Il figlio si rivolge al padre.
«Papà devo dirti una cosa… sono gay».
Il padre rimane qualche istante in silenzio e poi chiede:
«Ma tu ce l’hai una porsche?».
«No!».
«Ma tu ce l’hai la barca a vela?».
«No!».
Ma tu ce l’hai la villa con piscina?».
«No!».
«E allora tu non sei gay, sei recchione!».
Dopo che ci hanno raccontato questa non-finissima barzelletta le uniche parole che ci sono uscite sono state.
«Pensa. I pregiudizi e le discriminazioni si evolvono parallelamente alla società ma un punto rimane fermo ed inamovibile.
Il denaro».
Febbraio 2012. Il sottoscritto, mentre svolgeva attività atta a fornire derrate alimentari (faceva la spesa la supermercato) subiva il furto con destrezza di moneta fuori corso conosciuta come Lire 500.
Costernato, il sottoscritto ne dava notizia in queste pagine. Ricordate?
Oggi, dopo oltre un anno, un animo gentile ha in parte chiuso quella ferita regalandomi ben due monete da 500 lire! Un po’ malconce ma comunque brillanti e gradite.
Le piccoline hanno rivisto la luce (nel vero senso della parola) dopo tanti anni grazie ad un intervento di manutenzione/pulizia davanti ad una farmacia. Queste monete, insieme a tante altre loro “sorelle” si trovavano dentro un grigliato posto sotto una vecchia bilancia pesapersone.
Mi chiedo quante persone avranno imprecato davanti a quella bilancia dopo aver fatto cadere i loro soldi ed essersi reso conto di non poterli recuperare.
A tutti è sicuramente capitato di partecipare ad una discussione dove ad un certo punto qualcuno avrà detto “Io? Questa cosa non la farei mai e poi mai! Neppure per tutto l’oro del mondo!”.
È apprezzabile che le persone manifestino così fieramente la loro integrità morale ma quanto ci sarà di vero nelle loro parole?
Ormai ci siamo (purtroppo) abituati a vedere come la corruzione sia dilagante a tutti i livelli e, tante volte, per cifre neppure tanto elevate. Ci sono i casi più eclatanti dove girano milioni ma anche i casi di piccoli funzionari che in cambio del “favore” si compromettono per poche centinaia di euro.
Quindi: Quanto vale l’affermazione “neppure per tutto l’oro del mondo?”.
Di fronte alla proposta indecente molti di noi sono sicuramente pronti a declinare l’offerta, chi con un no fermo ed educato, chi indignandosi ed urlandolo il suo no. Ma se oltre a dei vaghi numeri il corruttore iniziasse a sfogliare davanti ai nostri occhi un sostanzioso pacchetto di banconote?
Ecco, forse a questo punto alcuni di noi potrebbero veder vacillare qualche certezza.
Quella che sto per raccontare è una storia vera e, sia pur con le dovute distinzioni perché si tratta di una situazione privata che ha coinvolto solamente i protagonista della storia (niente corruzione, niente denaro pubblico), può comunque dare un’idea di come il denaro possa far cambiare tante cose.
Il nostro Mister X (chiamiamolo così) era quello che si definirebbe “un uomo tutto d’un pezzo”, affermato, sicuro di se e con quel tanto di “so tutto io” nell’animo da renderlo antipatico. Uno che inoltre si dichiarava pure sciupa femmine! Insomma, uno da tener lontano da mogli e fidanzante pena il vederle inesorabilmente cadere tra le sue braccia!
Gli amici, ormai stanchi di sopportare la superbia di Mister X, decisero di fargliela pagare organizzando uno scherzo. L’occasione arrivò con la festa di capodanno. Uno degli organizzatori invitò tra gli altri un amico che Mister X non conosceva e lo “spacciò” come un facoltoso imprenditore giunto in città per chiudere un contratto. La serata venne organizzata in modo da far incontrare e simpatizzare Mister X con l’imprenditore e trovare infine l’occasione di lasciarli soli per far scattare la trappola.
Il momento arrivò e l’imprenditore si dichiarò. «Senti Mister X, tu mi piaci e vorrei avere un’intensa relazione con te in questi pochi giorni che rimarrò in città». Lo sciupa femmine ferito nel suo orgoglio balbettò una serie di no e la scontata frase “neppure per tutto l’oro del mondo”. L’imprenditore riprese a parlare. «Capisco il tuo imbarazzo ma tu mi piaci veramente. Senti, sono disposto anche a pagarti. Non posso darti chissà quanto, in questo momento anche per via dell’affare che sto concludendo non ho tantissime possibilità. Posso arrivare a farti un assegno da 10.000 euro. Ti do il numero di telefono della mia banca, puoi chiamare in qualunque momento e verificare la mia affidabilità finanziaria. Fammi sapere al più presto».
Vi starete chiedendo com’è andata a finire. Il 2 Gennaio Mister X fece la telefonata. Rispose la moglie del finto imprenditore (complice pure lei) e lo scherzo fu dichiarato riuscito.
Come si può ben vedere passare da un astratto “tutto l’oro del mondo” ad un più modesto, ma concreto, “10.000 euro” può far crollare più di una certezza.
Questo è l’ultimo post del 2012. Capodanno si avvicina così, sia pur con qualche giorno d’anticipo, colgo l’occasione per augurare a tutti un sereno 2013.
A tanti i nomi di Tad Lumpkin e Harold Uhl diranno ben poco ma sono sicuro che molti di voi abbiano visto almeno una volta il loro video “The American Dream” tradotto in Italia come “Il sistema bancario spiegato ad un bambino”.
Di cosa si tratta? The American Dream è un progetto che gira intorno alla realizzazione di un film d’animazione dove con semplicità ed un pizzico d’ironia viene spiegato il significato del denaro ed in modo più particolare il concetto di debito.
Ho usato il termine “progetto” perché il sito di riferimento non si limita a parlare di denaro e debito in senso didattico ma si spinge oltre proponendo attraverso il film una teoria decisamente “complottista” che vede come protagonista negativo il mondo bancario.
La storia si presenta come un viaggio nel tempo che parte da un (inutile) prestito, e diventa il pretesto per parlare di Federal Reserve, passaggio dal baratto all’uso della moneta, nascita dell’inflazione ed ancora…potere, potere, potere.
Non mi voglio dilungare oltre. Il messaggio che lancia il film può essere, discutibile, opinabile ma comunque interessante al di la di come la si pensi, quindi, mettetevi comodi (il film dura mezz’ora) magari anche con dei pop corn e una bibita.
Buona visione.