Chi ha paura dei Blog

Ciao Lettore, mi rivolgo a te che sei capitato forse per caso su questo blog, magari attratto dal titolo o da un tag amabilmente truffaldino come topolino. Perché topolino? Perché è popolare e riesce a carpire l’attenzione più delle parole blog, sciopero e protesta. Se stai leggendo questo articolo nel giorno della sua pubblicazione o nei giorni immediatamente a seguire è possibile che tu abbia già sentito parlare di uno sciopero indetto dai giornalisti (poi rimandato) e della protesta da parte di molti blogger Italiani sotto varie forme. C’è chi mostra un cerotto azzurro, chi un megafono ed il proprio volto imbavagliato, questi ultimo forse li avrai pure visti in televisione manifestare in piazza. Ti sarai anche chiesto il motivo di questa protesta e ti avranno parlato del disegno di legge Alfano che, tra le altre cose, imporrebbe per i giornalisti (e non solo) “l’obbligo di rettifica” dei propri articoli in caso di…”contestazione”. Ma questo, ti chiederai, cosa comporta per i blog? Semplice. Ogni post pubblicato (anche video/audio), ogni commento ricevuto potrà essere contestato non con il solo, più che legittimo, diritto di replica ma con una vera e propria diffida che obbligherà i gestori di siti informatici alla rettifica del materiale incriminato entro 24 ore pena una sanzione di parecchie migliaia di euro. Questo obbligherà non solo i giornalisti ma anche gestori di hosting, blog , siti, newsgroup professionisti e amatoriali a camminare letteralmente sulle uova ogni volta che pubblicheranno qualcosa di nuovo. Sempre con il “terrore” di turbare la suscettibilità di qualcuno (meglio se…potente) pronto a farcela pagare.

Ti potresti inoltre chiedere se questa cosa ha a che fare con la politica (che magari ti fa schifo e non ne vuoi sapere nulla) o quanto può interessare a te la questione visto che magari un blog non ce l’hai oppure tratta di cucina, manga, poesia o tante altre cose “non pericolose”. Ebbene si; la politica centra eccome, ma qui non ti parlerò dell’aspetto legato allo scontro tra le ideologie dei vari schieramenti politici, preferisco far cadere la tua attenzione sulla scarsa competenza dei nostri politici in materia di web e blog in particolare. Ti ricordo che la battaglia elettorale delle ultime elezioni U.S.A.. si è combattuta anche in rete. Una battaglia feroce e non sempre correttissima ma comunque tollerata nel nome di una libertà di pensiero che da noi andrebbe in fumo con la legge di cui stiamo parlando. La dimostrazione del ritardo culturale dei nostri politici verso il mondo della rete si è manifestate in numerose occasioni. Tra i casi più eclatanti possiamo ricordare la prima versione del blog di Clemente Mastella dove non c’era la possibilità di lasciare dei commenti nei post e, sappiamo bene, un blog che non permette la discussione/confronto non ha alcun senso d’esistere. L’Italica fantasia sopperì a questa lacuna mettendo in rete dei blog cloni dove la gente ebbe modo di rispondere, sia pur indirettamente, agli articoli di Mastella. Nel corso del tempo qualche commento è apparso nel blog ufficiale ma ho qualche dubbio sulla loro autenticità (spesso i “profili blogger” portano a dei “vicoli ciechi”). Discorso analogo per il blog di Gabriella Carlucci dove almeno si vede la mano di qualcuno competente nella costruzione di un blog. Al momento della pubblicazione di questo articolo Mastella ha comunque messo in rete un blog tutto nuovo ed entrambi i personaggi sembra abbiano aperto un po’ di spazio ai commenti, anche a quelli più critici…poco poco eh! Non esageriamo. 😉 Non dimentichiamo poi i casi di quei politici che si sono visti cancellare da Facebook e per questo hanno avviato anche delle interrogazioni parlamentari dimenticando (prima di fare gli “offesi”) che quando ci si iscrive ad un social network rimaniamo comunque degli ospiti e le regole che abbiano sottoscritto e sicuramente non letto vanno accettate anche se siamo dei politici.

Chiuso l’aspetto politico (in senso stretto) del tema ti ricordo che anche se scrivi di arte e poesia sul tuo blog non sei esente da rischi. Certo è sicuramente più difficile venir attaccati su questi argomenti ma sappiamo bene quanto sia fervida la fantasia/demenza umana.

Dopo aver letto questa prima parte del post potresti anche pensare che la questione non ti riguarda e non merita la tua attenzione. Ok… allarghiamo i nostri orizzonti. Se ti dico la parola libertà ti si drizzano le antenne? Troppo spesso tendiamo a dare per scontato tutto quello che possediamo, a partire anche dalla libertà. Anche il web che ci è entrato nelle case sembra la cosa più scontata di questo mondo e difficilmente ci soffermiamo su tutti gli aspetti che compongono questo strumento. Parlo in particolare della conoscenza che il web ci porta; conoscenza non intesa solo come sapere enciclopedico ma come pensiero, opinioni, confronto. Il web in questo senso può essere uno strumento da considerarsi pericoloso sotto qualunque prospettiva lo si voglia guardare. Può essere pericoloso perché in mani “capaci” può guidare le coscienze verso interessi di comodo. Pensiamo alla superficialità con la quale assorbiamo le informazioni: “se lo dice la televisione è vero!” capita di sentire, e con il web il rischio è lo stesso. Ma allo stesso tempo il web è pericoloso perché difficilmente controllabile; la “base” può interagire e comunicare molto facilmente e questo al “potere” di qualunque colore e ad ogni latitudine non piace. Pensiamo a tutti quei paesi dove la libertà di pensiero trova ancora difficoltà ad esprimere anche solo i concetti di base. Pensiamo all’Iran ad esempio: il blogger Iraniano-Canadese Hossein Derakhshan è agli arresti dal novembre del 2008 con l’accusa di spionaggio ed il sito hoder.com oscurato. Destino ancor più tragico per il blogger Omid Reza Mir Sayafi morto in carcere mentre scontava una pena di due anni e mezzo con l’accusa d’aver insultato i leader religiosi. Faccio presente che mentre Derakhshan si occupa di politica e quindi può aver pestato i piedi al regime, il povero Mir Sayafi si occupava di cultura e musica. L’Iran non è il solo paese dove l’attività dei blogger è pericolosa. Nay Phone Lat si è beccato venti anni di carcere per aver diffuso informazioni sulla repressione nel Myanmar. In Cina ormai sono numerosi i blogger con condanne da otto a dieci anni per “sovversione del potere dello Stato”. A Cuba i blogger sono “frenati” attraverso gli altissimi costi della connessione internet e negli unici luoghi dove questa sia abbordabile (gli hotel) le postazioni sono rigorosamente pubbliche e pochi se la sentono di trattare argomenti pericolosi sotto gli occhi di tutti. Non ho informazioni sui blogger Nordcoreani ma li sappiamo bene come risolvono le situazioni scomode.

Caro lettore ti chiedo scusa se sono stato un po’ lungo e forse ho pure divagato ma credo che questo tema innescato dallo sciopero dei blog fosse importante anche sotto questi punti di vista. Certamente non credo che i blog in Italia rischino di fare la fine degli esempi sopra citati ma ovviamente bisogna vigilare (tutti) perché soluzioni come il DDL Alfano o il DDL D’Alia non  “deraglino” verso strade pericolose. La necessità di regolamentare situazioni nuove come quelle legate al web sono sicuramente logiche, ma proprio perché si parte dal “nuovo” non si deve perdere l’occasione di fare le cose per bene partendo sempre e comunque dalla parola Libertà.

Ma cosa succederebbe se i blogger Italiani all’improvviso si sentissero minacciati nell’esprimere il loro pensiero e nel loro portafogli? Mi riferisco alla multa citata all’inizio del post. Immagino che vedremmo centinaia di blogger armarti delle loro valigie (virtuali) emigrare all’estero verso paesi più “tolleranti”. Gran parte delle piattaforme per blog, anche se di proprietà straniera (in genere americana), ospitano i loro clienti su dei server posti nel paese del cliente stesso. Per capirci: un blog Italiano di casa google (blogspot) non è caricato nei server a Mountain View in California ma (probabilmente) a Milano e deve quindi sottostare alla legge Italiana. Di conseguenza se voglio aprire un blog/sito coperto da legge Americana ma visibile ovviamente anche in Italia devo appunto emigrare verso un gestore U.S.A. ed adattarmi al suo regolamento. Cosa significa adattarmi? Significa che lì posso esprimere le mie idee con una certa tranquillità (ricordiamo lo scontro dei blog tra Obama e McCain) ma posso avere dei guai se pubblico immagini o file audio coperti da copyright (cosa invece più tollerata da noi). Questa descritta è una soluzione estrema che non credo sarà mai necessario prendere, ma per stare tranquilli…come ho detto prima, dobbiamo vigilare e parlare. Sempre.

Ciao Lettore.

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