Un gruppo di amici nel mese di ottobre ha visitato i parchi nazionali tra California e Nevada. Dal loro racconto abbiamo estratto questa breve guida con la descrizione dell’itinerario ed alcune foto ed i luoghi visitati nelle tre settimane di viaggio.
Il miglior modo per spostarsi è usare l’auto (si può noleggiare tranquillamente dall’Italia). E’ bene ricordare che negli USA applicano il codice della strada con estrema severità, quindi occhio ai limiti di velocità, non stupitevi se in pieno deserto vi piomberà sul groppone un elicottero della polizia!
Il pernottamento non è un problema. Si trovano numerosi motel a prezzi abbordabili; l’unica accortezza è di non presentarsi all’ultimo momento con la richiesta della camera, questo per garantirsi le sistemazioni migliori.
Pasti: gli alberghi offrono una ricca colazione. Per gli spostamenti è bene procurarsi panini e tanta frutta. Un po’ ovunque si trovano Fast Food e pizzerie (mediocri); ci si può rifare con i sontuosi ed economici buffet a Las Vegas.
Servono dalle due alle tre settimane per coprire questo itinerario che parte da San Francisco: città che sorge su una penisola collinare di 173 Kmq, particolare che si evidenzia dalle celebri strade “alte” con i numerosi sali e scendi in grado di mettere in difficoltà gli autobus.
La zona del molo è molto bella, vi sono Pier che sono letteralmente dei musei a cielo aperto con ricostruzioni di vecchi rimorchiatori ed altri adibiti ad uso turistico per escursioni. In particolare dal Pier 41 e possibile imbarcarsi per visitare l’isola di Alcatraz con l’ormai celebre prigione, chiusa per gli eccessivi costi di gestione nel 1963. Trasformata in museo vi si possono vedere la cella di Al Capone e quella della storica (e mai ben chiarita) fuga.
Attraversare il Golden Gate Bridge vi porta a godere di una vista indimenticabile su San Francisco e la baia. Per gli appassionati del genere è opportuna una tappa tra i vigneti californiani. Tra le colline di Napa Valley e Sonora Country vi sono numerose cantine aperte al pubblico e alla degustazione.
Yosemite National Park: sconvolgimenti geologici hanno reso questo territorio un capolavoro di forme e colori. Lungo la valle lunga 11 Km si trovano alcune delle più grandi meraviglie che la natura possa offrire, come El Capitain (2308 m) il più grande monolito di granito che si conosca al mondo, un enorme e ripido affioramento che non ha su tutta la sua parete una sola frattura. Di fronte a El Capitain troneggiano le Cathedral Spires (1865 m) ed altri picchi di grande bellezza.
Yosemite non è comunque solo roccia; vi si trovano delle spettacolari cascate come l’Upper Fall (435 m) e la sottostante Lower Fall (90 m), oltre a boschi di sequoie giganti “capitanate” da magnifici esemplari come l’Albero Tunnel e il Grizzly Giant.
Sequoia National Park (e Kings Canyon) è la patria delle sequoie giganti, i più grandi esseri viventi della terra (da non confondere con le sequoie costiere che sono più alte ma hanno il tronco molto più piccolo). Percorrendo l’itinerario all’interno del parco si potranno incontrare alcuni esemplari di alberi veramente notevoli. Molti prendono il nome da famosi generali come GeneralSherman Tree alto 84 metri con una circonferenza di 31.3 metri e un’età stimata di 3000 anni!
Death Valley National Monument: in origine i nativi americani la chiamavano “terra del fuoco”; il suo nome attuale (valle della morte) è dovuto al fatto che dei cercatori d’oro vi si smarrirono e morirono durante il periodo della corsa all’oro. La valle della morte e i suoi dintorni sono una regione di estremi. 86 metri sotto il livello del mare, il punto più basso delle Americhe; a solo 110 Km in linea d’aria si erge il punto più alto degli USA (monte Whitney, 4420 m). La Death Valley è anche uno dei posti più caldi della terra, anche 56 gradi all’ombra! Ciò nonostante vi è pure una discreta quantità d’acqua grazie alla presenza di torrenti, numerosi ruscelli e una piccola palude.
In pieno deserto del Nevada si trova Las Vegas, città famosa per il gioco; una buona opportunità per fermarsi e scrollarsi la polvere di dosso…..
Ricaricate le “batterie” si può affrontare il Grand Canyon National Park: il canyon è un colosso lungo 445 Km, largo da 1 a 25 e profondo quasi 2000 metri. L’erosione ha trasformato il territorio in una forma di libro a strati dove ad ogni livello è possibile leggere un passo della storia naturale. Alla base vi sono le rocce nere e brillanti del Precambriano; salendo la scala, di strato in strato, si notano i cambiamenti di colore, consistenza e resti fossili. Vi è il calcare redwall (150 m grigio-azzurro), sopra trovate l’arenile colonico (resti solidificato di dune di sabbia) ed in cima il calcare kaibab (grigio) con la sua ricca collezione di fossili marini (spugne, denti di squalo, coralli….). Il Grand Canyon è il regno degli escursionisti: oltre alle classiche visite in elicottero o in auto è possibile seguire i percorsi ciclabili e pedonali, anche se non bisogna dimenticare che scendere a piedi la dorsale non è per tutti. La temperatura sale mano a mano che si scende e la fatica si fa sentire in particolare al ritorno. Meglio affrontarla al mattino sicuramente più fresco.
Il viaggio si chiude a Los Angeles: una realtà così vasta che meriterebbe un capitolo a se, vedi Hollywood, Beverly Hills, Disneyland…..i nostri viaggiatori consigliano di visitare la costa ed in particolare la spiaggia di Santa Monica.
Grazie a Meri e Carlo per le foto.
Il testo di questo post non è mio ma della coppia di sposi che ha gentilmente accettato di scrivere il “diario” del loro viaggio di nozze in Messico, un diario che parla di mare, storia e natura.
Ricordo che il testo di questo post non è una “primizia”, era già stato pubblicato per un breve periodo in forma di pagina e prima ancora in un mio vecchio sito. Tutto materiale che un po’ alla volta sto inserendo in forma definitiva in questo blog come avverrà per il prossimo racconto di viaggio dove si parla di Nevada e California.
In coda al post trovate le foto “a corredo” del diario di viaggio.
Se avete due settimane libere in qualsiasi periodo dell’anno (evitando se possibile i periodi dei tornado da marzo a luglio), e non sapete cosa e dove volete andare; volete un consiglio?!…..MESSICO.
Noi abbiamo fatto così, più precisamente Playa del Carmen, ad un’ora di pullman da Cancun. Il periodo più indicato per andarci è sicuramente durante il nostro inverno, però noi, essendoci sposati verso fine maggio, siamo arrivati durante il periodo più umido ed afoso dell’anno in questa parte del Messico. Infatti, la maggior parte delle giornate, il tempo è stato molto caldo ed umido, non mancavano anche durante il pomeriggio forti acquazzoni tropicali improvvisi della durata di cinque minuti; che come arrivavano inaspettati, se ne andavano altrettanto inaspettatamente.
Questo lato un po’ negativo del viaggio è stato facilmente ignorato e dimenticato visti le meravigliose bellezze naturali e storiche di questo paese. Per arrivarci non servono vaccinazioni particolari, basta avere il passaporto in corso di validità ed armarsi di pazienza perché il viaggio dura circa dalle 10 alle14 ore. Ma non dovete innervosirvi, state andando in Messico; il paese della siesta, della calma e della vita spensierata, quindi cercate di adeguarvi già in aereo.
Il mezzo di trasporto più comodo da utilizzare è il taxi, ce ne sono a centinaia, che per un piccolo cenno della vostra mano fanno di tutto per raggiungervi. Se volete risparmiare prendete le camionette (pulmini da 14 posti che passano lungo la strada principale e collega Playa del Carmen con gli altri paesi). Però durante la vostra permanenza non potete non prendere un pullman di linea sarà una divertente avventura…
I posti da vedere sono molti, vista la ricca storia di questo paese e se posso darvi un consiglio organizzatevele, sarà molto divertente, però attenzione alle fregature!!. Non rivolgetevi a bancarelle improvvisate (che vi faranno il prezzo più conveniente ma…) ma andate in posti chiusi da quattro mura con un tetto serio e magari con aria condizionata.
A proposito di aria condizionata. Occhio all’aria condizionata!!!! Infatti, i messicani tengono l’aria condizionata a 10° con 40° esterni!!! Quindi quando andate in ristoranti, discoteche e persino taxi portatevi via un maglioncino, altrimenti SQUARAUS istantaneo!!!! Provare per credere.
Tornando all’argomento gite, noi abbiamo visto: Chichèn Itzà. Monumento principale è El Castillo o piramide di QuQulcan che domina il sito. Questa costruzione apparentemente semplice racchiude in realtà la riproduzione del calendario Maya. La piramide maya non può più essere visitata e scalata per ragioni di sicurezza e di consumo della stessa.
Oltre alla piramide c’è l’adiacente gruppo delle 1000 colonne che sono strutture che ricordano la cultura Tolteka.
Inoltre potete visitare il Campo della pelota che ricorda vagamente il nostro calcio anche se le regole e il vero significato del gioco resta un mistero. Vicino a questo c’è il cenote magico e il cenote de los Sacrificios, dove venivano gettati i corpi dei sacrificati Altra gita assolutamente da fare è Cobà situata nella umida foresta pluviale, punteggiata da laghi e fiumi.
L’edificio più importante è la piramide di Noch Mul, in parte restaurata ed è la più alta dello Yucatan con la sua scalinata lunga stretta e ripidissima, l’unica calpestabile. Vale veramente la pena arrivare fino in cima per godere di uno spettacolo incredibile, foresta a perdita d’occhio, laghi e fiumi che si perdono nel verde. Tulum altro sito da vedere a 100 Km sud la Cancun, piccolo ma splendidamente posto su una scogliera di 15 metri sopra il Mar dei Caraibi.
Una volta ammirati degli edifici tuffatevi direttamente nel Mar Caraibico dalla spiaggia presso il sito. Un’ altra cosa che dovete assolutamente fare è un bagno in un cenote: sono praticamente dei laghi sotterranei alimentati da dei fiumi che scorrono sotto terra di acqua dolce e fresca, esperienza unica!! ce ne sono alcuni di bellissimi. Questi sono i tre principali siti che una volta arrivati a Playa del Carmen non potete non andare a visitare.
Un altro consiglio che posso darvi, è quello di andare alla ricerca di spiagge solitarie, infatti, ormai la località è diventata col passar degli anni molto affollata, quindi anche le spiagge lo sono. Quando andate a Tulum, fatevi portare a Playa Paradiso, il posto rispecchia proprio il nome!! Andate anche a CocoBay praticamente incontaminata, solo foresta, spiaggia e un mare…Ci arrivate in bici alla fine della spiaggia di Playa del Carmen. Prendete il pullman e chiedete di Akumal con una barriera corallina stupenda, fatevi portare dai pescatori a vedere le tartarughe. Qui purtroppo il turismo è in forte espansione e i paesaggi sono in continuo cambiamento, quindi le condizioni possono cambiare molto anche a differenza di pochi anni.
Comunque è stata un esperienza entusiasmante, il popolo messicano anche non avendo le nostre ricchezze è solare, sorridente e molto disponibile. Un popolo che ti fa sentire a casa tua, senza preoccupazioni di alcun genere, che in questo periodo non è poco… Divertitevi a contrattare il prezzo delle gite e fatevi il vostro itinerario, sarà molto divertente, i messicani capendo che siete turisti sparano alti !!! La nostra moneta comunque è accettata tranquillamente. Da non dimenticare che c’è una tassa per uscire dal paese (25 €) e soprattutto in aeroporto ci hanno fatto una testa così… sul peso delle valigie. Infatti, max 20 Kg a testa e non più di 5 Kg di bagaglio a mano, con una multa di15 € per Kg. Nel nostro caso non ci hanno minimamente controllato, quindi fate incetta di souvenir piatti, piattini, bicchieri, amache con dei colori vivissimi e caldi che rispecchiano in pieno lo spirito del popolo che ci ha ospitato in questi veloci 15 giorni. Arrivederci Messico!!!!
Gli ultimi due giorni a New York sono all’insegna del brutto tempo, l’occasione buona per entrare in qualche museo.
Cominciamo con il Guggenheim che raggiungiamo a piedi [punto 1 mappa] dopo un’umida passeggiata (siamo tenaci…noi).
Non abbiamo foto delle opere esposte in questo che, anche per l’originalità della sua forma, è uno dei miei musei preferiti, ma posso garantirvi che è impossibile non uscire soddisfatti.
Le opere sono belle, la struttura è ordinata e l’audio-guida chiara e abbastanza capillare. I movimenti artistici trattati sono numerosi: bauhaus, astrattismo, surrealismo, impressionismo, ecc… In particolare abbiamo trovato interessante la sezione dedicata al futurismo con opere anche dei nostri Gino Severini e Umberto Boccioni (quello dei 20 centesimi). Abbiamo pure scoperto che molti artisti di questa corrente sono morti prematuramente in guerra spinti dalla loro ideologia…ma questa è un’altra storia.
Terminata la visita al Guggenheim abbiano “pranzato” a base di hot dog (deliziosi…effetti della fame) e lentamente siamo rientrati verso sud seguendo Park Avenue, una strada sicuramente “in”; con numerose scuole, un paio di ospedali e residence pieni di lussuosi ambulatori.
Rientrati in hotel (meteo inclemente) ci siamo fatti una scorpacciata di tivù scoprendo che: A) la pubblicità, salvo quella dei prodotti “top” ben conosciuti anche da noi, è di modesta qualità. Molti spot trasmessi dalle nostre emittenti locali sono sicuramente più raffinati di quelli visti in questa occasione. B) Si vendono prodotti che da noi sarebbero guardati con diffidenza come un super-sacchetto-della-monnezza da eleggere come simbolo della NON-raccolta differenziata. C) E non dimentichiamo poi la tivù-deficente con un programma in versione demente della nostra Paperissima. Abbiamo visto un video dove un ragazzo completamente nudo cercava d’entrare di corsa in un campo da tennis durante un incontro; sottolineo “cercava”perché il tipo si è schiantato contro la parete di plexiglas trasparente a bordo campo. Un altro se ne stava seduto a cavalcioni di un scivolo da giardino e si faceva investire i gioielli di famiglia da una pesante palla medica. Contento lui.
La mattina seguente raggiungiamo il MoMA (Museum of Modern Art) [punto 2 mappa], scelta obbligata visto che abbiamo solo la mattina libera (si torna a casa) ed è il più vicino al nostro hotel.
Questo è sicuramente il museo dei contrasti, a partire dalle opere esposte. Troviamo lavori di Dalì, Picasso, Kandinsky, Matisse, Van Gogh, Pollock, ecc… ma anche la Vespa, il tabellone degli orari dei voli aerei, la parete di una casa in legno….tutti oggetti che non possiamo definire arte ma costume, storia, pagine della recente evoluzione dell’uomo. Un paio di aspetti negativi mi sono rimasti impressi; l’audio-guida in Italiano funzionava solo al quinto piano (Il Guggenheim ci aveva trattato meglio) e l’organizzazione del traffico dei visitatori non era proprio il massimo. Per fare i biglietti, depositare borse e giacche, raccogliere info e le audio-guide siamo stati costretti a seguire uno strano percorso che faceva incrociare le fila di persone in modo…confuso. A parte questo aspetti il museo rimane uno dei passaggi imperdibili per chi vuole visitare New York.
Chiusa la parentesi MoMA mestamente abbiamo preso la via verso l’hotel e da li in taxi abbiamo raggiunto l’aeroporto. La procedura d’imbarco è stata più semplice di quell’andata; abbiano sempre fatto lo spogliarello ma poi niente code ed interrogatori. Forse avevano fretta di cacciarci a casa!
Il volo di ritorno è anche un po’ più stressante , si vola di notte ed in teoria si dovrebbe dormire ma tra il rumore dei motori ed i sedili non proprio comodi già il termine riposo risulta generoso.
Quando atterriamo a Venezia è già tardi mattinata. Gli Americani in arrivo si riconoscono dall’occhio eccitato; il nostro, quello degli Italiani è un po’ stanco e mostra anche un piccolo segno di malinconia. Malinconia che sparirebbe riprendendo il volo ma questo non è possibile…per questa volta.
Appendice
Trasporti. Abbiamo due possibilità, taxi e metropolitana.
Usare l’una o l’altra possibilità oppure entrambe è una scelta che fa fatta tenendo conto di quanti siamo, quanta strada dobbiamo percorrere e quante volte avremo bisogno di spostarci con uno di questi mezzi.
Se avete buoni piedi ed il vostro hotel si trova in una posizione strategica (centrale) userete molto poco i mezzi pubblici. Vi serviranno solo per allontanarvi dall’hotel al mattino visto che, scegliendo i percorsi con cura rientrerete a piedi in hotel.
Tenete presente che una corsa in metropolitana costa $ 2,5, una corsa in taxi viene circa $10 per una breve tratta (si ammortizza “a taxi pieno”) ma si raddoppia se volete ad esempio salire verso Harlem. Non conviene assolutamente se volete fare delle uscite nel Bronx o a Brooklyn dove la metro vince. La metro stravince se ne farete largo uso comprando la Metrocard, tenete presente che, alle tariffe odierne, questa tessera in versione settimanale costa $ 29 ammortizzabile in 12 corse (soluzione da valutare caso per caso).
Con un costo di $ 50/60 vi fate portare dall’aeroporto Kennedy al vostro hotel (e viceversa) mentre con treno+metro il prezzo diventa $ 7,5 a persona, da valutare pro e contro non solo del prezzo ma anche della “gestibilità” del trasferimento.
Pasti. Colazione: pasticceria tradizionale $ 50 in tre, catena Starbucks $ 20 con prodotti analoghi.
Pranzo/cena a meno di non volersi togliere qualche sfizio vanno bene le catene come Deli o Sbarro dove trovate un po’ di tutto pagandolo a peso. Ad esempio con $ 7,5 a libbra (453,59 grammi) mediamente pagavamo $ 15 a testa. Un hot dog per strada costa $ 2, buono ma da evitare come pasto quotidiano per tutta la permanenza in città.
Qui un vecchio post che riassume le mie precedenti esperienze di viaggio a NY
Oggi è un giorno speciale, incontreremo camu di duechiacchiere.it, un Italico giovanotto che da qualche anno si è trasferito negli States e lavora in un college nel Bronx.
Lo raggiungeremo verso le 12 e gli consegneremo A MANO la mitica penna di blumannaro.net, un privilegio riservato a pochi…vip.
Visto che abbiamo un po’ di tempo decidiamo di fare un po’ di strada a piedi attraversando Central Park.
Raggiungiamo la Bethesda Terrace [punto 1 mappa], uno degli angoli più belli e conosciuti del parco, regno degli artisti di strada e musicisti (video a fine post) ha nell’omonima fontana il suo pezzo forte. In questa occasione la fontana era “a secco “ per manutenzione ma nel viaggio precedente l’avevamo vista nel pieno della sua attrazione: c’erano degli sposi (orientali) con tutti i loro invitati e si stava anche allestendo un set (cinematografico?).
Personalmente di quella zona il punto che preferisco è il Bow Bridge, un ponte in ghisa progettato da Calvert Vaux che taglia in due uno dei numerosi laghi del parco.
Ci prendiamo una pausa-panchina per ascoltare un po’ di musica ed una pausa-ponte per assaporare la natura, poi usciamo dal parco all’altezza del Museo di Storia Naturale [punto 2 mappa] prendiamo la metro che ci porterà nel Bronx.
Dopo circa 40 minuti di viaggio arriviamo quasi a destinazione [punto 3 mappa], sottolineo “quasi” perché una volta usciti dalla metro avremmo dovuto vedere il college nelle immediate vicinanze ed invece buio pesto! Ci bastano pochi istanti per capire che non ci troviamo nel posto giusto. Apriamo e consultiamo la cartina per cercare di capire dove ci troviamo quando ci si avvicina un uomo che ci chiede se abbiamo bisogno d’aiuto; scambiamo qualche parola ed alla fine, per semplificare il tutto, si offre di accompagnarci a destinazione. Circa un chilometro e mezzo di strada che il nostro”salvatore” occupa raccontandoci metà della sua vita (un Montenegrino emigrato da meno di 10 anni, ecc…).
Piccola nota: questo episodio di cortesia Newyorchese non è un caso isolato, nei giorni precedenti ci avevano offerto il loro aiuto una vecchietta prima ed un uomo con una bambina poi. In entrambi i casi l’offerta ci era pervenuta mentre stavamo consultando la cartina della città.
Finalmente incontriamo camu che gentilmente ci fa visitare il college, una scuola con la “esse maiuscola”, moderna, pulita e gradevole. Entriamo ed usciamo dai vari padiglioni sbirciando ammirati le varie aule e pure un attrezzatissimo studio televisivo ottenuto a prezzo super-favorevole dalla Sony (comunque molto costoso). Ora non ricordo bene, ma credo che lo studio fosse stato usato per dei servizi/collegamenti dall’Iraq (?) ed una volta finito il suo scopo, grazie all’interessamento di un personaggio legato al mondo dello spettacolo, installato presso il college.
Per la cronaca durante la nostra visita si stava registrando un’intervista ad un personaggio che lavora a Broadway (musical), intervista che sarebbe stata poi trasmessa da una televisione locale. Lo staff tecnico che lavorava nello studio era composto quasi esclusivamente da studenti, una bella “palestra” chi aspira a lavorare in quel mondo. L’incontro con camu è stata l’occasione per fare una bella chiacchierata sulle differenze tra l’Italia e l’America, differenze su scuola, lavoro, ecc… “il vivere quotidiano” per capirci, non solo l’aspetto turistico e di costume che troviamo discusso in tanti blog o in televisione. Per approfondire la cosa consiglio di leggere qualche vecchio post di camu dove tratta questi temi.
Non mi dilungo oltre sul nostro incontro, vi basti sapere che, presi dalle nostre argomentazioni, ci siamo scordati di fare anche una solo foto del posto! Neppure quella della mini-cerimonia per la consegna della penna mentre mangiavamo dei super panini in una delle mense del college!
Sazi di cibo ma non di conoscenza (il tempo è sempre troppo poco) salutiamo il nostro amico e riprendiamo la metro che ci riporta giù a Manhattan. Oziamo per qualche minuto all’angolo dove la Fifth Avenue incrocia Central Park [punto 4 mappa] con il sottofondo di un artista di strada impegnato in una session di batteria….di pentole e fusti di plastica, poi ci alziamo ed entriamo nei due negozi più caratteristici di quell’angolo di Manhattan: prima nell’Apple store a forma di cubo (in realtà è sotterraneo, il cubo è solo l’ingresso), poi da FAO Schwarz, il famoso negozio di giocattoli. Il pianoforte “a piedi” (mia vecchia foto) reso celebre anche dal film Big con Tom Hanks non c’è più, in compenso se vi avanzano 24,999 dollari potete portarvi a casa uno dei 10 esclusivi calcio balilla di Barbie.
Terminata la nostra visita al negozio riprendiamo la nostra passeggiata sulla Fifth Avenue e cammina cammina…. arriviamo sotto L’Empire State Building.
Il sole sta tramontando, può essere l’occasione per fare qualche bella foto, così decidiamo di salire affrontando le varie gogne del caso. A) La coda per comprare i biglietti con cassiera che rifiuta i coins (monetine) costringendoci a ricontare i soldi che avevamo già preparati giusti e precisi! (Eppure “loro” ci sommergono di monetine di resto…mah). B) Coda per i controlli di sicurezza, praticamente veniamo denudati (più o meno) e scannerizzati come in aeroporto. C) Coda per foto ricordo da comprare una volta terminata la visita all’Empire (col piffero!) D) Salita, parte in ascensore, parte a piedi in compagnia di orde di Italiani (Veneti in particolare), per qualche istante sembra di trovarci in Piazza del Santo a Padova e non a Manhattan.
I nostri sacrifici vengono comunque ripagati dal panorama visibile dalla terrazza dell’Empire. Anche oggi possiamo considerarci soddisfatti della nostra giornata.
I post di “Tre Veneti a Central Park” e “Una settimana a New York” sono collegati tra loro dal tag “viaggiatori”.
Photobucket
Progetto 100 Righe
Commenti recenti