mag 202007
 


C’è stato un gran parlare in questi giorni di una email arrivata a chi scarica mp3 illegalmente, inviata dalla Polizia. Sappiamo benissimo che si tratta di un falso ( ne hanno parlato tutti i giornali) e che, soprattutto dobbiamo guardarci dall’aprire l’allegato. Non faremmo altro che “regalarci” un bel virus (una variante del malware Win32/TrojanDownloader.Nurech.NAT).
Ci rimane solo la curiosità di sapere cosa dice di bello questa email…risolviamo subito!
Ecco il testo:

Avviso

Sono capitano della polizia Prisco Mazzi. I risultati dell’ultima verifica hanno rivelato che dal Suo computer sono stati visitati i siti che trasgrediscono i diritti d’autore e sono stati scaricati i file pirati nel formato mp3. Quindi Lei e un complice del reato e può avere la responsabilità amministrativa.

Il suo numero nel nostro registro e 00098361420.

Non si può essere errore, abbiamo confrontato l’ora dell’entrata al sito nel registro del server e l’ora del Suo collegamento al Suo provider. Come e l’unico fatto, può sottrarsi alla punizione se si impegna a non visitare più i siti illegali e non trasgredire i diritti d’autore.

Per questo per favore conservate l’archivio (avviso_98361420.zip parola d’accesso: 1605) allegato alla lettera al Suo computer, desarchiviatelo in una cartella e leggete l’accordo che si trova dentro.

La vostra parola d’accesso personale per l’archivio: 1605

E obbligatorio.

Grazie per la collaborazione.

Simpatica vero? ;-)
(Immagine da: lubuklinggau.go )
mag 192007
 


Sul diritto d’autore da sempre è in corso una guerra. Ora la casa discografica Peppermint tenta un attacco legale di grosse proporzioni. Questo articolo di Giovanni Negri ci presenta…il conto(?)

Il provider deve fornire i dati dei propri clienti se ci sono fonda­ti sospetti di una violazione del di­ritto d’autore. La Sezione specia­lizzata in proprietà intellettuale del tribunale di Roma ha dispo­sto una delle primissime applica­zioni della norma introdotta nel marzo 2006 a modifica della leg­ge sul diritto d’autore (articolo 156 bis, legge 633/1941). E «Pep­permint», casa discografica tede­sca, ha utilizzato le informazioni per un’azione di contrasto al «P2P», modalità di condivisione sulla rete di file musicali, film e vi­deo. Con che tecnica? Al domici­lio di migliaia di persone (per ora sono circa 3.500, ma il numero sa­rebbe in aumento) è arrivata, o sta per arrivare ,una raccomanda­ta con la quale «Peppermint» av­verte di essere a conoscenza che dalla linea internet di cui è titola­re il “sospetto” sono stati scarica­ti file musicali i cui diritti di sfrut­tamento appartengono in esclusi­va alla stessa società. Di conse­guenza, con quella che viene defi­nita un’«Adesione alla proposta transattiva», per sanare la viola­zione, sichiedono 330 euro e si in­tima la cancellazione dalla cartel­la pubblica del Pc di tutti i file degli artisti sotto contratto con «Peppermint».Ma l’iniziativa ha scatenato un putiferio.
Un passo indietro. Il procedi­mento cautelare instaurato da­vanti al tribunale di Roma è stato reso possibile solo dopo che «Peppermint», ingaggiando una società svizzera che ha utilizzato un software in dotazione alla poli­zia polacca. In questo modo è riu­scita a ottenere quella sorta di “carta d’identità” dei Pc costitui­ta dal codice Ip.Il possesso dei co­dici Ip, relativi a utenti che secon­do la casa discografica avevano scaricato i brani musicali di arti­sti «Peppermint», non era però decisivo: bisognava risalire dal computer alla persona fisica e i nominativi erano a disposizione dei soli provider.
Di qui l’azione giudiziaria pa­trocinata dallo studio legale «Mahlknecht &
Rottesteiner» di Bolzano. Che si è conclusa con un’ordinanza, in sede di re­clamo, favorevole a «Pepper­mint».I giudici romani hanno ri­tenuto che la richiesta avanzata dalla società ai provider italiani fosse giustificata: dal 2006 esi­ste, infatti,nell’ambito della tute­la del diritto d’autore, una norma che vincola una parte all’esibizio­ne di dati e documenti quando un’altra parte ha fornito «seri ele­menti» dai quali si può dedurre la fondatezza della propria prete­sa. «Può ottenere altresì, — pre­cisa inoltre la legge — che il giu­dice ordini alla controparte di fornire gli elementi per l’identificazione dei soggetti implicati nella produzione e distribuzio­ne dei prodotti e di servizi che co­stituiscono violazione dei diritti di cui ala presente legge».
I provider avevano provato a respingere le richieste «Pepper­mint» sostenendo di non poter essere considerati autori dell’il­lecito e quindi controparti. Ma la pronuncia ha sottolineato che la forma di tutela offerta oggi dalle norme sul diritto d’autore è più stringente di quella del Codice ci­vile e in sintonia con la direttiva comunitaria sulla protezione della proprietà intellettuale. Quanto alla privacy, l’ordinanza fa notare come le esigenze di tu­tela giurisdizionale valgono co­me deroga all’utilizzo dei dati senza il consenso del titolare. Nella vicenda processuale è, però sceso in campo ieri il Garante per la protezione dei dati perso­nali che ha deciso di costituirsi in giudizio per verificare che non sia stata violata la disciplina a difesa della privacy.

(immagine da: ouriceira.blogsome)

gen 212007
 

Quando si parla dello Yemen la prima cosa che viene in mente sono i rapimenti dei turisti. Questo lo ha reso un paese turisticamente “temuto” nonostante il grande fascino che da sempre ispira noi occidentali per le sue bellezze e leggende. Ovviamente il buon senso ci dice che se vissuto in modo corretto, organizzato e consapevole un viaggio nello Yemen non sarà più pericoloso di tante altre mete, ma oggi non voglio parlare di turismo in senso stretto ma dell’aspetto sociale del “vivere Yemenita “ testimoniato da un viaggiatore.
Leggendo i giornali Italiani di questi giorni si trovano notizie di ferimenti ed uccisioni perpetuate anche da giovanissimi…viene da chiederci, ma i nostri ragazzi girano tutti con il coltello in tasca? Dobbiamo temere un’aggressione solo per aver guardato storto qualcuno? Questo m’ha riportato alla mente la testimonianza cui accennavo prima. Questo viaggiatore anni fa si è recato nello Yemen seguendo un percorso “non-turistico ma consapevole”, ovvero girare il paese accompagnato da gente del luogo e integrandosi al loro vivere quotidiano. Per questo motivo appena iniziato il viaggio è stato fornito di un bel pistolone da porre in bella vista appeso alla cintura. Questo perché ogni uomo Yemenita deve possedere un’arma a partire dall’età di 12 anni. Da noi questa usanza sarebbe probabilmente considerata socialmente pericolosa, al contrario, da loro rappresenta un valido deterrente contro la violenza. Un semplice esempio per far comprendere la cosa: nello Yemen difficilmente qualcuno si sognerebbe di sparare un colpo di pistola, in quanto, consapevole del fatto che nel giro di un secondo apparirebbero dal nulla altre 100 pistole rivolte contro di lui! Concludo ribadendo il concetto di contesto sociale del possesso di un’arma; è improponibile fare un paragone tra le nostre due società. L’arma nello Yemen è ben più di uno status symbol, basti pensare che se un uomo commette una “marachella” è sufficiente che il capo villaggio gli sequestri il Kalashnikov o qualunque altra arma in suo possesso per condannarlo ad una forma di pena paragonabile ai nostri arresti domiciliari. La “vergogna” di non possedere l’arma sarebbe tale da impedirgli di uscire di casa e farsi sbeffeggiare da tutti.(Immagine da: digilander.libero.it/salamzamzam)
dic 262006
 

Come promesso ecco le istruzioni per difendersi dalla piaga dei dialer. Non starò qui a spiegare cosa sono e come funzionano, nel web non mancano pagine ricche di contenuti buoni a soddisfare anche queste legittime curiosità. Mi limiterò a fornire una breve guida solamente sul come difendersi; in fondo chi ne è colpito spesso non ha una gran conoscenza d’internet e il suo bisogno primario è quello di risolvere il problema, per la “conoscenza del nemico” c’è tempo…Partiamo col dire quasi sempre siamo noi stessi a permettere l’attacco dei dialer andando a cercare nel web cose tipo suonerie per cellulari o immagini e filmati sexy (tutto rigorosamente gratis!). La conseguenza è che i “furbetti” di turno ci propinano “l’indispensabile programma” per il download o un rassicurante certificato (vedi l’immagine).Come ben potete immaginare abbiamo così aperto la porta ad una sanguisuga che magari ci da pure il servizio che abbiamo richiesto, ma a che prezzi!Le soluzioni? Eccole!1 – Disabilitare col vostro gestore telefonico tutti i numeri con prefisso “a valore aggiunto”, una frase elegante per indicare una tariffa salata. I numeri sono 144, 166, 709, 899 più un buon numero di prefissi internazionali (zona 7). Una buona parte di questi numeri dovrebbe gia essere disabilitata, ma vi consiglio di verificare in ogni caso.2 – Disattivate da explorer i plug-in ActiveX. Seguendo il percorso: Strumenti > Opzioni Internet > Protezione > Livello personalizzato. In questo modo eviterete di scaricare ad esempio i famigerati certificati di cui parlavo prima. E’ ovvio che se per un qualche motivo volete scaricare qualcosa di cui siate certi la provenienza dovrete momentaneamente ripristinare la funzione.3 – Se usate ad esempio XP è possibile disattivare la possibilità di creare nuove connessioni:Andare in Risorse del Computer e cliccare sul menu Strumenti -> Opzioni cartella -> Visualizzazione e spuntare la casella “Visualizza cartelle e file nascosti”, ora cliccare su Ok. Ora in C: bisogna andare in :Documents and Settings -> All Users -> Dati applicazioni -> Microsoft -> Network -> Connections -> Pbk Con il pulsante destro sul file “rasphone.pbk” presente nella cartella Pbk selezionate Proprietà e impostate l’opzione Sola Lettura. In questo modo qualsiasi nuova connessione non potrà essere creata. Logicamente se si vuole creare una nuova connessione bisogna ripristinare la proprietà originale del file con lo stesso procedimento.4 – Passate all’ADSL. Quest’affermazione non vuole essere un incentivo ad essere spendaccioni sia chiaro.Sappiate solo che per il momento l’ADSL non è attaccabile dai dialers e la possibilità di unire una valida forma di difesa con una connessione veloce non è una soluzione da trascurare. Nota: ho sottolineato per il momento poiché non escludo che in futuro qualche stronzo trovi il modo di spillarci soldi anche in questo modo.Infine ricordate che se doveste cadere nella rete dei dialers siete innanzi tutto delle vittime ed avete il sacrosanto diritto di essere tutelati e risarciti. Per questo vi dico di non esitare in caso di truffa a contattare la Polizia postale. Per evidenziare il peso del fenomeno vi rammento che all’interno del sito è disponibile l’apposito modulo per la denuncia e la richiesta di rimborso al gestore telefonico.Buona navigazione…..e state attenti la fuori!

Questo articolo è tratto dalla prima versione del blog chiuso nei primi mesi del 2006