Gli ultimi due giorni a New York sono all’insegna del brutto tempo, l’occasione buona per entrare in qualche museo.
Cominciamo con il Guggenheim che raggiungiamo a piedi [punto 1 mappa] dopo un’umida passeggiata (siamo tenaci…noi).
Non abbiamo foto delle opere esposte in questo che, anche per l’originalità della sua forma, è uno dei miei musei preferiti, ma posso garantirvi che è impossibile non uscire soddisfatti.
Le opere sono belle, la struttura è ordinata e l’audio-guida chiara e abbastanza capillare. I movimenti artistici trattati sono numerosi: bauhaus, astrattismo, surrealismo, impressionismo, ecc… In particolare abbiamo trovato interessante la sezione dedicata al futurismo con opere anche dei nostri Gino Severini e Umberto Boccioni (quello dei 20 centesimi). Abbiamo pure scoperto che molti artisti di questa corrente sono morti prematuramente in guerra spinti dalla loro ideologia…ma questa è un’altra storia.
Terminata la visita al Guggenheim abbiano “pranzato” a base di hot dog (deliziosi…effetti della fame) e lentamente siamo rientrati verso sud seguendo Park Avenue, una strada sicuramente “in”; con numerose scuole, un paio di ospedali e residence pieni di lussuosi ambulatori.
Rientrati in hotel (meteo inclemente) ci siamo fatti una scorpacciata di tivù scoprendo che: A) la pubblicità, salvo quella dei prodotti “top” ben conosciuti anche da noi, è di modesta qualità. Molti spot trasmessi dalle nostre emittenti locali sono sicuramente più raffinati di quelli visti in questa occasione. B) Si vendono prodotti che da noi sarebbero guardati con diffidenza come un super-sacchetto-della-monnezza da eleggere come simbolo della NON-raccolta differenziata. C) E non dimentichiamo poi la tivù-deficente con un programma in versione demente della nostra Paperissima. Abbiamo visto un video dove un ragazzo completamente nudo cercava d’entrare di corsa in un campo da tennis durante un incontro; sottolineo “cercava”perché il tipo si è schiantato contro la parete di plexiglas trasparente a bordo campo. Un altro se ne stava seduto a cavalcioni di un scivolo da giardino e si faceva investire i gioielli di famiglia da una pesante palla medica. Contento lui.
La mattina seguente raggiungiamo il MoMA (Museum of Modern Art) [punto 2 mappa], scelta obbligata visto che abbiamo solo la mattina libera (si torna a casa) ed è il più vicino al nostro hotel.
Questo è sicuramente il museo dei contrasti, a partire dalle opere esposte. Troviamo lavori di Dalì, Picasso, Kandinsky, Matisse, Van Gogh, Pollock, ecc… ma anche la Vespa, il tabellone degli orari dei voli aerei, la parete di una casa in legno….tutti oggetti che non possiamo definire arte ma costume, storia, pagine della recente evoluzione dell’uomo. Un paio di aspetti negativi mi sono rimasti impressi; l’audio-guida in Italiano funzionava solo al quinto piano (Il Guggenheim ci aveva trattato meglio) e l’organizzazione del traffico dei visitatori non era proprio il massimo. Per fare i biglietti, depositare borse e giacche, raccogliere info e le audio-guide siamo stati costretti a seguire uno strano percorso che faceva incrociare le fila di persone in modo…confuso. A parte questo aspetti il museo rimane uno dei passaggi imperdibili per chi vuole visitare New York.
Chiusa la parentesi MoMA mestamente abbiamo preso la via verso l’hotel e da li in taxi abbiamo raggiunto l’aeroporto. La procedura d’imbarco è stata più semplice di quell’andata; abbiano sempre fatto lo spogliarello ma poi niente code ed interrogatori. Forse avevano fretta di cacciarci a casa!
Il volo di ritorno è anche un po’ più stressante , si vola di notte ed in teoria si dovrebbe dormire ma tra il rumore dei motori ed i sedili non proprio comodi già il termine riposo risulta generoso.
Quando atterriamo a Venezia è già tardi mattinata. Gli Americani in arrivo si riconoscono dall’occhio eccitato; il nostro, quello degli Italiani è un po’ stanco e mostra anche un piccolo segno di malinconia. Malinconia che sparirebbe riprendendo il volo ma questo non è possibile…per questa volta.
Appendice
Trasporti. Abbiamo due possibilità, taxi e metropolitana.
Usare l’una o l’altra possibilità oppure entrambe è una scelta che fa fatta tenendo conto di quanti siamo, quanta strada dobbiamo percorrere e quante volte avremo bisogno di spostarci con uno di questi mezzi.
Se avete buoni piedi ed il vostro hotel si trova in una posizione strategica (centrale) userete molto poco i mezzi pubblici. Vi serviranno solo per allontanarvi dall’hotel al mattino visto che, scegliendo i percorsi con cura rientrerete a piedi in hotel.
Tenete presente che una corsa in metropolitana costa $ 2,5, una corsa in taxi viene circa $10 per una breve tratta (si ammortizza “a taxi pieno”) ma si raddoppia se volete ad esempio salire verso Harlem. Non conviene assolutamente se volete fare delle uscite nel Bronx o a Brooklyn dove la metro vince. La metro stravince se ne farete largo uso comprando la Metrocard, tenete presente che, alle tariffe odierne, questa tessera in versione settimanale costa $ 29 ammortizzabile in 12 corse (soluzione da valutare caso per caso).
Con un costo di $ 50/60 vi fate portare dall’aeroporto Kennedy al vostro hotel (e viceversa) mentre con treno+metro il prezzo diventa $ 7,5 a persona, da valutare pro e contro non solo del prezzo ma anche della “gestibilità” del trasferimento.
Pasti. Colazione: pasticceria tradizionale $ 50 in tre, catena Starbucks $ 20 con prodotti analoghi.
Pranzo/cena a meno di non volersi togliere qualche sfizio vanno bene le catene come Deli o Sbarro dove trovate un po’ di tutto pagandolo a peso. Ad esempio con $ 7,5 a libbra (453,59 grammi) mediamente pagavamo $ 15 a testa. Un hot dog per strada costa $ 2, buono ma da evitare come pasto quotidiano per tutta la permanenza in città.
Qui un vecchio post che riassume le mie precedenti esperienze di viaggio a NY





