Tra le curiosità che hanno segnato le ultime elezioni (più referendum) una coinvolge il seggio dove sono iscritto. L’articolo del giornale che ho letto parla di un elettore arrivato verso le ore 14 che, dopo aver consegnato i documenti per la registrazione e preso le schede, si è letteralmente asserragliato dentro la cabina uscendone solo alle ore 15, ovvero alle chiusura delle elezioni. Per tutta l’ora in cui è rimasto chiuso nella cabina l’elettore si è “esibito” con un vasto repertorio d’imprecazioni e proteste dimostrando sicuramente d’avere buoni polmoni e fantasia, il tutto di fronte gli sguardi allibiti della presidente di seggio ed un assessore comunale. Tutto questo, come detto, si è protratto per ben un’ora mentre nelle altre cabine gli altri elettori continuavano normalmente (ma sicuramente incuriositi) le operazioni di voto.
Questo episodio mi ha fatto sorgere qualche domanda. Ma quanto si può rimanere chiusi dentro la cabina? E se invece di un contestatore solitario in un seggio ne entrassero uno per ogni cabina occupandole per diverse ore? Se nessuno è intervenuto per “stanare” l’elettore ho il sospetto che la sua azione sia in qualche modo regolare, tanto che pare non sia questa la prima esibizione dell’uomo.
Se me lo ricorderò alle prossime elezioni cercherò di recarmi al voto all’ultimo momento…visto che condividiamo il seggio.
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Mentre le vittime del ciclone Nargis aspettano nel fango i soccorsi, il regime Birmano mette in scena il “suo” referendum per far approvare ad un popolo intimidito una nuova costituzione che sancisce il suo potere. Il regime ha fatto propaganda per settimane a questo referendum invitando i cittadini a “fare il loro dovere patriotico” e approvare la nuova carta ,la terza dall’indipendenza dalla Gran Bretagna nel 1948. La carta prevede che il capo delle forze armate potrà nominare i ministri più importanti ed assumere i pieni poteri in caso d’emergenza. I militari avranno un quarto dei seggi in parlamento e il diritto di veto sulle leggi. Viene esclusa dalla vita politica chi abbia coniugi o figli stranieri. Una legge ad personam contro la leader dell’opposizione, il premio Nobel Aung San Suu Kyi (nella foto) agli arresti domiciliari da 18 anni, vedova di un britannico e madre di due figli con doppia cittadinanza. I cittadini Birmani sono stati “invitati” in tutti i modi dal governo a votare SI al referendum. Il regime non ha voluto rinviare la consultazione nonostante il disastro provocato dal ciclone Nargis (i “numeri” sono impressionati…), vuole dimostrare che ha la situazione sotto controllo. Intanto, tonnellate di aiuti umanitari rimangono bloccate nei magazzini,dall’orgoglio (?) dei militari che governano il paese. Un paese Che rimane confuso nell’immaginario di noi occidentali (Birmania? Burma? Myanmar?). La prima parte di questo post sintetizza il tono degli articoli che si leggono in diversi giornali Italiani. Quindi non siamo del tutto ciechi a quello che sta avvenendo in quella regione. Lo stesso vale anche per altri stati; Francia e Germania stanno provando a fare “la voce grossa”…con modesti risultati. Spesso mi chiedo quale alchimia cerebrale debba innescarsi nella mente dei governanti per prendere una decisione (qualunque essa sia…). La storia recente è ricca di guerre inutili o totali indifferenze nei confronti del “cattivo” di turno….esiste una risposta a tutto questo?
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