mag 272011
 

Gli ultimi due giorni a New York sono all’insegna del brutto tempo, l’occasione buona per entrare in qualche museo.
Cominciamo con il Guggenheim che raggiungiamo a piedi [punto 1 mappa] dopo un’umida passeggiata (siamo tenaci…noi).
Non abbiamo foto delle opere esposte in questo che, anche per l’originalità della sua forma, è uno dei miei musei preferiti, ma posso garantirvi che è impossibile non uscire soddisfatti.
Le opere sono belle, la struttura è ordinata e l’audio-guida chiara e abbastanza capillare. I movimenti artistici trattati sono numerosi: bauhaus, astrattismo, surrealismo, impressionismo, ecc… In particolare abbiamo trovato interessante la sezione dedicata al futurismo con opere anche dei nostri Gino Severini e Umberto Boccioni (quello dei 20 centesimi). Abbiamo pure scoperto che molti artisti di questa corrente sono morti prematuramente in guerra spinti dalla loro ideologia…ma questa è un’altra storia.
Terminata la visita al Guggenheim abbiano “pranzato” a base di hot dog (deliziosi…effetti della fame) e lentamente siamo rientrati verso sud seguendo Park Avenue, una strada sicuramente “in”; con numerose scuole, un paio di ospedali e residence pieni di lussuosi ambulatori.
Rientrati in hotel (meteo inclemente) ci siamo fatti una scorpacciata di tivù scoprendo che: A) la pubblicità, salvo quella dei prodotti “top” ben conosciuti anche da noi, è di modesta qualità. Molti spot trasmessi dalle nostre emittenti locali sono sicuramente più raffinati di quelli visti in questa occasione. B) Si vendono prodotti che da noi sarebbero guardati con diffidenza come un super-sacchetto-della-monnezza da eleggere come simbolo della NON-raccolta differenziata. C) E non dimentichiamo poi la tivù-deficente con un programma in versione demente della nostra Paperissima. Abbiamo visto un video dove un ragazzo completamente nudo cercava d’entrare di corsa in un campo da tennis durante un incontro; sottolineo “cercava”perché il tipo si è schiantato contro la parete di plexiglas trasparente a bordo campo. Un altro se ne stava seduto a cavalcioni di un scivolo da giardino e si faceva investire i gioielli di famiglia da una pesante palla medica. Contento lui.
La mattina seguente raggiungiamo il MoMA (Museum of Modern Art) [punto 2 mappa], scelta obbligata visto che abbiamo solo la mattina libera (si torna a casa) ed è il più vicino al nostro hotel.
Questo è sicuramente il museo dei contrasti, a partire dalle opere esposte. Troviamo lavori di Dalì, Picasso, Kandinsky, Matisse, Van Gogh, Pollock, ecc… ma anche la Vespa, il tabellone degli orari dei voli aerei, la parete di una casa in legno….tutti oggetti che non possiamo definire arte ma costume, storia, pagine della recente evoluzione dell’uomo. Un paio di aspetti negativi mi sono rimasti impressi; l’audio-guida in Italiano funzionava solo al quinto piano (Il Guggenheim ci aveva trattato meglio) e l’organizzazione del traffico dei visitatori non era proprio il massimo. Per fare i biglietti, depositare borse e giacche, raccogliere info e le audio-guide siamo stati costretti a seguire uno strano percorso che faceva incrociare le fila di persone in modo…confuso. A parte questo aspetti il museo rimane uno dei passaggi imperdibili per chi vuole visitare New York.
Chiusa la parentesi MoMA mestamente abbiamo preso la via verso l’hotel e da li in taxi abbiamo raggiunto l’aeroporto. La procedura d’imbarco è stata più semplice di quell’andata; abbiano sempre fatto lo spogliarello ma poi niente code ed interrogatori. Forse avevano fretta di cacciarci a casa!
Il volo di ritorno è anche un po’ più stressante , si vola di notte ed in teoria si dovrebbe dormire ma tra il rumore dei motori ed i sedili non proprio comodi già il termine riposo risulta generoso.
Quando atterriamo a Venezia è già tardi mattinata. Gli Americani in arrivo si riconoscono dall’occhio eccitato; il nostro, quello degli Italiani è un po’ stanco e mostra anche un piccolo segno di malinconia. Malinconia che sparirebbe riprendendo il volo ma questo non è possibile…per questa volta.

 

Appendice
Trasporti. Abbiamo due possibilità, taxi e metropolitana.
Usare l’una o l’altra possibilità oppure entrambe è una scelta che fa fatta tenendo conto di quanti siamo, quanta strada dobbiamo percorrere e quante volte avremo bisogno di spostarci con uno di questi mezzi.
Se avete buoni piedi ed il vostro hotel si trova in una posizione strategica (centrale) userete molto poco i mezzi pubblici. Vi serviranno solo per allontanarvi dall’hotel al mattino visto che, scegliendo i percorsi con cura rientrerete a piedi in hotel.
Tenete presente che una corsa in metropolitana costa $ 2,5, una corsa in taxi viene circa $10 per una breve tratta (si ammortizza “a taxi pieno”) ma si raddoppia se volete ad esempio salire verso Harlem. Non conviene assolutamente se volete fare delle uscite nel Bronx o a Brooklyn dove la metro vince. La metro stravince se ne farete largo uso comprando la Metrocard, tenete presente che, alle tariffe odierne, questa tessera in versione settimanale costa $ 29 ammortizzabile in 12 corse (soluzione da valutare caso per caso).
Con un costo di $ 50/60 vi fate portare dall’aeroporto Kennedy al vostro hotel (e viceversa) mentre con treno+metro il prezzo diventa $ 7,5 a persona, da valutare pro e contro non solo del prezzo ma anche della “gestibilità” del trasferimento.
Pasti. Colazione: pasticceria tradizionale $ 50 in tre, catena Starbucks $ 20 con prodotti analoghi.
Pranzo/cena a meno di non volersi togliere qualche sfizio vanno bene le catene come Deli o Sbarro dove trovate un po’ di tutto pagandolo a peso. Ad esempio con $ 7,5 a libbra (453,59 grammi) mediamente pagavamo $ 15 a testa. Un hot dog per strada costa $ 2, buono ma da evitare come pasto quotidiano per tutta la permanenza in città.
Qui un vecchio post che riassume le mie precedenti esperienze di viaggio a NY

mag 202011
 

Oggi è un giorno speciale, incontreremo camu di duechiacchiere.it, un Italico giovanotto che da qualche anno si è trasferito negli States e lavora in un college nel Bronx.
Lo raggiungeremo verso le 12 e gli consegneremo A MANO la mitica penna di blumannaro.net, un privilegio riservato a pochi…vip.
Visto che abbiamo un po’ di tempo decidiamo di fare un po’ di strada a piedi attraversando Central Park.
Raggiungiamo la Bethesda Terrace [punto 1 mappa], uno degli angoli più belli e conosciuti del parco, regno degli artisti di strada e musicisti (video a fine post) ha nell’omonima fontana il suo pezzo forte. In questa occasione la fontana era “a secco “ per manutenzione ma nel viaggio precedente l’avevamo vista nel pieno della sua attrazione: c’erano degli sposi (orientali) con tutti i loro invitati e si stava anche allestendo un set (cinematografico?).
Personalmente di quella zona il punto che preferisco è il Bow Bridge, un ponte in ghisa progettato da Calvert Vaux che taglia in due uno dei numerosi laghi del parco.
Ci prendiamo una pausa-panchina per ascoltare un po’ di musica ed una pausa-ponte per assaporare la natura, poi usciamo dal parco all’altezza del Museo di Storia Naturale [punto 2 mappa] prendiamo la metro che ci porterà nel Bronx.
Dopo circa 40 minuti di viaggio arriviamo quasi a destinazione [punto 3 mappa], sottolineo “quasi” perché una volta usciti dalla metro avremmo dovuto vedere il college nelle immediate vicinanze ed invece buio pesto! Ci bastano pochi istanti per capire che non ci troviamo nel posto giusto. Apriamo e consultiamo la cartina per cercare di capire dove ci troviamo quando ci si avvicina un uomo che ci chiede se abbiamo bisogno d’aiuto; scambiamo qualche parola ed alla fine, per semplificare il tutto, si offre di accompagnarci a destinazione. Circa un chilometro e mezzo di strada che il nostro”salvatore” occupa raccontandoci metà della sua vita (un Montenegrino emigrato da meno di 10 anni, ecc…).
Piccola nota: questo episodio di cortesia Newyorchese non è un caso isolato, nei giorni precedenti ci avevano offerto il loro aiuto una vecchietta prima ed un uomo con una bambina poi. In entrambi i casi l’offerta ci era pervenuta mentre stavamo consultando la cartina della città.
Finalmente incontriamo camu che gentilmente ci fa visitare il college, una scuola con la “esse maiuscola”, moderna, pulita e gradevole. Entriamo ed usciamo dai vari padiglioni sbirciando ammirati le varie aule e pure un attrezzatissimo studio televisivo ottenuto a prezzo super-favorevole dalla Sony (comunque molto costoso). Ora non ricordo bene, ma credo che lo studio fosse stato usato per dei servizi/collegamenti dall’Iraq (?) ed una volta finito il suo scopo, grazie all’interessamento di un personaggio legato al mondo dello spettacolo, installato presso il college.
Per la cronaca durante la nostra visita si stava registrando un’intervista ad un personaggio che lavora a Broadway (musical), intervista che sarebbe stata poi trasmessa da una televisione locale. Lo staff tecnico che lavorava nello studio era composto quasi esclusivamente da studenti, una bella “palestra” chi aspira a lavorare in quel mondo. L’incontro con camu è stata l’occasione per fare una bella chiacchierata sulle differenze tra l’Italia e l’America, differenze su scuola, lavoro, ecc… “il vivere quotidiano” per capirci, non solo l’aspetto turistico e di costume che troviamo discusso in tanti blog o in televisione. Per approfondire la cosa consiglio di leggere qualche vecchio post di camu dove tratta questi temi.
Non mi dilungo oltre sul nostro incontro, vi basti sapere che, presi dalle nostre argomentazioni, ci siamo scordati di fare anche una solo foto del posto! Neppure quella della mini-cerimonia per la consegna della penna mentre mangiavamo dei super panini in una delle mense del college!
Sazi di cibo ma non di conoscenza (il tempo è sempre troppo poco) salutiamo il nostro amico e riprendiamo la metro che ci riporta giù a Manhattan. Oziamo per qualche minuto all’angolo dove la Fifth Avenue incrocia Central Park [punto 4 mappa] con il sottofondo di un artista di strada impegnato in una session di batteria….di pentole e fusti di plastica, poi ci alziamo ed entriamo nei due negozi più caratteristici di quell’angolo di Manhattan: prima nell’Apple store a forma di cubo (in realtà è sotterraneo, il cubo è solo l’ingresso), poi da FAO Schwarz, il famoso negozio di giocattoli. Il pianoforte “a piedi” (mia vecchia foto) reso celebre anche dal film Big con Tom Hanks non c’è più, in compenso se vi avanzano 24,999 dollari potete portarvi a casa uno dei 10 esclusivi calcio balilla di Barbie.
Terminata la nostra visita al negozio riprendiamo la nostra passeggiata sulla Fifth Avenue e cammina cammina…. arriviamo sotto L’Empire State Building.
Il sole sta tramontando, può essere l’occasione per fare qualche bella foto, così decidiamo di salire affrontando le varie gogne del caso. A) La coda per comprare i biglietti con cassiera che rifiuta i coins (monetine) costringendoci a ricontare i soldi che avevamo già preparati giusti e precisi! (Eppure “loro” ci sommergono di monetine di resto…mah). B) Coda per i controlli di sicurezza, praticamente veniamo denudati (più o meno) e scannerizzati come in aeroporto. C) Coda per foto ricordo da comprare una volta terminata la visita all’Empire (col piffero!) D) Salita, parte in ascensore, parte a piedi in compagnia di orde di Italiani (Veneti in particolare), per qualche istante sembra di trovarci in Piazza del Santo a Padova e non a Manhattan.
I nostri sacrifici vengono comunque ripagati dal panorama visibile dalla terrazza dell’Empire. Anche oggi possiamo considerarci soddisfatti della nostra giornata.

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I post di “Tre Veneti a Central Park” e “Una settimana a New York” sono collegati tra loro dal tag “viaggiatori”.

mag 162011
 

Se non avete esigenze particolari al mattino vi consiglio di fare colazione presso una delle tante caffetterie della catena Starbucks.
I prezzi sono ragionevoli, lavorano con metodo standard (vista una, viste tutte), i prodotti non sono male ed avete la possibilità di fare colazione senza “staccare” l’attenzione dalla visita alla città, non mi riferisco alla possibilità di prendere la vostra tazzona di caffè e berla passeggiando per strada (è la prima colazione…fatela con calma) ma a quella di poter osservare il risveglio della città attraverso la vetrata del locale.
Vedrete gente in pantaloncini corti e tuta da ginnastica, manager in rigorosa divisa Armani o personaggi dagli improbabili cappottoni e berretti rossi in stile protettori da telefilm anni ’70 o vi parcheggeranno davanti auto o moto decisamente “customizzate” (vedi hummer cromata).
Potrà capitare di veder arrivare sul marciapiede davanti a voi quello che sembra un semplice barbone carico delle sue misere cose e vederlo trasformare un paio di cassette di plastica ed il contenuto di un sacchetto di stoffa in un box informazioni. Un genio!
Dopo averci riempito la pancia e spiato la città dalla vetrina riprendiamo la nostra esplorazione ripartendo dal Greenwich Village. Esplorazione che inizia dal Washington Square Park [punto 1 mappa] , ex cimitero e luogo d’impiccagioni diventato in tempi più moderni luogo di ritrovo giovanile, spirito alternativo e spettacoli. Al momento della nostra visita abbiamo trovato parte dell’area trasformata in cantiere, sembra ci sia l’idea di rialzare il terreno e recintare la zona, cosa che ha sollevato numerose proteste. Vedremo.
Il Greenwich Village non ha subito “ammodernamenti” radicali come altre zone di Manhattan e merita di essere visitato zigzagando tra le vie.
Possiamo girare nell’area della New York University per poi scendere lungo Thompson St. con i suoi negozi e locali dedicati al mondo degli scacchi, più avanti incrociamo locali come il Cafè Wha? [punto 2 mappa] dove suonarono Bob Dylan e Jimi Hendrix ed a Bedford St. il civico 75 1/2 la casa più stretta della città (meno di tre metri) dove vissero attori e poeti (Cary Grant, Edna St Vincent Millay,…) ed il Chumley’s, un locale “clandestino” d’ispirazione socialista famoso all’epoca del proibizionismo.
Camminando lungo Christopher St (cuore dell’ambiente gay del quartiere) si raggiunge Christopher Park [punto 3 mappa] dove “convivono”delle statue che ben poco hanno da spartire tra loro come immagine. Da un lato troviamo quattro sculture di George Segal a rappresentare la liberazione gay, dall’altro la statua del generare Sheridan, quello che disse “l’unico indiano buono è un indiano morto”. Una vicinanza a dir poco curiosa.
Da questo punto risalendo lungo la 7th Avenue troviamo Tiles for America, una semplice recinzione dove sono appese migliaia di piastrelle con disegni e frasi a ricordare le vittime dell’11 settembre.
Bastano 15 minuti a piedi per trovarci a Chelsea, il regno delle gallerie d’arte. Gallerie che non possiamo visitare perché di domenica sono chiuse ma poco male, le alternative non mancano.
Abbiamo il Chelsea Market [punto 4 mappa] , un’ex fabbrica di biscotti trasformata in centro commerciale (nel senso buono) con decine di negozi d’alimentari ed occasioni d’intrattenimento (video a fine post).
Una volta usciti possiamo raggiungere una struttura sopraelevata dove in passato passavano i treni che rifornivano le fabbriche del luogo e che adesso è diventata un giardino/passeggiata dove prendere il sole (quando c’è) e gustarsi il panorama.
Scendendo verso il fiume Hudson possiamo entrare dentro il Chelsea Piers [punto 5 mappa], un molo trasformato in centro polisportivo con aree dedicate all’intrattenimento per i bambini ed un centro benessere.
Non domi dalla lunga cammina (forse la colazione del mattino era dopata) abbiamo ancora le forze per fare un po’ di shopping (in coda i dettagli) passare accanto ad alcuni simboli di questa città come il Flatiron, l’Empire State Building, il Chrysler Building e la Public Library (vedi foto).
Un po’ di tempo in più  lo dedichiamo al Grand Central Terminal [punto 6 mappa], un’elegante stazione ferroviaria caratterizzata dalla presenza di un enorme zodiaco dipinto sul soffitto.
Al termine, per rilassarci un po’ e chiudere la giornata passiamo al Rockfeller Center dove assistiamo alla “pulizia” della famosa pista di pattinaggio e rimaniamo li per un po’ a guardare le prime persone che entrano in pista a girare, girare, girare….

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Shopping: uno degli “obblighi” di questo viaggio era quella di comprare alcuni capi d’abbigliamento per mia madre (vi risparmio i lunghi dettagli…), facciamo tappa da Macy’s [ punto 7 mappa] dove, dopo un’estenuante ricerca, trovo alcuni capi con le caratteristiche che cercavo.
Il problema si presenta alla cassa dove una signorina dallo sguardo annoiato mi dice che la mia carta di credito non funziona (panico!). Dopo un altro paio di tentativi a vuoto provo contattare la mia banca ma scopro di non aver con me uno degli innumerevoli codici di sicurezza per accedere all’assistenza telefonica (mea culpa), per fortuna mi viene in soccorso il buon Corrado che, non prima di aver scaramanticamente cambiato cassa, mi “sovvenziona” con la sua carta di credito.
Tutto finito? Ovviamente no! Mentre il pagamento è in corso e facciamo due battute con la cassiera (questa è più simpatica della prima) sentiamo un rumore sinistro provenire dal terminale che deve erogare lo scontrino. Terminata l’agonia meccanica constatiamo che lo scontrino non è uscito!
Ne spunta solo un pezzettino che la cassiera maldestramente strappa.
A questo punto la signorina, nel pallone più totale prende il terminale ed inizia a scuoterlo, shekerarlo, malmenarlo nel tentativo di recuperare lo scontrino.
Dopo qualche minuto Corrado, sia pur con qualche logica esitazione, scavalca la postazione e prende il controllo del terminale riuscendo ad aprirlo in pochi istanti davanti agli occhi imbarazzati (?), ammirati (?) della cassiera che divertita (rideva…) ci consegna tutte le nostre cose, compreso uno sgualcito scontrino.
In seguito ho scoperto che la mia carta di credito non era stato bloccata come credevamo, viste le numerose operazioni dei giorni precedenti, ma semplicemente “messa in sicurezza”.
Salvo diverse disposizioni, nei centri commerciali all’estero (e Macy’s lo è) non sono permesse operazioni sopra una certa cifra. Un’ inibizione banale visto che per aggirare l’ostacolo era sufficiente pagare un capo alla volta e non tutti insieme com’era mia intenzione. A saperlo prima.

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mag 112011
 

Una giornata di sole (finalmente dopo tanto freddo e pioggia) ci spinge a tentare un’escursione.
Ritorniamo nella parte bassa di Manhattan, più precisamente Battery Park [punto 1 mappa] dove avremmo la possibilità d’imbarcarci per andare a vedere la statua della libertà. Dico “avremmo” perché ci basta un attimo per vedere la lunghissima coda di gente che aspetta paziente (?) il proprio turno per salire sul ferry e decidere di lasciar perdere.
C’è un’alternativa al ferry per la statua della libertà che consiglio fortemente: è meno turistico, più interessante e, cosa non da poco, pure gratuito. E’ il ferry che ci porta a Staten Island [punto 2 mappa]. Staten Island ha una superficie tripla rispetto a quella di Manhattan quindi scordatevi di visitarla in lungo e in largo in poche ore, potrete tranquillamente girare attorno alla zona dell’imbarcadero ma se volete andare a vedere il ponte di Verrazzano (qui parte la maratone di New York), visitare la casa/museo dove vissero Garibaldi e Meucci o qualche parco è il caso di organizzarsi a dovere, magari prendendo alloggio in qualche bed & breakfast.
La nostra visita è stato ovviamente più “soft” ma non priva di spunti interessanti.
Si comincia con un episodio simpatico; ci troviamo nel grande salone dell’imbarcadero in attesa di poter salire a bordo del ferry che possiamo vedere attraverso un’ampia vetrata. Finalmente una voce ci invita a dirigerci verso la porta di sinistra dove il nostro ferry ci sta aspettando ma ecco che l’effetto “mandria” prende il sopravvento. A destra dell’imbarcadero sta arrivando un secondo ferry, quello che deve scaricare i passeggeri in arrivo da Staten Island, e noi cosa facciamo? Come delle brave pecorelle ci spostiamo in massa verso destra! Ritorna la voce di prima che c’invita con tono paziente a spostarci a “siniiiiiistra” (on the leeeeft). Risata generale delle centinaia di ..pecore che finalmente trovano la retta via e s’imbarcano.
La navigazione verso Staten Island dura circa mezzora e permette ai viaggiatori di scattare delle belle foto sia alla statua della libertà che allo skyline di Manhattan.
Una volta sbarcati a Staten Island si ha l’impressione di trovarsi in un paese completamente diverso, sarà per i taxi bianco-rossi e non gialli? Sarà per le villette in legno stile coloniale al posto dei grattacieli? Può essere… in ogni caso è una diversità “piacevole” che siamo contenti di aver scoperto. C’è anche la ciliegina sulla torta: abbiamo anche l’occasione di entrare in uno stadio di baseball e vederci qualche inning.
Rientrati a Manhattan attraversiamo nuovamente Battery Park dove troviamo The Sphere, una scultura che si trovava nella piazza tra le Twin Towers e che oggi (tutta ammaccata) è diventa uno dei simboli dell’11 settembre.
Risalendo lungo Church Street ritroviamo il cantiere di Groud Zero e scopriamo che la croce “creata dalle macerie” è stata spostata un po’ più lontana dal cantiere accanto ad una chiesa.
Più avanti il nostro cammino viene interrotto da una manifestazione pacifista che in qualche modo “ci accompagna” per alcune centinaia di metri, loro ad un certo punto deviano verso il Municipio, noi verso Chinatown [punto 3 mappa].
E’ impossibile non accorgersi d’entrare nel quartiere Cinese, arriviamo attraverso una piccola piazza dove ci sono degli anziani che giocano a scacchi, dei giovani che giocano a pallone ed una piccola folla che ascolta dei canti popolari (video a fine post).
Chinatown è un carosello di voci e colori, negozi di souvenir e alimentari che da noi non potrebbero mai esistere (abbiamo regole più rigide), verdura e pesce “lavorato” praticamente in mezzo alla strada è un’immagine che non siamo più abituati a vedere.
Chinatown ormai ha inghiottito tutto quello che le sta vicino, Little Italy è condensata in due strade ed è forse una parodia di se stessa con i suoi “ristoranti Italiani”. Fa specie vedere come anche una Sinagoga sia ormai intrappolata dentro un piccolo mondo made in china.
Dopo questa scorpacciata di d Lower Manhattan torniamo torniamo su al Columbus Circle ed entriamo al Time Warner Center. Si parte dal seminterrato dove troviamo un negozio di alimentari che propone  anche “piatti pronti” da consumare in un’apposita saletta posta dopo le casse. Salendo ai piani superiori troviamo lussuosi negozi d’ogni tipo, bar ristoranti (per portafogli pesanti) e studi televisivi.
Periodicamente ci sono anche delle esposizioni artistiche; al momento della nostra visita era in corso una mostra con delle sculture di Salvador Dalì, sculture che, per chi se lo poteva permettere, erano anche in vendita. Si parla di prezzi attorno ai 500,000 dollari a pezzo, peccato aver lasciato a casa il libretto degli assegni! :wink:

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