Dal 1982, in più di 50 Paesi tra i più poveri del Mondo, i volontari di Operation Smile curano gratuitamente ogni anno migliaia di bambini con gravi malformazioni al volto e collaborano con le istituzioni e il personale medico locale per favorire lo sviluppo di un sistema sanitario autosufficiente a vantaggio dell’intera comunità.
Operation Smile Italia Onlus è una Fondazione nata nel 2000, costituita da volontari medici, infermieri e operatori sanitari che realizzano missioni umanitarie in 51 Paesi del Mondo, per correggere con interventi di chirurgia plastica ricostruttiva gravi malformazioni facciali come il labbro leporino e la palatoschisi ed esiti di ustioni e traumi.
Dal 1982, anno di costituzione di Operation Smile International negli Stati Uniti, sono oltre 4000 i volontari che hanno operato gratuitamente nel mondo più di 140.000 bambini; molti altri sono ancora in lista d’attesa e la loro speranza è affidata alla generosità e all’altruismo di chi già ci sostiene e di coloro i quali vorranno unirsi ai nostri sforzi.
L’obiettivo principale di Operation Smile è promuovere lo sviluppo sostenibile delle proprie attività, attraverso il progressivo miglioramento delle infrastrutture sanitarie in quei paesi nei quali attua i propri programmi medici, al fine di garantire ad ogni bambino un più facile accesso a servizi chirurgici di qualità: creare strutture, formare medici, donare attrezzature per far sì che nel tempo si sviluppino centri specialistici di avanguardia per il trattamento di queste patologie, realizzando così l’autosufficienza medica a livello locale
LINK AL SITO
L’Associazione è costituita da genitori e familiari di persone con autismo. La sua attività è orientata al sostegno delle persone con autismo e DGS e delle loro famiglie, mediante:
Diffusione e scambio di corretta informazione sull’autismo e i disturbi generalizzati dello sviluppo, saldamente ancorata alle prospettive e indicazioni della comunità scientifica internazionale;
Organizzazione di momenti di formazione per famiglie e operatori sociosanitari e scolastici;
Collegamento operativo e collaborazione con ULSS provinciali e Istituzioni pubbliche e private, CTI, Scuole, Comuni e Conferenze dei Sindaci;
Progettazione di attività sportive e ludiche mirate, con regole semplificate, in collaborazione con strutture e associazioni sportive (Special Olympics…)
Creazione di spazi e tempi in cui i soggetti autistici possano proseguire le attività abilitative oltre le occasioni fornite dalla scuola e dalle strutture sociosanitarie, nell’ottica di una loro educazione permanente e di una prospettiva di vita sensata e dignitosa;Iniziative di mutuo aiuto;
Difesa dei legittimi interessi delle persone con autismo e DGS in ogni sede, anche giuridica.
LINK AL SITO
A molti in questi mesi sarà capitato di sentire almeno una volta la canzone Daylight dei Maroon 5 e forse vedendo il video che passa in televisione o su youtube in questi giorni si sarà chiesto per un attimo “Cosa c’è di diverso?” . Già, perché la nuova versione ha dei suoni leggermente diversi e la voce del cantante Adam Levine non è la sola che possiamo ascoltare.
Se andiamo a vedere il video (ve lo propongo in coda al post) vedrete esibirsi degli artisti in delle inconsuete performance “live” in varie località del mondo.
Chi sono? Presto detto. Sono artisti che sostengono il progetto “Playing for Change”, un progetto nato nel 2004 che si prefigge di raccogliere fondi per creare, e sostenere, delle scuole di musica per l’infanzia del terzo mondo.
I curatori del progetto Mark Johnson ed Enzo Buono hanno cominciato a registrare le esibizioni di numerosi artisti di strada in tutto il mondo ai quali si sono poi uniti musicisti più famosi ed anche qualche star come Bono, Manu Chao ed appunto, i Maroon 5 con un loro brano.
Per chi volesse approfondire l’argomento inserisco una serie di link utili.
Playingforchange.com. Qui potete leggere la storia del progetto, conoscerne i protagonisti, ascoltare le loro esibizioni e comprare la loro musica.
Playingforchange.org. La pagina ufficiale della fondazione. Per seguirne gli eventi e sostenerla.
Qui sotto trovate il video di Daylight ma vi consiglio di guardare anche il successivo Chanda Mama, meno “pop” ma sicuramente più in linea con lo spirito del progetto Playing for Change.
Domenica scorsa nella mia città si doveva svolgere la tradizionale sfilata di carri allegorici legata al carnevale ma, a causa del brutto tempo, hanno deciso di spostare l’evento di un paio di settimane.
Non tutti sapevano di questo cambiamento di programma e così, nel primo pomeriggio, sotto una leggera pioggerella, era possibile incontrare famiglie con i bambini mascherati da zorro, fantasmi, damine,ecc… .
Preso dalla desolazione del meteo decisi di fare due passi sul lungomare e fu li che una voce attirò la mia attenzione. “Mussa che vegno!” Possibile? Pensai. Era probabilmente dal tempo della scuola elementare che non sentivo queste parole.
Camminai verso il punto dove avevo sentito la voce e fu così che ,accanto ad un chiosco, trovai un gruppo di bambini intenti a giocare. I loro abiti carnevaleschi era sgualciti e inumiditi dalla sabbia (ricordo che stava già iniziando a piovere) ma questo non era un problema presi com’erano dall’euforia del gioco.
Un gioco per tanti di loro sicuramente nuovo ma non per quel nonno (immagino) che li stava istruendo.
Il gioco, nella tradizione Veneta, chiamato “mussa che vegno” o anche “saltamussa” consiste nel saltare sulla schiena dei compagni. Più alto è il numero di giocatori che riescono a a rimanere accavallati gli uni sugli altri e più ci si diverte!
Un primo giocatore, come si può vedere dal disegno in alto, s’aggrappa ad un albero o comunque una struttura ben solida; se i giocatori sono numerosi alle sue spalle può aggrapparsi anche un secondo giocatore.
A questo punto un altro giocatore urla “mussa che vegno!” ( traducibile più o meno con “asina che vengo”), il giocatore aggrappato all’albero e gli altri eventualmente già calati sul suo groppone rispondono “vien che te tegno!” (traducibile con “vieni che ti tengo”) e si preparano a ricevere sulle spalle il nuovo arrivato che, con un balzo, deve cercare di posizionarsi il più avanti possibile in modo da lasciare posto a nuovi saltatori.
Inevitabilmente ad un certo punto la muraglia umana è destinata a crollare ma questa non è una sconfitta, è l’occasione per farsi una risata e ricominciare da capo.
Mi chiedo se in altre parti d’Italia in passato i bambino giocavano in questo modo o se solo in Veneto siamo così…masochisti.
Nota: il contenuto di questo post è da considerare come un’appendice alle mie attività sul blog dialetticon