Archivio per la Categoria “Divagazioni”
Era una fredda sera d’inverno
il vento soffiava forte come non accadeva da tempo…lo ricordate?
Scendo in garage e sotto i piedi sento lo scricchiolare di vetri rotti
accendo la luce, la finestra accanto alla mia auto è spalancata, rotta.
Mi avvicino camminando trai vetri e d’un tratto lo vedo
esanime giace a terra il vetro dello specchietto retrovisore (lato guida: siamo precisi)
rotto
sciagura, sciagura, sciagura!
Ma…un attimo…io non sono superstizioso.
Smoccolando raccolgo il povero vetro infranto e lo ripongo amorevolmente sul sedile dell’auto
domani gli darò una degna sepoltura e ordinerò quello nuovo.
Ho detto: io non sono superstizioso ma…
dopo quell’infausto giorno
una strana e sinistra sequenza di eventi ha ravvivato le mie giornate.
Guasto alla caldaia
“solo un filo d’acqua calda”
Guasto alla lavastoviglie
“una resistenza bruciata dal detersivo”
Guasto al telefono cordless
“alcuni tasti non rispondo più i comandi”
Guasto al ferro da stiro
“non si scalda di un solo grado”
Tutto questo in pochi giorni
Un consiglio?
Proteggete gli specchietti delle vostre auto
se si rompono non saranno sette anni di disgrazie ma….
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Le recenti vicissitudini dentistiche passate da camu mi hanno fatto pensare alla mia curiosa situazione su questo tema. Qualcuno ricorda Paolo? Quello che diceva: ”Mai avuto carie in vita mia!”

Ebbene, questa frase la potrei benissimo fare mia e pure con un notevole vantaggio nei confronti di Paolo. Lui all’epoca “aveva” quattordici anni; ancora pochi per considerarsi fuori pericolo sia dalle carie che dal rischio di perdere qualche dente sbattendo contro un albero (pensa a guidare invece di ripetere sempre la stessa frase come un pappagallo!) mentre io ho raggiunto indenne i quarant’anni senza far arricchire il mio dentista. Tiè! Mi sono sempre chiesto da cosa dipendesse questa mia fortuna visto che sono l’unico della mia famiglia a non aver mai avuto problemi con i denti. Sono arrivato a teorizzare un’ipotesi bizzarra che purtroppo non ho mai avuto la possibilità di verificare. E se fosse un benevolo effetto collaterale? Mi spiego: quand’ero bambino, ma proprio piccino piccino, il mio medico di allora (non lo definirei pediatra) per ogni tipo di malanno prescriveva sciroppi a base di tetraciclina, un farmaco (oggi) vivamente sconsigliato a bambini e donne in gravidanza visti i pesanti effetti collaterali che può innescare. Una caratteristica che accomuna noi bevitori di sciroppo alla tetraciclina nati tra gli anni sessanta e settanta è il colore dei denti. Nessuno di noi ha denti bianchissimi da spot pubblicitario, sono di colore più scuro come quelli di chi fuma o consuma quantità industriali di te’ e caffè. Ed ecco la domanda che mi sono posto: è possibile che la tetraciclina, in qualche modo, magari associata “casualmente” a qualche altra sostanza possa creare una qualche barriera contro la formazione delle carie? A questa mia domanda posta a qualche medico e dentista la risposta è sempre stata la stessa: “Boooooo!!!! “ Non sempre in questa forma infantile ma il senso era questo. Chissà se apportando le giuste modifiche sostanze come la tetraciclina, ma anche altre (questa la cito solo per esperienza personale) potrebbero eliminare definitivamente un problema come le carie. E per quel che riguarda il colore dei denti? Beh…il colore è una “convenzione sociale”, penso che il mondo intero metterebbe la firma per avere la garanzia di denti sani, fossero anche verdi!
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Diciamolo. Il freddo di questi giorni sta rompendo le balle. I più fortunati possono stare al calduccio a fare il countdown al giorno di Natale, tutti gli altri stanno lottando con il lavoro o la scuola (magari solo per arrivarci) o anche semplicemente a casa con caldaie bloccate e rubinetti gelati. Se non facciamo parte dei superfortunati che vivono a fiabalandia ma non siamo neppure stati sopraffatti dalle avversità del meteo e possibile che i nostri occhi abbiano incrociato qualche piccolo effimero gioiello creato dalla natura. Non saranno le luminarie Natalizie installate dai comuni o dai comitati di quartiere, non saranno neppure firmati dallo stilista del momento ma la loro bella figura la fanno…pur senza grandi pretese. Un piccolo esempio? Quelle nelle foto sono delle “banali” e rinsecchite piante di asparagi.
La neve ha deciso di far tappa anche nel mio orto e questo è il risultato.


ps: solo adesso m’accorgo d’aver usato la parola “Natale” due volte consecutive per il titolo di un post, ho bisogno di riposo!
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Mi ero quasi ripromesso di non pubblicare nulla in questi giorni ma quella diavoletta tentatrice di Diana (sempre brillante) non mi va a pubblicare un post con la classica immagine dell’amante nell’armadio? Immagine che ovviamente mi ha fatto tornare alla mente una vecchia barzelletta. Quindi, in via del tutto eccezionale, pubblico la citata barzelletta, anzi… mi voglio rovinare! Ne pubblico due, alla faccia di tutte le brutture di questo mondo.
L’amante
Una donna spesso riceve il suo amante in casa durante la giornata quando il marito è a lavorare, senza sapere che il figlioletto di 9 anni si nasconde nell’armadio. Un giorno il marito rientra improvvisamente e la donna nasconde l’amante nell’armadio con il bimbetto.
Il piccolo dice:
- ‘Com’è buio qua dentro!’
E l’uomo, preso alla sprovvista:
- ‘Eh, sì…’
Bimbetto:
- ‘Io ho una mazza da baseball!’
L’uomo:
- ‘Bene, che bello…’
Bimbetto:
- ‘Vorresti comprarla?’
L’uomo:
- ‘No, grazie.’
Bimbetto:
- ‘Lì fuori c´è il mio papà…’
L’uomo:
- ‘Ok, quanto vuoi per la tua mazza da baseball?’
Bimbetto:
- ‘750 euro’
Qualche giorno dopo il bimbetto si ritrova nuovamente nell´armadio con l´amante della madre.
Di nuovo, dice:
- ‘Com´è buio qua dentro!’
E l´uomo:
- ‘Eh, sì…’
Bimbetto:
- ‘Io ho un guanto da baseball!’
L´uomo, memore della volta prima, chiede subito:
- ‘Quanto vuoi per il guanto?’
Bimbetto:
- ‘250 euro’
L´uomo:
- ‘Va bene…!’
Giorni dopo il padre dice al bimbetto:
- ‘Prendi il tuo guanto e la tua mazza che andiamo al parco a fare qualche lancio!’
E il bimbetto:
- ‘Non li ho più, li ho venduti!’
Il padre:
- ‘Come li hai venduti? E quanto ti sei fatto dare?!’
Il Bimbetto, tutto fiero:
- ‘Mille euro!’
Il padre:
- ‘Ah, quello che hai fatto non è bello! Non si vendono le proprie cose per un prezzo così alto agli amici. È molto più di quello che li ho pagati io quando te li ho regalati! Ora andremo insieme in chiesa e ti confesserai’
Vanno in chiesa e il padre accompagna il bimbetto al confessionale, lo fa entrare e gli chiude la porticina.
Subito il piccolo dice:
- ‘Com´è buio qua dentro!’
E il prete:
- ‘Non ricominciamo, eh!…’
Cenerentola
Cenerentola ora ha 75 anni, e si trova agli sgoccioli di una vita passata felicemente assieme a suo marito, il Principe Azzurro, che è morto da pochi anni.
Passa le sue giornate nel terrazzo di casa sua, seduta in una sedia a dondolo, osservando il mondo con il suo gattone Bob sulle ginocchia, felice.
Una bella sera, da dentro a una nuvola scende all’improvviso la Fata Madrina
Cenerentola le domanda:
- Cara Fata Madrina!! Dopo tanti anni ti rivedo!! Cosa ci fai qui?
E la Fata risponde:
- Cenerentola, dall’ultima volta che ti ho vista hai vissuto una vita esemplare. C’è qualcosa che io potrei fare per te? Qualche desiderio che ti potrei concedere?
Cenerentola è confusa, allegra e arrossendo dall’emozione, dopo aver pensato per un po’ mormora:
- Mi piacerebbe essere immensamente ricca.
In un istante la sua vecchia sedia a dondolo diventa d’oro massiccio. Cenerentola è impressionata.
Il suo fedele gatto Bob si spaventa e si allontana dalla sedia.
Cenerentola grida:
- Grazie Madrina!
La Fata allora dice:
- Non è niente, te lo meriti! cosa ti piacerebbe come secondo desiderio?
Cenerentola china il capo, osserva le impronte che il tempo ha lasciato nel suo corpo, e dice:
- Mi piacerebbe essere giovane e bella di nuovo.
Quasi contemporaneamente, lei si ritrova la sua bellezza giovanile. Cenerentola comincia allora a sentire cose che ormai non ricordava quasi
più: passione, ardore, ecc.
Allora la Fata le dice:
- Ti resta un ultimo desiderio. Che cosa vuoi?
Cenerentola osserva il suo povero micione spaventato e dice:
- Vorrei che tu trasformassi il mio fedele Bob in un bellissimo giovanotto.
Magicamente, Bob si trasforma in un magnifico uomo, così bello che le rondini non possono evitare di fermare il loro volo per fermarsi ad ammirarlo.
La Fata Madrina dice:
- Auguri, Cenerentola. Goditi la tua nuova vita.
E parte veloce come una scintilla.
Durante qualche magico istante, Cenerentola e Bob si guardano con tenerezza.
Poi Bob le si avvicina, la prende tra le sue possenti braccia e le mormora teneramente nell’orecchio:
- ‘Scommetto che sei pentita di avermi castrato… stronza!’
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Questa è sicuramente la foto più vecchia che possiedo. Apparteneva al mio bisnonno e di conseguenza, forse, le persone ritratte nella foto sono dei miei lontani parenti. Forse… perché non ho mai avuto modo di chiederglielo visto che la foto è “apparsa” da un vecchio bauletto di legno solo negli ultimi giorni della sua vita. Ovviamente mi piacerebbe sapere chi sono queste persone, i loro nomi, dove vivevano, le loro storie. Peccato che questo non sia possibile , posso solo guardare la foto ed immaginare … immaginare …
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La cenere di legna è un buon fertilizzante, particolarmente ricco di potassio e fosforo ideale sia per l’orto che per il giardino. E’ anche un ottimo deterrente contro chiocciole e limacce, flagelli dei nostri amati ortaggi. Le uniche accortezze da tenere nell’utilizzo della cenere sono di NON abusarne (tende a salinizzare il terreno) e di NON usare sulle piante acidofile (azalee, ortensie, orchidee…) perché non amano il calcio. Pregno di così tanta cultura e memore del fatto che il sottoscritto da qualche anno scalda la sua tana con una stufa a legna, un amico, da poco dedito all’orticoltura, mi ha chiesto di tenergli da parte un po’ di cenere. A questo scopo mi ha consegnato un bidone che passerà poi a riprendere una volta riempito. Ovviamente non tengo questo voluminoso ed antiestetico bidone in casa; mi sono procurato un piccolo contenitore che meglio s’integra con il mio arredamento e che posso andare a svuotare mediamente ogni tre giorni.
Ieri è passata a trovarci la signora R…. E che c’entra? Direte….centra…centra… . La signora R. è una nostra ex vicina che ogni tanto torna a farci visita. Brava donna, per carità, ma leggermente impicciona, nel senso che, se vede qualcosa di “nuovo”, non sa resistere alla tentazione di toccare o aprire. Così è capitato che ieri la signora R., mentre ci raccontava dei bla-bla-bla su figli ,marito e vicini, abbia afferrato il piccolo contenitore ed aprendolo abbia detto: -”Cos’è questo?”- “Sono le ceneri di un mio amico!”- Ho risposto…-” E’ della cenere per un mio amico!”- Mi sono corretto….ma la frittata era già fatta! La signora R. bianca in volto si è seduta e non ha toccato più nulla. Ha ripreso il suo bla-bla-bla ma onestamente non ne ricordo una sola parola.
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Tutti quelli che hanno nomi e cognomi piuttosto comuni sanno bene quali rischi corrono. Gli equivoci sono all’ordine del giorno e se per disgrazia un tuo omonimo diventa protagonista delle cronache finisce che devi passare le giornate a dire alla gente: “no, non sono io quello”. Per fortuna non mi trovo a questi livelli; l’unico omonimo abbastanza famoso nella mia provincia è una mezza cartucce della politica (senza offesa) che difficilmente verrà mai collegato alla mia persona. L’episodio più “pesante” passato per colpa dell’omonimia è stato quando ho aperto il mio primo conto corrente; avevo richiesto la carta bancomat, carta che, in teoria, mi sarebbe stata spedita a casa nel giro di pochi giorni. Dopo qualche settimana della carta non vi era ancora traccia, così mi recai in banca a chiedere informazioni e li saltò fuori che al momento della compilazione del modulo di richiesta alla sede centrale l’operatore aveva invertito un paio di numeri del mio conto corrente e, fatalità, il nuovo numero corrispondeva a quello di un cliente di un’altra agenzia della stessa banca, mio omonimo! Ora mi sorge un dubbio. Che si trattasse del politico di cui sopra? Sta di fatto che la mia carta era stata inviata all’indirizzo dell’omonimo che, molto “civilmente”, non aveva segnalato alla banca l’errore.
A parte queste episodio tutte le mie vicende legate a problemi di omonimia conducono ad una sola persona: l’uomo di via Caboto! Questa persona, più giovane di me di qualche anno, mi “perseguita” da quando ero ragazzo. Ogni volta che andavo all’anagrafe per il rinnovo della carta d’identità o la richiesta di un certificato, immancabilmente, l’impiegato di turno dopo aver scrutato il proprio terminale mi chiedeva: -”Lei abita in via Caboto?” – “No!”- rispondevo -”Io sono l’altro!”-. Anche in ospedale al momento del ritiro dell’esito di un’analisi del sangue me lo sono trovato (virtualmente) davanti. Una vera ossessione! Poi…per qualche anno….il silenzio. Le nostre strade si sono separate, tanto che ad un certo punto mi ero scordato di lui. Niente problemi all’anagrafe, niente problemi all’ospedale, niente di niente….fino a poche settimane fa. Ricordate il mio piccolo incidente al parcheggio del supermercato?
Porto l’auto in carrozzeria. Il titolare dopo aver valutato il danno mi chiede i dati. -”Lo sa che abbiamo un altro cliente con il suo nome?”- Panico! – “E’ un artigiano che da anni porta qui i suoi mezzi, ne abbiamo proprio uno adesso in riparazione.” – Due giorni dopo quando vado a riprendere l’auto l’impiegata della carrozzeria mi prepara la fattura. Si chiacchiera del più e del meno ed intanto parte la stampa della fattura. Panico! (e due) La fattura non è intestata a me ma all’artigiano. Il mio omonimo è tornato ed io medito d’andare a comprare una spade…come Highlander:”Ne resterà soltanto uno”.
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Stai facendo la coda alle casse del supermercato quando tutto d’un tratto la musica di sottofondo s’interrompe e parte una voce che dice: -” Il proprietario dell’auto targata ****** è pregato di presentarsi urgentemente al box- informazioni.”- Tu non ci fai molto caso, stai pensando agli affari tuoi o stai parlando con qualcuno, al limite pensi “ecco il solito che ha parcheggiato male e la sua auto non permette ad un’altra di uscire”. Poi la voce di miss-box-informazioni ripete l’annuncio, questa volta dice anche il modello della macchina. -”Ma guarda!”- pensi -”una macchina come la mia….la mia?…Mah…è la mia!!!”- Dribbli gli altri clienti del supermercato e raggiungi il box-informazione dove ti dicono (ma ormai posso scrivere “mi” dicono): -”Sono andati addosso alla tua auto. Ti stanno aspettando nel parcheggio”- . La signorina del box è “sintetica e asettica” come sempre ma il suo messaggio è chiaro. Esco e raggiungo il parcheggio dove trovo una coppia ferma dietro alla mia auto (la donna sta scattando delle delle foto), poco lontano c’è un un furgone di una ditta di latte/formaggi con accanto una ragazza a braccia conserte che osserva. La coppia s’accorge di me e si avvicina. L’uomo mi dice -”sprechen sie deutsch?” – Andiamo bene! Sono tedeschi, e chi li capisce adesso questi? -”do you speak english?”- Chiede l’uomo che sicuramente ha notata la mia espressione vuota. Già meglio…possiamo tentare di comunicare. L’uomo mi spiega che mentre stavano caricando la spesa nella loro auto il carrello (a causa della lieve pendenza del parcheggio) si è allontano, ha preso velocità ed è finito contro la mia auto. Guardo l’auto e sotto la targa posteriore vedo il segno dell’impatto. Possibile che un carrello possa fare un danno simile? Sembra abbiano affondato una spada nella carrozzeria. Iniziamo a scambiarci i dati di rito; Franz (questo è il nome dell’uomo), mi propone di chiudere la questione senza coinvolgere la sua assicurazione nel caso il danno non risultasse troppo oneroso. Per la cronaca al momento del pagamento a mezzo bonifico il Sig. Franz mi ha scritto una email dove affermava che, dopo aver chiesto informazioni alla sua assicurazione, quest’ultima aveva escluso la possibilità di un loro risarcimento perché il danno non aveva coinvolto la vettura assicurata presso di loro e quindi Franz e consorte dovevano arrangiarsi.
Comunque alla fine tutto si è risolto per il meglio. Il Sig. Franz se l’è cavata con una cifra accettabile ed io mi sono trovato con l’auto rimessa a nuovo visto che il carrozziere ha colto l’occasione per far sparire anche qualche graffio dall’auto.
E la ragazza accanto al furgone cosa c’entra? Beh… è lei la vera eroina di questa storia. Lei è quella che ha visto l’incidente ed ha avvertito la direzione del supermercato. Lei è quella che ha “placcato” Franz e lo ha trattenuto fino al mio arrivo perché….in un parcheggio semi deserto , il senso civico di questa coppia tedesca sarebbe stato altrettanto vivo se nessuno avesse visto il loro carrello colpire l’auto? Mistero…..
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L’estate non fa in tempo a finire che già mi tocca sentire le lamentele dei forzati della tintarella. “Ah…che peccato! (dicono) come faremo?” C’è chi pregusta una vacanza in qualche caldo isolotto e chi si programma un inverno di solarium nel timore di sbiadire anche solo di poco. Di fronte a queste persone io faccio la figura dell’alieno perché, pur abitando a quattro passi dal mare, non ho un grandissimo rapporto con l’abbronzatura, o meglio, non più. Da ragazzo passavo parecchio tempo in spiaggia ma solo per la compagnia, non certo per passione; con il tempo le mie “ore balneari” si sono ridotte sempre di più, anche perché la mia pelle ha cominciato ad avere un cattivo rapporto con il sole (si sarà offeso?) e passare il tempo a rosolarmi da piccolo piacere si è trasformato in grossa tortura. Chissà, forse questo mio allontanarmi dal sole unito al “sentimento” del preferire le ore dell’alba e del tramonto che provo da sempre sono i segnali di una mia evoluzione verso il mondo dei vampiri o dei lupi mannari (mannari? ) sarà bene che dia una controllata a denti e sviluppo di peli nelle orecchie. Il dato certo è che al termine dell’estate la mia abbronzatura tende ogni anno di più a diventare multi-color: si parte da una discreta tintarella per quanto riguarda viso e braccia, si schiarisce leggermente sulle gambe (pantaloni corti quando posso) e sulle mani (indosso spesso i guanti) per arrivare ad un certo chiarore al busto ed un ovvio (ma non per tutti) “bianco” delle chiappe.
Se un cultore dell’abbronzatura ha letto queste righe a quest’ora ha già spento il computer se non è stato colto da malore prima. Se invece ha resistito ed è ancora qui gli chiedo: perché? Cosa ti ha portato verso il mondo della tintarella? La mia è una domanda retorica. Le risposte “standard” le conosco già…se però se ne esce con una motivazione tutta sua sarò ben lieto di leggerla.
Riflettevo su come il culto dell’abbronzatura sia cambiato nel corso degli anni, un po’ come succede nella moda. Oggi una bella abbronzatura ci dice che quella persona ha cura del proprio corpo ed ha un buon tenore di vita, questo ovviamente a grandi linee. Alcuni decenni fa la situazione era esattamente all’opposto. Le persone abbronzate erano quelle dei ceti medio-bassi, quelle che lavoravano nei campi. La persona benestante era pallida 365 giorni all’anno, non a caso le signore bene uscivano da casa rigorosamente armate di ombrellino parasole. Oggi le persone quando escono a far vita mondata si vestono/si truccano cercando di far esaltare lo “scuro” della pelle mentre in passato prevaleva l’incipriarsi per diventare bianchi come fantasmi. Ovviamente non mancavano le persone creative in grado di trovare soluzione alternative; soluzioni come quelle adottate da “a càvara” (la capra), una mia lontana parente.
Era il periodo della mezzadria. Mio bisnonno aveva in gestione un terreno insieme ad alcuni figli e nipoti. Più che una famiglia all’epoca si poteva parlare di vere e proprie comunità visto che sotto lo stesso tetto potevano arrivare ad abitare alcune decine di persone e per questo motivo era necessario attuare delle regole ben precise sulla gestione della casa. Ad esempio le donne, a rotazione, dovevano occuparsi dei lavori domestici con dei veri e propri turni settimanali. Ovviamente quando non erano impegnate nei lavori di casa passavano il loro tempo a lavorare con gli uomini, nei campi…sotto il sole! “A càvara”, si narra, fosse all’epoca una ragazza molto graziosa e , di conseguenza, molto corteggiata nelle sue uscite domenicali. Accampando mille scuse riusciva ogni settimana a saltare il suo turno di lavoro nei campi pur di raggiungere il suo scopo: non abbronzarsi. Quelle poche volte che era costretta a cedere ad altre mestoli e lenzuola si presentava infagottata come l’omino michelin, insensibile alle risate e alle battute di tutti i presenti. Poi finiva che invece di zappare via l’erba zappava i fagioli e veniva cacciata a suon di bestemmioni, ma lei non se ne curava perché era riuscita a difendere il suo nobile pallore dal sole. A càvara.
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Nel maggio scorso dialetticon pubblicò l’immagine di una bilancia, o meglio, di una bascula, conosciuta dalle mie parte come “bassacuna”. La mia famiglia ne possiede una praticamente da sempre; la comprò (usata) mio bisnonno al termine della seconda guerra mondiale. Per decenni ha pesato sacchi di mais, un po’ d’uva ed uno o due maiali all’anno. Poi con il tempo è finita sempre più spesso relegata in qualche angolo polveroso o prestata a qualche parente, finché un bel giorno grazie al flash provocato dalla pubblicazione su dialetticon (grazie em ) io e mio zio siamo partiti alla ricerca della bassacuna errante e, finalmente, oggi posso annunciare che è tornata a casa! Polverosa, più arrugginita di quanto la ricordavo, con qualche sgradevole macchia di colore bianco ma comunque a casa…e per sempre. Una piccola nota: oggi siamo abituati a strumenti d’alta precisione che ti danno peso e volume anche di uno sputo ma , a mio parere, troppo vulnerabili. Senza corrente elettrica sono morti. Uno sbalzo di tensione e sono morti. Troppa umidità e sono morti. Troppa polvere e sono morti. La vecchia bassacuna invece non sarà precisa al grammo ma funziona sempre in qualunque condizione!
A seguire il bassacuna show.
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