Una settimana a New York (quinta parte)

Se non avete esigenze particolari al mattino vi consiglio di fare colazione presso una delle tante caffetterie della catena Starbucks.
I prezzi sono ragionevoli, lavorano con metodo standard (vista una, viste tutte), i prodotti non sono male ed avete la possibilità di fare colazione senza “staccare” l’attenzione dalla visita alla città, non mi riferisco alla possibilità di prendere la vostra tazzona di caffè e berla passeggiando per strada (è la prima colazione…fatela con calma) ma a quella di poter osservare il risveglio della città attraverso la vetrata del locale.
Vedrete gente in pantaloncini corti e tuta da ginnastica, manager in rigorosa divisa Armani o personaggi dagli improbabili cappottoni e berretti rossi in stile protettori da telefilm anni ’70 o vi parcheggeranno davanti auto o moto decisamente “customizzate” (vedi hummer cromata).
Potrà capitare di veder arrivare sul marciapiede davanti a voi quello che sembra un semplice barbone carico delle sue misere cose e vederlo trasformare un paio di cassette di plastica ed il contenuto di un sacchetto di stoffa in un box informazioni. Un genio!
Dopo averci riempito la pancia e spiato la città dalla vetrina riprendiamo la nostra esplorazione ripartendo dal Greenwich Village. Esplorazione che inizia dal Washington Square Park [punto 1 mappa] , ex cimitero e luogo d’impiccagioni diventato in tempi più moderni luogo di ritrovo giovanile, spirito alternativo e spettacoli. Al momento della nostra visita abbiamo trovato parte dell’area trasformata in cantiere, sembra ci sia l’idea di rialzare il terreno e recintare la zona, cosa che ha sollevato numerose proteste. Vedremo.
Il Greenwich Village non ha subito “ammodernamenti” radicali come altre zone di Manhattan e merita di essere visitato zigzagando tra le vie.
Possiamo girare nell’area della New York University per poi scendere lungo Thompson St. con i suoi negozi e locali dedicati al mondo degli scacchi, più avanti incrociamo locali come il Cafè Wha? [punto 2 mappa] dove suonarono Bob Dylan e Jimi Hendrix ed a Bedford St. il civico 75 1/2 la casa più stretta della città (meno di tre metri) dove vissero attori e poeti (Cary Grant, Edna St Vincent Millay,…) ed il Chumley’s, un locale “clandestino” d’ispirazione socialista famoso all’epoca del proibizionismo.
Camminando lungo Christopher St (cuore dell’ambiente gay del quartiere) si raggiunge Christopher Park [punto 3 mappa] dove “convivono”delle statue che ben poco hanno da spartire tra loro come immagine. Da un lato troviamo quattro sculture di George Segal a rappresentare la liberazione gay, dall’altro la statua del generare Sheridan, quello che disse “l’unico indiano buono è un indiano morto”. Una vicinanza a dir poco curiosa.
Da questo punto risalendo lungo la 7th Avenue troviamo Tiles for America, una semplice recinzione dove sono appese migliaia di piastrelle con disegni e frasi a ricordare le vittime dell’11 settembre.
Bastano 15 minuti a piedi per trovarci a Chelsea, il regno delle gallerie d’arte. Gallerie che non possiamo visitare perché di domenica sono chiuse ma poco male, le alternative non mancano.
Abbiamo il Chelsea Market [punto 4 mappa] , un’ex fabbrica di biscotti trasformata in centro commerciale (nel senso buono) con decine di negozi d’alimentari ed occasioni d’intrattenimento (video a fine post).
Una volta usciti possiamo raggiungere una struttura sopraelevata dove in passato passavano i treni che rifornivano le fabbriche del luogo e che adesso è diventata un giardino/passeggiata dove prendere il sole (quando c’è) e gustarsi il panorama.
Scendendo verso il fiume Hudson possiamo entrare dentro il Chelsea Piers [punto 5 mappa], un molo trasformato in centro polisportivo con aree dedicate all’intrattenimento per i bambini ed un centro benessere.
Non domi dalla lunga cammina (forse la colazione del mattino era dopata) abbiamo ancora le forze per fare un po’ di shopping (in coda i dettagli) passare accanto ad alcuni simboli di questa città come il Flatiron, l’Empire State Building, il Chrysler Building e la Public Library (vedi foto).
Un po’ di tempo in più  lo dedichiamo al Grand Central Terminal [punto 6 mappa], un’elegante stazione ferroviaria caratterizzata dalla presenza di un enorme zodiaco dipinto sul soffitto.
Al termine, per rilassarci un po’ e chiudere la giornata passiamo al Rockfeller Center dove assistiamo alla “pulizia” della famosa pista di pattinaggio e rimaniamo li per un po’ a guardare le prime persone che entrano in pista a girare, girare, girare….

 

Shopping: uno degli “obblighi” di questo viaggio era quella di comprare alcuni capi d’abbigliamento per mia madre (vi risparmio i lunghi dettagli…), facciamo tappa da Macy’s [ punto 7 mappa] dove, dopo un’estenuante ricerca, trovo alcuni capi con le caratteristiche che cercavo.
Il problema si presenta alla cassa dove una signorina dallo sguardo annoiato mi dice che la mia carta di credito non funziona (panico!). Dopo un altro paio di tentativi a vuoto provo contattare la mia banca ma scopro di non aver con me uno degli innumerevoli codici di sicurezza per accedere all’assistenza telefonica (mea culpa), per fortuna mi viene in soccorso il buon Corrado che, non prima di aver scaramanticamente cambiato cassa, mi “sovvenziona” con la sua carta di credito.
Tutto finito? Ovviamente no! Mentre il pagamento è in corso e facciamo due battute con la cassiera (questa è più simpatica della prima) sentiamo un rumore sinistro provenire dal terminale che deve erogare lo scontrino. Terminata l’agonia meccanica constatiamo che lo scontrino non è uscito!
Ne spunta solo un pezzettino che la cassiera maldestramente strappa.
A questo punto la signorina, nel pallone più totale prende il terminale ed inizia a scuoterlo, shekerarlo, malmenarlo nel tentativo di recuperare lo scontrino.
Dopo qualche minuto Corrado, sia pur con qualche logica esitazione, scavalca la postazione e prende il controllo del terminale riuscendo ad aprirlo in pochi istanti davanti agli occhi imbarazzati (?), ammirati (?) della cassiera che divertita (rideva…) ci consegna tutte le nostre cose, compreso uno sgualcito scontrino.
In seguito ho scoperto che la mia carta di credito non era stato bloccata come credevamo, viste le numerose operazioni dei giorni precedenti, ma semplicemente “messa in sicurezza”.
Salvo diverse disposizioni, nei centri commerciali all’estero (e Macy’s lo è) non sono permesse operazioni sopra una certa cifra. Un’ inibizione banale visto che per aggirare l’ostacolo era sufficiente pagare un capo alla volta e non tutti insieme com’era mia intenzione. A saperlo prima.

I post di “Tre Veneti a Central Park” e “Una settimana a New York” sono collegati tra loro dal tag “viaggiatori”.

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12 pensieri riguardo “Una settimana a New York (quinta parte)

  • 16 Maggio 2011 in 17:45
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    Macy’s è sempre Macy’s, c’è davvero tutto per tutti… Poi quel palazzo è uno dei miei preferiti di Manhattan…

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  • 16 Maggio 2011 in 18:03
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    Maledette carte di credito, ti mollano sempre sul più bello! 👿
    Certo che pure la cassiera 🙄 vorrei aver visto il tuo amico in azione!

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  • 16 Maggio 2011 in 18:24
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    @ camu: C’è solo l’imbarazzo della scelta
    ps: credo troverai la sesta parte…interessante. 😉
    @ leonardo: Di sicuro non ti mollano quando non le usi.
    Si, la scena con la cassiera meritava davvero! Surreale! 😛

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  • 16 Maggio 2011 in 21:23
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    Mi ricordo che ci avevi già parlato delle statue a Christopher Park. Come sta Sheri? Pieno di cacche di piccione? 😛

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  • 17 Maggio 2011 in 18:09
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    @ mex: Non ti sapevo così in confidenza con il generale da chiamarlo Sheri! 😆
    Niente cacchette ma più passa il tempo e più lo trovo imbronciato.

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  • 17 Maggio 2011 in 20:35
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    Pooooovero Sheri! Quelle statue lo fanno arrabbiareeee! 😆

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  • 18 Maggio 2011 in 18:19
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    Anche dei miei amici mi hanno parlato un gran bene del Grand Central Terminal, un vero salotto. Nulla a che vedere con le nostre tristissime stazioni ferrroviarie.

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  • 18 Maggio 2011 in 21:07
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    Mi è capitato di vedermi rifiutata la carta di credito in autostrada in Francia con la coda delle macchine dietro che strombazzavano, per fortuna da un gabbiotto si è materializzato un omino e ho potuto pagare in contanti!

    Ma quando camminavi per le strade non avevi la sensazione di trovarti in fondo a un imbuto? 🙄

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  • 19 Maggio 2011 in 20:37
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    @ mex : :mrgreen:
    @ Sig Giovanni: Si, è un ambiente molto piacevole.
    @ filo: Imbuto? Direi di no. I palazzi più alti si trovano lungo le vie più grandi, non si arriva mai ad avere una sensazione di claustrofobia. Luce e “aria” sono sempre ben presenti.
    Questa è la mia sensazione, forse per altri è diverso.

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  • 19 Maggio 2011 in 21:28
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    Perchè era in sicurezza..povero te….io non posso far a meno di pagare con la carta di credito morirei… :mrgreen: So che non ci son poco…ho fatto tante cose questi giorni, ma se cliccky il mio nick, sono sotto il tuo naso….Bele sempre le foto..Blu..meravigliosamente belle e la cultura Nordica…di un caffe pieno e vestiti armani e poveri o edo anche quando vado in giro a Francoforte..cose che in Italia..è inimmaginabile oppure andar in giro con sandali….ma in quel palazzo sottiletta ci vivono?:-)

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  • 19 Maggio 2011 in 21:30
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    Perdonami del gulasch..ma sono stanca morta..lo leggo però bene con calma a giorni prossimi..che ho finito una cosa….lo letto veloce veloce il post:-) 🙄

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  • 20 Maggio 2011 in 20:40
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    @ Demetra: Ci leggeremo con calma nei prossimi giorni 😉
    Nel palazzo sottiletta ci sono molti uffici, non so se ci sono anche “veri appartamenti”. Comunque dall’altro lato il palazzo si allarga, c’ solo una stanza per piano così stretta.

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