giu 092008
 

Ci si può fidare della stampa? Se vengono pubblicate piccole bugie quando si parla di cronaca locale, cosa c’impedisce di pensare che di fronte alle “grandi storie” i giornalisti non cadano più facilmente in facili tentazioni? Solo un paio di settimane fa ponevo una domanda sul tema della violenza alle donne (si parlava in particolare dell’attendibilità dei dati statistici). Fatalità proprio in questi giorni un brutto episodio è capitato proprio nella mia città. Nello specifico, o meglio, come raccontano i giornali; una ragazza rumena, prima definita ballerina, in seguito cuoca, residente in Italia da un paio d’anni insieme al figlio di pochi mesi è stata picchiata (e altro…) da un paio di connazionali, tra cui l’ex fidanzato. La ragazza è stata abbandonata in piena notte lungo le rive di un fiume. L’indomani mattina è stata ritrovata da un “pensionato che si recava a pescare” che ha subito avvisato la Polizia. La ragazza è stata prontamente trasportata in ospedale per le cure necessarie; le indagini delle forze dell’ordine hanno dato subito ottimi risultati con il fermo dei sospetti che avrebbero già in parte confessato le loro colpe, ecc, ecc… Fin qui la cronaca come riportata dalla stampa. Peccato vi sia un piccolo particolare che, al di la della gravità dell’episodio che ha visto vittima della violenza questa ragazza, fa riflettere il sottoscritto…e non poco. Il “pensionato pescatore” NON esiste. La ragazza dopo aver passato la notte lungo il fiume (e sotto la pioggia) si è presentata ai cancelli dell’azienda dove lavoro quando ha visto arrivare i primi dipendenti per l’apertura. E’ stata soccorsa da alcuni miei colleghi che prontamente hanno avvertito la Polizia. Ora non è che ci sia delusione da parte nostra per non essere stati menzionati, ci mancherebbe! Fa riflettere il fatto che “qualcuno” si sia preso la briga d’aggiustare la versione dei fatti in modo arbitrario senza sentire tutte le campane.

Quest’episodio mi ha fatto tornare alla mente un altro caso di “cronaca” che mi vide protagonista personalmente qualche anno fa. Era una notte di settembre quando qualcuno iniziò a suonare con insistenza al mio campanello. Quando uscii in terrazza vidi presso il cancello un paio di ragazzi completamente nudi. Si trattava di due polacchi che giunti in vacanza con le loro fidanzate avevano trovato alloggio presso un campeggio della zona. Li avevano conosciuto dei connazionali ed avevano stretto amicizia. Amicizia mal riposta perché questi, con la scusa di farsi un giro li avevano portati verso il fiume (sempre l’acqua di mezzo…) li avevano derubati e denudati (con l’intento evidente di guadagnare tempo). I due ragazzi avevano in seguito trovato la strada che portava verso la mia casa, e chiesto il mio aiuto. Erano ovviamente preoccupati per la sorte delle loro fidanzate e non si davano pace. Ricordo che la polizia arrivò dopo oltre due interminabili ore; un vero inferno per i due amici! L’indomani un poliziotto venne a trovarmi per raccogliere la mia testimonianza e la storia finì li…almeno così io credevo. Nei giorni successivi, del fatto se ne parlò brevemente in un telegiornale locale, mentre nei giornali non apparve traccia. La notizia, seppi in seguito, uscì dalla “naftalina” di un cassetto di qualche pseudo-giornalista che la pubblicò in modo diciamo…”fantasioso”. Iniziarono ad arrivarmi telefonate d’amici e parenti preoccupati per me e la mia famiglia. Grosso modo la notizia sosteneva che la mia famiglia era stata aggredita in piena notte da alcuni polacchi, insomma: da soccorritori a vittime! Pittoresco vero? Purtroppo in quegli anni ero troppo giovane e timido per prendere di “petto” la situazione e lasciai correre. Oggi sarei sicuramente più “cattivo” nei confronti della mala-informazione. E torniamo al punto di partenza….ogni giorno leggiamo sui giornali di piccoli fatti di cronaca. Quanto sono attendibili? Ci sono giornalisti che forse non escono neppure dalle loro redazioni e ricamano le storie sui verbali messi loro a disposizione dalla polizia. E quando la cronaca si fa “importante”? Mah…occhi aperti gente! :shock:

immagine da: vpul.uppen.edu
set 282007
 


Come tanti sono rimasto colpito dalle dure immagini che arrivano dal Myanmar. Ho cercato del materiale sull’argomento e tra i tanti articoli disponibili mi ha colpito quello di Pablo Trincia (collaboratore della Stampa). Quello che segue è un estratto dal suo articolo.

Non sono mai stato in Birmania, anche se spero di andarci presto. Me ne sono occupato diverse volte con articoli di attualità sulla situazione politica, eccetera. E oggi scrivo (un po’ incazzato, lo ammetto), per dire che quello che sta accadendo in queste ore è assolutamente ridicolo.
Ieri sera accendo il tg e, tra i vari servizi di apertura sulla Birmania (o Myanmar, che importa?) sento dire che qualcuno ha lanciato la proposta di mettersi qualcosa di rosso (il tizio che conduceva il tg aveva una cravatta di quel colore e se l’è persino indicata) in solidarietà con il popolo birmano.
Solidarietà con il popolo birmano?? What??? a momenti cascavo dalla sedia. Non riuscivo a crederci. Mi veniva da ridere.

Premetto:
Viva la solidarietà con i popoli oppressi, sempre e comunque.
Viva i media che si interessano dei Paesi dove vivono gli oppressi.
Viva la comunità internazionale che si scaglia contro quelli che opprimono.

Ma c’è un atteggiamento di fondo che mi pare un po’ ipocrita. Ecco le ragioni:
Fino all’altro giorno, in Italia, quasi nessuno sapeva indicare la Birmania sulle carte geografiche. Pochi conoscevano la storia di Aung San Suu Kyi. I giornali ne parlavano sempre come di una terra lontana ed esotica, governata da un regime militare dispotico. Non fregava granché a nessuno. La gente veniva uccisa, incarcerata, messa in catene nelle campagne. Le popolazioni tribali prese costantemente a calci (alle donne incinta aprivano la pancia con il machete). Tutto questo dal 1962, non dall’altro ieri. Le notizie erano piuttosto rare.
Poi, cosa succede? I monaci inscenano una lunga protesta, giustamente ripresa da tutti i media internazionali. Minacciano il regime, gli puntano contro i riflettori di tutto il mondo, danno il “la” a quella che potrebbe essere una rivoluzione dal basso, fanno tremare gli odiosi generali di Yangon. Quelli replicano sparando e picchiando (hanno sempre e solo fatto quello). Apriti cielo! Hanno colpito dei monaci! Il simbolo della pace e della non-violenza! Lo sdegno raggiunge l’apice. La gente è incazzata, qualcuno propone di scendere in piazza e fare sit-in. Infatti oggi siamo solidali con il popolo birmano e andiamo in giro con la qualcosa di rosso.
Ora facciamoci una domanda: se non fossero stati monaci, ma normali cittadini, stufi di un’oligarchia militare, la notizia sarebbe mai arrivata? Risposta: probabilmente no. (Tant’è che le proteste sono cominciate quest’estate, ma a nessuno è fregato nulla). Qualcuno avrebbe mai proposto di vestirsi di rosso (colore degli abiti dei monaci) in solidarietà con il popolo birmano? Sicuramente no.
E la settimana scorsa, quando si pensava che la Birmania fosse una città del Sudamerica? E dieci, venti, quarantacinque anni fa? Dove eravamo? Cosa sapevamo?
Questo per dire che le notizie vanno di moda. Una settimana, magari due, forse anche un mesetto. Ma poi sono come un vecchio maglione. Quel colore (il rosso?) non va più. Basta.
Oggi abbiamo scoperto che esiste un posto chiamato Birmania. Fico. Abbiamo deciso di dare il nostro supporto e regalare un po’ del nostro sdegno a un popolo di cui ieri non sapevamo nulla. Abbiamo odiato e irriso un regime militare che non conoscevamo.
Tra un po’ ce ne saremo già dimenticati.

E ancora. Ho molti colleghi e amici freelance che, come me, scelgono di girare il mondo per trovare e raccontare storie, spesso legate all’ingiustizia, alla povertà, ai diritti umani, eccetera. In Africa, Asia, Sud America, Medio Oriente. Storie di quella che viene chiamata (e io rifletterei sull’aggettivo) “Informazione Alternativa”. Oppure “Mondo Dimenticato”.
Solo chi fa questo mestiere sa davvero cosa voglia dire andare in posti su cui i riflettori dei media non si sono mai accesi. Posti che nessuno metterà mai in prima pagina e che non verranno mai ripresi dalle telecamere dei tg. Gente di serie C, che resterà sempre in serie C, per cui nessuno si indigna e nessuno protesta.
Oggi la Birmania è stata momentaneamente promossa nella serie A delle news. Ma avete mai visto qualcuno scendere in piazza o scegliere un colore in solidarietà con qualche popolo africano?
Che colore indossiamo per gli orfani del Darfur?

E per i contadini delle regioni orientali della Repubblica Democratica del Congo?
Mai sentito parlare della pulizia etnica in Guinea Equatoriale o in Costa d’Avorio?
Risposta: probabilmente no. Però oggi mettiamo qualcosa di rosso, perché hanno sparato ai monaci in Birmania…..
Facciamo un favore a questa gente: non prendiamola per il culo…

Non mi sento di aggiungere altre parole. Penso che il buon Pablo abbia dato un’immagine più che chiara della situazione.
Nota: mi segnalano il sito dei giornalisti Birmani esuli. Mizzima.com. Potete leggere articoli (in Inglese) e vedere foto ed immagini di quello che sta accadendo in quella terra lontana.