’argomento.
Per chi non ricorda riassumo la storia: il 7 Gennaio 2010 a Rosarno (Prov. Di Reggio Calabria) tre immigrati di origine Africana vennero aggrediti e feriti da alcuni sconosciuti mentre rientravano dal lavoro nei campi. Il fatto innescò una serie di scontri tra immigrati, Rosarnesi e forze dell’ordine che durò alcuni giorni causando il ferimento di oltre 50 persone e danni pesanti a negozi ed automobili.La situazione si “normalizzò” solo dopo che diverse centinaia di immigrati vennero presi e trasferiti in alcuni CPT (centri di permanenza temporanea).
Della cosa s’interessò la Magistratura ritenendo che dietro agli scontri ci potesse essere la mano della ‘ndrangheta. Il mondo politico si divise come al solito in due:”falchi e colombe”, e si perdettero in giorni di sterili chiacchiere mentre dall’estero arrivarono pesanti critiche da ogni luogo, anche dall’ONU che mise in discussione il ruolo dell’Italia in tema di diritti umani e politiche d’integrazione.
Anche il mondo dei blog affrontò il tema per diversi giorni diventando “specchio” delle discussioni che si vedevano su giornali e televisioni.
Io decisi di non scrivere nulla a riguardo (anche se la tentazione era forte), mi limitai a leggere post e commenti all’interno dei blog che frequento normalmente (e non solo) senza però lasciare traccia del mio pensiero (forse l’ho fatto in un caso ma non sono sicuro..i miei neuroni a volte vacillano). Di quei giorni ricordo le polemiche, le liti, le discussioni dove tutti ascoltano solo la loro voce sbattendosene altamente del pensiero degli altri e poi ricordo una frase…. un piccolo frammento di storia passato quasi in sordina nel minestrone mediatico di quei giorni.
Ricordo in televisione uno di quei fastidiosissimi…”giornalisti”
che vanno in mezzo alla gente a fare domande idiote tipo: “Cosa ne pensa?” o “Come si sente?” a persone che magari sono distrutte dal dolore per la morte violenta di un loro caro. Comunque, in quell’occasione, questo genio della stampa stava girando tra la gente di Rosarno e ad un certo punto un uomo (evidentemente un agricoltore) gli disse:-”Se le arance me le pagano meno di 6 centesimi al chilo io le lascio marcire sull’albero!”- .
Nessuno commentò questa frase. Frase che mi rimase impressa nella mente e che mi spinse a voler approfondire l’argomento. Ho così scoperto che a raccogliere arance si viene pagati 8 centesimi al chilo, ovvio che se il “mercato” le paga 6 centesimi non c’è ragione di raccoglierle, tanto più che gli aiuti comunitari all’agrumicoltura prevedono un sussidio di circa 1000 euro a ettaro.Ora: io forse sarò una mente semplice, ma se queste arance pagate dall’Unione Europea o a “mercato” per una manciata di centesimi io lo scorso Gennaio le ho pagate 1,60 euro al chilo forse….forse il “nemico” sta proprio li. Le battaglie tra forze dell’ordine, immigrati e rosarnesi, le discussioni su etica, morale, tolleranza e legalità che ci hanno fatto litigare inutilmente sono tutte figlie di un sistema ha permesso lo svilupparsi di una forbice troppo ampia tra il prezzo dei beni alla produzione e quello al consumo.
Nel mezzo una minoranza di soggetti che iper-guadagna e/o spreca. Possibile, ma come ho detto: io ho una mente semplice.
Con l’arrivo di luglio in tutta Italia stanno partendo i saldi estivi. Come sempre in queste occasioni partono anche le polemiche tra le associazioni di consumatori ed i commercianti mentre i giornalisti televisivi infilano i loro microfoni sotto il naso della gente fermata per strada invitandola a darci qualche suggerimento. Ne escono fuori i soliti discorsi: da una parte ci sono quelli che presentano il il cliente come una figura quasi sacra da tutelare e coccolare, dall’altra un esercito di professionisti del saldo che per settimane passa a setaccio i negozi memorizzando i prezzi dei capi esposti per poi confrontarli con i prezzi a saldo. Nel mezzo tutti gli altri: confusi, distratti, spesso con le balle girate perché saldi o non saldi la difficoltà di far quadrare i conti a fine mese rimane comunque.
Mi chiedo se “l’istituzione” dei saldi così com’è concepita oggi abbia ancora senso visto che, pur riconoscendo ai negozi (in particolare quelli di fascia “alta”) la possibilità di rinnovare i propri magazzini allettando i clienti con prezzi più invitanti, esiste anche una vera e propria industria del saldo.
Un esempio? Ieri sera passeggiando lungo la via principale della mia città (località balneare) sono passato davanti al negozio dove lavora una mia cugina. Era quasi l’ora di chiusura ma lei stava ancora armeggiando attorno a dei grossi scatoloni colmi di magliette, pantaloncini, gonne,ecc… . Mi ha spiegato che quella merce era arrivata da poco e la stava preparando per “oggi” (in veneto i saldi cominciano il 4 luglio). Tutti questi graziosi e colorati capi d’abbigliamento sono costati al negoziante circa 2 euro all’uno, ora sono venduti a 10 euro all’uno con cartellino che ne dichiara un prezzo “originale” ben più alto. A questo punto, la parola saldi ha ancora senso? Chiamiamola offerta, chiamiamola promozione, chiamiamola anche “mario” se ci va, ma distinguiamola realmente dalla vendita dei fondi di magazzino.
(Immagine da: haisentito.it)
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Progetto 100 Righe
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