Le recenti vicissitudini dentistiche passate da camu mi hanno fatto pensare alla mia curiosa situazione su questo tema. Qualcuno ricorda Paolo? Quello che diceva: ”Mai avuto carie in vita mia!”

Ebbene, questa frase la potrei benissimo fare mia e pure con un notevole vantaggio nei confronti di Paolo. Lui all’epoca “aveva” quattordici anni; ancora pochi per considerarsi fuori pericolo sia dalle carie che dal rischio di perdere qualche dente sbattendo contro un albero (pensa a guidare invece di ripetere sempre la stessa frase come un pappagallo!) mentre io ho raggiunto indenne i quarant’anni senza far arricchire il mio dentista. Tiè! Mi sono sempre chiesto da cosa dipendesse questa mia fortuna visto che sono l’unico della mia famiglia a non aver mai avuto problemi con i denti. Sono arrivato a teorizzare un’ipotesi bizzarra che purtroppo non ho mai avuto la possibilità di verificare. E se fosse un benevolo effetto collaterale? Mi spiego: quand’ero bambino, ma proprio piccino piccino, il mio medico di allora (non lo definirei pediatra) per ogni tipo di malanno prescriveva sciroppi a base di tetraciclina, un farmaco (oggi) vivamente sconsigliato a bambini e donne in gravidanza visti i pesanti effetti collaterali che può innescare. Una caratteristica che accomuna noi bevitori di sciroppo alla tetraciclina nati tra gli anni sessanta e settanta è il colore dei denti. Nessuno di noi ha denti bianchissimi da spot pubblicitario, sono di colore più scuro come quelli di chi fuma o consuma quantità industriali di te’ e caffè. Ed ecco la domanda che mi sono posto: è possibile che la tetraciclina, in qualche modo, magari associata “casualmente” a qualche altra sostanza possa creare una qualche barriera contro la formazione delle carie? A questa mia domanda posta a qualche medico e dentista la risposta è sempre stata la stessa: “Boooooo!!!! “ Non sempre in questa forma infantile ma il senso era questo. Chissà se apportando le giuste modifiche sostanze come la tetraciclina, ma anche altre (questa la cito solo per esperienza personale) potrebbero eliminare definitivamente un problema come le carie. E per quel che riguarda il colore dei denti? Beh…il colore è una “convenzione sociale”, penso che il mondo intero metterebbe la firma per avere la garanzia di denti sani, fossero anche verdi!
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LEGGENDA DI SAN VALENTINO
Si narra di Sabino che passeggiando per Terni, vide una bella ragazza – Serapia – e se ne innamorò. Il giovane chiese ai genitori di lei di poterla sposare ma ricevette un rifiuto in quanto pagano. Per superare questo ostacolo , la bella suggerì di andare dal loro Vescovo – Valentino – per avvicinarsi alla religione cristiana e ricevere il battesimo. Purtroppo, proprio mentre si preparavano i festeggiamenti per il battesimo di Sabino (e per le prossime nozze) Serapia si ammalò di tisi. Valentino fu chiamato al capezzale della ragazza oramai moribonda. Sabino supplicò Valentino affinchè non fosse separato dalla sua amata. Valentino battezzò il giovane, ed unì i due in matrimonio e mentre levò le mani in alto per la benedizione, un sonno beatificante avvolse quei due cuori per l’eternità.
Da fare con luna crescete
FRUTTETO. Trapiantare/piantare alberi e arbusti da frutto.
ORTO. In semenzaio riscaldato: seminare basilico, peperone, pomodoro. In vasetti riscaldati:anguria, melone, cetriolo,zucchina, melanzana. A dimora protetta: erbe aromatiche, bietola da orto,carota, prezzemolo, rucola. Trapiantare all’aperto: cipolla da semenzaio. Trapiantare in coltura protetta: lattuga a cappuccio.
GIARDINO. Seminare in semenzaio riscaldato: annuali da fiore, begonia, garofano, petunia. Trapiantare e piantare alberi,e arbusti, in particolare forsizia e rosa. Seminare annuali rampicanti e viola. Riprodurre per talea piante a fusto tenero; dividere i cespi delle piante vivaci; mettere i mazzi di radici di dalia in serra per ottenere talee.
Da fare con luna calante
FRUTTETO. Potare albicocco, mandorlo, pero, melo, pesco,susino, vite. Concimare e preparare il terreno per gli impianti primaverili. Effettuare il riordino e la pulizia dei frutteti già preparati prestando attenzione ai trattamenti contro ragnetto rosso e cancro del mero e de melo.
ORTO. Seminare aglio, bulbi, bietola, cipolla, cipollina, spinaci. A dimora protetta: lattuga e sedano. Effettuare la lavorazione del terreno e concimazione di base. Effettuare l’imbiancamento del radicchio di Treviso e di Verona:Trapiantare aglio, cipolla e scalogno.
GIARDINO. Effettuare la lavorazione e la concimazione di base. Seminare il pisello odoroso, fiordaliso e speronella. Potare gli arbusti che hanno fiorito a Dicembre e Gennaio; alberi a foglia caduca, siepi, rose e stelle di Natale. Se necessario trattare il manto erboso contro i muschi.
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In questi giorni i possessori dei blog di casa Tiscali stanno ricevendo delle email dove vengono informati dell’imminente passaggio dei loro blog alla piattaforma Wordpress. Per circa un mese le due piattaforme conviveranno in parallelo in modo da permettere agli utenti di provare quella nuova senza dover abbandonare bruscamente quella vecchia. Poi, in modo del tutto automatico, tutto il materiale presente nel vecchio blog (testi, immagini, video…) migrerà definitivamente in quello nuovo. Perché questa decisione da parte di Tiscali? La mia impressione è che abbiano deciso di mollare la piattaforma “fatta in casa” per una semplice questione di opportunità. Perché insistere nell’investire risorse in una piattaforma che non riesce a conquistare il cuore dei blogger, quando si può usufruire di una piattaforma gratuita e popolarissima come wordpress dove basta metter giù quelle quattro personalizzazioni utili a creare il “marchio di fabbrica” e lasciare ad altri la parte rognosa dello sviluppo del programma? Il wordpress di Tiscali è praticamente lo stesso MU (multi-utenti) che usa wordpress.com. Quindi una versione “chiavi in mano” perfettamente testata e fornita di un buon numero di gadget utili ad un uso normale di un blog. L’ideale per un un utente poco esperto, meno ovviamente per i più esigenti che si sentono frenati dalle limitazioni di questa versione; per loro ovviamente la soluzione è il “vero wordpress”. Ho visto che lo staff di Tiscali ha già iniziato a caricare i primi template e, cosa curiosa ma interessante, anche qualcuno diverso dal classico pacchetto wordpress.com. Ad esempio ho trovato Mandigo, lo stesso template che uso in questo momento per il mio blog. La versione non è delle più recenti ma è comunque fornita di tutte quelle opzioni che ne fanno una delle soluzioni più “evolute” per un wordpress in versione MU. Sono curioso di vedere come accoglieranno questa novità i blogger di Tiscali. Immagino bene visto che come comunità non mi sembra goda di buonissima salute; Il numero di blog abbandonati, molti dei quali dopo solo uno o due post di prova, è uno dei più alti che io abbia mai incontrato girando tra le varie comunità. Vedremo se questa nuova linfa favorirà in futuro la crescita di qualche bel blogger con la B maiuscola. Me lo auguro.
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Nel mio “essere blogger” posso accettare tutto: critiche, sberleffi, anche insulti, ma di sicuro non posso accettare che mi si venga a dire come devo gestire questo spazio. Non mi si deve “ricattare” con proposte dal velato (ma neppure tanto) sapore commerciale in favore di chicchessia. Non mi si può chiedere di essere quello che non sono; avere quei requisiti standard (?) da rendermi “meritevole” di sedere in tribuna blog-vip o venir messo da parte. Non mi si può chiedere di essere “tuo amico” con la clausola di non essere “suo amico”. Per farla breve…non mi si può rompere le balle per delle seghe mentali partorite da gente che neppure conosco.
A questo punto non mi rimane che fare pulizia. Ci sono tanti modo di fare pulizia, alcuni più tecnici e sottili, altri più grossolani ed evidenti. Ad esempio chi legge questo blog avrà notato che è scomparso il blogroll. Scomparso ma non morto, ora sotto le categorie c’è un collegamento ad una pagina Note Web dove sono elencati un discreto numero di siti/blog che seguo. In buona parte vengono ripresi i vecchi link del blogroll più qualcuno di “nuovo”. Praticamente si tratta della copia di uno dei segnalibri del mio browser preso tale e quale e pubblicato. Ma… (mi si potrebbe contestare) fatto così non è un nuovo blogroll? Risposta: razionalmente possiamo anche dire si, ma per i mental-segaioli di cui sopra ….
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Le proteste seguite alle elezioni presidenziali del 2009 in Iran sono state segnate dalle drammatiche immagini della morte di una ragazza colpita in pieno petto da una fucilata. Il filmato amatoriale degli ultimi istanti di vita della giovane ha fatto il giro del mondo e lei è diventata, suo malgrado, il simbolo della ribellione alle autorità che comandano quel paese. Nei giorni successi all’omicidio le sue immagini di “vita quotidiana” sono cominciate a girare nei giornali e nel web ed hanno avuto un secondo “incisivo” effetto. Mentre le prime immagine, quella della sua morte, avevano sconvolto tutti per le la loro drammaticità, quelle della “Leda quotidiana” sono state uno schiaffo a tutti i distratti del mondo occidentale. Tutti quelli che generalizzavano senza farsi tanti problemi e s’immaginavano le donne Arabe o Marocchine tutte uguali, coperte da veli, burqa, ecc…(quante persone conoscete che definiscono Arabe/Marocchine tutte quelle persone che provengono da quel “piccolo territorio” compreso tra Marocco e Afghanistan?). Questi si sono trovati davanti le foto di una donna vestita il più delle volte all’occidentale, spesso in situazioni d’allegria o comunque festose (come la foto del suo ventiquattresimo compleanno su Iranian.com). In quel momento molti distratti non hanno più visto la ragazza morta sulle strade di Teheran come un’entità lontana nello spazio ma una persona che poteva essere benissimo la compagna di classe della loro figlia, la commessa del negozio sotto casa o più semplicemente la propria vicina.
Oggi Neda Agha-Soltan avrebbe compiuto 28 anni.
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Quante volte ci capita di cercare qualcosa e di trovarne un’altra che ormai avevamo dato per scomparsa? E’ capitato a me pochi giorni fa quando mi è letteralmente riapparso davanti il biglietto da visita di un ristorante “ricordo” del mio primo viaggio a New York tanti anno fa. Biglietto che avevo cercato più volte in passato, in particolare nell’occasione del mio secondo viaggio a N.Y.. In quella volta cercai di ritrovare “a memoria” il ristorante contando sul fatto che Manhattan è piuttosto semplice da girare. Non mi riuscì di ritrovare il ristorante e solo ora, biglietto di visita ed indirizzo in mano, ne comprendo il motivo. Il Pisello Restaurant non esiste più; chiuse l’anno successivo al mio viaggio per essere sostituito dal Cuba Cafe, un locale completamente diverso tutt’oggi ancora in attività.
Mentre rigiro tra le mani il vecchio biglietto da visita ripenso a quel lontano giorno d’ottobre: ricordo una giornata di sole disturbata da un vento non forte ma freddo. Io e il mio amico nel corso della mattinata avevamo già preso un paio di caffè per scaldarci le budella ma, vista l’ora e la necessità di ricaricare le batterie dopo la lunga camminata, stavamo valutando le possibili soluzioni per il pranzo. A quell’ora spuntano come zombi dopo il tramonto delle figure che io definirei “butta-dentro”. Davanti ad ogni ristorante, bar, caffè e negozio d’ alimentari questi personaggi, a volte dall’aspetto “umano” ma spesso vestiti da improbabili paperi o panini umani, ti sbattono davanti al naso un pezzo di carta colorato che spacciano per il fantastico menù del giorno offerto dal locale; i più aggressivi arrivano quasi a tentare di trascinarti all’inteso del locale coinvolgendoti in un surreale balletto fatto di scatti e finte. Avevamo superato da poco un’area infestata da zombi quando ci trovammo di fronte ad una graziosa ragazza dai capelli rossi vestita di nero, un nero informale ma comunque elegante. Non disse una parola, accennò un sorriso amichevole ed aprì la porta che le stava alle spalle invitandoci ad entrare nel “Restaurant” (per un attimo avevo intravisto la parola scritta sulla porta del locale che all’esterno era sostanzialmente anonimo). Come automi entrammo nel ristorante accompagnati da un ragazzo, pure lui vestito di nero, che ci fece accomodare al tavolo per poi lasciarci soli per qualche instante. Quel minuto ci fu utile per prendere consapevolezza di quello che era successo e dove ci trovavamo: il locale era piccolo, pochi tavoli, pochissimo personale, arredamento semplice ed elegante in linea con le divise del personale. Un particolare che notammo subito fu che il personale era tutto gay. Ci venne da ridere pensando che mentre davanti a tutti i locali dove eravamo passati i butta-dentro erano tutti uomini (spesso ridicoli) nel locale a gestione gay il butta-dentro era una donna, una bella donna (considerazione personale). Fu così che quando tornò al tavolo il ragazzo per prendere le ordinazioni gli puntai contro (amichevolmente) un dito accusatore e gli dissi in dialetto qualcosa come “Tu ci hai preso in giro amico!”. Il ragazzo in qualche modo capì perché si mise a ridere; dalla cucina spuntò anche la testa del cuoco messicano che, sentendoci parlare in veneto, aveva colto qualche assonanza con lo spagnolo (amigo?). Fu così che avemmo modo di fare due chiacchiere in un inusuale misto di italiano-inglese-spagnolo-veneto; chiacchiere che ci fecero conoscere il “piccolo mondo” rappresentato dal personale del Pisello Restaurant. Un gruppo multietnico di scuola culinaria Francese innamorati della tradizione Italiana. Il risultato? Un mega piatto di agnolotti dal gusto strepitoso! Onestamente avevamo provato un attimo di terrore all’arrivo dei piatti ,vedendo gli agnolotti circondanti da una trincea di polvere bianca come fossero delle fette di pandoro imbiancate dallo zucchero a velo, ed invece scoprimmo un gradevole sapore di vaniglia che ben si legava con il resto degli ingredienti. Ingredienti che dopo tanti anni purtroppo non ricordo; solo la vaniglia mi è rimasta impressa nella memoria, oltre il buon sapore complessivo della pietanza.
Come ho detto dopo tanti anni di quell’esperienza mi rimangono il ricordo di una buona mangiata, la simpatia del personale del locale, la loro ironia (Pisello…), la nostalgia e la consapevolezza di non poter più rivivere quel momento ed un dubbio: ma la ragazza rossa butta-fuori era muta? Fu l’unica a non aprir mai bocca.
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Chi compra, se la compra, musica esclusivamente da internet rinuncia da subito ad uno dei piaceri che per anni ha accompagnato tutte le produzioni discografiche: la copertina. Se gli va bene, il suo lettore mp3 gli mostrerà una tristissima miniatura che difficilmente desterà il suo interesse. Solo pochi anni fa le cose erano ben diverse; il legame tra un bel disco e una bella copertina poteva dare “l’immortalità” ad un artista. Il bassista dei Clash che spezza il suo strumento in London Calling, i 57 personaggi dei Beatles in Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, tanto per citare un paio d’ esempi, resteranno per sempre impresse nelle memorie di chi ha amato questa musica ma anche chi non li conosce è difficile che possa dire: “io queste immagini non le ho mai viste”.
Una delle mie copertine preferite è quella di Breakfast in America dei Supertramp. Un motivo vero non c’è, forse perché l’ho “capita” dopo parecchio tempo dall’uscita dal disco. Mi limitavo a guardare la facciona simpatica della cameriera senza notare il sottile gioco dell’immagine; un surreale sguardo dall’oblo di un aereo che lascia una New York fatta di tazze, piatti e forchette. E lei… la cameriera in versione statua della libertà con il bicchiere di succo d’arancia al posto della fiaccola. Breakfast in America è stato un disco “trasversale”. Usci nel 1979 in un periodo dove quasi tutti predicavano un’anima post punk (non sempre sincera) e si piazzò in cima alle vendite con il suo pop ben costruito. La canzone più conosciuta di quel disco è The logical Song; ho trovato un recente video dove l’allora leader della band Roger Hodgson la ripropone in versione piano/sax. Gli anni sono passati, non porta più la barbetta stile “Gesù Cristo” ma la voce….quella c’è ancora.

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Immaginate d’essere i proprietari di un negozio di frutta e verdura come il signor “C.”. Immaginate d’arrivare in una di queste fredde mattine invernali al negozio e trovare l’inequivocabile traccia di una pisciata sul muro.Immaginate che questo non accada una sola volta ma due, tre, quattro volte….Quali e quanti pensieri attraverserebbero la vostra mente? Al signor “C”.” ne basta uno e lo ha messo nero su bianco.

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Era il 1965 quando il giovane avvocato statunitense Ralph Nader pubblicava un libro intitolato “ Insicura a qualsiasi velocità”. Protagonista una delle auto più popolari dell’epoca: la Chevrolet Corvair. Ovviamente alla General Motors , la casa automobilistica che produceva l’autovettura, non la presero molto bene, tanto che citarono per diffamazione il giovanotto nato nel Connecticut. A dispetto di tutte le previsioni Nader vinse la causa; i giudici si convinsero che la Corvair era realmente una cassa da morto su quattro ruote e condannò la GM a risarcire l’avvocato e rendergli pubbliche scuse.Questo episodio viene riconosciuto oggi come il padre di tutte le class action, tutte quelle cause ,definite collettive, che da qualche anno rappresentano uno dei pochi spauracchi per le “furberie” delle multinazionali (vedi i processi contro Philip Morris & co.).Oggi la class action arriva anche in Italia; finalmente! Si potrebbe dire…peccato che la famosa genialità Italiana fosse in ferie mentre veniva redatta la versione nostrana di questa procedura.
La forza della class action all’americana sta nel suo potere dissuasivo. Esempio: io (società) imbroglio i miei tanti clienti e rubo loro mille dollari a testa. Se vengo scoperto e condannato so che dovrò restituire i mille dollari ed in più magari sganciarci un milioncino sopra come risarcimento morale. Un bel salasso per le mie tasche! Da noi invece il furbetto di turno sa che in caso di sconfitta dovrà solo restituire il mal tolto senza nessun altro addebito. Morale: truffare il cliente rimane ancora un affare perché prevedo in partenza che non tutte le mie “vittime” parteciperanno alla causa contro di me, insomma, qualcosa m rimane sempre in tasca ed anche se avrò contro un po’ di pubblicità negativa posso contare sul fatto che la gente (purtroppo) ha la memoria corta.
Un’ultima chicca: la class action è applicabile anche contro la pubblica amministrazione. Disservizi, ritardi, spese ingiustificate, ecc… si possono impugnare collettivamente di fronte ad un giudice. Peccato che in questo caso non venga previsto anche il più modesto dei risarcimenti, il giudice può solo ordinare di porre rimedio al disservizio al fine di garantire la prestazione richiesta.
Vabbè…scusate, devo andare a vomitare!
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