apr 052013
 

Nel mese di marzo ho pubblicato una serie di immagini tratte da vecchie pubblicità Americane dove le protagoniste (avete presente…le donne?) non venivano mostrate in modo, diciamo, educato. Si trattava di pubblicità che andavano dagli anni trenta agli anni cinquanta, ora le cose dovrebbe (potrebbero) essere cambiate, giusto?
Non so come stiano oggi le cose in America, posso invece mostrarvi come stanno in Italia grazie a questi deliziosi manifesti segnalati dal Sig Giovanni (grazie Gio’! ;-) ) che, uniti tra loro in un ipotetico collage, potremmo chiamare “La Passera Gratis”.
M’inchino (proteggendo le chiappe) alla fantasia dei pubblicitari.

passeragratis

mar 202013
 

La pubblicità è l’anima del commercio? Forse. Di sicuro è lo specchio della società e dell’epoca che la vede protagonista.
Oggi i pubblicitari non fanno nulla per caso, tante volte capita di vedere manifesti o spot di dubbio gusto in grado di farci indignare ma se poi ci pensiamo bene arriviamo alla conclusione che (probabilmente) il loro obbiettivo era proprio questo, darci uno schiaffo emotivo per attirare la nostra attenzione.
Ma facciano un salto nel passato, diciamo di qualche decina d’anni, le pubblicità che oggi ci urterebbero i nervi, erano “figlie” di qualche mago della comunicazione dell’epoca o, come ho detto all’inizio, erano lo specchio della società dell’epoca?
Vi faccio qualche esempio.
Prima immagine: Anni 30. Pubblicità di un produttore di candele per auto. Il protagonista è un piccolo lustrascarpe di origine afro-americana. L’uomo è rappresentato come una piccola scimmia. Sembra che all’epoca fosse “consuetudine confondere le due figure”.

01 annunci
Seconda immagine: Anni 30. Pubblicità di un’azienda produttrice di sapone. La bambina bionda chiede alla bambina afro-americana «Perché la tua mamma non ti lava con fairy soap?» sottintendendo che l’altra non si lavi (nero = sporco).

02 annunci
Terza immagine: Anni 50. Pubblicità di una bottiglia di ketchup e il suo nuovo tappo semplificato. Le parole «Vuoi dire che una donna può aprirla?» non lasciano molti dubbi sul concetto d’intelligenza attribuito alle donne dell’epoca.

03 annunci
Quarta immagine. Anni 50. Pubblicità di una cravatta. Lo slogan «Mostrale che è un mondo di uomini» e l’immagine di lei in ginocchio che serve il caffè sono tutto un programma.

04 annunci
Quinta immagine. Anni 50/60. Pubblicità di maglioni. Due uomini stanno parlando sulla cima di una scogliera mentre una donna penda da una corda sotto di loro. Il manifesto evidenzia la frase «Gli uomini sono meglio delle donne».

05 annunci
Sesta immagine. Anni 70. Concludiamo in bellezza con un manifesto che vede reclamizzare un tessuti sintetico e una marca di pantaloni. Lo slogan dovrebbe suonare più o meno come «È bello avere una ragazza che gira per casa». Contenta lei…

06 annunci

mar 162013
 

Da circa due anni ho iniziato a “pubblicizzare” una serie di attività impegnate nell’aiutare il prossimo (Onlus). L’ho fatto utilizzando un dominio che stavo iniziando a trascurare visto che le mia attività sul web si stavano concentrando quasi esclusivamente su queste pagine.
Questa iniziativa, partita in sordina, è stata comunque apprezzata da chi l’ha scoperta e me l’ha fatta sapere, per questo motivo ritengo opportuno “clonare” questa idea su blumannaro.net che gode indubbiamente di maggior visibilità.
Considerando l’utilizzo solidale delle informazioni che andrò a pubblicare dubito possano emergere questioni su copyright o altro ma se così fosse chi (dimostrandolo) detenesse i diritti in merito mi contatti per chiarimenti e soluzioni. Aspetto ovviamente a braccia aperte eventuali segnalazioni di Onlus da pubblicizzare (usiamo il termine nella sua forma più nobile).
Gli articoli saranno così strutturati:
- Logo dell’Onlus o immagine rappresentativa.
- Breve scheda di presentazione. Quasi sempre estratta da sito/opuscolo dell’Onlus.
- Link alle pagine web dell’Onlus, se disponibile.
- Link al presente articolo di presentazione.
- Non sarà possibile inserire commenti negli articoli. In questi casi c’è ben poco da dire e molto da fare.
Eventuali commenti, se proprio vi scappano, potete farli qui. Suggerimenti o precisazioni da fare per ogni singolo articolo si possono inviare utilizzando “Scrivimi” .

ott 182010
 

Esattamente un anno fa gli Italici problemi venivano distratti dalle polemiche legate ad uno spot pubblicitario dove l’inno di Mameli era stato riarrangiato in chiave melodica ed il testo adattato in versione femminile.
Ci fu una vera e propria inserruzzione da parte di alcuni esponenti politici che, a mio parere, non avevano niente di meglio da fare. “Con l’inno nazionale non si scherza!” disse qualcuno e l’azienda che aveva commissionato lo spot per il quieto vivere di tutti lo tolse dalla programmazione televisiva.
Oggi, quasi in sordina, quello spot è tornato in programmazione in versione strumentale e sembra, al momento, non irritare nessuno. Quando un anno fa partirono le polemiche verso questo spot rimasi piuttosto perplesso, non tanto per le critiche in se (l’idea poteva piacere o meno ed è sempre una questione personale più che legittima) ma per i toni della polemica e per i protagonisti della stessa. I più arrabbiati facevano parte di uno schieramento politico chiamato “Forza Italia” che tra loro si chiamavano “Azzurri”.
Non ricordo la stessa indignazione mostrata verso lo spot anche nei confronti dell’uso politico delle due espressioni “nazional popolari” che per anni hanno creato imbarazzo pure ai cronisti sportivi. Come potevi augurare forza Italia in una manifestazione sportiva senza sentirti, anche solo poco, in imbarazzo? La perla della polemica fu quando in difesa dell’inno vituperato scesero in campo anche quelli che questo inno lo vorrebbero sostituire con un pezzo di successo di Giuseppe Verdi.
Una situazione veramente grottesca che purtroppo non è la sola nel nostro mondo politico-morale-pubblicitario. Ora non ci facciano più caso ma ricordate quando s’instaurarono le fasce televisive protette per i bambini? Per capirci, l’uso dei bollini rosso, giallo, verde all’inizio di ogni programma televisivo. All’epoca (2006?) si arrivò a proporre di vietare in Italia l’uso dei bambini negli spot. Polemicamente alcune agenzie andarono a registrare alcuni loro spot all’estero (estero che poteva essere anche S. Marino!) per aggirare il divieto (…astuti).
Oggi tutto questo sembra dimenticato, mentre in alcuni paesi nordici è vietata pure la pubblicità rivolta ai bambini (niente merendine, ovetti, ecc…) da noi i bambini in tivù ci sono a tutte le ore perché fanno ascolto; vedi tutti i vari talent-show pieni di cantanti in erba.
Chiudo tornando per un attimo allo spot di Sorelle d’Italia. In questi giorni un’altra azienda del settore calze ha lanciato il suo spot dove si vede una ragazza che per conquistare il suo bello lo insegue in auto e lo tampona, quando lui scende dalla sua auto lei solleva la gonna per mostrare la calza (alle donne) e la gambetta (agli uomini), poi finge uno svenimento. Cari pubblicitari, pensate d’aver azzeccato lo spot? Ricordo che molti uomini tengono più alle loro auto che alle loro mogli. Il belloccio dello spot sarà sceso dall’auto per soccorrere la fanciulla o sarà imbufalito per i danni subiti dal suo gioiello a quattro ruote? Ai posteri l’ardua sentenza.

Immagine anteprima YouTube Immagine anteprima YouTube

I due spot Calzedonia. Edizioni 2009 e 2010.