Un gruppo di amici nel mese di ottobre ha visitato i parchi nazionali tra California e Nevada. Dal loro racconto abbiamo estratto questa breve guida con la descrizione dell’itinerario ed alcune foto ed i luoghi visitati nelle tre settimane di viaggio.
Il miglior modo per spostarsi è usare l’auto (si può noleggiare tranquillamente dall’Italia). E’ bene ricordare che negli USA applicano il codice della strada con estrema severità, quindi occhio ai limiti di velocità, non stupitevi se in pieno deserto vi piomberà sul groppone un elicottero della polizia!
Il pernottamento non è un problema. Si trovano numerosi motel a prezzi abbordabili; l’unica accortezza è di non presentarsi all’ultimo momento con la richiesta della camera, questo per garantirsi le sistemazioni migliori.
Pasti: gli alberghi offrono una ricca colazione. Per gli spostamenti è bene procurarsi panini e tanta frutta. Un po’ ovunque si trovano Fast Food e pizzerie (mediocri); ci si può rifare con i sontuosi ed economici buffet a Las Vegas.
Servono dalle due alle tre settimane per coprire questo itinerario che parte da San Francisco: città che sorge su una penisola collinare di 173 Kmq, particolare che si evidenzia dalle celebri strade “alte” con i numerosi sali e scendi in grado di mettere in difficoltà gli autobus.
La zona del molo è molto bella, vi sono Pier che sono letteralmente dei musei a cielo aperto con ricostruzioni di vecchi rimorchiatori ed altri adibiti ad uso turistico per escursioni. In particolare dal Pier 41 e possibile imbarcarsi per visitare l’isola di Alcatraz con l’ormai celebre prigione, chiusa per gli eccessivi costi di gestione nel 1963. Trasformata in museo vi si possono vedere la cella di Al Capone e quella della storica (e mai ben chiarita) fuga.
Attraversare il Golden Gate Bridge vi porta a godere di una vista indimenticabile su San Francisco e la baia. Per gli appassionati del genere è opportuna una tappa tra i vigneti californiani. Tra le colline di Napa Valley e Sonora Country vi sono numerose cantine aperte al pubblico e alla degustazione.
Yosemite National Park: sconvolgimenti geologici hanno reso questo territorio un capolavoro di forme e colori. Lungo la valle lunga 11 Km si trovano alcune delle più grandi meraviglie che la natura possa offrire, come El Capitain (2308 m) il più grande monolito di granito che si conosca al mondo, un enorme e ripido affioramento che non ha su tutta la sua parete una sola frattura. Di fronte a El Capitain troneggiano le Cathedral Spires (1865 m) ed altri picchi di grande bellezza.
Yosemite non è comunque solo roccia; vi si trovano delle spettacolari cascate come l’Upper Fall (435 m) e la sottostante Lower Fall (90 m), oltre a boschi di sequoie giganti “capitanate” da magnifici esemplari come l’Albero Tunnel e il Grizzly Giant.
Sequoia National Park (e Kings Canyon) è la patria delle sequoie giganti, i più grandi esseri viventi della terra (da non confondere con le sequoie costiere che sono più alte ma hanno il tronco molto più piccolo). Percorrendo l’itinerario all’interno del parco si potranno incontrare alcuni esemplari di alberi veramente notevoli. Molti prendono il nome da famosi generali come GeneralSherman Tree alto 84 metri con una circonferenza di 31.3 metri e un’età stimata di 3000 anni!
Death Valley National Monument: in origine i nativi americani la chiamavano “terra del fuoco”; il suo nome attuale (valle della morte) è dovuto al fatto che dei cercatori d’oro vi si smarrirono e morirono durante il periodo della corsa all’oro. La valle della morte e i suoi dintorni sono una regione di estremi. 86 metri sotto il livello del mare, il punto più basso delle Americhe; a solo 110 Km in linea d’aria si erge il punto più alto degli USA (monte Whitney, 4420 m). La Death Valley è anche uno dei posti più caldi della terra, anche 56 gradi all’ombra! Ciò nonostante vi è pure una discreta quantità d’acqua grazie alla presenza di torrenti, numerosi ruscelli e una piccola palude.
In pieno deserto del Nevada si trova Las Vegas, città famosa per il gioco; una buona opportunità per fermarsi e scrollarsi la polvere di dosso…..
Ricaricate le “batterie” si può affrontare il Grand Canyon National Park: il canyon è un colosso lungo 445 Km, largo da 1 a 25 e profondo quasi 2000 metri. L’erosione ha trasformato il territorio in una forma di libro a strati dove ad ogni livello è possibile leggere un passo della storia naturale. Alla base vi sono le rocce nere e brillanti del Precambriano; salendo la scala, di strato in strato, si notano i cambiamenti di colore, consistenza e resti fossili. Vi è il calcare redwall (150 m grigio-azzurro), sopra trovate l’arenile colonico (resti solidificato di dune di sabbia) ed in cima il calcare kaibab (grigio) con la sua ricca collezione di fossili marini (spugne, denti di squalo, coralli….). Il Grand Canyon è il regno degli escursionisti: oltre alle classiche visite in elicottero o in auto è possibile seguire i percorsi ciclabili e pedonali, anche se non bisogna dimenticare che scendere a piedi la dorsale non è per tutti. La temperatura sale mano a mano che si scende e la fatica si fa sentire in particolare al ritorno. Meglio affrontarla al mattino sicuramente più fresco.
Il viaggio si chiude a Los Angeles: una realtà così vasta che meriterebbe un capitolo a se, vedi Hollywood, Beverly Hills, Disneyland…..i nostri viaggiatori consigliano di visitare la costa ed in particolare la spiaggia di Santa Monica.
Grazie a Meri e Carlo per le foto.

 

Il testo di questo post non è mio ma della coppia di sposi che ha gentilmente accettato di scrivere il “diario” del loro viaggio di nozze in Messico, un diario che parla di mare, storia e natura.
Ricordo che il testo di questo post non è una “primizia”, era già stato pubblicato per un breve periodo in forma di pagina e prima ancora in un mio vecchio sito. Tutto materiale che un po’ alla volta sto inserendo in forma definitiva in questo blog come avverrà per il prossimo racconto di viaggio dove si parla di Nevada e California.
In coda al post trovate le foto “a corredo” del diario di viaggio.

Se avete due settimane libere in qualsiasi periodo dell’anno (evitando se possibile i periodi dei tornado da marzo a luglio), e non sapete cosa e dove volete andare; volete un consiglio?!…..MESSICO.
Noi abbiamo fatto così, più precisamente Playa del Carmen, ad un’ora di pullman da Cancun. Il periodo più indicato per andarci è sicuramente durante il nostro inverno, però noi, essendoci sposati verso fine maggio, siamo arrivati durante il periodo più umido ed afoso dell’anno in questa parte del Messico. Infatti, la maggior parte delle giornate, il tempo è stato molto caldo ed umido, non mancavano anche durante il pomeriggio forti acquazzoni tropicali improvvisi della durata di cinque minuti; che come arrivavano inaspettati, se ne andavano altrettanto inaspettatamente.
Questo lato un po’ negativo del viaggio è stato facilmente ignorato e dimenticato visti le meravigliose bellezze naturali e storiche di questo paese. Per arrivarci non servono vaccinazioni particolari, basta avere il passaporto in corso di validità ed armarsi di pazienza perché il viaggio dura circa dalle 10 alle14 ore. Ma non dovete innervosirvi, state andando in Messico; il paese della siesta, della calma e della vita spensierata, quindi cercate di adeguarvi già in aereo.
Il mezzo di trasporto più comodo da utilizzare è il taxi, ce ne sono a centinaia, che per un piccolo cenno della vostra mano fanno di tutto per raggiungervi. Se volete risparmiare prendete le camionette (pulmini da 14 posti che passano lungo la strada principale e collega Playa del Carmen con gli altri paesi). Però durante la vostra permanenza non potete non prendere un pullman di linea sarà una divertente avventura…
I posti da vedere sono molti, vista la ricca storia di questo paese e se posso darvi un consiglio organizzatevele, sarà molto divertente, però attenzione alle fregature!!. Non rivolgetevi a bancarelle improvvisate (che vi faranno il prezzo più conveniente ma…) ma andate in posti chiusi da quattro mura con un tetto serio e magari con aria condizionata.
A proposito di aria condizionata. Occhio all’aria condizionata!!!! Infatti, i messicani tengono l’aria condizionata a 10° con 40° esterni!!! Quindi quando andate in ristoranti, discoteche e persino taxi portatevi via un maglioncino, altrimenti SQUARAUS istantaneo!!!! Provare per credere.
Tornando all’argomento gite, noi abbiamo visto: Chichèn Itzà. Monumento principale è El Castillo o piramide di QuQulcan che domina il sito. Questa costruzione apparentemente semplice racchiude in realtà la riproduzione del calendario Maya. La piramide maya non può più essere visitata e scalata per ragioni di sicurezza e di consumo della stessa.
Oltre alla piramide c’è l’adiacente gruppo delle 1000 colonne che sono strutture che ricordano la cultura Tolteka.
Inoltre potete visitare il Campo della pelota che ricorda vagamente il nostro calcio anche se le regole e il vero significato del gioco resta un mistero. Vicino a questo c’è il cenote magico e il cenote de los Sacrificios, dove venivano gettati i corpi dei sacrificati Altra gita assolutamente da fare è Cobà situata nella umida foresta pluviale, punteggiata da laghi e fiumi.
L’edificio più importante è la piramide di Noch Mul, in parte restaurata ed è la più alta dello Yucatan con la sua scalinata lunga stretta e ripidissima, l’unica calpestabile. Vale veramente la pena arrivare fino in cima per godere di uno spettacolo incredibile, foresta a perdita d’occhio, laghi e fiumi che si perdono nel verde. Tulum altro sito da vedere a 100 Km sud la Cancun, piccolo ma splendidamente posto su una scogliera di 15 metri sopra il Mar dei Caraibi.
Una volta ammirati degli edifici tuffatevi direttamente nel Mar Caraibico dalla spiaggia presso il sito. Un’ altra cosa che dovete assolutamente fare è un bagno in un cenote: sono praticamente dei laghi sotterranei alimentati da dei fiumi che scorrono sotto terra di acqua dolce e fresca, esperienza unica!! ce ne sono alcuni di bellissimi. Questi sono i tre principali siti che una volta arrivati a Playa del Carmen non potete non andare a visitare.
Un altro consiglio che posso darvi, è quello di andare alla ricerca di spiagge solitarie, infatti, ormai la località è diventata col passar degli anni molto affollata, quindi anche le spiagge lo sono. Quando andate a Tulum, fatevi portare a Playa Paradiso, il posto rispecchia proprio il nome!! Andate anche a CocoBay praticamente incontaminata, solo foresta, spiaggia e un mare…Ci arrivate in bici alla fine della spiaggia di Playa del Carmen. Prendete il pullman e chiedete di Akumal con una barriera corallina stupenda, fatevi portare dai pescatori a vedere le tartarughe. Qui purtroppo il turismo è in forte espansione e i paesaggi sono in continuo cambiamento, quindi le condizioni possono cambiare molto anche a differenza di pochi anni.
Comunque è stata un esperienza entusiasmante, il popolo messicano anche non avendo le nostre ricchezze è solare, sorridente e molto disponibile. Un popolo che ti fa sentire a casa tua, senza preoccupazioni di alcun genere, che in questo periodo non è poco… Divertitevi a contrattare il prezzo delle gite e fatevi il vostro itinerario, sarà molto divertente, i messicani capendo che siete turisti sparano alti !!! La nostra moneta comunque è accettata tranquillamente. Da non dimenticare che c’è una tassa per uscire dal paese (25 €) e soprattutto in aeroporto ci hanno fatto una testa così… sul peso delle valigie. Infatti, max 20 Kg a testa e non più di 5 Kg di bagaglio a mano, con una multa di15 € per Kg. Nel nostro caso non ci hanno minimamente controllato, quindi fate incetta di souvenir piatti, piattini, bicchieri, amache con dei colori vivissimi e caldi che rispecchiano in pieno lo spirito del popolo che ci ha ospitato in questi veloci 15 giorni. Arrivederci Messico!!!!

 

 

Questo atipico post sintetizza un paio di articoli pubblicati nel mio vecchio sito. E’ il diario di due miei viaggi a New York, prima e dopo i tragici eventi del 2001. Alcune informazioni ora sono sicuramente superate ma, a mio parere, rapprentano ancora una valida anche se sintetica guida a questa città. Sintetica se intesa come guida, forse un po’ lungo per essere il post di un blog.
Ne consiglio l’assunzione a piccole dosi :-)

Prima parte. Visitare New York è un’impresa che affascina e insieme spaventa: c’è tanto da scoprire che all’inizio si stenta a capire da dove si possa incominciare. In effetti, la città raccoglie in uno spazio relativamente ristretto le forme architettoniche più audaci, i grattacieli più alti, i ponti più arditi le chiese più imponenti del mondo e, nel cuore della città un parco pubblico grande come il Principato di Monaco.Organizzarsi la visita di Manhattan è relativamente semplice: si prende alloggio in uno degli alberghi al centro dell’isola (se ne trovano a prezzi ragionevoli) e da quel punto con un taxi o la metro si raggiunge il punto estremo da cui si è deciso d’incominciare il tour. Da lì si rientra a piedi verso l’albergo in poche ore, l’unico limite è dato dal numero di cose che s’intendono vedere. Con questo metodo in 5 o 6 giorni è possibile compiere L’escursione completa.
C‘è subito da chiarire un possibile equivoco, quando si parla di viaggio a New York in realtà ci si riferisce più dettagliatamente all’isola di Manhattan (il distretto principale), uno spazio a parte (e più tempo) meriterebbero gli altri distretti ovvero: Bronx, Brooklyn, Queens e Staten Island che rappresentano una realtà leggermente diversa.Può sembrare turismo di bassa leva ma una visita all’Empire State Building
non può mancare. Posto al centro dell’isola con I suoi 407 metri d’altezza (102 piani!) questo grattacielo terminato nel 1931 offre una vista meravigliosa dalla sua piattaforma panoramica e, se il tempo è buono, la visuale si estende per oltre 80 chilometri (non è il nostro caso purtroppo-sigh!). Osservando verso l’oceano è possibile vedere l’isoletta con la statua della libertà, girando in senso orario si vede poi il vicino stato del New Jersey, poi l’imponente polmone verde di Central Park che dall’alto sembra un enorme tavolo da biliardo in mezzo ai palazzi, ed infine l’East River attraversato dal celebre ponte di Brooklin, un gigante d’acciaio sostenuto da 2 piloni in stile neogotico alti ben 89 metri.
Mangiare:nessun problema! Ci si trova praticamente di tutto; fa testo un piccolo centro commerciale non lontano dal ponte di Brooklin presso il molo 17 (celebre giacché negli anni 20/30 vi approdano le navi cariche d’emigranti) dove ci sono degli stand gastronomici permanenti di tutto il mondo. Li potete pranzare a base di piatti indiani, turchi, polacchi, greci, ecc….Altra curiosità è legata alla presenza dei “buttadentro”, personaggi che fuori dei ristoranti t’invitano a suon di sorrisi e biglietti ad entrare nei locali. Va sottolineato il fatto che la maggior parte della gente che si trova a Manhattan è lì per lavoro ed esce dagli uffici per pranzare possibilmente in fretta e senza allontanarsi troppo, da qui una gran lotta nel ramo della ristorazione per catturare I clienti. Segnaliamo ll Pisello (non c’è più, vedi post) un piccolo e curioso ristorante sulla Eight Avenue dove la cucina è un piacevole incontro tra ingredienti italiani e cultura francese. Non mancano inoltre ristoranti all’italiana dove con sottofondo musicale di Caruso e vicini di tavolo stile Al Capone & Co. (non sto scherzando!) ti servono l’acqua “S. Pellegrino” con la stessa enfasi di un pregiato vino doc. Sta di fatto che si mangia bene. Una nota va rivolta anche ai negozi d’ alimentari (Deli) con il loro angolo self-service dove si mangia onestamente a prezzi modici.
Appena si comincia a camminare per le strade di Manhattan si avverte subito una sensazione di familiarità, in parte, probabilmente perché ci troviamo di fronte a luoghi che ci sono mostrati continuamente dal cinema e dalla televisione, in parte grazie alla cortesia della popolazione. Scopri che mentre sei circondato da una marea di gente sempre di corsa quasi a testa bassa, se hai bisogno d’aiuto questi si bloccano e ti dedicano tutta la loro attenzione.
Curiosità che rimangono impresse: – Imusei sono impressionanti, passi da una sala all’altra scoprendo celebri opere d’artisti famosi e diversissimi le une accanto alle altre. Il bello è vedere I bambini sdraiati di fronte per esempio ad un Matisse intenti a disegnare allegramente con i loro colori su di un foglio di carta; da noi sarebbe considerato oltraggioso con l’eccessiva sacralità che i nostri luoghi di cultura si portano intorno.- Vi aspettate di trovare I predicatori in mezzo al traffico? Ebbene si, ci sono! – Caos?C’è sempre un gran movimento, di giorno e di notte ma senza crisi apparenti. Sopratutto la notte è proprietà delle imprese di manutenzione e dei taxi. A proposito, i tassisti Newyorkesi devono aver inventato il “nanosecondo” provate ad immaginare cosa succede appena un semaforo diventa verde! – Sicurezza. La cura Giuliani ha dato i suoi frutti, c’è sempre qualche poliziotto in giro e senti di poter girare tranquillamente in ogni zona, ovviamente sempre col buon senso. — Little Italy: è praticamente scomparsa, non c’è più immigrazione dall’Italia, Gli Italiani vivono quasi tutti nel distretto di Brooklin, così Little Italy viene piano piano assorbita da Chinatown e non è difficile trovare un eventuale “Caffè Mario” gestito da Cinesi.

Seconda parte. Gli americani sono indubbiamente rimasti scossi dai tragici eventi del 2001 che li ha resi più sospettosi nei confronti degli stranieri e più rigidi nelle formalità burocratiche. A tale proposito consigliamo a tutti i viaggiatori di compilare con attenzione il modulo verde I-94W (esonero dal visto) che normalmente viene consegnato durante il volo. Vi potrebbe capitare d’incontrare all’arrivo un funzionario estremamente “fiscale” che non ci penserà due volte a farvi rifare la fila per riscrivere il suddetto modulo se ritenesse di trovare un qualche errore. Ricordiamo inoltre che i tempi di sbarco si sono allungati anche perché dovrete sottoporvi alla rilevazione delle impronte digitali (niente di traumatico, tranquilli!). Una volta superate le forche caudine della dogana potrete finalmente lasciare l’aeroporto. Per la cronaca noi siamo atterrati al JFK, il più lontano da manhattan. vi consigliamo (se potete) di prendere il taxi (48$ ndr) per raggiungere il centro, se non altro per guardare con calma il panorama durante il tragitto. Con solo un paio di dollari è invece possibile prendere il treno che vi scaricherà nel Midtown. E’ una buona soluzione se non alloggerete troppo lontano dalla stazione e non avete fretta. L’aeroporto La Guardia è più vicino a manhattan rispetto al JFK con conseguente piccolo risparmio nelle spese di trasferimento, ma in genere non ci sono molti voli dall’Italia verso questo scalo. Sembra che la miglior soluzione sia l’aeroporto di Newark nel New Jersey, struttura moderna dotata di un efficiente procedura di controllo passaporti e agile sistema di trasferimento verso manhattan (consigliato l’autobus). Nota: viaggiatori, dateci conferma se possibile!
COSE DA VEDERE: Ground Zero. È quasi un dovere visitare il sito della tragedia delle Twin Towers. tocca veramente il cuore di chi ricorda com’era prima quel luogo, Per chi ci viene la prima volta forse può impressionare maggiormente la vista delle “ferite” ai piani superiori dei palazzi adiacenti le torri. Vi consigliamo di recarvi verso Battery Park. Li troverete lo Sphere un globo dorato di 22000 kg che stava nella piazza tra le due torri. Le ammaccature fanno capire la durezza dell’evento i fiori depositati continuamente attorno e la targa che recita “in onore di tutti coloro che abbiamo perduto” fanno il resto…
Lower Manhattan- rimanendo nella parte bassa di Manhattan potete passeggiare di fronte all’imbarcadero per Ellis Island e la statua della libertà (nb: se le volete visitare preparatevi ad una luuunga coda!) o piano piano risalire verso il Financial District per vedere il cuore pulsante dell’economia mondiale. Purtroppo per le note ragioni di sicurezza difficilmente vi sarà concesso di visitare l’interno della borsa, ma vale la pena informarsi … le cose potrebbero anche nel frattempo cambiare. In seguito vi potreste dirigere verso il ponte di Brooklin, approfittando lungo il tragitto per dare uno sguardo alla casa di Elizabeth Ann Seton prima donna canonizzata in america, questo edificio si nota subito poiché è l’unico in vecchio stile federale in mezzo ad una selva di moderni grattacieli. Potrete inoltre fare una tappa per ristorarvi al Molo 17 da dove potrete ammirare il ponte prima di affrontare la passeggiata di circa 20 minuti che vi impegnerà se deciderete di attraversare il ponte. Note: il ponte, lungo 1091 m di cui 486 solo della campata centrale, venne completato nel 1883 dopo 16 anni di lavoro e la morte di una ventina di lavoratori tra cui il progettista Roebling colpiti quasi tutti da embolia gassosa. Non mancano le morti assurde come quella di Robert Odlum tuffatosi per scommessa o le dodici vittime colte da panico quando all’inaugurazione del passaggio pedonale qualche idiota gridò che il ponte stava crollando.
Risalendo l’East River attraversate la colorata e chiassosa e colorata chinatown e cercate un buon caffè a Little Italy (senza farvi spennare in qualche ristorante se possibile). Spostandovi sul lato west entrate nel Greenwich Village, quartiere dalle caratteristiche case in arenaria disposte lungo tranquille vie strette e alberate. Vi trovate numerosi caffè birrerie e teatri sperimentali, sicuramente una zona molto gradevole, non perdete l’occasione di cercare Gay street dove è stato girato il film Carlito’s Way, il numero 75 ½ di Bedford Street con la casa più stretta di NY (2.9 m) o la curiosa contrapposizione di Christopher Park dove “convivono” l’austera statua del generale Sheridan (celebre per la frase “l’unico indiano buono è un indiano morto”) e le statue a grandezza naturale delle coppie Gay-lesbiche. Risalendo entrate nel Chelsea quartiere celebre per le sue gallerie d’arte e negozi d’antiquariato ma anche per i numerosi spazi dedicati allo sport e al tempo libero in genere. Numerosi moli sono stai recuperati a tale scopo come il Pier 25 con i sui campi da pallavolo in sabbia o Chelsea Piers una struttura ricavata su quattro all’altezza della 23rd street dove è possibile giocare a bowling, golf, hockey, pattinare…
Più su il Midtown è caratterizzato dalla presenza dell’Empire State Building vero punto di riferimento della città; se temete di perdervi, non temete. L’enorme costruzione è visibile praticamente da ogni punto e rappresenta un ottimo punto di riferimento. Vi consigliamo una visita per ammirare il suggestivo panorama (ora gli ascensori sono più veloci) evitando ovviamente i giorni festivi. Molto bello è anche il Chrysler Building, peccato non sia visitabile all’interno, ma la sua caratteristica guglia d’acciaio alta 60 m ne fa uno degli edifici più suggestivi della città. Il Grand Central Terminal è la dimostrazione di come si possa realizzare una stazione ferroviaria a cinque stelle. Si tratta di un vero salotto in stile primi 900. vi trovate negozi e ristoranti frequentati non solo dai viaggiatori in arrivo e partenza a dimostrazione della gradevole atmosfera che vi si trova. Vi segnaliamo il bell’orologio posto sopra la biglietteria e il soffitto a volta sul quale sono dipinte le costellazioni e lo zodiaco (sono dipinti al contrario, ma è tanto bello che si può anche perdonare questo errore…..e se fosse un errore voluto? Mah!). Ormai ci troviamo a ridosso di Times Square e in piena Fifth Avenue ovvero tutto quello che di più conosciuto di New York si possa trovare: teatri, negozi di lusso, musei, vita notturna…tutte cose che normalmente trovate nei depliant offerti dalle agenzie viaggio. Nota: Al momento del nostro viaggio abbiamo potuto approfittare di un favorevole cambio euro/dollaro, se vi sarà possibile cogliete l’occasione. New York è la città dei balocchi per ogni genere d’acquisto. In ogni angolo di strada troverete negozi d’abbigliamento d’ogni genere e per tutti i gusti (per noi italiani meglio puntare sullo sportivo, il resto forse non fa proprio per noi. Una curiosità: ricordate il film Big con Tom Hanks? Se è così provate a “saltellare “ sul pianoforte luminoso al secondo piano di FAO Schwarz mega negozio di giocattoli a ridosso di Central Park. Inoltre non mancate di fare una visita al Time Warner Center (Columbia Circle) un centro commerciale all’interno di un magnifico palazzo di vetro e acciaio. I primi quattro piani accolgono una cinquantina d’attività tra negozi ristoranti un teatro specializzato in musica Jazz, un supermercato specializzato in prodotti biologici e una gastronomia dove vi potete fermare per un pasto ristoratore durante la vostra frenetica giornata (!) in una malaugurata giornata di pioggia. Poco lontano da Columbus Circle cercate il Lincoln Center un complesso di circa 3300 mq dedicato alla musica (jazz e non solo). Se potete ricordate di visitarlo il giovedì alle ore 10, avrete l’occasione di assistere alle prove aperte al pubblico della Philarmonica Orchestra. E’ un’occasione da non perdere! Per assistere ad un loro concerto in calendario si deve comprare i biglietti con anticipo di settimane se non addirittura mesi.

 

Con colpevole ritardo pubblico alcune foto relative ad una piacevole settimana passata in Umbria. Come spesso capita in Italia natura, storia, bella gente e buon cibo si concentrano in pochi chilometri di territorio. Mi piace ricordare San Gemini dove abbiamo incontrato un restauratore-gallerista conosciuto via web, Narni che abbiamo avuto la fortuna d’incrociare nel periodo della corsa dell’anello, gli stabilimenti della Perugina con il loro museo storico, o meglio, pubblicitario…un vero capolavoro di marketing. La scontata ma sempre affascinante cascata delle Marmore che, ricordo, non è un fenomeno naturale ma indotto dall’uomo. Ricordo inoltre le tappe a Terni, Spoleto, Todi, Gubbio, Assisi. Ad Assisi l’unico ricordo leggermente negativo; un ristorante dal menu tristemente turistico-dozzinale decisamente fuori da ogni logica se confrontato con la buona qualità trovata negli altri punti di ristoro. A proposito di cibarie: vorrei citare infine il gestore di un bell’agriturismo in località Massa Martana. Un ex operaio delle acciaierie di Terni “specializzato”nel passare trai tavoli dei suoi clienti ad offrire assaggi della sua cantina. Assaggi che ovviamente lo “costringevano” a partecipare alla degustazione. :wink: Ci siamo sorpresi nello scoprire che la sua cantina era composta quasi esclusivamente da vini Veneti! Questo perché (parole sue) dalle sue parti “so’ tutti matti! I vini locali hanno dei prezzi impossibili da proporre in un agriturismo!”. Dopo l’ultimo assaggio si alzava e si allontanava smoccolando contro le maledette nutrie che distruggevano l’argine del suo laghetto….

Qui sotto lo slideshow con una trentina d’immagini pubblicate in ordine sparso.


Suffusion theme by Sayontan Sinha