Il signor Mario un giorno trovò una gattina nel suo orto. Nessuno dei suoi vicini possedeva dei gatti, perciò capì subito che non poteva essersi perso lì per caso ma quasi sicuramente era stata abbandonata da qualcuno. Il signor Mario non amava particolarmente i gatti e pensò di trovare qualcuno cui affidarla. Pensò alla sorella…anche lei non amava molto i gatti ma aveva due giovani figli e tanto spazio a disposizione nel suo (piccolo) albergo al mare. I figli della signora accolsero subito con gioia la piccola gattina e decisero di darle subito un nome. Come chiamarla? Beh… l’aveva trovato lo zio Mario quindi fu deciso di chiamarla…”Mario”. La gatta Mario crebbe rapidamente, i figli della signora dopo il primo entusiasmo per la “novità” iniziarono a trascurarla. La scuola, gli amici, i giochi e l’avvicinarsi della stagione estiva erano tutte cose più importanti della micina. Alla gatta Mario non veniva certo negato una ciotola colma di cibo, anzi… diciamo che le veniva riservato un trattamento simile a quello riservato ai clienti dell’albergo; completo, cordiale ma senza arrivare all’effetto o all’amicizia. Le sue giornate trascorrevano solitarie passando dalla terrazza del bar a quelle delle camere, seguendo il movimento di dipintori, idraulici e muratori che di tanto in tanto le regalavano una carezza mentre erano impegnati nei lavori di piccola manutenzione all’albergo prima dell’apertura estiva. E l’estate arrivò………….. L’albergo iniziò a popolarsi di cuochi e camerieri e di lì a poco anche dei primi clienti. Tutti rimanevano sorpresi dalla presenza di questa gatta che si muoveva tranquilla, ed un po’ altezzosa da un punto all’altro dell’albergo nella quasi indifferenza dei suoi padroni. In un solo momento della giornata la gatta Mario diventava protagonista. L’ora di pranzo! Solo in quel momento la padrona si ricordava della sua piccola ospite e diceva ai camerieri: “-Mi raccomando! Non fate entrare la gatta in sala da pranzo!-“ ….Avete idea di come possa essere la sala da pranzo di un piccolo albergo d’estate in una località balneare? La vetrata che da sul terrazzo è rigorosamente aperta, così come la porta d’accesso dai piani e dal bar! Inevitabilmente la gatta Mario arrivava lenta e silenziosa in sala. La coda ritta verso il cielo fungeva quasi da radar ad indicarle il tavolo da prendere di mira. A questo punto per i camerieri inizia la fase “due” del loro lavoro. Da semplici dispensatori di pietanze ai tavoli si trasformavano in falchi pronti a ghermire la preda sul terreno e volare via. Bastava notare il giocoso agitarsi di un bambino per intuire che sotto al suo tavolo la gatta Mario aveva preso posizione e stava reclamando un pizzico di cibo. I camerieri più abili erano in grado di “volare” tra i tavoli, passando veloci accanto agli inconsapevoli clienti. Con fare indifferente afferravano sotto braccio l’indisciplinato felino e silenziosamente uscivano dalla porta della cucina per raggiungere il parcheggio dove l’animale veniva liberato dopo aver ricevuto rimproveri e minacce d’ogni genere. Rimproveri e minacce del tutto inutili, poiché il più delle volte la gatta Mario ritornava all’attacco attraverso il primo ingresso sguarnito che trovava. Queste schermaglie tra gatta e camerieri si ripetevano praticamente quasi tutti i giorni…..quasi…. perché tra i camerieri uno qualche volta riusciva a trafugare dalla cucina qualcosa di buono per la scaltra gattona. Era sufficiente “ingolfarla” di cibo qualche minuto prima dell’ora di pranzo per impedirne i raid. Come ho detto però, poche erano le volte che questo stratagemma veniva messo in atto. Risultato: crisi di nervi da parte della padrona dell’albergo e stress acuto per quasi tutti i camerieri, poco avvezzi alla guerra trai tavoli. Il momento più difficile fu quando tra gli ospiti dell’albergo ci fu il signor “Rosina”…. In realtà questo non era il suo vero nome (era quello della moglie), troppo difficile da dire e ricordare era il nome di questo enorme sessantenne tedesco. L’unica certezza era che odiava nel modo più assoluto i gatti (lo aveva confidato la moglie) e non sopportava di vederseli girare intorno. Ebbene… Con una crudeltà tutta “felina” la gatta Mario prese di mira il tavolo del signor “Rosina” tutti i giorni! In quelle due settimane di permanenza nell’albergo il gigante teutonico fu l’unico bersaglio della gatta. Non c’era bambino o richiamo di cibo che la convincesse a desistere. Ogni giorno, all’ora do pranzo, in qualche modo la gatta Mario riusciva a raggiungere il suo tavolo: si sedeva accanto alla sedia e lo fissava…in attesa di un boccone o dell’arrivo di qualche falco-cameriere…. Sono passati tanti anni. La gatta Mario sicuramente ira non c’è più, ma ancora oggi mi chiedo perché…perché quell’ossessione per il signor Rosina”?

Questo racconto è il mio piccolo regalo di Natale a Sonia.

Sicuramente non avrò la possibilità di fare gli auguri di buone feste personalmente ad ognuno dei visitatori di questo Blog…di molti non ho l’indirizzo. Colgo l’occasione per augurare ogni bene a tutti quelli che leggono regolarmente queste pagine ed anche a chi passa solo di tanto in tanto.

Vi lascio con una canzoncina Natalizia diversa dalle solite… Canzone e video sono sono firmati da James Provan uno che in rete si diverte senza fare il vero professionista. Per ora…


Immagine da:psychpark.org

 

Wuueee! Wuueee! Wuueee! Erano le 7:30 di una primavera di tanti anni fa. Il piccolo Gio’ veniva alla luce in una stanza con la finestra rivolta ad est sotto gli occhi stanchi di un’ostetrica che aveva passato la notte correndo dalla casa dove poi sarebbe nata la piccola Pat’ e la casetta ad un piano dove si trovava in quel momento. Alle sue spalle, sotto i baffi severi di chi aveva combattuto la prima guerra mondiale, un sorriso appena accennato del bisnonno era seguito dalla frase -:” Lo sapevo che eri un maschio piccolo Gio’! “- Piccolo, che al momento non sapeva d’aver rischiato di chiamarsi “Wolfango” solo fino a pochi giorni prima (Brrr!….). I suoi primi anni furono un pendolare di stanza in stanza ad ogni cambio di stagione. La famiglia aveva bisogni di soldi , così d’estate affittava una stanza ai “bagnanti”…così il piccolo Gio’ si trasferiva nella camera dei nonni, camera che aveva la finestra ad ovest. I sacrifici di quegl’anni permisero alla famiglia di costruire il primo piano a quella casa. Al piccolo Gio’ e alla sua mamma toccò una camera con la finestra rivolta a sud…il piano terra fu affittato ad una compagnia turistica per permettere ai propri autisti d’avere una stanza dove riposare tra un trasferimento ad un altro. Il guadagno non era molto ma aveva il vantaggio d’essere certo e permise alla famiglia di pagare i costi della casa senza fatica. Passarono gli anni…il giovane zio si sposò e si spostò al piano terra. Gio’, ormai non più così piccolo ebbe la possibilità d’avere per la prima volta una camera tutta sua, proprio sopra la camera dov’era nato…con la finestra ad est. Fu un’esperienza di breve periodo, la casa cominciava a sentire il bisogno di qualche piccolo intervento; quindi…sposta un muro di la…apri una porta di qua…al piccolo Gio’ questa volta toccò una camera con la finestra rivolta ad ovest; proprio sopra a quella dove dormiva con i nonni tanti anni prima d’estate. Passarono ancora degli anni, il piccolo Gio’ divenne adulto, il ciclo della vita aveva lasciato i suoi segni: era morto il bisnonno, era nato un cuginetto al piano di sotto… e la casa “chiamava” ancora bisogno di cambiamenti. Questa volta era il tetto ad aver bisogno di una sistemata, tetto che per la verità non era stato fatto gran che bene in origine (ma come lavora certa gente?….). La famiglia pensò d’aproffittare della necessità dei lavori di manutenzione per fare una cosa più seria e completa e realizzare una vera e propria mansarda dove Gio’ si trasferì. Il cordone ombelicale con la famiglia non si è così spezzato del tutto, Mamma e nonna sono ad un tiro di “cucina” dove Gio’ da il suo valido contributo da entrambi i lati dei fornelli ;-). Nuovi inquilini? Beh sì da qualche mese il gatto (Micio) si è trasferito dal garage ai “piani alti”. Dopo la sua malattia si è deciso di dargli una sistemazione più confortevole per ricambiarlo dell’affetto che ci ha dato. Qualcuno si chiederà ma in quale camera dorme Gio’? Ovviamente in una camera con la finestra (lucernario in questo caso) rivolta a nord! L’unico punto cardinale che ancora non aveva provato.

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