Quand’ero molto piccolo ho visto un Dio. Scarpagnavo verso la Bisacconi. Scarpagnare vuole dire camminare a saltelli per via del dislivello, io abitavo in montagna, la scuola era in basso. Si scarpagna senza pause, con l’inerzia della discesa che impedisce di fermarsi, un continuo scuotimento nei giovani marroni e un piccolo ansito nei polmoncini. Le Bisacconi sono le scuole elementari del paese, un cubo giallo vomito dentro un giardino di erbacce barbare, e devono il loro nome a un uomo di nome Lutilio Bisacconi ricordato per essere morto sull’uscio di casa, ucciso dal cugino fascista.
Sulla lapide infatti c’è scritto:
Lutilio Bisacconi, caduto.
Poi si vede che non hanno pagato lo scalpellino o c’è stato un litigio ideografologico ma è finita lì: caduto. Non è specificato se in guerra, per la Resistenza, nel fiore degli anni, niente: caduto e basta.
Che a noi venne da pensare che allora nessuno cadeva come Tadeo, che a Otto anni già non ci vedeva un cazzo come un anziano e aveva i piedi cavallerizzi storti in dentro e voleva andare lo stesso in bicicletta e aveva una bicicletta che sembrava masticata da uno squalo e in più non distingueva un paracarro da un precipizio e soffriva anche di un tic che gli storceva la testa fuori strada, perciò cadeva quasi tutti i giorni e aveva la fronte bozzuta e un polso sempre fasciato, e le ginocchia egizie con i geroglifici di ghiaietto.
Perciò si poteva anche intitolare la scuola a lui: Tadeo, caduto, oppure cadente, oppure tanto prima o poi cade ancora. Parlai di questo in un tema e mi fecero un culo come una tinozza.
Ma quel giorno di fine inverno era così bello da andar fuori tema con ogni pensiero. I prati eran zuccherati di brina e il sole se li beveva mentre io cantavo a bassa voce: se mi vuoi lasciare dimmi almeno perché. Cantavo e correvo verso l’obiettivo formativo della scuola, la cartella mi sbatteva contro le gambe, i piedi mi dolevano per il gelo, c’era la galaverna e voli alti di uccelli. La valle, giù in fondo, sembrava una tavolozza di pittore.
Mi fermai a bere e a specchiarmi al lavatoio, ed ero brutto. Pieno di brufoli di ogni colore e forma, cuspidati, col craterino, a fico spremuto, a capezzolo (enumero). Poi avevo il naso adunco come quello di una gallina e una testa di capelli a propulsione verticale, uno scopino da cesso alla rovescia. Tutte le volte che sorridevo a una principessa, quella cercava rifugio presso il drago. Tutte le volte che andavo in giro coi miei amici moschettieri, loro mi nascondevano sotto i mantelli per non spaventar la gente.
A metà circa del tragitto dello scarpagnamento mi fermai a una vigna e rubai un grappolo di schizzozibibbo. Ogni chicco era grande come la mia testa (esagero), un grappolo di teste di me stesso, ognuna che gridava non mi mangiare. Per gustar meglio il bottino tirai fuori di tasca una crosta di paneterno. Niente, nella vita, ho incontrato che fosse duro come quella crosta. Neanche i denti di una mietitrebbia o di un caimano famelico lo avrebbero scalfito. La crosta sembrava forgiata nell’acciaio. La mollica aveva la consistenza di certe pietre, porose ma solidissime.
Così mi sedetti, poiché albeggiava e il sole infuocava la brina di strisce di brace e la linea
delle montagne sembrava un gigante assopito messo un po’ di gallone. Il rumore del fiume mi teneva compagnia poiché sapevo che dentro c’erano cavedani e lucci e barbi e acquadelle, tutte creature meravigliose nel loro guizzare ed esplorare pozze buie che noi non conosceremo mai, per non parlare degli scoiattoli, del tasso dormione, della talpa rugagna e del falco che planava sul mio zenit. E di due mucche pezzate che ruminavano sotto un albero e gli cadevano i marroni d’India in testa e loro erano felici.
Era un momento poetico, ma allora io facevo fatica a distinguere i momenti poetici tristi da quelli allegri, quindi quando sentivo arrivare un attacco di poesia era un po’ come quando si mobilita la budella e segnala e crepita prima della liberatoria, perciò quando sopraggiungeva il crampo dell’ecloga o del sonetto o dell’imperdibile istante, io ci mangiavo su.
Divaricai la mandibola come se volessi ingoiare l’orizzonte, mangiai Monte Mario, la stazione dei treni, un pezzo di strada cantonale e poi con rumore di tritura, un pezzo di pane. Si chiamava paneterno, perché poteva durare mille anni e si conservava sempre buono.
Quel pane lì lo potevamo mangiare solo io, il cane Fox che era un bracco grande come un cavallo, e la Strega Berega dentidighisa. Poiché la Strega Berega era una creatura fantastica inventata da me e da Selene (la mia pupa) e Fox il pane lo mangiava solo ammollato con acqua, latte e sbavatura autoprodotta, io ero l’unico a rosicchiare paneterno doc, e non per niente mi chimavano Lupetto.
Allora crac fece il pane doc sotto i miei canini e bau fece Fox lontano e ciac il sugo dello schizzozibibbo e non saprei sintetizzare il rumore del fiume ma il sole si alzò ancora e c’era odore di una certa felicità irripetibile.
Mangiai quattro chicchi e tre mi esplosero nella trachea, perché se un chicco di schizzozibibbo non ti va di giangone, cioè di traverso, allora vuole dire che non è buono, il chicco deve essere tutto compresso e turgido di sugo e zucchero e invidia d’ape, l’esplosione che avviene quando il dente lo ferisce è come una bomba, uno sborramento di gusto, e lo zibibbo va su per il naso e nei bronchi fino nel pancreas, e tu tossisci e godi e tossisci e godi e mentre tossisci mandi giù un altro chicco per godere di più.
Se non lo avete provato vi manca qualcosa, diceva il mio babbo che era rimasto col piede in una tagliola da volpi (ve lo racconto in seguito).
Allora son lì seduto per terra col culo gelato che mangio paneterno e schizzozibibbo e guardo un ragno che sferruzza, il sole che dilaga e intanto si fa ora di scuola. Mi sembra di sentire la campanella giù a valle, io l’orologio non ce l’hp, calcolo l’ora dal gelo dei piedi, è un gelo da sette e mezzo, con l’alluce addormentato, beato lui, e il calcagno che cigola.
Mi tiro su in piedi e di colpo il panorama si allarga, vedo le schiene dei pesci saltare nel fiume e la piazza del paese e Selene su una panchina che mi aspetta avvoltolando una treccia, e quella carogna statale del professor Testuggine che batte il piede perché sono in ritardo e il busto di Caduto Bisacconi nell’ingresso. Pregusto già quel buon odore scolastico di minestrina vomitata e formaggino tenuto sotto il culo e ….
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Mi sono fatto configurare per qualche tempo dal mio provider un servizio localizzato in un ottimo e noto datacenter di Frosinone e il caso ha voluto che dopo qualche mese abbia assistito ad uno di quei rari eventi che tuttavia possono accadere come un problema legato al sistema elettrico che ha coinvolto l’intera farm. Così lo scorso giovedì questo blog è scomparso per la prima volta dalla rete per alcune ore (e qualcuno se n’è pure accorto.). Io non sono cliente diretto di questa Farm ma di un altro fornitore che nel mio caso ha utilizzato un server collocato in questa struttura allo stesso modo di tanti altri provider italiani. Alcuni di essi sono molto grandi ed ospitano i loro server nello stesso datacenter ognuno configurando e gestendo in modo indipendente i servizi offerti. Sta di fatto che quel giorno in Italia sono scomparsi per qualche ora decine di migliaia di siti/blog, il tutto senza distinzione di “classe” tra un provider ed un altro che utilizzavano lo stesso datacenter.
In questo circostanza ho avuto l’occasione di vedere una cosa che, come internauta, mi ha piuttosto deluso. Sono capitato nella pagina Facebook di uno dei gestori coinvolti dal problema. Vi posso dire che si tratta di uno dei gestori con il maggior numero di clienti in Italia e, probabilmente, quello con i prezzi più bassi. Ora… la logica del prezzo basso (una decina di euro l’anno) dovrebbe ragionevolmente far intendere che il servizio offerto, sia pur buono, non può essere paragonato a quello offerto da chi ti chiede due/tremila euro l’anno ed il cliente questo lo dovrebbe capire. Dico dovrebbe perché in realtà su Facebook ho assistito ad una carrellata di lamentele nei confronti dell’incolpevole gestore. Gente che si lamentava “a nome” dei propri clienti (quindi questi si “rivendono” il servizio), gente che si trovava offline il negozio in rete ( con 10 euro l’anno gestisci un negozio?), gente che temeva di perdere qualche prezioso centesimo dalla pubblicità di addsense & co. Per farla breve: i più arrabbiati, i più aggressivi sono stati i piccoli-del-web, gente che in gran parte non opera in modo professionale nella rete ma che, a quanto pare, per una manciata di centesimi tira fuori l’arroganza degna del peggior manager di una multinazionale.
Forse sembrerò troppo severo nei confronti di queste persone ma non posso fare a meno di ricordare che tra loro ci sono anche quelli che rubacchiano in rete costruendo dei siti/blog con materiale altrui. Io stesso mi sono trovato dei miei post e addirittura interventi su Yahoo Answers riproposti (in mezzo a valanghe di pubblicità) nelle loro pagine.
Diciamolo subito: la cosa tutto sommato può essere letta in forma lusinghiera, se scelgono il tuo materiale in fondo significa che viene considerato anche buono e per quanto riguarda il sottoscritto non sono fissato con il diritto d’autore. Piuttosto m’irrita un pochino il fatto che non venga riconosciuto l’impegno di chi ha scritto l’articolo e che venga riproposto sfacciatamente a scopo di lucro quando invece l’originale (qui) per scelta rifugge ogni forma di pubblicità.
Piccola divagazione. Questi siti svolgono un’attività paragonabile allo spam. A tal proposito avrete notato che il vecchio captcha matematico è stato sostituito da uno alfanumerico. Come mai? Versione A: sostanzialmente ho un’ animo gentile e non potevo più accettare di veder soffrire in miei lettori impegnati in estenuanti addizioni (5+3, 9+2, ecc…). Versione B: con l’ultimo aggiornamento di wordpress il plugin del captcha ha smesso di funzionare. Per un paio di giorni ho provato a lasciare i commenti liberi ma il risultato è che sono iniziate ad arrivare cose…”strane”. Solo come dimostrazione ho lasciato online uno questi commenti (vedi quello firmato RistrutturART), non è spam nel senso stretto del termine ma un pingback . Questo lo posso anche accettare ma permettere che mi arrivi come commento un link al post che io stesso ho scritto mi sembra troppo.
Una cosa mi sento di dire a favore di chi diffonde spam. Sono amici, o meglio, sono amici migliori dei nostri amici. Pensateci bene… quante persone conoscete che si preoccupano per la qualità della vostra attività sessuale? Penso ben poche. Questi “amici” invece sanno (chissà come) dei vostri problemi e s’impegnano con tutto il cuore per procurarvi delle cospicue forniture di viagra. Adorabili!
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Sto scrivendo questo post usando la vecchia carretta, ovvero il vecchio e fedele portatile sempre pronto ad uscire dal ripostiglio quando il computer “ufficiale” per qualche motivo non e’ disponibile. La vecchia carretta e’ scomoda con la sua tastiera inglese, affamato d’energia con la sua batteria esausta e soporifero con la sua lentissima procedura d’avvio (dal momento dell’accensione al lancio del browser per la connessione internet possono volerci anche dieci minuti), eppure questo dinosauro tecnologico ogni volta si dimostra prezioso e quindi degno del mio più profondo rispetto. Ma cos’e’ successo al computer “ufficiale”? Semplice, si trova dal tecnico per curare una grave forma…virale. Con questo post voglio testimoniare la mia esperienza con la speranza, o meglio, l’augurio che leggendolo qualcuno riesca ad evitare di cadere nella stessa trappola.
Il fatto. Un malware e’ riuscito ad entrare nel mio pc approfittando di un momento di distrazione. E’ importante ricordare che antivirus e firewall NON sono del tutto invalicabili, soprattutto quando stiamo aggiornando la nostra macchina, e questo e’ quello che e’ successo a me. Al termine di una massiccia dose d’ aggiornamenti il firewall ha cominciato a chiedermi tutte le nuove autorizzazioni ai programmi in uso. Purtroppo alcuni di questi programmi non si presenta con il loro nome pubblico, ad esempio Firefox si presenta come firefox.exe ma non tutti sono cosi’ virtuosi ed e’ per questo che quando ho letto whwdkibtssd.exe (memorizzare il nome) non ho capito subito che si trattava di un file sconosciuto (colpa del caldo? ) ed e’ successo il guaio. In pochi istanti il programma si e’ installato senza che lo potessi fermare ed ha lanciato la trappola. La brutta bestia si presenta come la versione demo di un antivirus ovviamente inesistente (AV Security Suite) che ti segnala la presenza di una vagonata di virus da rimuovere, operazione possibile solo con la versione completa de programma “acquistabile” per qualche decina di euro. E’ chiaro che si tratta di un sistema per spillare dei soldi alla gente vendendo un prodotto inesistente e, si spera, pochi procedono con l’acquisto ma il problema e’ tutt’altro che risolto perché’ il malware non e’ “stupido” ed ha bloccato tutti programmi del computer (antivirus in particolare) con lo scopo di non farsi trovare e rimuovere. Anche l’installazione di uno spyware non porta a risultati perche’ anche questo viene bloccato al momento del lancio. Almeno nel mio caso tutti i tentavi d’aggirare l’ostacolo anche passando alla modalita’ provvisoria non hanno avuto successo e mi sono visto costretto a carica il computer in auto e portarlo dal tecnico. Per la cronaca quest’ultimo mi ha detto che nel mese di dicembre ha “bonificato” ben 300 macchine con lo stesso problema, poi per qualche mese la tregua, interrotta solo in questi giorni; quando ho consegnato il mio pc ero il terzo della giornata, cosa che mi ha fatto temere tempi lunghi per la riconsegna…ed infatti i giorni stanno passando.
Cosi’ ho deciso di tirar fuori la vecchia carretta per aggiornare oggi il blog. Per commenti ed escursioni nella rete invece se ne riparla, se va bene, domani. Non posso pretendere troppo dalla vecchia carretta.
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Con il caldo di questi giorni anche il semplice mangiare diventa un’impresa. Spariscono tutti i prodotti grassi e si da più spazio a frutta, verdura, e insalatone di riso o pasta. Già… la pasta. Io sono tra quelli che ben difficilmente ci rinuncia, basta un pizzico di fantasia e qualcosa di buono si tira sempre fuori. Fino ad oggi non avevo mai provato a fare il pesto alla Genovese e l’occasione, visto che mi trovo ad avere in casa gli ingredienti principali, mi sembra quella buona. Libri, riviste, siti web, tutti propongono la loro variante della ricetta spesso spacciandola per l’originale, ma quale sarà l’originale? Io questo ovviamente non lo so, di conseguenza mi limito a “creare” il piatto in base agli ingredienti in mio possesso ed alle informazioni vagamente memorizzate nella mia testa. Notare che nel titolo del post è presente la parola quasi, questo per evitare che un esercito di Liguri inferociti decida d’attraversare l’intera pianura padana con l’idea d’applicare alla lettera il termine “pesto” sul sottoscritto, cosa che mi riempirebbe di profondo dispiacere oltre che di lividi.
L’operazione. Come si vede nella prima foto ho unito pinoli, uno spicchio d’aglio, parmigiano ed un bel ciuffetto di basilico. A proposito del basilico: da me si trova solo la variante a foglia larga mentre, sembrerebbe, che per un buon pesto la qualità a foglia piccola sia più indicata. Leggenda o realtà? Non disponendo di un mortaio e non volendo usare mixer/frullatori per non scaldare eccessivamente il basilico (e non alterare gli oli essenziali presenti nelle foglie…) ho usato un particolare mixer con lame in plastica (seconda foto) che si attiva tirando l’apposita cordicella presente sul coperchio. In pratica è come l’accensione di un tagliaerba solo che manca il motore e le lame funzionano a …molla. In questa fase ho utilizzato un filo d’olio d’oliva per tenere ammorbidito l’impasto, solo al termine della miscelazione ho aggiunto dell’altro olio per portare la salsa ad una densità apprezzabile, il tutto ad occhio. A questo punto c’è ben poco da aggiungere, abbiamo unito la salsa alla pasta e siamo passati all’assaggio. Nonostante il colore pallido rispetto al pesto che si trova in commercio profumo e sapore hanno superato il mio esame personale. Mi chiedo come sarebbe venuto se, come mi avevano consigliato, avessi usato meno pinoli sostituendoli con delle noci. Sarebbe cambiata la consistenza o il sapore? Magari la prossima volta…

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L’inquinamento dell’aria e dell’acqua, acustico ed elettromagnetico non sono prerogativa solo dell’ambiente esterno. Sempre più di frequente si parla di inquinamento anche tra le pareti domestiche. Anzi sembra proprio che l’aria sia più inquinata in un ambiente chiuso rispetto a un ambiente aperto dove le sostanze nocive possono essere spazzate via dal vento. La nostra casa, quindi, richiede cura e attenzione per essere mantenuta in condizioni di salubrità e ciò è importantissimo se si vogliono evitare disturbi o vere e proprie patologie.
Gli inquinanti in casa – E’ ormai risaputo: il più diffuso inquinante è il fumo di tabacco che contiene oltre 4700 componenti chimici tra cui nicotina, formaldeide, benzene, stirene, cloruro di vinile, anidride solforosa, monossido di carbonio, alcuni di questi con provate proprietà cancerogene. Altri inquinanti sono gli ossidi di azoto ed il monossido di carbonio emessi dalle stufe a gas cherosene e legna e dalle polveri di casa. Questa, in particolare contiene agenti di origine biologica (virus, batteri, acari, ecc..) e chimica, come I biocidi contenuti in molti prodotti per la pulizia della casa. E’ bene quindi leggere le etichette dei prodotti che devono per legge riportare sulla confezione l’indicazione della loro pericolosità.
Una buona ventilazione – Per una casa sana è fondamentale una buona ventilazione. è il nostro fisico a dirci quando è ora di arieggiare un ambiente. In presenza di aria non sana (ossigeno sotto il 15% , biossido di carbonio sopra lo 0.07%) diminuisce, infatti, la concentrazione mentale e si manifestano sonnolenza e cefalea. La necessità di un ricambio d’aria in un ambiente confinato dipende dal numero di persone presenti, dal tipo di attività che vi si svolge e dal volume dell’ ambiente stesso. In inverno è meglio aprire completamente le ante delle finestre per un certo periodo piuttosto che tenerle leggermente aperte tutto il giorno. D’estate al contrario si può ridurre l’uso del climatizzatore adottando una buona ventilazione notturna.
I materiali da costruzione- Le pareti delle abitazioni sono di solito rivestite con intonaci o, più raramente con doghe di legno; bagni e cucine con piastrelle di ceramica. Anche questi rivestimenti possono influenzare il clima interno della casa.. L’intonaco per gli interni deve essere in grado di scambiare l’umidità dell’aria , assorbendone l’eccesso restituendolo quando l’aria riacquista la sua normale umidità. Tali proprietà sono possedute dall’intonaco tradizionale confezionato con la calce. Le piastrelle che rivestono bagni e cucine sono normalmente in ceramica smaltata applicate alle pareti con l’uso di collanti e stucchi sintetici. La posa più sostenibile a livello d’inquinamento ambientale è invece quella realizzata con malte tradizionali e successiva stuccatura con cemento bianco. Attenzione alle piastrelle molto colorate perché possono contenere piombo e altri metalli pesanti. Le pitture per tinteggiare le pareti intonacate hanno una composizione molto complessa e ad esse sono collegati problemi che riguardano la salute e l’ambiente. Per questo prima di acquistarle è bene informarsi sulla loro composizione e le indicazioni riportate sulle confezioni. Sarebbe inoltre opportuno restituire al negoziante I resti di vernici per lo smaltimento (anche se è prevedibile trovare resistenza).
I pavimenti – Un pavimento deve essere durevole, resistere allo sporco, facile da pulire, ignifugo. Esso va scelto in funzione del locale in cui sarà posato. Materiali come il cotto, la pietra e il legno svolgono un’azione equilibrante sull’umidità purché non abbiano subito trattamenti impermeabilizzanti, e mantengano a lungo il calore assunto. Quelli sintetici sono impermeabili e quindi il loro effetto sul microclima della casa è negativo. I pavimenti tessili per loro natura emettono fibre e accumulano polvere creando rischi per coloro che soffrono di disturbi allergici. Da quelli sintetici possono derivare emissioni di sostanze chimiche e da quelli di granito e basalto possibili emissioni radioattive.
L’arredamento- Districarsi nei meandri di ciò che offre il mercato dei mobili non è facile. Ci sono mobili di ogni qualità e per ogni tasca. Ciò che conta è il giusto rapporto tra qualità e prezzo. Sono da evitare I mobili che emettono un forte e sgradevole odore chimico per via dei trattamenti cui sono stati sottoposti; anche quando l’odore, infatti, è diventato quasi impercettibile continuano a emettere composti organici volatili.
Pericolo Radon – Una trattazione a parte merita il Radon, un gas radioattivo naturale che proviene dal sottosuolo e può provocare il cancro. E’ presente ovunque, anche se di solito in concentrazioni non preoccupanti. Si propaga nella casa dal sottosuolo, attraverso fessure e giunti nel pavimento, tubature, finestre a pianoterra. La concentrazione media rilevata in Italia è superiore a quella mondiale e le concentrazioni più alte nel nostro Paese si sono riscontrate in alcune aree del Lazio e del Friuli (zone vulcaniche). Anche alcuni materiali Da costruzione,tufo e certi tipi di granito, emettono Radon. Prima di costruire una casa quindi se si ritiene di trovarsi in un’area a rischio sarebbe utile consultare la ASL locale.
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LE LACRIME DELLA MADDALENA E LA PIOGGIA DI SANT’ANNA
Verso la fine di Luglio ci sono – solitamente – due interruzioni al grande caldo. La prima è attorno al 22 del mese e viene ricordata come le lacrime della Maddalena, che piangerebbe pentita per aver condotto una vita immorale prima di conoscere Cristo. La seconda interruzione, invece, è conosciuta come la pioggia di Sant’Anna che è la patrona dei mietitori e facendo piovere porterebbe un po’ di sollievo ai suoi protetti spezzando momentaneamente il caldo afoso di luglio.
Da fare con luna crescente
FRUTTETO
Iniziare la piantagione della fragola.
ORTO
Seminare agretto, bietola da coste, fagiolino e fagiolo nani, prezzemolo, ravanello, zucchina. Trapiantare all’aperto: Cavolo, indivia riccia, lattuga, sedano.
GIARDINO
Seminare: digitale, erbacee perenni, garofano, malva rosa, pratolina, primula, viola, violacciocca. In vaso: giovane crisantemo.
Da fare con luna calante
FRUTTETO
Eliminare i succhioni su melo e pero. Eseguire la potatura verde estiva di albicocco, ciliegio, pesco, ribes e più in generale degli arbusti da frutto. Lavorare in superficie il terreno.
ORTO
Seminare in semenzaio all’aperto: cavolo cappuccio autunnale-invernale precoce, cicoria, catalogna, indivia riccia e scarola, lattuga, porro, radicchio. A dimora all’aperto: barbabietola, finocchio precoce. Cimare: anguria, cetriolo, melone.
GIARDINO
Cimare le erbacee da fiore sfiorite. Potare i roseti rampicanti non rifiorenti. Regolare le siepi, i cespugli e le arbustive da fiore. Intervenire su alberi e arbusti sfioriti. Preparare il terreno per la semina del prato. Pacciamare le annuali da fiore e le bulbose a fioritura estiva.
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Si tratta di uno dei più celebri e discussi romanzi di scienze fiction. Scritto nell’ormai lontano 1898 da Herbert G. Wells il libro ha saputo far parlare ancora di se grazie alla leggendaria versione radiofonica del 1938 ad opera di Orson Welles e i due film: il primo del 1953 diretto da Byron Haskin, il secondo del 2005 diretto da Steven Spielberg.
Ogni versione della storia rispecchia nel suo narrare le paure più opprimenti dell’epoca.
Nel romanzo originale la “vittima “ è una Londra che rispecchia i timori del primo novecento, in particolare quelle pressione del Kaiser che sfoceranno poi drammaticamente nella prima guerra mondiale.
Nel ’38 la versione radiofonica colpì gli americani nella loro culla d’ingenuità; molti pensarono veramente ad una invasione aliena del New Jersey e vi furono reali scene di panico e fughe di massa. Tale fu il ricordo dell’episodio che quando qualche anno dopo le trasmissioni radiofoniche vennero interrotte per annunciare che Pearl Harbour era stata distrutta dai giapponesi, molti americani che avevano ascoltato la trasmissione di Welles lo considerarono uno scherzo di cattivo gusto.
Quella che segue è una trascrizione dei primi minuti dello sceneggiato radiofonico:
(Siamo in onda)
Annunciatore: “Dalla Meridian Room dell’Hotel Park Plaza, di New York, vi trasmettiamo un programma musicale di Ramon Raquello e la sua orchestra. Ramom Raquello inizia con la ‘Comparsita’!”
(Si odono le prime note del motivo)
Annunciatore: “Signore e signori, vogliate scusarci per l’interruzione del nostro programma di musica da ballo, ma ci è appena pervenuto uno speciale bollettino della Intercontinental Radio News. Alle 7:40, ora centrale, il professor Farrell dell’Osservatorio di Mount Jennings, Chicago, Illinois, ha rilevato diverse esplosioni di gas incandescente che si sono succedute ad intervalli regolari sul pianeta Marte. Le indagini spettroscopiche hanno stabilito che il gas in questione è idrogeno e si sta muovendo verso la Terra ad enorme velocità. Dall’Osservatorio di Princeton il professor Pierson ha confermato le osservazioni di Farrell e ha descritto il fenomeno come qualcosa di simile a fiammate azzurre sparate da un cannone.
Torniamo ora alla musica di Ramon Raquello che suona per voi nella Meridian Room, dell’Hotel Park Plaza di New York”.
(Riprende il motivo musicale che termina dopo qualche minuto… rumore di applausi)
Annunciatore: “Ora un pezzo che incontra sempre il favore del pubblico, la popolarissima ‘Polvere di stelle’ eseguita da Ramon Raquello e la sua orchestra…”
(Musica)
Annunciatore: “Signore e signori, a seguito delle notizie riferite nel bollettino trasmesso pochi minuti fa, l’Ufficio Meteorologico Governativo ha pregato i maggiori Osservatori della nazione di seguire attentamente qualsiasi altro disturbo che si verifichi sul pianeta Marte. L’insolita natura di questi fenomeni ci ha indotti a richiedere il parere di un noto astronomo, il professor Pierson, dal quale ci attendiamo delle delucidazioni. Fra qualche minuto saremo collegati con l’Osservatorio Astronomico di Princeton, New Jersey. In attesa dell’intervista, riprendiamo la musica di Ramon Raquello e la sua orchestra”.
(Musica)
Annunciatore: “È pronto il collegamento con l’Osservatorio di Princeton, dove il nostro cronista Carl Phillips intervisterà per voi l’astronomo Richard Pierson. Ci trasferiamo dunque a Princeton, nel New Jersey”.
(Rumori confusi. Voci echeggianti)
Phillips: “Buonasera, signore e signori. È Carl Phillips che vi parla dall’Osservatorio di Princeton…”
Nel più assoluto verismo segue un’intervista con il professor Pierson sul pianeta Marte e i fenomeni segnalati sulla sua superficie. Poi viene data lettura di un messaggio pervenuto all’Osservatorio di Princeton.
Phillips: “Signore e signori, vorrei leggervi un telegramma indirizzato al professor Pierson dal dottor Gray, del Museo di Storia Naturale di New York. Il testo dice: “Ore 21:15, ora standard delle regioni orientali. I sismografi hanno registrato una scossa di forte intensità verificatasi in un raggio di 20 miglia da Princeton. Per favore, investigate. Firmato: Lloyd Gray, capo della Divisione Astronomica…”.
Ultimata l’intervista, lo studio di New York dà lettura di un bollettino speciale secondo cui, alle 20:50 circa, un oggetto fiammeggiante di grandi dimensioni, ritenuto un meteorite, è precipitato in una fattoria nei pressi di Grovers Mill, New Jersey:
Annunciatore: “Abbiamo subito inviato una speciale unità mobile e il nostro cronista, Carl Phillips, appena giunto sul posto, vi darà una completa descrizione del meteorite di Grovers Mill…”
Interrompendo il successivo programma musicale di Bobby Millette e la sua orchestra dall’Hotel Martinet di Brooklyn, l’annunciatore passa nuovamente la parola a Carl Phillips:
“Signore e signori è di nuovo Carl Phillips che vi parla dalla fattoria Wilmuth a Grovers Mill. Il professor Pierson ed io abbiamo percorso le 11 miglia da Princeton in dieci minuti. Bene, non… non so come cominciare per darvi una descrizione completa della strana scena che ho davanti agli occhi, qualcosa che assomiglia a una versione moderna delle ‘Mille e una notte’. Bene, sono appena arrivato. Non ho ancora potuto guardarmi intorno. Scommetto che è quello. Sì, penso che sia proprio quella la… cosa. Si trova proprio davanti a me, mezza sepolta in un’ampia fossa. Deve avere impattato con una forza tremenda. Il terreno è coperto di frammenti di un albero che l’oggetto ha investito toccando terra. Ciò che posso vedere dell’… oggetto non assomiglia molto a un meteorite, o almeno ai meteoriti che ho visto prima d’ora. Sembra piuttosto un grosso cilindro…”.
Seguono un’intervista con il proprietario della fattoria e quindi alcune domande al professor Pierson a proposito dello strano ronzio che sembra provenire dall’oggetto. Poi:
“Un momento! Sta accadendo qualcosa! Signori e signore, è terrificante! L’estremità dell’oggetto comincia a muoversi! La sommità ha cominciato a ruotare come se fosse avvitata! La cosa deve essere vuota all’interno!”
(Voci) “Si muove!” “Guardate, si svita, si svita, dannazione!” “State indietro, là! State indietro! Lo ripeto!” “Può darsi che ci siano degli uomini che vogliono scendere!” “È rovente, sarebbero ridotti in cenere!” “State indietro, laggiù! Tenete indietro quegli idioti!”
(Improvvisamente si ode il rumore di un grosso pezzo di metallo che cade)
Voci: “Si è svitata! La cima è caduta!” “Guardate là! State indietro!”
Phillips: “Signore e signori, è la cosa più terribile alla quale abbia mai assistito… Aspettate un momento! Qualcuno sta cercando di affacciarsi alla sommità… Qualcuno… o qualcosa. Nell’oscurità vedo scintillare due dischi luminosi… sono occhi? Potrebbe essere un volto. Potrebbe essere…”.
(Urlo di terrore della folla)
“Buon Dio, dall’ombra sta uscendo qualcosa di grigio che si contorce come un serpente. Eccone un altro e un altro ancora. Sembrano tentacoli. Ecco, ora posso vedere il corpo intero. È grande come un orso e luccica come cuoio umido. Ma il muso! È… indescrivibile. Devo farmi forza per riuscire a guardarlo. Gli occhi sono neri e brillano come quelli di un serpente. La bocca è a forma di V e della bava cade dalle labbra senza forma che sembrano tremare e pulsare. Il mostro, o quello che è, si muove a fatica. Sembra appesantito… forse la gravità o qualcos’altro. La cosa si solleva. La folla indietreggia. Hanno visto abbastanza. È un’esperienza straordinaria. Non riesco a trovare le parole… porto il microfono con me mentre parlo… Devo sospendere la trasmissione finché non avrò trovato un nuovo posto di osservazione. Restate in ascolto, per favore, riprenderò fra un minuto…”
…………………………………………………………………….
lo sceneggiato continua con un crescendo di tensione e tanto di intervento del “Ministro dell’Interno”.
Il film del ’53 pur rispecchiando una continuità della versione precedente si segnala per l’impatto della paura nucleare (siamo in piena guerra fredda) ed ovviamente per gli effetti speciali che per la prima volta, fanno la differenza in un film di fantascienza
Breve riassunto del film:
Un meteorite cade nei pressi di una piccola comunità. Un gruppo di cittadini si reca sul luogo dell’impatto per investigare; fra loro sono lo scienziato Clayton Forrester, la giovane Sylvia Van Buren e suo zio, il pastore Matthew Collins. Quando la folla si é diradata, dalla sommità del meteorite emerge un tentacolo metallico sormontato da una sfera luminescente. Gli uomini lasciati di guardia si avvicinano sventolando una bandiera bianca in segno di pace, ma vengono disintegrati da un raggio mortale. Forrester scopre che la meteora nasconde una nave spaziale e che la terra sta per subire una invasione. Il generale Mann informa lo scienziato che altre meteore simili stanno cadendo in diverse parti del mondo. Le astronavi Marziane calano sulle città distruggendo tutto quello che incontrano, esse, protette da un campo di forza che respinge ogni tipo di attacco, anche nucleare, sembrano essere indistruttibili. I Marziani invadono Los Angeles, la popolazione fugge in preda al terrore, poi, improvvisamente, mentre le navi si preparano all’attacco finale, uno dei veicoli barcolla e si abbatte contro un edificio…in tutto il mondo le astronavi aliene subiscono la stessa sorte. I Marziani sono morti, vittime di quei germi patogeni da cui, millenni di evoluzione, ci hanno resi immuni.
La versione di Spielberg (2005) è quella che più fa discutere.
Sicuramente a noi uomini del nuovo millennio fa strano che questi alieni super tecnologici, che hanno attraversato spazi siderali alla fine si facciano fregare da un banale raffreddore come nelle versioni precedenti.
Al di la di questo l’opera di Spielberg è apprezzabile per per il buon uso degli effetti speciali. Si noti che l’alieno “Tripode” rispecchia maggiormente la versione originale del romanzo. Nella versione cinematografica del ’53 si ripiegò alla versione “disco volante” unicamente per limiti di realizzazione.
Interessante anche l’idea di raccontare la storia non dal punto di vista di scienziati e militari come in origine ma da quella di un normale padre di famiglia che tenta in tutti i modi di portare in salvo i propri figli. E qui possiamo dire che la paura citata è quella legata al più recente fenomeno del terrorismo
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L’estate è arrivata ma come spesso capita lo si capisce solo consultando il calendario. Piogge abbondanti ed un brusco calo delle temperature hanno lasciato il segno in tutto il paese. Nella mia zona le perturbazioni sono state particolarmente violente ed hanno avuto il loro apice con l’arrivo di una tromba d’aria che ha colpito alcuni comuni tra Padova e Venezia mentre, spostandoci più ad est, le piogge hanno allagato vaste zone costringendo alla fuga i primi turisti accampati nei campeggi.
Nel mio quartiere la vittima più illustre di questa perturbazione è stata una centralina telefonica; ecco perché per qualche giorno sono stato così “silenzioso” in rete. Posso dire che mi è andata bene, il disagio di trovarsi senza linea telefonica e connessione internet è nulla se paragonato a chi ha subito danni a casa e/o automobili.
A tal proposito devo lamentare un altro caso (anche se meno grave di queste) di inutile creatività giornalistica. I quotidiano hanno dato giustamente molto spazio alla cronaca citando storie, testimonianze, entità dei danni, ecc…. ed hanno integrato gli articoli con alcune foto scattate dopo il passaggi della tromba d’aria. In particolare mi ha colpito una foto accompagnata da questa didascalia:” Un albero abbattuto in pieno centro… finito sopra un’auto”. Si vede chiaramente l’albero abbattuto lungo la strada e l’auto che “sembra” trovarsi sotto i suoi rami. “Sembra”, perché l’auto non appare affatto malconcia.
Il mistero viene svelato in un’altra foto dove, citando un “albero sradicato”, s’intravede la stessa auto di prima vista da un’altra posizione. Si scopre così che l’albero è caduto accanto all’auto parcheggiata senza toccarla e che l’effetto “schiacciamento” della prima foto è un’illusione creata dall’inquadratura. Ora mi chiedo: perché inserire una didascalia che NON dice la verità? Nell’articolo si parla di numerose auto danneggiate e la cosa è sicuramente credibile vista la violenza della perturbazione; la stessa foto “incriminata” mostra i danni della tromba d’aria in tutta la loro drammaticità e quella didascalia è del tutto inutile, anzi, trattandosi di una bugia è pure dannosa per la credibilità dell’articolo.
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Dopo aver smaltito fatiche e libagioni del Cansiglio ci siamo trasferiti nella provincia di Trento. Qui dopo una breve sosta a San Martino di Castrozza abbiamo raggiunto il Passo Rolle (ben conosciuto da chi ama il ciclismo) e da li, a piedi, è iniziato l’attacco al nostro vero obbiettivo: il Monte Castellazzo.
Fino a non molte tempo fa questo monte era uno dei tanti elementi che compongono il paesaggio di questa terra, paesaggio che vede primeggiare per “popolarità” le Pale di San Martino, ma un bel giorno le cose cambiarono. L’idea partì dall’istruttore di camminata nordica (nordic walking) Pino Dellasega affascinato dalla bellezza del luogo e dalla forte spiritualità che ci vedeva. Non mi dilungo sui particolari dello sviluppo della storia; sta di fatto che al suo progetto si unirono diverse persone di fede che portarono alla realizzazione del Cristo Pensante. Una “ doppia opera” composta da un Cristo in marmo bianco (predazzite) realizzato dallo scultore Paolo Lauton ed una croce di ferro realizzata da Pierpaolo Dellantonio. Il 16 Giugno 2009 le due opere sono state posate sulla vetta de Monte Castellazzo. In coda al post trovate il video che mostra le fasi salienti della posa.
Passiamo a noi: da Passo Rolle inizia il percorso attraverso una strada sterrata che passa davanti alla Capanna Cervino per raggiungere poi Baita Segantini dove inizia il vero percorso trekking. Questa parte del percorso si può fare in auto rispettando gli orari consentiti o attraverso un servizio navetta attivo solo durante l’estate. Personalmente trovo assurdo percorrere in auto questo tratto di strada, in fondo siamo li per rilassarci, non dobbiamo “timbrare il cartellino”, e poi il paesaggio ha il suo fascino anche da bassa quota (siamo comunque a quota 2000 metri). Il percorso è semplice da seguire, viene indicato come R01 e ci fa girare sulla destra del cima Costazza prima di salire verso il Castellazzo. Il percorso è molto bello ma presenta alcune insidie se affrontato in questo periodo dove ci sono ancora numerose “chiazze” di neve sui punti più ombreggiati e ripidi del sentiero. Se vogliamo una soluzione più corta e semplice basta tenere la sinistra della Costazza (noi abbiamo fatto questa via al ritorno), entrambe le vie portano allo stesso punto dove inizia la salita del Castellazzo. Punto dove troviamo quattro rocce che sembrano fatte apposta per una pausa colazione in compagnia di una famiglia di allegre marmotte. Ovviamente loro stanno a distanza di sicurezza a valle della nostra posizione. A questo punto inizia la parte più impegnativa della salita complicata dalla presenta di neve che ci nasconde il sentiero. Morale: se non siamo dei capretti di montagna meglio aspettare che la neve sia scomparsa del tutto prima d’affrontare questi percorsi. Sta di fatto che in prossimità della cima ci siamo trovati in difficoltà; in questo punto la neve copriva una vasta superficie e i punti scoperti apparivano decisamente poco agevoli da affrontare. Abbiamo così deciso di aspettare lo scalatore solitario che avevamo visto salire dietro di noi contando sulla sua competenza (pensiero: “deve” essere competente visto come sale rapidamente…). Dopo qualche minuto LA (trattasi di ragazza) scalatrice solitaria ci raggiunse e noi potemmo finalmente ed umilmente chiedere: – “Come possiamo raggiungere la vetta?” – “ Non lo so” – disse lei – “E’ la prima volta che vengo qui”- (sconforto nei nostri volti) – “Io provo a salire e quando ritrovo il sentiero vi faccio un segno” – (santa donna!). Dopo qualche minuto la ragazza raggiunse la vetta e da li c’indicò la via da percorrere. Diciamo subito che il ritorno è stato più agevole, dall’alto si vede chiaramente dove… mettere i piedi.
Un discorso a parte merita l’esperienza vissuta in cima al monte. Io non sono “uomo di fede”, almeno non in forma convenzionale ed al cristo pensante do tanti significati anche positivi ma non di tipo religioso, eppure, trovarsi li in una parvenza di “in cima al mondo” nel silenzio più assoluto in compagna di due oggetti che per loro natura non dovrebbero trovarsi li è un’esperienza veramente appagante. Dico appagante perché non riesco a trovare altre parole per descrivere l’esperienza. Forse si può solo dire …da provare.
Nello slideshow alcune “istantanee” colte tra il Bosco del Cansiglio ed il Monte Castellazzo.
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Se vogliamo staccare la spina dallo stress e trovare rifugio in qualche piccolo angolo di paradiso per noi Italiani non è necessario intraprendere viaggi lunghi e snervanti, a volte bastano solo un paio d’ore d’auto per trovare la soluzione, avendo cura, se possibile, di evitare la domenica quando le “orde barbariche” invadono tutte le strade. La settimana scorsa cogliendo l’occasione di qualche giorno di ferie abbiamo fatto un paio di “raid” tra monti e colline del nostro nordest.
Il primo obbiettivo è stato il Cansiglio con le sue malghe, le ex torbiere ed i tipici prodotti caseari. A tal proposito: chissà perché molte persone che soffrono d’ allergie ed intolleranze a latte e formaggi se consumano i prodotti di questa zona non hanno alcun problema…mah! Il pezzo forte della gitarrella sul Cansiglio è stata un’escursione all’interno dei suoi boschi: partenza dal villaggio Cimbro di Vallorch. Il percorsi consigliato per chi non mangia pane e montagna è quello segnato come F1. La guida in nostro possesso indicava una lunghezza di 12 Km da percorre in circa tre ore. Mi permetto di dissentire; completare il percorso in sole tre ore significa camminare a passo svelto (troppo svelto) quasi si stesse facendo una gara. E il piacere di gustarsi il paesaggio e silenzio dove lo mettiamo? Nel cronometro? In questa stessa guida manca l’indicazione dove F1 diventa F2; nulla di grave, ci si “ri-orienta” rapidamente e si trovano facilmente le indicazioni successive H3, S, Le prese, Millifret, ecc… .L’aspetto curioso è che F2 è più duro del tratto F1, che sia per questo che hanno omesso l’indicazione? Magari nel trekking usano le stesse scale usate per misurare l’intensità dei tornado (scala Fujita). Gente di montagna perdonatemi, è solo una battuta.
La sensazione più piacevole che si prova è quando si discende il percorso S Ci si trova nel bel bezzo del bosco di faggi e conifere e dal fondo della vallata l’aria ti colpisce amorevolmente il volto. Una botta di ossigeno ritemprante in gradi d’allungarti la vita di almeno 10/15 anni. Poi… per un attimo… pensi al tuo paese, pensi al tuo governo, pensi alle difficoltà che potresti creare vivendo 15 anni in più, 15 anni di pensione che “ruberesti a loro”. Pensi: quasi quasi prima di tornare a casa passo per Porto Marghera e mi riempio i polmoni di porcherie. E già! 15 anni sono troppi, due al massimo non di più! Magari basta che mi attacco 10 minuti allo scarico dell’auto quando torniamo a valle, risparmierei pure del tempo. Sia chiaro che questo pensiero è durato solo un attimo. Molto meno del tempo impiegato a dire questa cazzata. Nella realtà poche ore passate dentro un bosco sono una vera medicina per il corpo e per lo spirito. Momenti da cogliere al volo ogni volta che ne abbiamo l’occasione.
(continua….)
Una delle regole “non” scritte del blog sarebbe quella di cercare di non essere troppo lunghi in modo da non spaventare/annoiare i lettori. Per questo motivo la parte dedicata al monte Castellazzo troverà spazio nel prossimo post insieme alle foto.
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